Skip to main content

A Roma, nel segno di Reagan. La politica italiana continua a esercitare un certo fascino per i think tank americani. Dal governo gialloverde al governissimo di Mario Draghi il Belpaese si è confermato un laboratorio politico senza paragoni in Europa.

Anche per questo l’International Republican Institute (Iri), il più grande pensatoio del mondo repubblicano, fondato nel 1983 con la benedizione dell’ex presidente americano Ronald Reagan, ha deciso di puntare sull’Italia. Presente con decine di uffici nel mondo, e con una rete consolidata in Europa, da Vienna a Bratislava, da Bruxelles a Budapest, l’Iri è un vero punto di riferimento del mondo conservatore a stelle e strisce e nel suo board vanta pesi massimi dell’Elefantino come Lindsey Graham, Tom Cotton, Marco Rubio, Mitt Romney e, prima della scomparsa, John McCain.

Da qualche mese ha deciso di accendere i riflettori su Roma, avviando una rete di contatti con think tank, fondazioni e partiti. L’ultima iniziativa è un seminario sull’Afghanistan per giovani parlamentari europei organizzato a Roma insieme a Fare Futuro, la fondazione politica presieduta dal senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir Adolfo Urso.

Ma il sodalizio con la fondazione vicina a Giorgia Meloni è solo agli inizi, fanno sapere da Fdi. Segno che c’è una parte del mondo conservatore italiano che parla, eccome, con gli Stati Uniti. Con buona pace della vecchia pregiudiziale anti-americana che per tanti anni ha marchiato il cammino di una certa destra.

Non è certo una novità il lavorìo di Fdi per tessere una tela di rapporti oltreoceano. A febbraio Formiche.net aveva svelato l’iscrizione della Meloni all’Aspen Institute, prestigioso think tank statunitense con un affaccio a Piazza Navona. L’ultimo tassello di un percorso di avvicinamento al conservatorismo Usa che recentemente ha portato la leader di Fdi e presidente dei Conservatori europei (Ecr) a fare la spola fra Roma e Washington, partecipando come relatrice, fra l’altro, al Cpac (Conservative political action conference), kermesse annuale e gotha dei conservatori made in Usa.

Sulla carta l’Iri non ha affiliazioni a partiti politici. E in Europa ha ottimi e solidi rapporti con la famiglia popolare. Non a caso a Roma ha già trovato un’ottima sintonia con la Fondazione De Gasperi, ispirata al fondatore della Dc e legata al Martens Centre, la rete dei think tank del Ppe.

E però i primi passi del colosso dei repubblicani americani nella capitale eterna qualcosa dicono degli umori dell’Elefantino alle prese con il post-trumpismo. Tramontata la stagione dei sovranisti europei, che con più di una difficoltà hanno cercato di creare un contatto con la destra americana, i conservatori Usa cercano nuove sponde in Italia.

In un’intervista a Formiche.net di luglio il direttore francese del programma Europa dell’Iri Thibault Muzergues, regista delle operazioni romane del think tank, aveva spiegato come l’istituzione “lavora da tempo e bene sia con l’eco che con il Ppe”. Diverso il caso di Id (Identità e democrazia), la famiglia dei sovranisti europei di cui fa parte la Lega di Matteo Salvini: “Alcuni di loro hanno un po’ di allergia alle relazioni transatlantiche e alla democrazia. Così è difficile avere un dialogo”.

