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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è la stella polare alla quale l’Italia guarda non soltanto per lasciarsi alle spalle la pandemia da COVID-19 ma anche per riscattarsi da anni di produttività stagnante e crescita del PIL confinata a pochi decimi di punto. Il Governo guidato da Mario Draghi è consapevole che le risorse finanziarie sono importanti ma non sufficienti e infatti ha inserito nel Piano alcune riforme di accompagnamento, orizzontali (pubblica amministrazione e giustizia) e abilitanti (semplificazione e concorrenza). Senza riforme, risulterà impossibile spendere bene i soldi disponibili o almeno spenderli bene.

In questi giorni è in Parlamento un importante intervento “abilitante” (DL 77, “Governance del Piano nazionale di rilancio e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”) che introduce novità legislative finalizzate – tra l’altro – a rendere più facile la realizzazione delle infrastrutture. Le imprese di telecomunicazioni salutano favorevolmente questo intervento perché la nostra industria è capital intensive e sarà più facile attirare in Italia i capitali necessari a dotare il Paese di infrastrutture all’altezza delle sfide poste dalla competizione internazionale.

Tuttavia, i provvedimenti all’esame dalla Camera possono essere ancora migliorati. Sembrano infatti finalmente maturate le condizioni culturali perché si possa rimuovere un vero vincolo allo sviluppo che affligge l’Italia dall’inizio del millennio, quando il Consiglio dell’Unione europea raccomandava limiti alle emissioni elettromagnetiche mutuati dalle linee guida internazionali mentre un Dpcm li fissava arbitrariamente a un decimo (o un centesimo, secondo il parametro preso a riferimento) di quelli.

Le implicazioni di questa differenza tra i limiti in vigore in Italia e quelli applicata in Germania o in Corea del Sud, con cui competiamo sui mercati globali, comprendono la necessaria ma difficile proliferazione di impianti della rete cellulare e quindi il rischio che la nuova rete 5G non sia all’altezza di quella in via di realizzazione in altri Paesi. Una nostra analisi del Pnrr individua 12 linee di investimento collegate alla tecnologia 5G per un totale di 44,5 miliardi di euro. Abbiamo stimato che un quarto di questo importo, pari al 5% del totale dei fondi del Pnrr, risulterebbe vanificato dalla mancata revisione dei limiti elettromagnetici.

L’Unione europea ha reso possibile un finanziamento di entità epocale, il governo – con i ministri Cingolani, Colao e Giorgetti in prima linea – ha predisposto un piano articolato, organico e credibile di riforme e spesa, ora il Parlamento ha una straordinaria opportunità di porre rimedio a un vincolo ingiustificato da qualsiasi prospettiva tecnica, scientifica e sanitaria.

Cambiamo i limiti alle antenne o sprecheremo 11 miliardi. Scrive Hedberg (WindTre)

Di Jeffrey Hedberg

L’Italia anni fa fissò a un decimo (o un centesimo) le emissioni elettromagnetiche rispetto ai parametri europei, costringendo gli operatori a installare molte più antenne. Per Jeffrey Hedberg, amministratore delegato di Wind Tre, è il momento giusto per una riforma, o potremmo perdere un quarto dei 44,5 miliardi stanziati dal Pnrr

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