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Ecco il seguito di Noi prof che stress con l’intervista a Claudio Rastelli, compositore, pianista e divulgatore, docente di Pratica e lettura pianistica al Conservatorio Morlacchi di Perugia, per parlare ancora del mondo della formazione al tempo del Coronavirus

Ho avuto modo di conoscere Claudio Rastelli qualche anno fa in occasione della presentazione del programma degli Amici della Musica di Modena, associazione da lui diretta. Poi l’ho seguito in diverse manifestazioni, ed ora, a proposito della mia piccola indagine sulla reazione a questa rivoluzione tecnologica nel mondo della formazione, ho pensato che la sua testimonianza potesse senz’altro emergere nella casistica.

Come vi avevo anticipato, dopo la mia esperienza da prof dell’università Lumsa di Roma, ho voluto intervistare diversi colleghi che vivono la realtà della formazione oggi al tempo del Coronavirus.  Quindi all’esperienza di un collega dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, ho voluto far seguire questa con un prof del Conservatorio di Musica. Poi seguiranno le testimonianze di una prof di un liceo di Firenze e colleghi di Roma e provincia anche delle scuole medie.

Ecco la mia chiacchierata con Claudio Rastelli.

Claudio, quanto incide l’emergenza Coronavirus nel nostro mondo della formazione? 
Il Coronavirus, semplicemente, ha interrotto la nostra vita. Così, in tutti gli ambiti, abbiamo cercato di ricreare condizioni somiglianti anche lontanamente alla vita precedente. La didattica a distanza è uno dei tanti esempi. E’ solo un palliativo? Dipende, ma almeno serve a dare un ritmo alla vita di allievi e docenti.
Per mondo della formazione, però, si intende soprattutto la Scuola Primaria e la Secondaria di I e II grado”, segue a ruota l’Università. Io insegno in un Conservatorio…
 
Ma il Conservatorio è comunque una scuola!
 
Certo! Ma non è una scuola di massa e la sua immagine, purtroppo, è ancora quella misteriosa, irrazionale, ottocentesca, così come la Musica stessa è considerata frutto di un talento gratuito e non di una formazione faticosa almeno come tutte le altre.
Il Conservatorio ha una lunga storia, ricca di pregi, difetti e lentezze. Per troppo tempo, in Italia, il Conservatorio si è comportato come una istituzione “antica”, per programmi di studio, modalità di insegnamento e tanto altro. Anche per questo motivo permane l’immagine di cui sopra. Ciò non toglie, come già detto, gli antichi pregi. Da circa 20 anni, poi, il Conservatorio è divenuto “Università”, un salto enorme che ha creato opportunità e problemi.
 
Stiamo al tema della formazione al tempo del Coronavirus. Anche voi fate lezione online? Come vi siete organizzati?
 
Si, le facciamo, ma viste le numerose materie, i vincoli strumentali e le diverse modalità (lezioni singole, collettive, laboratori) il Direttore lascia ai docenti la cura di gestirle nei tempi e nei modi più coerenti. Le materie più fortunate ai tempi del Coronavirus sono quelle che non impediscono in modo decisivo le dinamiche umane, la gestione dei contenuti e la fruizione delle lezioni. Ad esempio una lezione di Storia della Musica (collettiva) può avvenire registrata – zero interferenze tecniche, in modalità iperfrontale, quindi senza interazione con gli allievi, ma con possibilità di riascoltare più volte la lezione e di porre domande tramite i social o altro – oppure in diretta tramite Zoom o simili – in questo caso servono accorgimenti per gli esempi audio da far ascoltare e così via. Certo la classica lezione di Musica da Camera, ossia da due musicisti in su, ognuno a casa propria (!) è impossibile. Io insegno Pratica e Lettura Pianistica, si tratta di lezioni singole che, nella normalità, si svolgono al pianoforte. In questo caso il problema maggiore della didattica a distanza è quello dell’audio/video che spesso non è ben sincronizzato a causa di carenza della linea wifi di almeno uno dei due connessi. Come dire, la musica e le mani del pianista vanno ognuno per conto proprio!
 
Sei soddisfatto della qualità delle tue lezioni a distanza?
 
Bisogna mediare, talvolta accontentarsi. Una modalità che trovo abbastanza efficace e capace di aggirare i problemi tecnici è di ricevere uno o più video dall’allievo (tramite smartphone) e poi commentarli in una videoconferenza con l’allievo. Il gesto stesso dell’autoregistrazione, poi, è utile all’allievo per almeno due motivi: la concentrazione e l’emozione diventano simili a quello di un’esecuzione dal vivo; l’ascolto e le correzioni, ossia l’autovalutazione della propria esecuzione.
Ma l’importante, per ora, è cercare di tenere alto il morale della truppa, ossia di avere continuità e vicinanza con quello che, senza Coronavirus, avrebbero dovuto fare e pensare.

Beh giudicate voi quanto spirito d’adattamento dobbiamo avere noi Prof e quanto questo destabilizza tutti noi che operiamo nella formazione! Tutti i TG parlano degli studenti, a cui sicuramente questa pausa forzata avrà procurato un grande choc e se la ricorderanno (immagino) per tutta la vita. Ma non pensate che la vita degli insegnanti, dei docenti e professori tutti, sia stata resa più semplice in questo dannato smartworking, perché così, vi assicuro, non è!
 


 
 
 

Noi Prof che stress vale anche per il Conservatorio?

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