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Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini è a Varsavia. Oggi il bilaterale con il collega Mariusz Blaszczak, domani l’intervento al Warsaw Security Forum, la rassegna dedicata ai temi della sicurezza internazionale che dal 2014 riunisce in Polonia circa quaranta leader europei del settore, tra ministri, parlamentari, vertici militari e rappresentanti industriali.

Guerini e Blaszczak si erano già incontrati a febbraio dello scorso anno a margine di una ministeriale della Nato. In quell’occasione il ministro italiano esprimeva “l’auspicio che la cooperazione in atto venga intensificata sia nel campo militare che industriale”. Allora come oggi, sono diversi i temi sul tavolo, in primis la Nato. I due Paesi sono portatori all’Alleanza Atlantica di istanze spesso diverse, con la preoccupazione polacca per la minaccia in arrivo da est, e l’attenzione che l’Italia chiede alle variegate sfide del fronte sud, senza per questo far mancare il proprio contributo al sistema di deterrenza e difesa in Europa orientale (si veda la partecipazione ai battlegroup regionali o l’air policing sui cieli del Baltico). L’occasione per promuovere le rispettive visioni è offerta dal processo di riflessione strategica Nato2030, lanciata dal segretario generale Jens Stoltenberg e propedeutica alla definizione del nuovo concetto strategico.

Il dossier si lega all’altro processo di riflessione in corso, quello sulla Difesa europea, con l’Ue alla ricerca di maggiore capacità d’azione, esigenza alimentata dall’esito del ritiro dall’Afghanistan e dall’intesa Aukus. Varsavia e Roma condividono su questo una lettura inclusiva della Difesa comune, nonché la volontà di intraprende una strada in piena sinergia con la Nato, che non sostituisca l’alleanza transatlantica.

A livello bilaterale sono molteplici i temi di interesse tra Roma e Varsavia, tra cui simili esigenze sul piano del carro armato del futuro (vista la comune esclusione, al momento, dal progetto Mgcs di Francia e Germania) e le prospettiva sull’addestramento al volo. La Polonia è tra i Paesi che impiegano l’avanzato addestratore M-346 di Leonardo e, con una flotta di sedici velivoli, è il secondo cliente export (dopo Israele) del programma.

Intorno alle capacità dell’addestratore ruota la International Flight Training School (Ifts), frutto della partnership tra Aeronautica militare e Leonardo, al momento concentrata sulla base pugliese di Galatina e prossima allo spostamento su Decimomannu, in Sardegna. Di recente hanno avviato il loro iter addestrativo due piloti della Luftwaffe, aggiuntisi ai colleghi del Qatar. L’ambizione italiana è di affermarsi quale leader dell’addestramento al volo, ampliando le partnership e accogliendo i piloti di molteplici altri Paesi.

Tra l’altro, l’M-346 è anche dimostrazione della radicata presenza di Leonardo in Polonia. Domani, all’apertura del forum di Varsavia, Alessandro Profumo interverrà al panel industriale insieme ai rappresentanti di due colossi americani, il senior vice president di Lockheed Martin Tim Cahill e il vice presidente di Raytheon Technologies Paul W. Jones. Nel 2010 l’azienda italiana ha acquisito PZL – Swidnik, società polacca specializzata in elicotteristica (più di 7.400 macchine prodotte, in oltre 40 Paesi). Dal 2019 è stata creata Leonardo Poland per rafforzare l’impegno nel Paese, anche in considerazione del fatto che le Forze armate polacche hanno in servizio circa 160 elicotteri prodotti dalla One Company guidata da Profumo.

Tra i temi della Difesa che legano Italia e Polonia ci sono anche gli F-35. A gennaio 2020 Varsavia ha ufficializzato l’ordine per 32 velivoli di quinta generazione realizzati da Lockheed Martin. Lo presentava allora lo stesso ministro Mariusz Blaszczak, a qualche mese dall’intesa tra Donald Trump e Andrzej Duda suggellata dal sorvolo (il primo della storia) di un Joint Strike Fighter sulla Casa Bianca. Da un punto di vista industriale, l’acquisto degli F-35 da parte della Polonia interessa anche l’Italia. In provincia di Novara, a Cameri, c’è l’unico centro di assemblaggio e verifica finale (Faco) nel Vecchio continente per i velivoli di quinta generazione di Lockheed Martin. Realizza i velivoli italiani e quelli destinati all’Olanda che, a settembre 2019, festeggiava il roll out del suo primo F-35 assemblato in Italia con soddisfazione e ringraziamento. A ottobre dello stesso anno, l’allora sottosegretario Angelo Tofalo accoglieva a Cameri il collega polacco Marek Lapinski con l’obiettivo di ottenere sul sito italiano le attività per i velivoli destinati a Varsavia, raccogliendo così ulteriori ritorni tecnologici e occupazionali per il comparto nazionale, dal big Leonardo alle Pmi coinvolte. La stessa prospettiva si è aperta più di recente con la Svizzera, che ha scelto l’F-35 per il futuro della sua Aeronautica.

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