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Cina, Russia e Usa hanno messo gli occhi sul polo nel nord della Grecia, strategico perché crocevia di due gasdotti (Tap e Tanap) oltre che “scalo” per le truppe e mezzi in direzione Balcani. Il porto di Alexandroupolis sta assumendo, in sordina, una rilevanza intercontinentale. Ma se fino a ieri sembrava che Washington avesse una corsia preferenziale, ecco che anche Mosca e Pechino avanzano le proprie candidature tramite la manifestazione ufficiale di interesse alla privatizzazione.

ALEXANDRUPOLIS

I cinesi in Grecia sono già presenti al Pireo con Cosco. Inoltre l’Autorità portuale di Salonicco, controllata da un consorzio dove spicca l’oligarca ellino-russo Ivan Savvidis, ex deputato alla Duma, ha espresso interesse per il porto. Mosca non ci sta a lasciare alla concorrenza il nuovo hub militare ed energetico proprio ora che occorre un occhio che vigili anche sulle mosse di Erdogan. Per cui si potrebbe avviare una sorta di guerra fredda (di posizioni e di geopolitica) con la Grecia come nuovo terreno di scontro tra colossi, senza dimenticare che Atene ha già detto no al 5G di Huawei.

Al momento sembra che i cinesi intendano colpire l’alleanza greco-americana che non solo si sta cementando sul versante logistico di Alexandroupolis, ma riguarda anche il settore militare e della difesa, grazie all’accordo siglato dal Segretario di Stato Mike Pompeo e il premier Kyriakos Mitsotakis per l’uso di quattro basi elleniche, con in ballo anche il raddoppio della base som di Souda Bay a Creta.

LE OFFERTE IN CAMPO

Sono cinque le giunte al fondo greco HRDF per la subconcessione del diritto di utilizzare, mantenere, gestire una parte del porto Filippos II di Alexandroupolis. Si tratta di Pfic Ltd; International Port Investments Kavala (che comprende Black Summit Financial Group, EFA Group e GEK TERNA); il consorzio composto da IMERYS, Goldair Cargo e IMG; e OLTH SA (ovvero il porto di Salonicco).

Quest’ultimo è controllato a maggioranza da una società con sede a Cipro, la South Europe Gateway Thessaloniki Limited (SEGT) di cui il 33% è posseduto dalla società statale China Merchants Port Holdings (CMPH) attraverso un’altra holding con sede a Cipro, Terminal Link SA, una joint venture di proprietà di CMPH (China Merchants Port Holdings Co.Ltd 49%) e la francese CMA CGM (51%). Un altro 20% di SEGT appartiene a Belterra Investments, società controllata dall’imprenditore Ivan Savvidis, che rappresenta di fatto gli interessi della Russia.

VIA DELLA SETA

Va osservato che la Cina, attraverso la COSCO Shipping di proprietà statale, controlla già il Pireo che rappresenta la spina dorsale mediterranea per la Belt and Road Initiative (BRI) di Pechino. La presenza cinese ad Atene e a Salonicco offre al governo di Xi un ruolo primario non solo nei vettori commerciali europei ma anche nelle infrastrutture connesse: il rifermento è alla rete che si sta estendendo in tutto il costone balcanico, dalla Serbia fino alla Turchia, ovvero una serie di paesi che sono stati oggetto di investimenti chirurgici da parte di compagnie cinesi.

Inoltre la OLTH SA che gestisce Salonicco (le cui azioni nell’ultimo trimestre hanno fatto registrare un interessante aumento del 7%) ha recentemente firmato due accordi con la CMPH e la sua controllata China Merchants Holdings International Information Technology (CMHIT) per l’integrazione del sistema operativo del container terminal da parte degli operatori portuali di Salonicco: in questo modo è diventato il primo porto europeo ad installare il software CMPH. Per cui una ulteriore presenza cinese ad Alexandroupolis verrebbe vista come una ulteriore invasività di Pechino non solo in Grecia ma nell’intera macro regione euro mediterranea.

SCENARI

Sullo sfondo si apprende che il fondo ellenico HRADF intende cedere anche le sue quote di maggioranza nei porti di Igoumenitsa, Heraklion e Volos. Il secondo si trova a Creta, dove come detto si realizzerà il raddoppio della base som a Souda; il terzo è vicino alla base dell’aeronautica di Larissa, dove da un semestre operano già gli elicotteri Kiowa che la Grecia ha acquistato di seconda mano dagli Usa e i droni americani che rientrano nell’accordo con Pompeo. Tutti elementi che si agganciano a doppia mandata al discorso relativo ai nuovi equilibri che intendono costruire nel Mediterraneo le tre potenze.

twitter@FDepalo

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