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In silenzio ma non troppo, dietro la discussione sul Mes nel centrodestra si muove qualcosa di più ampio. Oggi La Stampa ha intervistato Giancarlo Giorgetti, vicesegretario federale della Lega e responsabile esteri del partito. Tra “statalismo imperante” in Italia, affondi alle task force governative, critiche al Mes (“è la coda terminale di una vecchia Europa che non va più bene”) e all’Unione europea attuale (serve “una nuova fase costituente” anche per rispondere alle pulsioni polacche e ungherese), il numero due di Salvini ha ragionato di politica internazionale e del ruolo della Lega. Con Joe Biden, ha detto, tornerà “un legame maggiore con il Vecchio continente e si potrebbe creare un fronte occidentale per rispondere alle minacce di chi non conosce la libertà e la democrazia e preme alle frontiere dell’Europa” (cioè Cina, Turchia e Russia, ha spiegato).

Per stare in Europa serve l’ombrello della cancelliera tedesca Angela Merkel? Chiede La Stampa. “No, in Europa si può e si deve stare, però si deve avere coscienza dell’interesse nazionale per non diventare Paesi satelliti”, risponde Giorgetti facendo l’esempio delle migrazioni: “Quando alzavamo noi la voce era condiviso. Ora, grazie alla politica della mollezza, Italia e Grecia sono nuovamente sole. L’Europa deve curare gli interessi di tutti. A cominciare dai nostri”.

La domanda successiva è sulla collocazione della Lega, primo partito d’Italia nei sondaggi, al Parlamento europeo. Un tema che da mesi ormai è al centro delle discussioni nel partito. Entrare o no nel Partito popolare europeo? “Lo spiego una volta per tutte”, dice Giorgetti ribadendo cose già dette con forza nelle scorse settimane: “In Europa la Germania è un punto di riferimento e in Germania il punto di riferimento è la Cdu-Csu. Piaccia o non piaccia è difficile sostenere il contrario. Noi siamo il primo partito politico italiano e abbiamo il dovere di parlare con chi oggi e in futuro governerà la Germania influenzando l’Europa. È banale realpolitik”.

Giorgetti parla raramente in pubblico. E negli ultimi mesi, quando gli è capitato, l’ha fatto soprattutto per parlare del ruolo della Lega. A inizio novembre, nel corso del L’Intervista di Maria Latella su Sky TG24, aveva invitato la Lega a “passare dalla fase del pregiudizio a quella del giudizio, così come l’Europa deve fare altrettanto con noi”. Anche in quell’occasione aveva parlato del Ppe. “Questa cosa è stata montata mediaticamente”, aveva detto. “Io ho semplicemente detto che chi vuole far politica in Europa deve capire cosa succede in Germania, e soprattutto deve capire chi sarà il successore di Angela Merkel. Se uno si estranea e non capisce cosa succede lì, come può pensare di giocare un partita o non dico di stringere alleanze, ma di avere quantomeno un dialogo? Bisogna uscire dal provincialismo dei palazzi della politica italiana”.

Anche un mese prima, alla kermesse leghista a Catania di inizio ottobre, Giorgetti aveva ribadito l’intento di portare il partito a uscire dall’angolino sovranista in cui si è infilato nel maggio dell’anno scorso. “Che ci piaccia o no, l’Europa esiste. L’Europa va dove va il Ppe, e il Ppe va dove va la Cdu tedesca”, aveva detto sottolineando che la rivoluzione della Lega passa (anche) da Bruxelles. Lì, scrivevamo su Formiche.net, inizia il re-styling che può accreditarla di fronte alle cancellerie (non solo) europee non più come partito di opposizione, “anti”, ma come forza di governo.

Un progetto di Lega popolare che potrebbe prendere nuovo slancio in questa delicata fase politica, in cui dietro la discussione sul Mes i partiti potrebbero cercare nuovi assetti.

Lega popolare. Così Giorgetti suona la carica

Mes ma non solo. Il centrodestra si confronta sul suo futuro. Intervistato da La Stampa, il numero due della Lega ribadisce che Germania e Merkel sono “punti di riferimento”. “Abbiamo il dovere di parlare con chi oggi e in futuro governerà la Germania influenzando l’Europa”. E con l’arrivo di Biden…

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