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Siamo i peggiori perché siamo i migliori: è la tesi, che suona paradossale, di Donald Trump, che s’appunta sul petto la medaglia degli Usa Paese con il più alto numero al mondo di decessi e contagi da coronavirus. “La considero, in un certo senso, una buona cosa – dice il presidente – perché significa che i nostri test sono molto meglio. Quindi lo vedo come un distintivo d’onore”.

Trump parlava ieri con i giornalisti dopo la prima riunione dei ministri alla Casa Bianca dall’inizio delle misure restrittive anti-epidemia. L’alto numero di contagi – ha aggiunto – “è un grande tributo ai test e a tutto il lavoro svolto da molti professionisti” del settore sanitario.

LA CONTA DEI DANNI

Le frasi del presidente sono state pronunciate quando, secondo i dati della John Hopkins University, il numero di contagi negli Usa ha superato i 1.550.000 – sono quasi 1.552.000, per l’esattezza – e quello dei decessi sfiora i 93.500 – 93.452, per l’esattezza -. Ieri, i morti sono stati 1.561. Secondo il Center for Disease Control, gli Stati Uniti avevano condotto fino a martedì 12,6 milioni di test.

TRUMP VUOLE RIAPRIRE

Il Comitato nazionale democratico ha subito contestato le affermazioni fatte alla Casa Bianca, denunciando “un completo fallimento della leadership”. E nuovi modelli epidemiologici indicano che se le misure di distanza sociale fossero state prese una settimana prima 36 mila vite umane sarebbero state risparmiate.

Ma Trump, che fu tra gli ultimi leader occidentali a rassegnarsi alle misure di chiusura, è ormai tutto proteso alla riapertura. Tutti i 50 Stati dell’Unione stanno riprendendo l’attività, almeno in parte: l’ultimo è il Connecticut, con la riapertura oggi di negozi, uffici, musei. Secondo il New York Times, la mappa delle restrizioni che restano in vigore mostra una situazione a macchia di leopardo.

IL G7 A CAMP DAVID

Il presidente vuole pure che il vertice del G7 sotto presidenza Usa si faccia a giugno a Camp David, con tutti leader intorno al tavolo e non in videoconferenza. “Ora che il nostro Paese sta tornando grande, sto pensando di riprogrammare il meeting nella stessa data o in una data simile”, twitta. “Anche gli altri Paesi stanno cominciando a tornare sulla scena. Sarebbe un gran segnale per tutti, normalità!”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha già risposto che ci sarà, se ve ne saranno le condizioni.

BOTTA E RISPOSTA CON PELOSI

Criticato dai democratici per Usa per il suo ricorso all’idrossiclorochina, un farmaco anti-malarico, per prevenire il coronavirus, malgrado i medici non ne riconoscano l’utilità e ne indichino i rischi,  Trump ha ieri definito la speaker della Camera Nancy Pelosi, che aveva ironicamente fatto cenno alla sua età e alla sua obesità, una “donna malata, con problemi mentali”: “Non le rispondo, credo sia una perdita di tempo”, ha detto Trump ai reporter, sostenendo che il medico della Casa Bianca, Sean Conley, gli ha spiegato che “i potenziali benefici del trattamento superano i relativi rischi”.

Pronta la replica della Pelosi: Trump è come i “bambini coi pantaloni infangati e le scarpe sporche di pupù di cane … Le azioni del presidente sono totalmente inappropriate”. La Pelosi ha insistito: “Trump soffre di confabulazione: riempie i vuoti di memoria con invenzioni che crede vere. Non conosce la verità … gli basta dire qualcosa per crederci, perché l’ha detto lui”.

I SOSPETTI (ELETTORALI) SUL MICHIGAN

Proteso alla riapertura, per rimettere in moto l’economia, e contrario al voto per posta, che secondo lui favorisce i democratici, Trump minaccia di bloccare i fondi al Michigan, uno degli Stati in bilico nelle prossime elezioni, se insisterà sul voto per posta causa epidemia. “Il Michigan manda schede di voto per corrispondenza a 7,7 milioni di persone – twitta –Questo è fatto illegalmente e senza autorizzazione dal disonesto segretario di Stato (del Michigan, ndr). Chiederò di bloccare i fondi al Michigan se vogliono proseguire su questa strada della frode elettorale”.

Dopo Obama, Pelosi. Gramaglia racconta l'assalto di Trump ai democratici

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