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Mentre si consuma la frattura nella maggioranza di governo va in scena un’altra separazione coniugale della politica italiana. Quella che unisce da anni la Lega di Matteo Salvini all’eterno presidente russo Vladimir Putin. A firmare le carte ci ha pensato Marco Zanni, il capo degli europarlamentari leghisti e voce molto ascoltata per la politica estera del partito nonché presidente del Gruppo Identità e Democrazia.

La condanna per l’arresto di Alexei Navalny è durissima. “Quanto vissuto negli ultimi mesi sulla vicenda Navalny è inaccettabile, la democrazia deve seguire certi principi, certe regole e bene ha fatto l’Ue e gli Stati membri a condannare quanto accaduto. E non possiamo permettere che vicino a noi ci siano Stati con cui cooperiamo e dialoghiamo che utilizzano l’arma giudiziaria o potenzialmente dell’attentato per mettere a tacere l’opposizione politica”.

“Il rispetto dei diritti umani, politici e civili deve essere sempre al centro delle relazioni tra i nostri Stati membri, tra l’Ue e i paesi terzi. Bene abbiamo fatto, a più livelli, a condannare quanto accaduto e a chiedere chiarezza e per far sì che le autorità russe permettano all’autorità internazionale di fare chiarezza su quanto accaduto a Navalny”, ha continuato Zanni. Poi l’immancabile stilettata a Bruxelles: “Per essere completamente credibile su questa sua richiesta l’Ue dovrebbe avere un approccio comune, con tutti gli stati terzi, e credo che quanto accaduto proprio di recente con la Cina non sia un esempio cristallino di come l’Ue debba condannare questi comportamenti”.

È un’inversione a U non da poco per il Carroccio, che sembra allinearsi sulla linea dettata dal responsabile Esteri e vicesegretario federale del partito, Giancarlo Giorgetti. Da tempo il consigliere più fidato del “Capitano” chiede di mettere fine alle sbandate filorusse e di allentare un sodalizio che dura da anni, con tanto di memorandum con il partito di Putin “Russia Unita”.

Pensare che solo quattro mesi fa, a settembre, a Bruxelles la Lega si schierava dall’altra parte della barricata, votando contro una risoluzione di condanna dell’avvelenamento di Navalny al Parlamento europeo e astenendosi su una analoga risoluzione contro i crimini del dittatore bielorusso Alexander Lukashenko.

Allora lo stesso Zanni aveva parlato di “risoluzione sbilanciata contro la Russia” e di “ottusa logica delle sanzioni che andrebbero a colpire e penalizzare anche aziende italiane”. La conversione dal putinismo aiuterà a muovere un passo verso la Cdu post-Merkel di Armin Laschet? Sarà il tempo a dirlo. Di certo l’ipotesi non è disdegnata da buona parte del partito. Parola del senatore Gian Marco Centinaio, che a Formiche.net ha ammesso: “Certo, vogliamo parlarci. La Lega è un partito che sta in Europa e ci sta per cambiarla. Quando ero ministro a Bruxelles parlavo e mi capivo con commissari di tutt’altra provenienza politica. Possiamo farlo anche a Berlino”.

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