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L’emergenza internazionale provocata dalla rapida diffusione del virus Covid-19, con la dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha finalmente costretto i governi di tutto il mondo all’adozione di misure atte a contenere le morti e i danni all’economia.

Le dichiarazioni clamorose del premier inglese Boris Johnson hanno però messo in luce due modalità differenti di contenimento del virus: la prima consiste nel blocco completo dell’economia – eccezion fatta per alcuni settori essenziali o strategici – per salvaguardare il maggior numero di vite umane, compresi gli anziani e i malati; una seconda modalità, invece, tollererebbe il loro sacrificio pur di evitare il collasso dell’economia nazionale. Johnson non è isolato, in Francia nonostante il virus il Presidente Macron non ha vietato lo svolgimento delle elezioni municipali e anche in Italia qualche sindaco, almeno in un primo momento, aveva caldeggiato la rimozione dei blocchi per consentire la ripresa delle attività economiche.

Tuttavia dopo la diramazione delle linee guida Siaarti, relative alle procedure sanitarie in caso di sovraffollamento dei reparti di terapia intensiva, forte è stata la mobilitazione popolare affinché, rimanendo tutti nelle nostre case, si potessero salvare quante più vite umane, ive incluse quelle degli anziani e dei più fragili. La pandemia, insomma, si affronta assieme, come comunità.

In gioco è la centralità della persona umana, anche in economia e ciò deve interrogarci.

Qualcuno (ad esempio il banchiere Ettore Gotti Tedeschi su La Verità) ha voluto sottolineare come le diverse e opposte strategie davanti al virus hanno radici culturali e morali: da un lato rivivrebbe l’etica protestante e secolarizzata, centrata in ultima istanza sul primato di aspetti strettamente economici, dall’altro lato l’etica cattolica, il suo “realismo” spirituale che identifica come bene primario la sacralità della vita e quindi la centralità della persona umana.

In effetti nei paesi influenzati dallo spirito del protestantesimo sono nate pratiche che riflettono una comune morale di fondo che sembra sacrificare i più deboli: l’aborto, l’eutanasia – legalizzata nei paesi con i più alti costi di Welfare State – il suicidio assistito fino ad arrivare ai casi dei bambini britannici Charlie Gard e Alfie Evans.

Il problema che si pone qui è decisivo: possiamo sacrificare alcune vite per garantire più elevati livelli di benessere economico? E come sostenere il costo non indifferente di chi continua a vivere senza poter più generare ricchezza?

La risposta ci arriva proprio dalla intuizione del Prof. Angelo Ferro, imprenditore e Presidente Nazionale dell’Ucid dal 2004 al 2011, del quale lo scorso 13 marzo è ricorso il quarto anniversario della scomparsa.

Ferro credeva che l’afflato donativo che la persona anziana è in grado di sprigionare, se valorizzato in quanto risorsa e connesso con il resto della comunità, anziché rappresentare una voce di costo poteva generare nuovo valore condiviso. Il suo motto era: dobbiamo vedere la longevità come una ricchezza e non come un peso. La coesione sociale, ripeteva, è la seconda gamba di ogni sistema economico competitivo.

Su queste basi è sorta a Padova la più importante infrastruttura di coesione sociale realizzata in Europa, il centro Civitas Vitae, ora dedicato al nome del Prof. Ferro, e che il Movimento Giovani dell’Ucid avrebbe voluto visitare in questi giorni, evento rinviato proprio a causa del coronavirus.

Tutto nasce nel 1958 da un fruttuoso rapporto tra l’allora Vescovo di Padova e il giovane Angelo Ferro. Al Vescovo era stato presentato un problema: le donne friulane in servizio nelle case venete, ormai anziane, non potevano più rimanere nelle case e continuare il loro lavoro. Il Vescovo diede al Prof. Ferro l’incarico di risolvere un importante problema sociale con autentica carità evangelica.

Lo spirito imprenditoriale del giovane Angelo Ferro risolse il problema creando delle case famiglia in cui venivano accolte queste donne anziane, con l’aiuto di una giovane donna piena di iniziativa e di un giovane prete. Da questo granellino di senape, come ci ricorda il Vangelo, è poi nato negli anni il grande albero dell’Opera Immacolata Concezione.

L’inizio dell’attività del Prof. Ferro come imprenditore sociale testimonia la responsabilità dei laici per lo sviluppo e la costruzione del bene comune nella società: essi sono posti in prima e non in seconda linea rispetto alla gerarchia ecclesiastica, rappresentata sul territorio in primo luogo dai Vescovi.

Nel centro Civitas Vitae di Padova, Ferro ha ulteriormente declinato la sua intelligenza imprenditoriale e visione antropologica cristiana: attraverso un distretto aperto a tutta la cittadinanza, l’intera collettività può fare tesoro della generazione dei longevi, del loro deposito di esperienza e di saggezza e della loro peculiare condizione di vita, anche attraverso un fecondo incontro generazionale con i giovani disabili e i bambini, mettendo in rete soggetti profit (banche, imprese) e non profit (fondazioni, enti locali) in un modello altamente innovativo di Welfare Community, ispirato al principio di sussidiarietà circolare.

