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Un patto di legislatura firmato centrodestra, senza Giuseppe Conte, il Pd e i Cinque Stelle, o almeno una parte di loro. Si può fare, assicura Gian Marco Centinaio. Alla vigilia del redde rationem a Palazzo Madama, il senatore più vicino a Matteo Salvini (anche di posto: gli siede accanto) e già ministro dell’Agricoltura e del Turismo insinua il dubbio: più ancora dei renziani, sono i grillini a tentennare.

Centinaio, quindi tra i Cinque Stelle c’è chi ci pensa su?

Assolutamente sì, è la convinzione che mi sono fatto parlando con molti di loro in queste ore. Vediamo cosa succede.

Mettiamo che Conte traballi. Poi?

Se non porta a casa il risultato e dà un segnale di debolezza, ci sediamo intorno al tavolo e parliamo di un governo diverso.

Diverso come?

Un governo di centrodestra con l’appoggio di quella parte del Movimento che ha sempre visto di cattivo occhio l’alleanza con il Pd.

I nostalgici. Secondo lei come va a finire?

Io penso che alla fine Conte troverà i voti. Mi dicono che sbaglio, ma vedo una grande paura nei senatori della maggioranza, il taglio dei parlamentari li terrorizza. L’altro giorno parlo con una di loro che mi dice: “Io sono una miracolata, voterei un governo con Conte, Renzi, Salvini, Di Maio e pure Stalin”.

Non è che Berlusconi cambia idea e dice sì al governissimo?

Berlusconi reggerà. In questo periodo si è costruito una posizione solida all’interno della coalizione, fa l’interlocutore con diversi mondi. Vedo i suoi in Forza Italia difendere il centrodestra con maggiore vigore ed entusiasmo.

Che idea si è fatto del discorso di Conte alla Camera?

L’ho trovato imbarazzante, per sé più che per gli italiani connessi. Continua a negare l’evidenza, una capriola dopo l’altra. Se ci ritroviamo con 70.000 aziende italiane che hanno chiuso nel 2020 un motivo ci sarà, bisogna metterci la faccia, non si può dare tutte le colpe alla pandemia.

Vi fidate di Matteo Renzi?

No, neanche un po’. Ma se Salvini dopo 14 mesi e Renzi dopo 15 chiedono risposte e un cambio di atteggiamento verso il Parlamento non può essere un caso. Lui continua a fare l’uomo solo al comando e sta cercando di imbarcare dei disperati. È il capo del Pdc: il partito della cadrega.

Conte ha detto che bisogna fermare i sovranisti. Ma non è l’unico a pensarlo: dicono lo stesso dalle parti del Quirinale e pure a Bruxelles. Perché?

Forse abbiamo dato troppo l’idea degli antieuropeisti che impauriscono le cancellerie estere, non è così. Quando eravamo al governo andavamo in Europa per portare risultati a casa.

Forse i cappelletti con scritto “Trump 2020” non hanno aiutato…

Non sono i cappelletti di Trump ma la storia della Lega a far paura a qualcuno in Europa. Conte ci accusa per inviare un messaggio a Bruxelles e accreditarsi come unico argine alla deriva sovranista, un bel coraggio. Penso sia convinto che perfino Renzi sia un sovranista.

La Cdu tedesca ha un nuovo capo, Armin Laschet. Magari potete partire da lì per cambiare marcia in Europa.

Certo, e vogliamo parlarci. La Lega è un partito che sta in Europa e ci sta per cambiarla. Quando ero ministro a Bruxelles parlavo e mi capivo con commissari di tutt’altra provenienza politica. Possiamo farlo anche a Berlino.

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