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E rete fu. Il governo ha fatto un concreto passo avanti per la rete unica. Un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e l’ad di Cassa depositi e prestiti (Cdp) Fabrizio Palermo ha sbloccato l’impasse con un via libera unanime. Tim otterrà la maggioranza, ma vedrà limitati i suoi poteri nella governance. Lunedì prossimo, salvo colpi di scena, il cda di Tim darà l’ok all’ingresso del fondo americano Kkr in Fibercop, la nuova società che gestirà la rete secondaria dell’ex monopolista. Nel progetto entreranno anche Fastweb e Tiscali.

Non tutti nella maggioranza brindano, a partire dal titolare del Mise Stefano Patuanelli, che avvisa sibillino: l’accordo Tim-Cdp “dovrà essere oggetto di monitoraggio costante da parte del governo”. “C’è poco da esultare”, commenta a Formiche.net Nicola Porro, vicedirettore del Giornale e conduttore di Quarta Repubblica. Mancano i numeri, le cifre, le deleghe, nota il giornalista. Una sola cosa è certa: la rete unica di Stato al riparo dai fondi internazionali come Kkr non vedrà la luce. Insomma, non è andata come voleva Beppe Grillo.

Porro, accordo raggiunto.

Prima di tutto non è un accordo. Dopo aver inviato una lettera al Cda di Tim il 4 agosto per sospendere l’offerta del fondo americano Kkr, il governo ha optato per una soluzione a metà. Cioè dare a Tim la maggioranza, ma non la governance della rete unica per non integrare verticalmente il venditore di telefonia e il gestore della rete. Peccato che ci sia un grande caveat.

Cioè?

Come sono distribuiti questi poteri? Chi nomina il consiglio, che prerogative ha il presidente, a chi spettano le deleghe? Dire che il diavolo è nei dettagli è riduttivo. Non lo decide un decreto chi comanda in un’azienda. Per non parlare delle cifre. Ne stanno girando di farlocche.

C’è stata una valutazione della rete da parte dei fondi che investono.

Nessuno ha stabilito il vero valore di questa rete. Kkr ha valutato l’intera infrastruttura 7,7 miliardi di euro, perché così può avere le spalle più larghe nella fusione. Servirebbero degli advisor indipendenti. Se non sai il valore economico non capisci la ratio di questa operazione. Questa valutazione ovviamente qualcuno l’ha già fatta.

Chi?

Appunto, i fondi internazionali. Kkr, ma anche Macquarie, che vuole rilevare metà di Open Fiber da Enel. Secondo voi fondi di questo calibro entrano in una società unica senza sapere il rendimento dell’operazione? I pensionati della California investono i loro soldi in questa rete al buio? Certo che no. Non parliamo di dettagli irrilevanti. Il governo ha voluto fare uno spot per poter gridare al mondo di aver fatto la rete unica.

Ad ogni modo, il compromesso sembra una sconfitta cocente per Beppe Grillo.

Difficile dirlo. Sulla rete unica Grillo ha detto tutto e il contrario. Non ne capisce nulla, nell’ultimo intervento ci ha messo dentro anche la telefonia mobile. Certo è un risultato diverso da quello voluto dal Movimento, che ha dimostrato di aver grande interesse in questa partita.

Chiudiamo con un’altra partita che si è sbloccata: Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, ha avuto il semaforo verde della Bce per raddoppiare la sua quota in Mediobanca.

La partita è solo all’inizio. La storia la sappiamo: Mediobanca è importante non tanto per Compass quanto per il controllo relativo di Generali. Si è fatto un gran parlare delle supposte mire di Del Vecchio. Ma la sua è un’operazione di mercato, che ha peraltro ottenuto le autorizzazioni richieste. Poco importa, il governo vorrà dire la sua. Di questi tempi le autorizzazioni vanno chieste a Palazzo Chigi.

Chi esulta per la rete unica? Non Grillo... Parla Nicola Porro

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