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Forse è la volta buona. Lunedì 29 novembre comincerà nell’Aula della Camera dei deputati la discussione della legge sulla deradicalizzazione che punta ad affrontare il fenomeno del terrorismo anche sulla prevenzione dopo l’intervento sulla repressione con il decreto del 2015 che modificò la normativa agevolando l’operato delle forze dell’ordine. Emanuele Fiano (Pd), che ne è il relatore, ripresentò all’inizio della legislatura il testo di Andrea Manciulli e Stefano Dambruoso che in quella precedente fu approvato alla Camera ma non al Senato. Se il dibattito in Aula andrà come si spera, con votazione il più possibile bipartisan, l’approvazione potrebbe arrivare entro la metà di dicembre per passare poi al Senato.

I PUNTI PRINCIPALI

In estrema sintesi, i punti principali prevedono la costituzione di un Centro nazionale sulla radicalizzazione presso il ministero dell’Interno, articolato in centri regionali presso le prefetture, che annualmente predispone un piano di prevenzione dei processi di radicalizzazione e di recupero dei soggetti coinvolti nel fenomeno; l’istituzione di un Comitato parlamentare bicamerale per il monitoraggio dei fenomeni eversivi che presenta una relazione annuale alle Camere; interventi in ambito scolastico con un piano di formazione dei docenti; campagne informative per favorire integrazione e dialogo interreligioso; un piano nazionale del ministero della Giustizia per garantire ai detenuti un trattamento che promuova la loro deradicalizzazione e il loro recupero.

MEDIAZIONE CON FORZA ITALIA

Fiano, presentando la legge in una conferenza stampa, ha spiegato che il testo base è stato ampliato rispetto a quello iniziale unendo la proposta di Matteo Perego Di Cremnago (Forza Italia) relativa ad altri terrorismi, quelli di estrema destra e di estrema sinistra. Dunque, il chilometrico titolo è diventato “Misure per la prevenzione dei fenomeni eversivi di radicalizzazione violenta, inclusi i fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo violento di matrice jihadista”. È il momento appropriato visto il ritorno di attentati in Europa, ha aggiunto Fiano ricordando che è stato fondamentale l’apporto dell’antiterrorismo di Polizia, Carabinieri e intelligence.

IL “BACINO DI INCUBAZIONE”

Alberto Pagani, capogruppo del Pd in commissione Difesa, ha ammesso che l’iniziativa è tardiva, ma nell’ordinamento c’è un vuoto che va riempito da una legge ancora più urgente dopo la nascita dell’Isis e la “prevedibilità zero” di un attentato. La paura è il “bacino di incubazione” ricordato da Enrico Borghi, responsabile sicurezza della segreteria del Pd e membro del Copasir, bacino emerso dalle audizioni che il Comitato di controllo sui Servizi ha avviato dopo il ritiro della Nato da Kabul dalle quali è nata la relazione curata dallo stesso Borghi e da Federica Dieni (M5S) e inviata alle Camere. Lo scenario è sempre più complesso: al Sahel, allo Yemen, alle conseguenze del ritorno dei talebani in Afghanistan si sta aggiungendo la crisi in Etiopia, tutte zone che dovrebbero essere considerate il vero confine meridionale dell’Europa.

IL RUOLO DELLE DONNE E IL FASCINO SUI GIOVANI

Il terrorismo jihadista presenta molte sfaccettature, dal ruolo delle donne al fascino che può generare nei giovani. Anna Cossiga, esperta di contrasto alla radicalizzazione jihadista, cogliendo la coincidenza con la giornata contro la violenza sulle donne, ha ricordato la famigerata brigata Al Khansa, composta da sole donne e definita anche la “Gestapo femminile” dell’Isis, che imponeva il rispetto rigido delle regole imposte dagli uomini. Nella prevenzione, inoltre, è fondamentale contrapporsi alla narrazione del jihadismo che riesce ad attirare molti giovani. Un ragionamento che si può unire a un interessante elemento rilevato da Stefano Dambruoso, oggi sostituto procuratore della Repubblica di Bologna: l’importanza di questi argomenti “non è percepita dall’opinione pubblica” e, una volta approvata la legge, “i risultati si vedranno entro 10 anni perché il legislatore non può guardare solo al risultato nel breve periodo”. Un lavoro lungo per il quale è possibile attingere a fondi europei, ha ricordato Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’estremismo della George Washington University e già presidente della commissione sulla radicalizzazione insediata a Palazzo Chigi all’inizio del 2017 che si occupò anche delle scuole e delle comunità islamiche.

IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA SCUOLA

Con l’avvento dell’Isis l’età media degli estremisti è scesa dai 30 anni di al Qaeda ai 14-25 anni. Ecco perché Manciulli, presidente di Europa Atlantica, ha sottolineato che la scuola è un tema centrale nella legge. Durante il blocco delle attività per la pandemia il maggiore uso dei social network ha aumentato le simpatie per il fenomeno: è la proliferazione dei fronti del jihadismo ad aumentare le simpatie, ha aggiunto Manciulli, e non sappiamo come e quando una simpatia si trasforma in azione. C’è infine una valutazione puramente politica. Manciulli spera che si mettano da parte le “animosità politiche” perché la “sicurezza è di tutti” mentre Borghi, rilevato che l’unificazione dei testi è già frutto di mediazione, fa un appello alla Lega e a Fratelli d’Italia perché, pur con sensibilità diverse, non si “impiombi il testo” solo per “piantare bandierine”. La sostanziale unanimità in commissione lascia ben sperare.

Prevenire gli estremismi. Forse è la volta buona per la legge sul terrorismo

Ecco cosa prevedono in estrema sintesi, i punti principali della legge sulla deradicalizzazione che punta ad affrontare il fenomeno del terrorismo anche sulla prevenzione. Il dibattito a Roma

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