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Il 2 luglio scorso la Nazionale di Roberto Mancini strappava contro il Belgio il pass per la semifinale europea, che avrebbe giocato dopo qualche giorno a Wembley e gli italiani, già cinti nel tricolore, non erano per nulla interessati a un altro pass, altrettanto importante o forse di più di quello calcistico, che ventiquattro ore prima era diventato obbligatorio.

Il green digital certificate è dal primo luglio il nostro unico lasciapassare per muoverci liberamente all’interno dell’unione Europea, un codice QR che mette in soffitta le vecchie restrizioni, dalla quarantena alla necessità di un tampone per ogni spostamento da e per l’Italia.

Eppure gli italiani e, prima di loro, i macro-influencer e i social leader del Belpaese, erano tutti intenti a cantare a squarciagola l’inno di Mameli e a ricordarsi che in taluni momenti è irrinunciabile “stingersi a coorte, perché non siamo popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme”.

Così le gesta degli azzurri, che dopo il Belgio hanno regolato anche la Spagna e in finale addirittura l’Inghilterra, hanno traslocato l’inevitabile attenzione sull’applicabilità del green pass al giorno successivo alla storica finale dell’11 luglio.

Il grafico che ci restituisce Liveinsights, la piattaforma di ascolto della rete messa a punto da Blogmeter con la quale abbiamo effettuato l’indagine dal 1° al 18 luglio, ci conferma plasticamente che la polarizzazione delle discussioni sull’applicabilità del green pass ai vari ambiti della nostra è sbocciata prepotentemente dopo i festeggiamenti e l’ubriacatura per il successo agli Europei.

I tre picchi evidenti si sono avuti nei giorni 13, 15 e 17 luglio e, come prevedibile, a spingere gli utenti verso un mood decisamente negativo quando si discute e commenta in rete a proposito di green pass, è stato un terzetto composto dalla coppia mista “di governo e opposizione”, ovvero Matteo Salvini e Giorgia Meloni, supportati in questa battaglia dal candidato sindaco a Milano e già senatore pentastellato Gianlugi Paragone, che in rapida sequenza hanno manifestato e postato sui rispettivi canali la loro avversità contro le prime ipotesi di applicazione del green pass.

 

Circa il 62% degli utenti hanno espresso un sentiment di contrarietà sul tema e i due terzi delle discussioni, complessivamente ci sono state nelle scorse tre settimane quasi settantamila menzioni della keyword “green pass”, sono state raccolte da Facebook, quale primo terreno digitale, con una quota ragguardevole del 64,68%

A far pendere l’ago della bilancia verso la polarità negativa sono stati gli interventi social di Paragone – Salvini – Meloni che hanno generato, nella settimana dall’11 al 18 luglio, un numero complessivo di menzioni e, ulteriormente, una quota di engagement che non poteva spostare l’asse delle discussioni verso una matrice più neutrale.

Se guardiamo ancora  alla classifica dei primi dodici contenuti che hanno infiammato la rete e i social network, è evidente come l’assenza di post e interventi da parte dei social leader dell’area di centrosinistra, considerato che i top players del Movimento Cinque Stelle, a cominciare da Giuseppe Conte, erano tutti presi dalle vicende interne alla nuova organizzazione e al duello tra quest’ultimo e il fondatore Beppe Grillo, abbia pesato sulla costruzione in negativo del mood.

In verità, e non solo in quest’ultima circostanza, fatta eccezione proprio per l’ex premier mandato a casa a fine gennaio, da tempo e per ragioni diverse nell’area del centro-sinistra c’è il vuoto di un vero platform leader che possa contrastare adeguatamente lo strapotere di Salvini e Meloni, che ad esempio, sul singolo tema del “green pass” hanno ottenuto in due 244.535 interazioni totali.

In quanto, platform leader non lo era Nicola Zingaretti, nonostante gli sforzi e le incursioni pop a sostegno di Barbarella D’Urso, non può esserlo Enrico Letta, che quando non sbaglia il timing – come nella proposta estintasi in 48 ore della dote ai diciottenni – e stenta più del solito a dettar l’agenda delle discussioni in rete, si limita a prendere la scia del Fedez di giornata. Un vuoto di leadership che non riesce a colmare più Matteo Renzi, in uscita volontaria dal centrosinistra e che almeno, al momento, sembra essere occupato solo dai nuovi leader dell’antipolitica social, dalla coppia Ferragni&Fedez al giornalista d’assalto Andrea Scanzi.

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