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“Fanculo Erdogan”, il titolone di Dimokratia è forte. Un insulto che ha suscitato l’ira di Ankara a cui però Atene ha subito risposto: il ministero degli Esteri greco ha denunciato i toni oltraggiosi del giornale (e viene da chiedersi: quando mai un ministero turco ha ripreso un media turco per aver usato parole sopra le righe nei confronti della Grecia?).

Passa dai giornali dunque l’ultimo screzio dell’ampio confronto greco-turco che si sta scatenando attorno al nodo geopolitico — presente e futuro — del Mediterraneo orientale. Ci sono stati contatti, veicolati dalla Nato. E sempre sui giornali, sul greco Kathimerini, nei giorni scorsi si era aperto uno spiraglio di dialogo quando i capo della diplomazia di Atene e Ankara avevano parlato della possibilità, finanche della necessità, di trovare la via per de-escalare una situazione incendiaria — rischiosa per gli equilibri di Nato ed Europa.

L’agenzia stampa governativa turca Anadolu riferisce che, a causa del titolo, la Turchia ha convocato l’ambasciatore di Grecia ad Ankara. Il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha dichiarato che il diplomatico ellenico Michael-Christos Diamessis è stato convocato per un “titolo volgare” su Erdogan, aggiungendo che è naturale per i media di entrambi i paesi criticare i reciproci politici, e di farlo anche pesantemente, ma che la libertà di stampa non include l’insulto.

Il ministero degli Esteri di Atene ha replicato che la libertà di stampa “non nega l’obbligo di astenersi da insultare la personalità di qualsiasi individuo, in special modo un leader straniero. (…) Il ricorso a un linguaggio offensivo va contro la cultura politica e può essere solamente condannato”.

Nei giorni scorsi, la Grecia aveva emesso una Navtex (avviso ai naviganti) per un’esercitazione tra le acque di Chio, isola dell’Egeo che guarda la costa anatolica. La Turchia aveva risposto con un proprio avviso – avrebbe mandato navi militari nell’area perché riteneva quella greca una violazione del Trattato di Losanna del 1923, che vieta la militarizzazione di quelle isole.

Questo scambio recente fotografa una chiara direttiva turca: se la Grecia può violare l’intesa svizzera, allora Ankara vuol fare altrettanto. La Turchia vuole modificare quel trattato da tempo, perché lo ritiene un vincolo per la propria proiezione strategica (militar) verso il Mediterraneo – un modo che permetterebbe anche di allontanare quella prima linea greca dalle coste dell’Anatolia.

La sfera militare è in questo momento molto battuta da entrambi i paesi. Da Atene recentemente non è arrivata solo la volontà di militarizzare l’Egeo, ma anche la notizia di un nuovo rafforzamento delle forze armate, con l’acquisto di nuove unità e l’allungamento della leva di tre mesi (ora durerà un anno), nonché il potenziamento della base di Souda, a Creta. Interessante che su quest’ultima notizia ci siano finiti di mezzo gli Stati Uniti: il Pentagono è stato costretto a smentire ad Anadolu le voci sulla possibilità di trasferire gli assetti di Incirlik (la base nucleare americana in Turchia) proprio sull’isola greca.

 

 

Il vaffa del quotidiano greco Dimokratia fa infuriare Erdogan. E Atene...

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