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“Dobbiamo fare i conti con la minaccia russa”. Nel suo primo intervento di fronte ai leader europei alla Conferenza di Monaco Joe Biden ha dato un anticipo della virata che la politica estera americana ha imboccato nei confronti del Cremlino. Dopo quattro anni di appeasement e una gestione dei rapporti diplomatici marchiata dalle vicende politiche ed elettorali intorno alla figura di Donald Trump, “America is back”, ha annunciato il nuovo presidente. A dispetto delle apparenze, non sarà facile trovare un punto di incontro sulla nuova linea di policy con la Germania di Angela Merkel e la Francia di Emmanuel Macron, spiega a Formiche.net Ian Lesser, vicepresidente e direttore esecutivo del German Marshall Fund.

Partiamo da un bilancio dell’esordio europeo di Biden.

Il suo discorso ha rispettato in pieno i pronostici. Efficace, semplice, con un solo messaggio: l’America è tornata, e con essa il multilateralismo. Questo non vuol dire che non restino differenze di vedute fra una parte e l’altra dell’Atlantico.

Quali?

Commercio, regolamentazione delle big tech, sicurezza, politiche climatiche. In linea di principio Ue e Usa sono allineate. L’attuazione è tutta un’altra cosa.

Chi tiene le redini in Ue?

C’è una competizione aperta, in cui è entrato di diritto anche Mario Draghi, per il prestigio che tutti gli riconoscono. Al momento Macron non ha contendenti, perché la Merkel è al termine della sua parabola politica. È lui a tenere le fila del dibattito sull’autonomia strategica europea, la sicurezza, la politica estera.

Biden ha definito la Russia “una minaccia” e promesso di affrontare la “spericolatezza” del Cremlino in politica estera. Troverà sponda in Europa?

Non c’è dubbio, siamo di fronte a un approccio americano molto più aggressivo nei confronti di Mosca. C’è da aspettarsi un crescendo di retorica e un pressing su Bruxelles per imporre nuove sanzioni. Ma Biden vuole preservare un equilibrio strategico. Da una parte ha confermato la presenza delle truppe americane in Germania. Dall’altro ha rinnovato il trattato sulla proliferazione “Start” con il Cremlino.

Il viaggio di Josep Borrell a Mosca è stato criticato per una postura troppo debole nei confronti del governo russo, soprattutto sul caso di Alexei Navalny.

Bisogna dire che Borrell è stato messo in una condizione impossibile, credo che lui stesso sia rimasto sorpreso dall’annuncio russo in diretta delle ritorsioni diplomatiche contro l’Ue. Era costretto ad andare a Mosca, è tornato con un mandato ancora più debole. Il vero banco di prova dell’Ue è dato dal rinnovo delle sanzioni.

La Germania è fra due fuochi. Merkel è disposta ad abbandonare la costruzione del gasdotto russo North Stream 2 per venire incontro alle richieste americane?

Esattamente come Trump, Biden sarà molto chiaro sul punto: il gasdotto va abbandonato. Ma alla fine si troverà un compromesso. Negli anni ’80, in piena Guerra Fredda, si verificò uno stallo simile per un altro gasdotto che portava in Europa il gas siberiano. Biden, a differenza del predecessore, è meno propenso all’uso delle sanzioni secondarie sugli alleati.

Rimane il problema di una dipendenza energetica dell’Europa da Mosca che si trasforma in dipendenza geopolitica. Crede che la spinta di Biden e von der Leyen verso le energie rinnovabili abbia anche l’obiettivo di liberare l’Europa dal giogo russo?

È probabile che sia parte del piano, anche se sarà difficile sostituire nel breve periodo il gas naturale con le rinnovabili. La corsa all’energia green ha invece senz’altro un riflesso sulla rivalità con la Cina, cui l’Europa, commettendo un grave errore, ha lasciato in questi anni troppo spazio nel mercato dell’energia pulita.

Chiudiamo sull’Italia. Nel governo Draghi c’è un partito, la Lega, che ha firmato un memorandum con il partito di Putin Russia Unita e chiede la rimozione delle sanzioni Ue a Mosca. Può diventare un problema per questa amministrazione americana?

Una cosa è certa: finché rimarranno questi legami, sarà difficile godere di una buona immagine con l’amministrazione Biden. È anche vero che nella macchina di governo a Washington DC ci sono persone che conoscono bene la realtà politica italiana e sanno dare il giusto peso a questi inconvenienti.

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