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“Qualsiasi aspetto del 5G applicato a qualsiasi aspetto dei sistemi spaziali è di potenziale interesse”. È quanto si legge in un’indagine di mercato avviata dal Pentagono, già centrale nella strategia statunitense sul 5G, in materia di Space Data Transport. Per rispondere c’è tempo fino al 18 marzo.

L’aeronautica statunitense, infatti, sta valutando come la rete di prossima generazione possa migliorare il modo in cui grandi volumi di dati si possono sposare sul pianeta Terra ma anche oltre, cioè verso e dallo Spazio.

Ci sono dieci aree di potenziale interesse che coprono le comunicazioni tra la Terra e i veicoli spaziali, il controllo dei sistemi da accessi non autorizzati e l’Internet delle cose spaziali. Intanto, l’utilizzo del 5G per ripensare la logistica di magazzino o rivoluzionare le cure mediche sono tra le applicazioni del 5G già in fase di sperimentazione in diverse basi dell’Esercito statunitense.

Come nei giorni scorsi Marcello Spagnulo, ingegnere, presidente di Marscenter e autore di “Geopolitica dell’esplorazione spaziale” (Rubbettino, 2019), spiegava a Formiche.net “bisogna essere più consapevoli che il settore spaziale non è solamente un mondo di progresso scientifico e di collaborazione internazionale”. Lo è senz’altro, proseguiva l’esperto: “ma è anche (e soprattutto) un elemento di attività pienamente integrato con la cibernetica, le comunicazioni, la robotica, la difesa e sicurezza. Tutto quanto costituisce la cosiddetta ‘Infosfera digitale’ del XXI secolo.

I satelliti saranno innervati nella rete di telecomunicazione 5G e 6G; la localizzazione satellitare è già oggi un pilastro tecno-economico imprescindibile, e la difesa degli assetti spaziali, così come la mutua deterrenza offensivo-difensiva, diventeranno fondamentali per non soccombere nello Spazio e quindi anche sulla Terra”.

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