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La Cina è su una fase difensiva aggressiva nei confronti degli Stati Uniti. Esperti militari ed analisti parlano sui media autorizzati dal Partito per riferire che le comunicazioni inter-militari stanno calando e il rischio di scontri in alcuni quadranti delicati è altissimo. Manovre che potrebbero provocare enormi incidenti diplomatici tra le due potenze che nei mesi della pandemia hanno alzato il livello del confronto.

Nonostante il presidente Donald Trump abbia recentemente difeso l’accordo commerciale di gennaio, tra i due Paesi la tensione resta alta. Il Mar Cinese e lo Stretto di Taiwan, ambiti in cui la Cina intende far valere la propria forza e gli Usa hanno intenzione di non retrocedere, sono le regioni più sensibili.

A metà aprile un anonimo ufficiale della marina cinese ha rivelato che una nave da guerra statunitense aveva avvicinato a meno di 100 metri la “Liaoning”, l’unica (per ora) portaerei cinese in funzione. Tutto avvenuto al largo del Pacifico, dove secondo Pechino la US Navy ha schierato circa il 60 per cento dei propri assetti.

Dal South China Morning Post di Jack Ma al Global Times controllato dal Partito, vengono virgolettati i funzionari cinesi che esprimono preoccupazione per l’intensa presenza Usa nel Mar del Sud – dove in contemporanea, adesso, ci sono tre portaerei con i relativi gruppi da battaglia. Temono, almeno ufficialmente, scontri accidentali, ma è chiaro che dietro all’allarme c’è un’inquietudine di livello molto più alto: la presenza americana è un messaggio strategico contro Pechino, e il Dragone sente il fiato sul collo.

Oggi il National Institute for China Sea Studies ha pubblicato un rapporto sulle nuove attività americane. Lo studio sulla presenza militare statunitense nell’area indo-pacifica indica che Washington, da quando è entrato in carica Trump, ha spostato i propri interessi verso la “great-power competition“, qualcosa di “simile alla Guerra fredda” denunciano gli analisi cinesi.

Cina-Usa. La tensione (militare) è nel Pacifico

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