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L’Italia che da sempre è in prima linea nello scambio di informazioni con i Paesi europei sui temi della sicurezza si ritrova deferita alla Corte di giustizia dell’Unione per non aver rispettato alcuni obblighi in materia di scambio di informazioni su Dna, impronte digitali e dati nazionali di immatricolazione di veicoli nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Più che di responsabilità italiane si dovrebbe parlare di incomprensibile burocrazia comunitaria, ma dopo i contatti e i chiarimenti in corso la vicenda dovrebbe risolversi positivamente.

La condivisione delle informazioni tra Stati membri fu codificata dal Trattato di Prüm del 27 maggio 2005 la cui attuazione ha comportato lunghi tempi tecnici. Nel comunicato della Commissione europea che dà notizia del deferimento si ricorda che “gli Stati membri dovevano attuare pienamente le norme entro agosto 2011” e che la Commissione aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia con un parere motivato del 2017. “Dopo ripetute indagini sui progressi compiuti dall’Italia nell’adempimento dei suoi obblighi si constata che a tutt’oggi l’Italia ancora non consente agli altri Stati membri di accedere ai propri dati relativi al Dna, alle impronte digitali e all’immatricolazione dei veicoli” decidendo il deferimento alla Corte di giustizia.

La “constatazione” non è stata presa bene al ministero dell’Interno perché da diversi anni è in corso una collaborazione con la Commissione alla quale prendono parte anche la presidenza del Consiglio per la delega agli Affari europei e il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili per l’immatricolazione dei veicoli. Il cronoprogramma ha previsto negli ultimi anni una verifica semestrale sull’aggiornamento dell’accessibilità alle banche dati ed era stata decisa un’ulteriore verifica da parte di uno Stato membro individuato nella Germania. È stato proprio il governo di Berlino a rinviarla a causa del Covid e per questo all’inizio di luglio la notizia del deferimento è arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Per quanto riguarda le targhe, il ministero delle Infrastrutture sta provvedendo a fornire i chiarimenti necessari inviando le comunicazioni alla rappresentanza diplomatica italiana a Bruxelles e per conoscenza al Dipartimento di Pubblica sicurezza del Viminale. Nel frattempo l’Italia, per le competenze del ministero dell’Interno sul Dna e sulle impronte digitali, ha sollecitato la Germania a effettuare la verifica che tecnicamente si chiama “prova reale di sistema” e con la quale i tedeschi controlleranno materialmente l’effettivo accesso ai dati. Dopo l’annuncio non c’è stata ancora la comunicazione ufficiale del deferimento e, se la verifica tedesca avvenisse entro settembre, sarebbe possibile arrivare a una soluzione prima di trovarsi di fronte alla Corte di giustizia.

Nel dare notizia del deferimento, la Commissione ricordò che in base al Trattato di Prüm ogni Stato membro può sapere se nelle banche dati degli altri Stati membri, grazie a un sistema decentrato di collegamenti bilaterali, ci sono informazioni che possono agevolare le indagini. L’Italia ha sempre dimostrato la massima collaborazione con accordi bilaterali ed è curioso trovarsi sul banco degli imputati. Oggi si è fiduciosi che prima dell’autunno tutto venga chiarito.

La burocrazia europea accusa l'Italia sulla sicurezza. Ecco come finirà

L’Italia si ritrova deferita alla Corte di giustizia dell’Unione per non aver rispettato alcuni obblighi in materia di scambio di informazioni su Dna, impronte digitali e dati nazionali di immatricolazione di veicoli nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Responsabilità italiane o incomprensibile burocrazia comunitaria? L’approfondimento di Stefano Vespa

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