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Elezioni regionali libere in cambio di restare al potere (almeno) fino al 2025. Questo lo scambio che starebbe trattando il regime di Nicolás Maduro in Venezuela, secondo il quotidiano spagnolo Abc.

A smuovere le acque nel Paese sudamericano sarebbe il nuovo inquilino della Casa Bianca. “L’arrivo di Joe Biden ha spinto ai principali attori della crisi venezuelana muovano le pedine. Chavismo e opposizione, come protagonisti principali. E Stati Uniti e Unione europea, come mediatori, si sono lanciati mesi fa in un intenso e molto discreto giro di conversazioni preliminari che finiranno in una negoziazione più o meno diretta”, si legge sull’Abc.

La pubblicazione sostiene che una delegazione della Norvegia è arrivata a Caracas martedì per sondare la situazione e avrebbe già incontrato il leader dell’opposizione, Juan Guaidó. L’obiettivo resta “fare uscire il Paese dall’abisso sociale, politico ed economico in cui si trova con la mano ferrea di Nicolás Maduro”, scrive il quotidiano, che però indica come esponente chiave di questa trattativa l’ex candidato presidenziale, già governatore dello stato Miranda, Henrique Capriles Radonski (qui il ritratto di Formiche.net).

Infatti, Capriles è uno dei critici più feroci alla linea dell’opposizione di non partecipare alle elezioni. In un’intervista all’emittente britannica Bbc, aveva lanciato un’autocritica per tutti in Venezuela: “Per me il grande sconfitto delle elezioni del 6 dicembre è il Paese, perché la soluzione alla crisi politica si allontana di più e anche la soluzione ai grandi problemi dei venezuelani”. E ha aggiunto: “Non bisogna inventare figure ma raggiungere il consenso della comunità internazionale con gli Stati Uniti, l’Europa, il Vaticano e i Paesi dell’America latina”.

Dagli Usa ci sono cambiamenti nella linea politica sul Venezuela. A poche settimane dall’insediamento, il segretario del Tesoro americano, Janet Yellen, ha annunciato la flessibilizzazione su alcune sanzioni imposte dal governo di Donald Trump. Saranno quindi autorizzate alcune transazioni per operazioni di porti e aeroporti tra gli Stati Uniti e il Venezuela.

Con l’annuncio, l’Ufficio di controllo dei beni stranieri (Ofac) autorizza l’Istituto Nazionale degli Spazi Acquatici venezuelano ad operare con le imprese americane, ma ha chiarito che la misura non prevede la fine delle sanzioni individuali contro i funzionari della dittatura venezuelana.

La decisione non è una sorpresa. Come aveva anticipato il quotidiano The New York Times, i consulenti di Biden avevano previsto una revisione delle sanzioni imposte da Trump e una negoziazione diretta con Maduro.

Intanto, l’opposizione venezuelana è pronta per una nuova ondata di proteste. Guaidó ha convocato una manifestazione il 12 febbraio per fare pressione al regime e spianare il terreno per elezioni libere e trasparenti.

“Siamo qui per il Venezuela, siamo qui insieme con tutta la società civile contro le minacce della dittatura, che non ci fermeranno – ha dichiarato Guaidó -. Anzi, sappiamo quali rischi affrontiamo. L’unica cosa che non ha risparmiato la dittatura in 20 anni è la persecuzione e la discriminazione”.

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