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“Centrodestra in agitazione: Berlusconi si smarca”. A titolare così stamane non era un foglio ostile al Cavaliere, ma proprio il giornale di famiglia. D’altronde, quelli lasciati negli ultimi giorni dall’ottuagenario leader storico della destra non sono indizi o tracce, ma fatti concreti: l’accettazione del Mes, l’abbandono dell’aula da parte dei forzisti quando si è votato per la sua non attivazione, il rifiuto di votare la sfiducia al ministro Gualtieri, persino la celebrazione acritica del 25 aprile.

Tutti fatti che, da una parte, lasciano presumere che ci siano stati contatti diretti (o forse intermediati da Gianni Letta) di Berlusconi con il premier (e forse non solo con lui), e, dall’altra, lasciano presagire nuovi e futuri scenari. La situazione politica, detto altrimenti, potrebbe essere più in movimento di quanto sembri. La lettura più banale della vicenda è quella per cui alla base di tutto ci sarebbe una sorta di scambio: non belligeranza e attenzione del governo a particolari esigenze del leader di Forza Italia (ad esempio non nominare una persona ostile all’Agcom, la cui presidenza è in scadenza); assunzione del ruolo di “responsabile” nel caso il Movimento Cinque Stelle si spaccasse. Una “responsabilità” dettata anche dal fatto che Forza Italia non si sente ancora pronta per un eventuale turno elettorale (quello che invece Salvini e Meloni esigono da quando è nato il Conte bis).

Non nego che possa esserci anche questo elemento nella scelta di Berlusconi, così come un fattore psicologico che si potrebbe definire del padre che si sente scalzato dai figli (cioè Giorgia e Matteo). Credo però che anche questa volta il Cavaliere mostri di avere fiuto politico. Non gli sarà infatti sfuggito che il centrodestra sta giocando molto in rimessa la partita del coronavirus, le cui carte sono impostate dal governo in perfetta solitudine (altro che la “collaborazione” richiesta da Mattarella!). Certo, si può dire, come fanno Lega e Fratelli d’Italia, che ci vogliono più soldi qui e meno tasse lì, che si deve chiudere x e aprire y (e casomai si può anche anticipare il governo sui tempi).

Tuttavia la politica non può ridursi a una “lista della spesa” da opporre a un’altra. O, quanto meno, le “ricette” concrete vengono logicamente dopo una visione politica, la quale comunque non può ridursi ad una semplice “testimonianza” con il connesso rischio del logoramento. L’opposizione dovrebbe invece avere la forza di proporre un radicale mutamento di paradigma nelle decisioni governative, dicendo ad esempio che per la sua cultura politica, per certi aspetti molto old Left, l’attuale maggioranza non è in grado di affrontare seriamente la ripresa.

Probabilmente, il Cavaliere ha intuito questa condizione di subalternità del centrodestra (o destra-centro) e, con una mossa del cavallo, ha rimesso in moto una situazione di stallo della politica italiana. Certo, tutto sta a vedere fin dove l’entente cordiale si spingerà e fino a quando durerà. Non credo però che Forza Italia arriverà a sconfessare la sua storia alleandosi con i suoi nemici storici.

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