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C’è l’emergenza economica e sociale più grave dal 1945, servono risorse e coperture per i provvedimenti in favore della Fase 2. L’idea del governo sarebbe quella di tassare, ancora una volta, il gioco legale, che ogni anno frutta alle casse dello Stato circa 10 miliardi di euro a fronte di una raccolta di 105 miliardi, più di Francia e Germania.

Ma le imprese del settore, non ci stanno. Troppo un prelievo dello 0,75% sulla raccolta scommesse, previsto nel Decreto Rilancio che verrà approvato questo pomeriggio. Si rischia un aumento del carico fiscale del 30%, con tutte le ripercussioni, occupazionali in primis, del caso. Soldi con cui il governo vorrebbe finanziare il Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale (20 milioni nel 2020, 40 nel 2021), uscito tutt’altro che indenne dall’emergenza sanitaria.

Per questo Confindustria Servizi Innovativi, la Federazione Italiani dei pubblici esercizi (Fipe), Confesercenti e la Federazione Italiana Esercenti Gioco Legale hanno preso carta e penna per esprimere al governo la loro contrarietà e disappunto verso la misura.

Una proposta “immotivata, assurda e pericolosa e per di più avanzata in un momento in cui la crisi del Covid-19 ha messo in ginocchio il Paese, le sue aziende ed i suoi lavoratori. Se venisse effettivamente applicata, il settore delle scommesse sarebbe oggi l’unico in Italia a subire un aumento fiscale”, scrivono le associazioni. “La causa dello sport è sicuramente meritevole di supporto, ma con altri mezzi e non a spese di lavoratori e famiglie che già oggi vivono il dramma della cassa integrazione e che, invece di ricevere supporto, perderanno il lavoro”.

Secondo le imprese del settore il provvedimento avrebbe infatti un impatto devastante sull’intero comparto delle scommesse, “già duramente colpito dalle ripercussioni derivanti dall’emergenza sanitaria, senza ancora una data e una prospettiva per la riapertura e con decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, inclusi quelli dei 10mila piccoli imprenditori che gestiscono i punti vendita. L’ipotizzato contributo dello 0,75% sulla raccolta dalle scommesse, applicato solo su aziende che operano in Italia, determinerebbe un incremento stimabile nel 30% circa dell’attuale tassazione, costringendo gli operatori a scelte drastiche, con immediate ripercussioni negative sull’occupazione”.

Dura anche la Federazione degli esercenti del gioco legale. “Se il mondo del calcio ha bisogno di aiuto”, attacca Stefano Papalia, presidente della Federazione Italiana Esercenti Gioco Legale, “il governo dovrà trovare le risorse necessarie senza con ciò affossare le imprese che lavorano nel nostro Paese, imprese che in questo momento si aspettano dallo stesso governo di essere tutelate ed aiutate e non affossate. La richiesta di contributo avanzata rischia di mettere in ginocchio, se non di far chiudere, il settore delle scommesse, con la conseguenza che il contributo in argomento sarebbe praticamente azzerato. Infine, la cosa che più ci preoccupa è l’impatto occupazionale che tale scelta provocherebbe a causa del licenziamento obbligato di migliaia di lavoratori che lavorano nel settore”.

“Siamo stanchi di essere il bancomat del Paese” è il pensiero infine del coordinatore della Federazione, Corrado Luca Bianca, “abbiamo persone e famiglie che lavorano e che fanno affidamento sugli stipendi che vengono pagati dalle imprese che i nostri imprenditori hanno aperto, facendo affidamento sul fatto che tali attività sono oggetto di concessione statale”.

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