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La prima risposta del Cremlino alla proposta di cessate il fuoco emersa dai colloqui tra Stati Uniti e Ucraina è arrivata nelle scorse ore. E, come ci si poteva aspettare, è molto poco assertiva, e anzi alquanto temporeggiante. “Ci aspettiamo, come è stato detto ieri a Gedda, che il Segretario di Stato Rubio e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Waltz ci informino attraverso vari canali sui dettagli dei negoziati e sull’intesa raggiunta nei prossimi giorni”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il quale ha aggiunto che i funzionari di Mosca starebbero “esaminando attentamente” la dichiarazione congiunta Usa-Ucraina sulla proposta di cessate il fuoco, in cui si parla anche di “scambio di prigionieri di guerra, rilascio di detenuti civili e ritorno dei bambini ucraini trasferiti con la forza”.

Alla diplomazia e alle parziali aperture di Peskov si aggiungono le bordate sulla proposta fatte da Yuri Ushakov, uno dei consiglieri più stretti di Putin, che ha dichiarato di considerare il cessate il fuoco solo come un modo per permettere all’esercito ucraino di riprendere fiato. Doveroso notare come questo “rifiuto” non sia la posizione ufficiale del Cremlino, e come probabilmente sia un tatticismo diplomatico per allungare i tempi di elaborazione e al tempo stesso alzare l’asticella di eventuali richieste.

Due persone informate sui fatti hanno riferito a Reuters che qualche settimana fa, prima dell’incontro tra Usa e Ucraina a Gedda, la Russia avrebbe presentato agli Stati Uniti un elenco di richieste per un accordo che ponga fine alla sua guerra contro l’Ucraina e ripristini le relazioni con Washington. Non è chiaro cosa Mosca abbia incluso esattamente nella sua lista, così come se la sua disponibilità a impegnarsi in colloqui di pace con Kyiv sia condizionata alla loro accettazione. Tuttavia, alcune delle richieste incluse coincidono con quelle già presentate in precedenza all’Ucraina, agli Stati Uniti e alla Nato, tra cui il divieto di adesione all’Alleanza Atlantica per Kyiv, l’accordo di non dispiegare truppe straniere in Ucraina e il riconoscimento internazionale dell’appartenenza alla Russia della Crimea e dei quattro oblasti formalmente annessi nel settembre 2022. Lo stesso Peskov ha inoltre confermato l’arrivo a Mosca di Steve Witkoff, che è ufficialmente l’inviato di Trump per il Medio Oriente ma che sta assumendo un ruolo crescente negli sforzi negoziali per porre fine alla guerra in Ucraina, che secondo Axios dovrebbe incontrarsi con il Presidente russo Vladimir Putin, di ritorno dalla linea del fronte. L’inquilino del Cremlino si è infatti recato a visitare le truppe impegnate nelle operazioni nell’oblast di Kursk, dove le forze armate russe hanno avviato una controffensiva che sta respingendo i soldati di Kyiv fuori dalla regione russa invasa all’inizio dello scorso agosto.

L’incontro potrebbe essere propedeutico ad un eventuale summit tra il leader russo e il presidente statunitense Donald Trump, incontro che il Cremlino starebbe cercando di organizzare tra il mese di Aprile e quello di Maggio (in prossimità della Pasqua ortodossa), secondo delle fonti contattate dal Moscow Times, che suggerisocno l’Arabia Saudita come probabile luogo dell’incontro. Mosca preferirebbe ritardare l’incontro il più a lungo possibile per massimizzare le potenziali concessioni da parte di Washington in cambio della cessazione delle azioni militari in Ucraina da parte della Russia. “Il tempo è dalla parte del Cremlino”, hanno dichiarato le fonti al Moscow Times, che però riconoscono la necessità di “cogliere l’attimo” e di bilanciare la spinta di Trump per un rapido cessate il fuoco con considerazioni geopolitiche e interne più ampie.

Nel frattempo alcuni analisti notano come il Cremlino, nonostante le discussioni in corso, stia aumentando i suoi sforzi militari, con una velata discussione su una seconda ondata di mobilitazione, la costituzione di nuovi battaglioni cosacchi e l’aumento dei finanziamenti per questi ultimi, l’aumento dell’addestramento dei riservisti e la ritrosia mostrata nel terminare i contratti con i militari. Le interpretazioni possibili sono due: la prima è che il rafforzamento militare di Mosca indichi che gli obiettivi di Putin di distruggere completamente l’Ucraina come Paese democratico e indipendente non sono cambiati, e che l’espressa volontà della Russia di partecipare ai colloqui sia strumentale. La seconda è che questo continuare a rafforzare il proprio apparato militare sia un modo per aumentare il proprio potere negoziale una volta aperto ufficialmente il tavolo.

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