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Bloomberg lo definisce un colpo di avvertimento. Secondo Agatha Kratz del Rhodium Group, citata dalla stessa agenzia, “è un caso emblematico che potrebbe portare a molti altri simili”. L’Unione europea ha deciso di imporre dazi sui produttori cinesi di tessuti in fibra di vetro (materiale che trova applicazione in molti settori, dalle turbine eoliche alle attrezzature sportive passando per il campo aerospaziale) che hanno sede in Cina e in Egitto. Il tutto dopo aver scoperto che questi avevano beneficiato di pratiche commerciali sleali che hanno permesso loro di presentarsi sui mercati europei con prezzi eccessivamente bassi. Come si legge nell’atto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, le società hanno goduto di prestiti preferenziali, terreni ed elettricità “artificiosamente” convenienti e varie sovvenzioni e agevolazioni fiscali come sovvenzioni all’esportazione.

Per la prima volta l’Unione europea ha deciso dunque di accendere un faro sulla Via della Seta per indagare sugli aiuti cinesi che sostengono in maniera sleale le società cinesi con sede all’estero. Normalmente, nota l’agenzia Reuters, Bruxelles “considera solo i sussidi dal governo ospitante”. In questo caso, la Commissione europea ha rilevato che la quota di mercato dei produttori in Cina ed Egitto è salita dal 23% nel 2015 al 31% nel 2018, mentre il loro prezzo medio di vendita è diminuito del 14%. 

Nel mirino sono finite due aziende egiziane, sussidiarie di due colossi cinesi, China Jushi e Zhejiang Hengshi Fiberglass Fabrics: Jushi Egypt for Fiberglass Industry e Hengshi Egypt Fiberglass Fabrics hanno selezione della Zona di cooperazione economica e commerciale Cina-Egitto a Suez, che è parte della Via della Seta. Combinati con i dazi antidumping, l’Unione europea applicherà dazi retrodatati al 22 gennaio che variano dal 30% al 99,7%, i più alti sulle aziende con sede in Cina, i più bassi per le operazioni in Egitto.

A fare le spese dei sussidi cinesi sono stati diversi produttori europei, tra cui la belga European Owens Corning Fiberglas, la francese Chomarat Textiles Industries, la tedesca Saertex e la finlandese Ahlstrom-Munkzjo Glassfibre. Tech-Fab Europe, associazione di produttori europei di tessuti in fibra di vetro, ha invece festeggiato i dazi, che segnano una “nuova era nella difesa commerciale dell’Ue per contrastare i sussidi stranieri”.

Pechino, invece, si è scagliata contro la decisione europea parlando di violazione delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Ma Bruxelles potrebbe non fermarsi qui. Ci sono infatti altre due indagini in corso: una importazione nell’Unione europea di rinforzi in fibra di vetro sempre dall’Egitto; l’altra sulle spedizioni di acciaio inossidabile dall’Indonesia ai 27.

Dumping cinese (via Egitto). Scattano i dazi Ue sulla Via della Seta

Bloomberg lo definisce un colpo di avvertimento. Secondo Agatha Kratz del Rhodium Group, citata dalla stessa agenzia, “è un caso emblematico che potrebbe portare a molti altri simili”. L’Unione europea ha deciso di imporre dazi sui produttori cinesi di tessuti in fibra di vetro (materiale che trova applicazione in molti settori, dalle turbine eoliche alle attrezzature sportive passando per il…

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