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È iniziato ieri il Berlin Energy Transition Dialogue 21 (#BETD21), forum internazionale che coinvolge i principali stakeholder internazionali del settore energetico. I temi affrontati sono stati già molti e hanno girato attorno soprattutto attorno a quello della lotta contro il cambiamento climatico. Hanno parlato, tra gli altri, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, quello tedesco Heiko Maas, il ministro tedesco dell’Economia e dell’Energia Peter Altmaier, l’ambasciatore americano per il clima John Kerry e la commissaria europea all’Energia Kadri Simson.

LA COOPERAZIONE ENERGETICA TRANSATLANTICA DI ALTMAEIR 

Tra i vari discorsi di alto livello sulla transizione verde, quello del ministro tedesco dell’Energia Altmaier è stato segnato da passaggi importanti che riguardano la Germania e il resto dei Paesi impegnati sul tema climatico. Altmaier ha annunciato che il suo Paese vuole raggiungere l’obiettivo di produrre il 40% in meno di emissioni di carbonio (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2022.

Ha inoltre chiarito che la Germania è impegnata nel creare un’alleanza forte di Paesi che scelgono di porsi l’obiettivo della climate neutrality: “Dobbiamo farlo, ora o mai più. Dobbiamo cogliere questa opportunità, investire i nostri soldi in questo ambito, raggiungere accordi, imporre a noi stessi obiettivi vincolanti”. Durante la cerimonia di apertura della manifestazione Altmaier ha fatto più volte riferimento a una forte cooperazione energetica transatlantica. Anche Kadri Simson, commissaria europea all’Energia, ha premuto molto sulle relazioni transatlantiche per raggiungere gli obiettivi in tema energetico ed ambientale: “Sono un forte sostenitrice delle relazioni transatlantiche. In qualità di partner abbiamo bisogno di tre cose per accelerare la green transition: direzione, slancio e veicoli verdi.”

E proprio ieri Altmaier ha firmato un memorandum d’intesa insieme al Ministro delle Risorse Naturali del Canada, Seamus O’Reagan, che impregna Germania e Canada nel cooperare su politica energetica e ricerca mentre entrambi i Paesi si sforzano di raggiungere l’obiettivo di “emissioni nette zero” entro il 2050.

JOHN KERRY, A YES PERSON

Un altro intervento chiave è stato quello di John Kerry, nuovo inviato americano per il cambiamento climatico, che ha ieri dimostrato di essere senza dubbio “a yes person“. Dopo aver parlato del sistema che prevede un bilancio energetico pari a zero (il così chiamato net zero energy system, che si verifica quando la quantità totale di energia utilizzata su base annuale è all’incirca uguale alla quantità di energia rinnovabile creata), Kerry ha citato numeri importanti: “Non stavo scherzando quando ho detto che questo è un decennio decisivo. Abbiamo bisogno di eliminare gradualmente il carbone, cinque volte più velocemente di quanto abbiamo fatto tra il 2013 e il 2018.”.

E sulle energie rinnovabili ha spiegato: “Dobbiamo aumentare le energie rinnovabili circa sei volte più velocemente. Dobbiamo lanciare i veicoli elettrici a un ritmo circa 22 volte più veloce. Possiamo farlo? Sì, è possibile. Non è una questione di fattibilità, è una questione di buona volontà politica”.

E su questa rinnovata attenzione degli Usa sul clima è importante menzionare anche quanto dichiarato da Altmaier: “Gli Stati Uniti non solo sono rientrati nell’accordo di Parigi, ma stanno giocando un ruolo di primo piano nel raggiungere la neutralità climatica. Con gli Usa a bordo il compito diventa più facile: sono felice che John Kerry abbia detto di voler giocare un ruolo decisivo in questo senso”.

ESSERE GREEN VUOL DIRE ESSERE PIU’ INDIPENDENTI

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, nel corso del suo intervento, ha premuto in particolar modo sul contributo che l’idrogeno verde può dare alla transizione energetica. Maas ha anche menzionato il fatto che le nazioni dipendenti dai combustibili fossili, tra cui l’Arabia Saudita e la Russia, devono essere aiutate a cambiare il loro modo di fare affari.

“D’altronde – come ha detto il ministro degli Esteri durante la cerimonia di apertura – la soluzione alla crisi climatica si trova nella politica energetica”. Il ministro ha poi aggiunto: “La transizione energetica non vuol dire solamente compiere il passaggio dall’uso dei combustibili fossili alle energie rinnovabili”, ma vuol dire anche essere più indipendenti. “L’energia – spiega Maas – sta perdendo la capacità di essere utilizzata come strumento geopolitico. I Paesi che stanno trasformando la loro economia energetica possono essere più indipendenti nel perseguire i propri interessi strategici e di politica estera”.

L’INTERVENTO DELL’UOMO DEVE MIGLIORARE

Anche il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, nel corso del suo intervento in inglese, ha evidenziato quanto la cooperazione transatlantica sia centrale per poter migliorare la situazione ambientale. “Prima del Covid-19 – ha spiegato il ministro – le emissioni di CO2 ammontavano a 33 gigatonnellate. Europa, Stati Uniti, Canada e i loro principali partner commerciali, come Giappone e Australia, ospitano un settimo della popolazione mondiale ma contribuiscono per un terzo alle emissioni totali. Seppure le emissioni dal settore energetico siano diminuite, bisogna fare ancora molto per raggiungere la carbon neutrality”.  Di Maio ha poi fatto riferimento alla troppa burocrazia che ostacola soprattutto progetti green: “L’efficienza energetica non può essere raggiunta senza l’efficienza amministrativa”.

[Foto dal profilo Twitter della Farnesina – @ItalyMFA]

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