Il centro accoglie circa mille ospiti con altrettanti dipendenti, svolgendo un’attività ad alta intensità di lavoro, soprattutto per la cura e l’assistenza delle persone non autosufficienti. Esso accoglie anche la casa della sussidiarietà Filippo Franceschi (già Vescovo di Padova), riservata ai sacerdoti anziani delle diocesi del Veneto. Inoltre ospita all’interno un asilo nido riservato non solo ai figli dei dipendenti, ma anche ai figli delle persone che abitano nel quartiere in cui è collocato. Sono stati poi realizzati una chiesa, un bellissimo museo del giocattolo per favorire le relazioni tra i nonni e i bambini, un centro sportivo e una pista per offrire ai giovani l’educazione stradale. La cura termale degli anziani è assicurata dalla presenza di piscine e di palestre con attrezzature ad alto livello tecnologico per favorire e ristabilire le funzionalità fisiche degli anziani.

Tutte le attività fanno capo alla Fondazione Opera Immacolata Concessione (Oic) Onlus, che gestisce in tutto il Veneto una decina di centri con 2500 ospiti e circa 1400 dipendenti.

Angelo Ferro nella sua visione del nostro Paese, in cui un quarto della popolazione ha più di 65 anni, con tendenza a crescere verso un terzo per l’allungamento dell’aspettativa di vita, pensava anche agli effetti dello sviluppo di attività simili a quelle della Fondazione Oic sull’intero territorio italiano, sulla crescita del reddito nazionale e sull’occupazione. Il Censis di Giuseppe De Rita, già Presidente Nazionale di Ucid e grande amico di Angelo Ferro, ha stimato gli effetti potenziali dello sviluppo sistematico di strutture a favore degli anziani simili a quelle dell’Oic, tra i due e tre punti percentuali del nostro Pil, e ancora più in termini di crescita occupazionale.

Ferro, al riduttivismo antropologico di stampo neomalthusiano che inghiotte il nostro mondo e scarta marginalizzandole intere parti dell’umanità, ha opposto un modello in cui i più fragili gli uni accanto agli altri creano un tessuto, dove le nuove generazioni fanno tesoro della saggezza accumulata da chi li ha preceduti e dove il dolore e il limite sono occasioni di crescita umana e possono generare valore per l’intera comunità.

Quella di Angelo Ferro è una visione dello sviluppo umano integrale nella carità e nella verità, dove economia e dono si incontrano, secondo il grande insegnamento sociale di Benedetto XVI contenuto nella Caritas in veritate. Egli credeva fermamente che la massima espressione della giustizia è la carità e che la massima espressione dell’etica è il bene comune. Valore economico e valore etico dell’impresa possono convergere nel lungo periodo, grazie ad imprenditori cristiani impegnati nella costruzione del bene comune.

Una visione in linea con l’insegnamento sociale di Papa Francesco che nella Evangelii gaudium dice no a un’economia dell’esclusione, no alla nuova idolatria del denaro, no a un denaro che governa invece di servire.

Un pensiero che dà dimensione sociale al Vangelo e incarna i grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa: lo sviluppo, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, il bene comune. Un’etica cristiana che aiuta al discernimento degli atti umani secondo principi etici e morali e che è sostenuta da una visione trascendente della vita perché siamo fatti ad immagine e somiglianza di un Dio che si è incarnato e si è fatto uomo per salvarlo. Un uomo che si distingue per i supremi valori della libertà, della responsabilità, della dignità, della creatività.

Come Presidente dell’Ucid Nazionale dal 2004 al 2011, Angelo Ferro ha caratterizzato la vita della nostra associazione su due direttrici fondamentali: l’offerta culturale e formativa per tutti i soci attraverso importanti strumenti di conoscenza, diffusione, e testimonianza dei grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa come Ucid Letter, la Collana Ucid Imprenditori cristiani per il bene comune, il Rapporto triennale Ucid sulla coscienza imprenditoriale per la costruzione del bene comune (Libreria Editrice Vaticana), la monografia sulle Strategie d’Impresa per il Bene Comune (Franco Angeli), altre monografie sul microcredito tra solidarietà e sussidiarietà e microfinanza e giovani imprenditori nel Mezzogiorno. In secondo luogo, la grande attenzione al territorio con le iniziative realizzate con i Gruppi Regionali attraverso le Giornate Siri e le Giornate Wojtyla, con l’assegnazione di riconoscimenti a imprenditori che si sono distinti per le “buone pratiche” a favore dello sviluppo e del bene comune del loro territorio.

Grande era la sua attenzione ai giovani, speranza di un mondo migliore, declinata con la creazione del Movimento Giovani dell’Ucid, inserito per la prima volta nello Statuto nazionale. Una grande attenzione ai giovani che certamente nasceva dalla sua esperienza universitaria, con un affetto per i suoi allievi che accompagnava anche dopo la laurea, con preziosi aiuti e consigli per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Il tema della salute degli anziati d’altronde è sempre stato in cima ai pensieri del Prof. Ferro, in stretta relazione con il valore della famiglia e dei figli, soprattutto dei più piccoli.

C’è un’esperienza di cui il Prof. Ferro andava particolarmente fiero. Nel 2013 fu invitato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates negli Stati Uniti d’America per un summit dedicato ai grandi scenari futuri del mondo nel lungo periodo, soprattutto con riferimento alla salute dell’uomo. Il tema della salute della persona è un obiettivo della Fondazione, e notevoli mezzi finanziari vengono destinati ai bambini e ai giovani dell’Africa dove le condizioni di salute minacciano la loro sopravvivenza. Il modello sussidiario del Prof. Ferro, anche in tema di costi economici delle politiche alternative rivolte agli anziani e alle fasce più giovani della popolazione, stava facendo finalmente scuola.

L’economia ha bisogno degli anziani e dei più fragili. La visione profetica di Angelo Ferro

Di Benedetto Delle Site

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