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Da maretta a maremoto. La tenuta del centrodestra e del governo Draghi è appesa al Copasir, il comitato parlamentare di controllo degli 007. La sfida per la presidenza fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni si è trasformata in un duello giuridico in punta di fioretto. Tanto che sull’Aventino di FdI, auto-sospesasi dal comitato, si raduna ogni settimana un drappello di fior fior di giuristi. Per Michele Ainis, costituzionalista e componente dell’Agcom, esiste una sola via d’uscita dallo stallo.

Ainis, da dove iniziamo?

Dalla legge, per non sbagliare. La 124 sul comparto intelligence, che è applicativa di un principio costituzionale, la separazione dei poteri, e riconosce un ruolo di garanzia all’opposizione, affidandole la presidenza del comitato.

Era il 2007. In questi quattordici anni non sempre è stata applicata alla lettera.

Se c’è una legge va rispettata. Certo, erano tempi diversi. C’era il bipolarismo, Berlusconi e Prodi si alternavano al governo. La previsione di affidare all’opposizione non solo la presidenza, ma anche metà della composizione del Copasir era figlia di questa situazione che oggi non c’è più. Però, ripeto, qui è in ballo la Costituzione. Nel Regno Unito l’opposizione ha addirittura uno statuto costituzionale.

Ci possono essere eccezioni?

A mio parere no. Tutti gli strumenti della vita parlamentare che consegnano poteri di controllo all’opposizione sono al servizio del principio della separazione dei poteri. Non vale solo per il Copasir, ma anche per la Giunta per le elezioni del Senato e per la Commissione di Vigilanza della Rai. Il Copasir ha un riferimento normativo molto rigido, a tutela di eventuali abusi della maggioranza.

Fratelli d’Italia dice: applichiamo la legge. Che però affiderebbe cinque componenti al partito di Giorgia Meloni. Nessuno accetterebbe un simile compromesso.

Mi rendo conto che la legge è diventata inadeguata per l’attuale situazione parlamentare. Difficile rispettare la composizione partitetica affidando a un partito che ha meno del 5% il 50% dei seggi.

Quindi che si fa?

Si cambia, come tutte le leggi inadeguate. Con una maggioranza ampia come quella attuale ci vuole una settimana. Basterebbe la volontà politica dei partiti.

Davvero basta una settimana?

In passato sono state approvate leggi anche in pochi giorni. L’articolo 72 della Costituzione prevede in alcuni casi un procedimento decentrato di formazione della legge. Si può approvare in Commissione, senza neanche andare in aula.

Nel 2010 Massimo D’Alema è rimasto presidente del Copasir nel passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti. Quel precedente non vale?

All’epoca la deroga fu resa possibile dall’accordo di tutti i partiti. C’è un principio di autonomia del diritto parlamentare confermato dalla sentenza 9 del 1959 della Corte Costituzionale: gli interna corporis del Parlamento sono insindacabili. Si può, in casi eccezionali, non applicare la norma che regola la vita interna delle Camere nemine contradicente, se nessuno è contrario. Ma il caso del Copasir è diverso: c’è una legge e parla chiaro.

La lettera dei presidenti di Camera e Senato Fico e Casellati non dice una parola definitiva. Si poteva essere più chiari?

Una parola più netta sarebbe stata opportuna. Non potevano certo dimissionare l’attuale presidente, però possono fare una moral suasion pubblica. Una categoria di cui Napolitano ha fatto ampio uso, Mattarella molto meno.

Nella lettera dicono: non è previsto un cambio durante la legislatura.

Questo è vero, sulla carta. La legge non parla di mutamenti della presidenza a legislatura avviata. Questa però è un’interpretazione letterale, che non tiene conto dello spirito per cui è nata quella disposizione. E poi c’è la prassi.

Cioè?

Un cambio c’è già stato: Lorenzo Guerini ha lasciato la presidenza del Copasir nel settembre del 2019, quando è entrato nel governo Conte-bis.

Insomma, la verità è che la legge, così com’è, non conviene a nessuno.

Sul piano politico, un’interpretazione letterale può risultare scomoda. Anche perché, ricordo, ogni volta che c’è un cambio di governo deve essere modificata la composizione degli organi parlamentari dove è previsto un ruolo specifico. La Giunta del Senato, la Commissione di vigilanza Rai sono presiedute da esponenti della maggioranza. Ma, se non sbaglio, nessuno si è dimesso…

 

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