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E se Pechino volesse fare a pezzi Alibaba, fino a pochi mesi fa simbolo del potere industriale cinese nel mondo? La sensazione, a leggere delle ultime mosse della Repubblica Popolare, c’è tutta. Che il vento fosse cambiato tra Pechino e il colosso di Jack Ma  era chiaro da tempo: a novembre un’istruttoria Antitrust aveva messo sotto pressione il gigante dell’e-commerce, provocandone, peraltro, il crollo del titolo in Borsa.

Poi, si era arrivati a un passo dalla nazionalizzazione, con il governo pronto a una sorta di esproprio. Tentativo fallito, ma non senza strascichi. Ant, braccio finanziario di Alibaba, era stato costretto a diventare una holding, aprendo così le porte a una più serrata vigilanza delle autorità cinesi sul gruppo. Il tutto si è tradotto, nel tempo, nella perdita del monopolio di Alibaba sui pagamenti (con la controllata Alipay) e sull’e-commerce. Ma ora, se possibile, Pechino ha deciso di spingersi oltre. Il governo cinese ha chiesto infatti chiesto ad Alibaba di cedere asset nel settore media, tra i quali il pezzo più pregiato è il principale giornale di Hong Kong, South China Morning Post.

Alibaba è entrato aggressivamente nel mercato media da qualche anno e nel 2016 ha acquistato il South China Morning Post, una testata che una gloriosa storia di 117 anni d’informazione in inglese ed è considerata una delle più prestigiose d’Asia. Ora, dall’inizio di quest’anno, secondo il Wall Street Journal, i regolatori sono impegnati in una revisione degli asset nel settore media della compagnia di Jack Ma e hanno evidenziato un presenza a loro parere troppo massiccia nel gruppo del settore.

Gli interessi della tech company di Hangzhou spaziano anche in altri settori, a cominciare da Weibo, social media simile a Twitter, con una quota del 30% valutata 3,5 miliardi di dollari, e Bilibili, una piattaforma video popolare tra i giovani cinesi, con una partecipazione del 6,7% valutata quasi 2,6 miliardi di dollari. In ambito editoriale, Alibaba possiede anche il 37% del gruppo Yicai Media, uno dei più influenti notiziari cinesi e il 5,3% della più grande rete pubblicitaria offline cinese, Focus Media.

Le proprietà in società quotate ammontano così a 8 miliardi di dollari, secondo la stima del Wall Street Journal, ma Alibaba vanta partecipazioni anche in compagnie collegate al governo, come Mango Excellent Media e nell’agenzia stampa di Stato, Xinhua. E pensare che tutto era partito con con clamoroso stop, ottobre 2020, all’Ipo di Ant da 35 miliardi di dollari. Sarebbe stata la più grande della storia, ma Pechino disse no.

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