Giorgia e l'Elefantino. A Roma scocca l'intesa con gli Usa

Un convegno sull’Afghanistan a Roma fra la Fondazione FareFuturo e il think tank conservatore americano International Republican Institute (Iri) certifica l’intesa. Insieme al Ppe, a Roma i repubblicani Usa puntano su Giorgia Meloni. Con Lega e sovranisti invece la strada è in salita

Senza baby non c'è boom. La Cina ha un problema che non ti aspetti

La Cina ha ormai eliminato i vincoli alla natalità, ma le famiglie non sembrano voler cogliere l’opportunità attesa da decenni di fare più figli, a causa di un welfare imprigionato dal mostruoso indebitamento delle amministrazioni. Il risultato è meno forza lavoro in fabbrica e un’ipoteca sul Pil di domani

Un esercito europeo già esiste: la Nato. L'opinione di Mirco Zuliani

Un esercito europeo già esiste, dotato di forze di reazione rapida, di capacità interoperabili e di catene di comando efficienti. È nella Nato e nei 27 Paesi europei che compongono l’Alleanza. Il resto, se si parla di Difesa Ue, resta “un sogno” con quattro problemi difficilmente superabili, anche sulla scia del clamore generato dal ritiro dall’Afghanistan. Il commento del generale Mirco Zuliani, già vice comandante del Comando alleato per la trasformazione, Nato Act

Nord Stream 2 completato. Giusto in tempo per il voto in Germania...

Gazprom annuncia il completamento del gasdotto che porterà energia dalla Russia alla Germania attraverso il Baltico (e bypassando l’Ucraina). Il Cremlino mette in guardia l’Ue e chi vuole interferire

Consiglio europeo, MICHEL BARNIER CAPO NEGOZIATORE BREXIT

Michel Barnier, candidato all'Eliseo, non è più Mr. Europa

Di Bepi Pezzulli

Il duro negoziatore anti-Brexit, mr. Europa ha illustrato a Les Républicains la sua idea di Francia nel tradizionale discorso programmatico dei candidati. In un solo discorso, il campione dell’europeismo acritico ha fatto piazza pulita dell’Ue. Schengen, l’area di libera circolazione a 26, dovrebbe essere sospesa, ha detto Barnier, aggiungendo: “È un colabrodo”

La crisi dell'Afghanistan e la risposta dell'Europa

L’Europa ora si dovrebbe far sostenitrice di un’alleanza tra Paesi, a partire da quelli occidentali e non solo, per aiutare i popoli oppressi dai soprusi politici, sociali ed economici

11 settembre, così il terrorismo è cambiato (in peggio). Parla Manciulli

Da quell’11 settembre del 2001 la minaccia terroristica si è evoluta e modernizzata. Ma la risposta, oggi come allora, passa dalla capacità di azione unitaria da parte dell’Occidente, da adattare al mutato contesto e da dispiegare su molteplici fronti, fisici (dall’Afghanistan al Sahel) e non solo. Conversazione con Andrea Manciulli, presidente di Europa Atlantica, studioso di terrorismo jihadista

Il futuro dopo l'11 settembre. Così gli Usa guardano avanti

A venti anni dall’11 settembre 2001, l’amministrazione Biden, seriamente impegnata sul versante interno in un massiccio e controverso New deal di rilancio, sembra aver riassorbito lo shock dell’attentato e dei suoi effetti distorsivi sul terreno delle priorità e delle policy per restituire all’occidente iniziativa e coesione nella gestione delle proprie responsabilità globali

Variante

Siamo alla variante Mu. Ma Delta è la più forte (e non è una brutta notizia)

La variante Delta è stata isolata a fine 2020 e nel frattempo ne sono apparse molte altre. Eppure nessuna è stata in grado di soppiantarla come lei fece con il ceppo originario e la variante Alfa. Visto che i vaccini hanno dato buoni risultati nonostante il tasso di contagiosità molto più alto, ci tocca fare il tifo per la Delta…

L'ordinario di genetica che si schiera con Barbero contro il green pass in aula

Paolo Gasparini, professore all’università di Trieste e primario ha sottoscritto l’appello contro la certificazione verde per accedere alle lezioni e agli esami. “È una discriminazione che ricorda periodi oscuri della storia recente. Si nega il concetto stesso di universitas, si discrimina un gruppo di persone”

×

Iscriviti alla newsletter