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Il bresciano Alfredo Bazoli (Pd) non ha dubbi nell’allinearsi al numero uno della Bce, Christine Lagarde che ha chiesto ai governi comunitari di accorciare i tempi per i piani relativi al Recovery. La madre di tutte le sfide, la definisce il parlamentare dem a Formiche.net, per cui non si può più perdere tempo, magari accarezzando l’idea prodiana di una Recovery Authority con a capo una figura di eccellenza. Ma nel mezzo c’è la crisi di governo, che peserà anche sul bilancio finale dell’esperienza giallorossa (“fin qui positiva”).

L’Italia è in ritardo sul Recovery?

Al momento no, però i tempi sono molto stretti per cui dobbiamo procedere spediti per non arrivare lunghi. A questo punto non abbiamo più tempo da perdere.

La Francia ha presentato un piano lo scorso settembre, la Grecia a novembre. Come evitare di dare all’esterno (Ue in primis) l’immagine dei soliti spreconi e campioni di instabilità?

Ad oggi non c’è da parte nostra uno sforamento. È ovvio però che questa crisi complichi le cose e non ci voleva. Dalla crisi lampo usciremo ma poi dritti sul Recovery. Potrebbe addirittura chiudersi senza passaggi formali al Quirinale: se il governo dovesse trovare i numeri martedì prossimo, proseguirebbe il suo iter. Ciò non significa l’assenza di un chiarimento politico, intendiamoci, con l’esigenza di un nuovo patto di maggioranza per dare una visione più chiara e stabile.

Come la mossa dei costruttori potrà riuscire a non essere un’azione raccogliticcia, opzione non gradita al Colle?

È questo l’aspetto da cui dipenderà la prospettiva del governo. Penso sia ragionevole la richiesta del Colle: i costruttori non potranno essere singoli che si aggiungono alla maggioranza, bensì un gruppo autonomo che si stabilizza nei due rami del Parlamento. Per avere una sua dignità, deve inoltre avere alla base l’ambizione di una prospettiva politica, il che rafforzerebbe il progetto. Contrariamente sarebbe sì un gruppo raccogliticcio e debole: il governo ne soffrirebbe.

Quale bilancio fare dell’esperienza giallorossa?

Penso che, rispetto alla situazione di partenza, sia un bilancio largamente positivo, anche se dipenderà molto da come gestirà la seconda parte di legislatura. Non dimentichiamo che il governo, in una coalizione straordinaria, è nato per impedire i pieni poteri di Salvini e a una destra antieuropeista e filorussa. Abbiamo scongiurato un pericolo enorme. La postura europeista del governo inoltre è stata indispensabile per poter ottenere gli eccezionali fondi di cui stiamo parlando in queste settimane. Certamente abbiamo ancora difficoltà, vista la convivenza tra ex avversari politici, ma complessivamente questo è un governo che ha fatto bene al Paese.

Da queste colonne l’economista e direttore generale di Assonime (l’associazione delle spa italiane) Stefano Micossi ha detto che manca una governance nel Recovery Plan: come colmare questo vuoto?

Ha ragione. Quello approvato in CdM è un buon piano, dotato degli obiettivi utili all’Italia per fare uno scatto in avanti. Ma il vero tema è legato al come gestire questi fondi in modo organico entro il 2026, altrimenti verranno persi. Per un Paese zavorrato da una struttura burocratica come la nostra è questa la madre di tutte le sfide. Aggiungo che, proprio per l’eccezionalità di questo tema, esso non può riguardare solo il Pd o il governo, ma deve investire l’intero sistema. Per cui mi auguro che ci sia il concorso di tutto l’arco politico del Paese.

Per favorire quel concorso a cui ha fatto cenno, sarebbe utile una Recovery Authority, così come proposto da Romano Prodi, guidata magari da un nome di assoluta eccellenza come Mario Draghi?

È molto interessante la proposta di Prodi, potrebbe esserci anche una figura ad hoc per la relativa gestione. Non ho la ricetta in tasca, ma queste ipotesi, con anche quella a guida Draghi, credo vadano nella direzione giusta. Da lì bisogna passare.

twitter@FDepalo

Dalla crisi lampo usciremo (ma poi dritti sul Recovery). La strategia di Bazoli (Pd)

Intervista al deputato bresciano del Pd: “Bene la proposta di Prodi per una Recovery Authority, magari con a capo una figura di eccellenza come Draghi. Ma la gestione di quei fondi sia condivisa con tutto l’arco politico”

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