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L’essenziale è invisibile agli occhi, diceva “Il piccolo principe”. Eppure, i nostri politici ci hanno abituato da tempo a cercare – nella loro bulimia comunicativa – un non detto, un sottinteso, un implicito deducibile. Cercare di smascherare eventuali messaggi subliminali o nascosti diventa la strada per decifrare (presunte) intenzioni e obiettivi inconfessabili o semplicemente non dichiarati apertamente.

La foto con cui Matteo Salvini risponde (implicitamente, appunto) alle parole fortissime di Mario Draghi sull’importanza di vaccinarsi ne è un esempio lampante. Apparentemente, è solo una delle tante foto a cui il leader della Lega ci ha abituato: tra pizze, piatti di pasta, nutella, bacioni, “sorrisi a voi, Amici”.

Eppure, nasconde qualcosa di più. Nella foto, infatti, la mascherina di Salvini (già a suo tempo alla base di una gaffe a Di Martedì diventata celebre) copre il suo Green pass. Quello stesso Green pass contro cui sono scese in piazza decine di migliaia di persone nei giorni scorsi in diverse città; il Green pass che alcuni sostengono di essere – nel migliore dei casi – inutile, se non addirittura l’origine di tutti i mali (soprattutto economici), il Green pass definito il simbolo di una nascente dittatura sanitaria.

E allora, perché Salvini pubblica una foto con il Green Pass?

Per diversi motivi: il primo, per distanziarsi dalla nemica-amica Giorgia Meloni, fortemente critica con il Governo sull’introduzione della misura, che – forte del suo ruolo dai banchi dell’opposizione – con le sue critiche al Governo sta erodendo i consensi della Lega e crescendo nei sondaggi fino a diventare, secondo l’ultima SuperMedia di YouTrend, il primo partito in Italia.

Un altro obiettivo, è quello di rispondere all’uscita di Draghi trasmettendo comunque il sostegno del proprio partito alle misure annunciate. Misure aspramente contestate da tutto quel mondo – sceso in piazza nei giorni scorsi – frettolosamente etichettato come “No Vax”, nonostante al suo interno vi siano posizioni e motivazioni anche molto diverse.

Il terzo obiettivo chiama in causa la necessità di trovare un equilibrio difficile tra le posizioni della Lega e quelle dei No Vax. Chiariamoci: tutti i dati che abbiamo a disposizione dicono, senza ombra di dubbio, che i No Vax sono una minoranza esigua della popolazione, comunque li si voglia intendere: che ci si voglia riferire a chi non intende vaccinarsi per timore o per ideologia, oppure a chi è contrario all’obbligo vaccinale per un sentimento anarchico o libertario (o entrambi), o ancora a chi semplicemente è contrario al Green pass come forma di “subdola” per introdurre un obbligo vaccinale de facto.

La verità è che ad oggi in Italia ha ricevuto almeno una dose di vaccino il 63% della popolazione, percentuale che sale considerevolmente tra le fasce più anziane. Non sarà quindi facile continuare a strizzare l’occhio ai No Vax senza inimicarsi la gran parte degli italiani che, con o senza dubbi, ha già aderito alla campagna vaccinale (e ha quindi tutti i requisiti per ottenere il Green pass, fastidi tecnico-burocratici a parte).

Un’adesione che, però, sappiamo in alcuni casi essere costellata di dubbi: se Matteo Salvini (o la Meloni, o chi per loro) parlano ai No Vax è perché, semplicemente, i No Vax (così come i Boh-vax, i Ni vax, gli spaventati, i procrastinatori) esistono. E sono una minoranza, certo, ma rumorosa.

Salvini, con questa foto, ci sta comunicando la difficoltà di mantenere un equilibrio tra l’essere il segretario di quello che è stato per anni il partito egemone del centrodestra e accreditarsi come forza di Governo responsabile, un interlocutore istituzionale, affidabile, propositivo, capace di gestire il consenso e non solo di alimentarlo, di creare classe dirigente consapevole ed abituata ad amministrare – sperando di arrivare presto ad elezioni? Un equilibrio non facile, che Salvini si sta impegnando a mantenere. Ad oggi, però, con difficoltà.

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