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La pandemia da Covid-19 ha reso il mondo più incerto, aumentato la competizione globale ed esacerbato alcuni scenari di crisi. Per questo, nonostante la contrazione del Pil globale, è cresciuta ovunque l’esigenza di sicurezza, alimentando i budget della Difesa e facendo registrare per il quinto anno di seguito un aumento dei ricavi per le industrie di settore. È il quadro certificato dalla Top 100 di DefenseNews, l’autorevole sito americano che ogni anno stila la classifica delle prime cento aziende del Pianeta. Nel 2020 hanno registrato ricavi pari a 551 miliardi di dollari, il 5% in più rispetto all’anno precedente. A dominare il mercato sono ancora i campioni a stelle e strisce, ma l’ascesa dei colossi cinesi è evidente.

IL QUADRO

Al primo posto si conferma Lockheed Martin, che proprio lo scorso anno ha vissuto la staffetta nel ruolo di presidente e ceo tra l’uscente Marillyn Hewson (in carica dal 2013) e il subentrante James Taiclet. L’azienda ha registrato nel 2020 ricavi per 65,6 miliardi di dollari, in crescita dell’11% rispetto al 2019. Sul secondo gradino del podio entra nella classifica con 42 miliardi di ricavi Raytheon Technologies, frutto della fusione conclusa lo scorso anno tra Raytheon (che era al quinto posto nella Top 100 per il 2019) e United Technologies (al decimo). La fusione fa scendere al terzo posto Boeing, l’unica realtà presente in top ten a registrare il segno negativo sui ricavi (-6%, a 32,4 miliardi di dollari), frutto delle difficoltà che hanno toccato la divisione Global Services, per lo più dovute all’integrazione della stessa con il lato civile del Gruppo. General Dynamics si colloca al quinto posto, arretrando di due posizioni, con 29,8 miliardi, pressoché come nel 2019. È superata dunque da Northrop Grumman, stabile al quarto posto, i cui ricavi sono cresciuti del 10%, fino a 31,4 miliardi. Secondo DefenseNews, è l’azienda che, insieme a Lockheed Martin, è meglio piazzata rispetto alle priorità del Pentagono: spazio, difesa missilistica, modernizzazione nucleare e armi ipersoniche.

LA COMPETIZIONE

È lo “shift” tecnologico che sta vivendo il dipartimento della Difesa americano, dotatosi da poco di un apposito “Innovation Steering Group” proprio per accelerare l’innovazione. Alla base c’è la volontà di non perdere il vantaggio tecnologico rispetto al competitor principale, la Cina, concentrata sugli stessi aspetti innovativi in campo militare. L’ascesa del Dragone è dimostrata anche dalla classifica di DefenseNews. Al sesto posto della Top 100 si conferma Avic (ricavi da 25,5 miliardi di dollari), il cui fatturato deriva per il 38% dalla Difesa (è la quota più bassa tra le prime sette). È stata creata nel 2008 per “ristrutturare e consolidare il comparto aeronautico cinese”, si legge sul sito, ed è attiva nel settore aerospaziale a tutto tondo, con oltre cento controllate e 450mila dipendenti (più di quelli di Boeing e Airbus messi insieme). Si presenta come conglomerata con all’interno alcuni colossi di profilo globale: dalla Comac (che vuole competere sull’aviazione civile con i campioni Usa e franco-tedesco), alla Aecc (che punta a superare Rolls-Royce, GE e Pratt & Whitney sulla motoristica), fino alla Caig (al lavoro sul caccia di quinta generazione J-20).

I COLOSSI CINESI

Nella classifica di DefenseNews sono sette i colossi cinesi, con ricavi complessivi pari a 95,6 miliardi, poco meno delle aziende di tutti i Paesi Nato presenti nella Top 100 (escluse le statunitensi). Tutte e sette sono tra le prime venticinque. In top ten figurando la China North Industries Group Corporation (15,2 miliardi) e la China State Shipbuilding Corporation (13,4 miliardi, +28% rispetto al 2019, l’aumento più significativo del gruppo), il nuovo campione della cantieristica navale cinese, frutto di una serie di fusioni. Undicesima posizione per la China Aerospace Science and Industry Corporation, 14esima per la China South Industries Group Corporation (+21% nei ricavi su base annuale) e 15esima per la China Electronics Technology Group. Chiude il gruppo, 18esima, la China Aerospace Science and Technology Corporation.

E L’EUROPA?

Nel mezzo ci sono le maggiori aziende europee. Al settimo posto la britannica BAE Systems, con ricavi a +12% (23,5 miliardi), alimentati dai piani di Global Britain del Regno Unito. Al dodicesimo posto si conferma il gruppo Airbus, con un aumento dei ricevi del 7%, fino a 12 miliardi. Conferma anche per l’italiana Leonardo alla tredicesima posizione, con ricavi a 11,2 miliardi di dollari, in crescita dell’1% secondo Defense News. La francese Thales è al sedicesimo posto (9,2 miliardi, come nel 2019), mentre la tedesca Rheinmetall al 29esimo, con 4,2 miliardi, in crescita rilevante rispetto al 2019 (+8%). Subiscono invece un -9% e un -35% i ricavi di altre due transalpine: Naval Group e Thales, al 33esimo e 34esimo posto. A registrare invece un incremento del 33% sono i ricavi di Fincantieri, che passa così dalla posizione 58 alla 49, secondo DefenseNews dovuto ai nuovi contratti con gli Stati Uniti, dimostrazione anche di maggiori legami tra gli Usa e gli alleati. Infine, la classifica conferma la caduta della Russia. In ventesima posizione c’è Almaz-Antey, con 6 miliardi di ricavi (-34%); in 42esima c’è invece la Tactical Missiles Corporation, con 2,9 miliardi di ricavi, -16% rispetto al 2019.

La pandemia accende la Difesa. Ecco la top 100 delle industrie

Il sito americano DefenseNews ha pubblicato la sua annuale classifica sulle prime cento industrie al mondo della Difesa. Sono ancora i contractor americani a dominare il mercato, ma l’ascesa dei colossi cinesi procede a ritmo sostenuto. Per l’Italia ci sono Leonardo (stabile al 13esimo posto) e Fincantieri, che ha scalato nove posizioni (fino alla 49esima) grazie soprattutto ai contratti negli Stati Uniti

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