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Da mesi si parla del legame fra Covid e inquinamento indoor e di quanto il secondo possa influire sul primo, facilitando la trasmissione del virus. Un recente documento dell’Istituto superiore di sanità, del resto, riferisce che “la qualità del nostro ambiente indoor influenza il nostro stato di salute” e che “in questo contesto emergenziale la qualità dell’aria indoor negli ambienti lavorativi delle piccole e grandi amministrazioni e aziende ha un’importante influenza sulla salute dei lavoratori”. Il primo suggerimento condiviso dalle istituzioni è senza dubbio quello di ventilare le aree dove si risiede, consentendo il ricambio d’aria più volte al giorno. In tempi recenti, però, anche l’innovazione tecnologica è giunta in nostro soccorso, proponendo nuove soluzioni che possano supportarci nel mantenimento di un ambiente privo di agenti patogeni, come AirCare, sanificatore d’aria di ultima generazione che neutralizza il 99% degli inquinanti indoor più nocivi. Formiche.net ne ha parlato con Fabrizio Facello, general manager di Harpa Italia.

Che supporto può fornire AirCare nella gestione del Covid e, soprattutto, come potrebbe frenarne i contagi?

C’è una correlazione tra inquinamento dell’aria indoor e trasmissione del virus. Questo, infatti, viaggia sulle particelle inquinate. Per cui un ambiente inquinato può essere più pericoloso di uno non inquinato. Ci sono diversi studi che lo confermano, anche a firma dell’Istituto superiore della sanità.

E AirCare come può aiutare in questo senso?

In primis perché valuta la qualità dell’aria. Tenendo conto di elementi come CO2, temperatura, umidità e polveri sottili, è in grado di avvertire le persone se l’ambiente diventa troppo inquinato. E suggerisce di intervenire.

O interviene lui stesso, è corretto? che altro è in grado di fare?

AirCare è anche in grado di distruggere gli inquinanti presenti nell’aria. Dispone di sistemi di purificazione in grado di distruggere muffe, virus e batteri.

Quindi anche il Sars-Cov-2?

Esatto, anche il Sars-Cov-2.

Si tratta di una tecnologia già disponibile?

Già disponibile e già distribuita in molte realtà, comprese non da ultimo grandi aziende e ristoranti. Tra l’altro, con il supporto della Sima (Società italiana di medicina ambientale), stiamo realizzando un algoritmo che suggerisce in autonomia l’indice di rischiosità di un determinato ambiente.

È più inquinata l’aria in un ambiente esterno o interno?

Dipende, ma un ambiente come quello che abbiamo in Italia possiamo sostenere con certezza che la qualità dell’aria indoor è in media cinque volte peggiore di quella outdoor.

Tra i parametri misurati da AirCare, c’è anche quello dell’anidride carbonica. Eppure nel sentire comune raramente si è sente parlare dei rischi legati a una sua eventuale eccedenza. Le chiederei, dunque, se può capitare così di frequente ma anche quali sono le conseguenze

Può capitare più spesso di quanto non s’immagini. Con conseguenze importanti, dal mal di testa all’apatia fino alla sonnolenza e persino, come riportato dal Wto, difficoltà respiratorie. Non una cosa da nulla, insomma, soprattutto se si è impegnati in attività che richiedono concentrazione.

Come sul lavoro?

Le dirò, uno studio dell’Università di Harvard ha dimostrato che un ambiente sano genera un aumento del 101% della produttività e una riduzione dell’assenteismo del 58%.

Sono dati forti, ma poco noti. Crede ci sia una carenza informativa rispetto all’importanza della qualità dell’aria negli spazi chiusi?

Forse sì, ma ci stiamo lavorando. La Spagna, così altri Paesi, sta vagliando l’ipotesi di adottare normative che stabiliscano una soglia massima di CO2 per gli ambienti chiusi, mentre il Canada ha già definito la soglia massima di PM 2.5.

Il Covid, paradossalmente, può aiutare nella condivisione di queste informazioni?

Probabilmente sì, perché ha attenzionato la questione anche nei confronti dell’opinione pubblica.

Che ruolo hanno innovazione digitale e tecnologia nello sviluppo di un prodotto così avanzato e quanto è importante lo sviluppo tecnologico per la preservazione dell’ambiente, anche a più ampio raggio?

Un ruolo fondamentale. La tecnologia, l’Internet of things, l’ingegnerizzazione dei processi innovativi ci hanno consentito di creare AirCare e renderlo sempre più efficace ed efficiente. L’installazione, l’utilizzo e anche la condivisione dei dati sono semplicissimi, e solo grazie alla tecnologia.

Quanto dura un totem AirCare?

Dipende, la versione con batteria dura più di un anno, i ricaricabili, che si collegano alla corrente, vanno caricati ogni quattro mesi. Anche in questo, ovviamente, l’innovazione ha giocato un ruolo primario.

I dati raccolti possono essere condivisi con le istituzioni per monitorare lo stato dell’aria e, soprattutto, l’eventuale presenza di agenti patogeni?

Sicuramente sì, è un po’ quello che stiamo facendo con la Sima, che utilizza i dati seppur in maniera generalizzata, poiché li riceve in maniera sicura e, soprattutto, totalmente anonima.

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Controlla la qualità dell’aria, ci avverte se non è buona e, soprattutto, interviene per pulirla. Distruggendo virus e batteri, Covid compreso. È la nuova frontiera della lotta contro il Covid e si chiama AirCare, distribuito da Harpa Italia

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