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Guardare a come gli attori internazionali decidono di gestire il proprio rapporto reciproco rispetto a dei “temi sensibili” è un prezioso termometro di cui gli osservatori dispongono per capire l’effettivo stato delle relazioni tra Stati. Guardando attraverso questa lente si può facilmente notare che i legami bilaterali tra Italia e Stati Uniti continuano ad essere molto solidi, e che sembrino anzi destinati a rafforzarsi ulteriormente in futuro.

Un segnale inequivocabile in questo senso arriva dalla capitale statunitense, che ha ospitato il 1° e il 2 aprile i lavori della 15ª Commissione Mista Italia–Stati Uniti sulla cooperazione scientifica e tecnologica, presieduta dal Senior Bureau Official for the Bureau of European and Eurasian Affairs Brendan Hanrahan e dalla sottosegretaria agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Maria Tripodi. La commissione, che si riunisce ogni tre anni per concordare un piano triennale di collaborazione in campo scientifico e tecnologico, fare il punto sulle priorità e le azioni comuni e definire programmi di ricerca congiunta, ha individuato quattro aree prioritarie su cui far convergere la collaborazione scientifica bilaterale tra Italia e Stati Uniti, indicate anche nella dichiarazione congiunta adottata al termine dei lavori: energia nucleare, materiali avanzati, biotecnologie e tecnologie di frontiera (quantum, supercalcolo e intelligenza artificiale).

“L’obiettivo è consolidare la leadership mondiale nelle tecnologie di frontiera e nei settori più avanzati dell’innovazione”, ha affermato Tripodi, sottolineando che “in un contesto di crescente concorrenza globale, la cooperazione tra i Paesi occidentali non è solo auspicabile, ma essenziale”, e implicando che queste tematiche necessitino, come in questo caso, di una forte attenzione. Un’attenzione che non è posta solo sulla ricerca di base, ma che guarda anzi a quelle applicazioni pratiche e industriali che fungono da pivot per favorire la crescita economica. E per promuovere questi obiettivi, l’Italia ha annunciato per il periodo 2027-2028 nuove linee di finanziamento destinate a sostenere progetti strategici di ricerca congiunta nei settori individuati come prioritari, e a favorire opportunità di collaborazione tra enti di ricerca italiani e le loro controparti statunitensi.

“La cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Usa è cruciale per la crescita del nostro Paese e, in certa misura, rappresenta uno dei principali pilastri di una alleanza strategica che resta in prospettiva irrinunciabile”, commenta per Formiche.net  il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo ed ex-rettore del Politecnico di Torino Marco Gilli. “L’Italia ha recentemente rafforzato il proprio sistema della ricerca con significativi investimenti che hanno condotto alla costituzione di cinque Centri Nazionali di Eccellenza e tre Istituti Nazionali dedicati alle tecnologie emergenti. L’ecosistema dell’innovazione, pur essendo ancora giovane, è cresciuto rapidamente negli ultimi anni sia in termini di start-up ad alto livello tecnologico, sia per disponibilità di capitale. Vi sono quindi le condizioni per consolidare una partnership che da un lato consenta alle nostre aziende high-tech di affacciarsi al mercato statunitense e dall’altro promuova in modo strutturato la cooperazione negli ambiti scientifici e tecnologici di frontiera, che spaziano dalle tecnologie quantistiche alla fusione nucleare, dai materiali avanzati all’IA”.

Gilli sottolinea anche che in alcuni specifici ambiti emergenti, come quello della “Physical AI”, ci si può avvalere delle nostre riconosciute competenze manifatturiere avanzate, portando “la cooperazione tra i due Paesi ad assumere veramente una dimensione strategica, sempre se sapremo cogliere le opportunità che si presenteranno. E in questo senso le Fondazioni Filantropiche, tra cui la Compagnia di San Paolo che rappresento, possono dare un contributo importante per promuovere la cooperazione internazionale, poiché si avvalgono di un approccio che integra contributi diretti per lo svolgimento dell’attività di ricerca (in linea con le policy del sistema pubblico) ed investimenti mission-related, ovvero capitali pazienti che si focalizzano sull’impatto e non sul rendimento di breve termine”, secondo le logiche di quel modello spesso denominato 4P (Public-Private-Philanthropic Partnership) che sta progressivamente consolidando simili enti come attori centrali per il finanziamento e la promozione di ricerca e innovazione.

Oltre all’aspetto prettamente tecnico, anche il dato politico della vicenda è importante. La firma della dichiarazione congiunta su Scienza e Tecnologia, che si colloca direttamente nel solco della dichiarazione congiunta siglata dalla presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e dal presidente statunitense Donald Trump nell’aprile dello scorso anno, è un risultato che nessun’altro Paese europeo ha fino ad ora raggiunto. In passato, quando il Dipartimento di Stato americano aveva al suo interno un ufficio appositamente dedicato alla cooperazione scientifica e tecnologica, le notizie della stipula di simili accordi erano più frequenti. Oggi, invece, il risultato raggiunto dall’Italia è (almeno per il momento) un unicum.

Anche il contesto in cui si colloca la notizia è interessante da analizzare. Essa arriva pressoché in contemporanea con la visita negli Stati Uniti del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, culminata con la firma assieme all’amministratore della Nasa Jared Isaacman di uno statement of intent sulla cooperazione per la superficie lunare. Tanto questo statement of intent che la dichiarazione congiunta su scienza e tecnologia suggeriscono una forte intenzione sia di Roma che di Washington a condividere conoscenze e risorse relative a tecnologie che, oltre a possedere un evidente valore scientifico e industriale, hanno anche una chiara rilevanza strategica, anche in virtù delle loro prospettive dual-use. Un segnale ancora più importante che, in mezzo alle polemiche relative alla solidità dell’Alleanza Atlantica, suggerisce l’effettiva vicinanza che lega Italia e Stati Uniti.

La Commissione congiunta su Scienza e Tecnologia è un'opportunità per Roma. Il commento di Gilli (San Paolo)

Dall’Intelligenza Artificiale al nucleare, passando per quantum e spazio, Italia e Stati Uniti consolidano una cooperazione che unisce ricerca, industria e sicurezza. Secondo Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo ed ex-rettore del Politecnico di Torino, “la cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Usa è cruciale per la crescita del nostro Paese e, in certa misura, rappresenta uno dei principali pilastri di una alleanza strategica che resta in prospettiva irrinunciabile”

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