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Gli Stati Uniti hanno messo in guardia la Cina riguardo alle incursioni all’interno dello spazio aereo di Taiwan avvenute oltre 150 volte negli ultimi sei giorni. Un record, con 38 aerei da guerra nella notte tra venerdì 1 ottobre e sabato, 39 tra sabato e domenica e poi 56 tra domenica e lunedì. Un’escalation denunciata costantemente da Taipei.

“Esortiamo Pechino a cessare la sua pressione militare, diplomatica ed economica e la coercizione contro Taiwan, e abbiamo un interesse costante nella pace e nella stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan. Ecco perché continueremo ad assistere Taiwan nel mantenere una sufficiente capacità di autodifesa”, ha detto lunedì Press Secretary statunitense, Jen Psaki, parlando ai giornalisti dal podio stampa della Casa Bianca.

“Taiwan appartiene alla Cina, e gli Stati Uniti non hanno nessuna ragione per fare certe dichiarazioni”, ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese, rivendicando quello che è il pensiero del Partito/Stato: l’isola è una provincia ribelle, che va riannessa a ogni costo al mainland, anche con la forza. Conseguenza di questo pensiero: i cieli taiwanesi sono visti come cinesi, Pechino quando invia aerei in quelle zone ritiene di non violare spazi aerei, ma sottolinea la propria sovranità.

Taiwan è uno dei principali centri di frizione tra Stati Uniti e Cina. Il presidente Joe Biden ha parlato due volte con il cinese Xi Jinping da quando è entrato in carica, ma i due leader devono ancora avere un primo faccia a faccia. Interrogata lunedì per un aggiornamento su un potenziale incontro, Psaki non ha offerto alcuna specifica, ma ha detto che l’amministrazione mantiene un “dialogo di alto livello” con la Cina.

Nei giorni scorsi per esempio funzionari del Pentagono e dell’Esercito di liberazione popolare hanno avuto colloqui per discutere sovrapposizioni e punti di incontro – possibile che abbiano parlato anche di Taiwan, inserito nell’argomento più vasto delle operazioni statunitensi (e alleate) nell’Indo Pacifico. Lunedì, durante un panel, la rappresentante al Commercio della Casa Bianca, Katherine Kai, ha annunciato che inizierà colloqui diretti con la sua controparte cinese per fare pressione su Pechino circa il suo mancato rispetto degli aspetti del patto commerciale “fase uno” dell’era Trump. Oggi, martedì 5 ottobre, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jack Sullivan, si sposterà da Parigi per fare tappa in Svizzera per incontrare il top diplomat cinese Yang Jiechi.

Nonostante questi contatti “di alto livello”, tra Cina e Usa restano distanze e posizionamenti di carattere militare. L’Australia ha avvisato la Cina sul non tirare troppo la corda riguardo agli “show of force” davanti a Taiwan, mentre il Regno Unito è recentemente transitato a mostrare bandiera lungo lo stretto che separa l’isola dalla Cina. Due messaggi che arrivano dai due lati del triangolo Aukus, l’alleanza per la sicurezza tra Canberra, Londra e Washington nata recentemente con l’obiettivo (nemmeno tropo nascosto) di fornire un filtro di contenimento alla Cina. Mentre in questi giorni nelle acque del Pacifico, due portaerei americane, una inglese e una giapponese si stanno esercitando insieme – e forse anche davanti a questo la Cina mostra i muscoli, nervosa.

Messaggio Usa alla Cina. Stop provocazioni contro Taiwan

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