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C’è anche la Francia nella crescente competizione tra potenze che attraversa l’Indo-pacifico. Da almeno due anni Parigi ha accolto la visione strategica regionale proposta dagli Stati Uniti, elaborando tuttavia una strategia che diverge da Washington soprattutto per l’approccio nei confronti di Pechino. Tramite alleanze, presenza militare ed esercitazioni, i francesi puntano al contenimento, ma senza escludere partnership commerciali e con l’obiettivo di preservare la stabilità tra Usa e Cina. Un utile quadro è fornito dall’esperta Murielle Delaporte sulle colonne di Second Line of Defense.

LA STRATEGIA

Il riferimento è la “Strategia di difesa nell’Indo-pacifico”, rilasciata ad agosto 2019. Seguiva l’impulso del presidente Emmanuel Macron, che a maggio dell’anno prima, in visita alla base militare di Garden Island, in Australia, si riferiva per la prima volta alla regione del “Indo-pacifico”. Il concetto di “Indo-pacifico – ha spiegato di recente Frederic Grare di Carnegie – si è evoluto in risposta a due sviluppi strategici, collegati ma distinti: la proiezione del potere dalla Cina verso l’esterno, che ha subìto un’accelerazione spettacolare da quando il presidente Xi Jinping è salito al potere, e l’esacerbazione della rivalità sino-americana”. Tuttavia, aggiungeva, “le implicazioni strategiche del termine rimangono vaghe quanto la sua portata geografica”.

GLI INTERESSI

E così, già nel discorso a Garden Island emergeva una lettura da parte di Macron di “Indo-pacifico” differente rispetto a quella americana, affermata da ultimo nel 2017 da Donald Trump con la più recente strategia regionale. Parigi e Washington appaiono allineate nella condanna all’assertività di Pechino, ma i francesi tendono a evitare retoriche esacerbate e toni di scontro, preferendo una cautela maggiore, affiancata comunque da una postura determinata tra alleanze, esercitazioni e presenza militare. Per la Francia, la stabilità strategica nella regione è funzionale ai suoi “interessi politici, economici e sovrani” (come definito nella Strategia del 2019), che significa una preferenza per un sostanziale equilibrio tra Usa e Cina.

I TERRITORI D’OLTREMARE

Nell’ottica francese, l’area dell’Indo-pacifico si estende “da Gibuti alla Polinesia”. Comprende molteplici territori d’oltremare, per una popolazione che secondo Delaporte ammonta a 1,6 milioni di cittadini francesi tra Mayotte, Reunion. i territori antartici (come Kerguelene e le isole di Amsterdam a Saint-Paul), la Nuova Caledonia e la Polinesia francese. Nel complesso, prosegue Delaporte, nonostante la lontananza dalla Francia continentale e la loro estensione ridotta, permettono a Parigi di vantare la seconda Zona economica esclusiva al mondo, dopo gli Usa. Su questi stessi territori si esplica la presenza militare francese nell’area. Include un massimo di ottomila unità stanziate permanentemente nelle basi regionali, divise in cinque comandi, tre in territori d’oltremare, due in Paesi stranieri (Emirati Arabi e Gibuti).

L’ASSE CON CANBERRA E NUOVA DELHI

La presenza militare è funzionale alla strategia, basata su tre diversi assi, come spiegato a Delaporte da un diplomatico francese già impegnato a Pechino: “sviluppare strumenti comuni di gestione delle crisi, rafforzare le relazioni bilaterali e alimentare un quadro multilaterale basato sulle regole”. Parigi, spiega a Delaporte un altro funzionario del Quai d’Orsay, “favorisce un multilateralismo regionale che è l’ideale per promuovere strutture ad hoc più adatte ad affrontare le sfide in questa parte del mondo”. Come palesato dai viaggi degli ultimi anni dei rappresentanti del governo francese, l’asse principale è quello con Australia e India (con l’obiettivo di includervi presto anche il Giappone). Nel 2018 lo certificava da Sidney Macron, seguendola linea già evidenziata due anni prima dall’allora ministro della Difesa (oggi agli Esteri) Jean-Yves Le Drian con il lancio del framework trilaterale Francia-India-Australia. Nello stesso 2016 la Francia siglava il “contratto del secolo” con l’Australia per 12 sottomarini e circa 35 miliardi di euro, e quello con l’India per 36 caccia Rafale (stimato allora in 8 miliardi).

I RAPPORTI CON LA CINA

L’asse trilaterale risponde all’obiettivo di “stabilità strategica”, volta a contenere l’espansionismo cinese e ad assicurare la preservazione degli obiettivi francesi. Qui sta anche la divergenza rispetto a Washington. Per la Francia, contenere Pechino non significa escludere i rapporti commerciali, né attuale politiche coercitive. Risale al 2004 l’innalzamento dei rapporti bilaterali franco-cinesi a “global strategic partnership”. Nel 2014 la visita ufficiale a Parigi di Xi Jinping. Quattro anni dopo quella a Pechino di Macron. Delaporte parla di “realpolitik” e “coesistenza nel Pacifico”, a partire dalla constatazione di un’interdipendenza economica regionale difficilmente eliminabile tra gli Stati dell’area. Già nei primi anni 70, criticando l’intervento americano in Vietnam e ufficializzando l’uscita dalla Seato (una sorta di Nato per il sud-est asiatico), la Francia palesava la divergenza rispetto agli Usa. Dallo scorso settembre, è a tutti gli effetti un partner dell’Asean.

LE ESERCITAZIONI

A livello militare, l’attesa è per la missione Heiphara in partenza il prossimo giugno, con circa 170 unità, quattro caccia Rafale, due tanker Mrtt e un A400M. Seguirà uno schema già sperimentato tra gennaio e febbraio con l’esercitazione Skyros, condotta con la Grecia, che ha visto gli assetti dell’Aeronautica francese partire da Gibuti e arrivare fino in India, passando per Emirati Arabi ed Egitto.

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