Skip to main content

Negli ultimi 13mila anni, malattie e guerre sono state catalizzatori dei principali processi di innovazione della storia. L’emergenza dovuta alla pandemia non fa eccezione e ci sta insegnando moltissimo, soprattutto sul nostro modo di vivere il lavoro e cioè che alcune realtà sono ferme a cinquant’anni fa, talvolta prigioniere di una mentalità tecnofoba all’italiana, figlia del mantra “si è sempre fatto così”.

Ma la storia non è un processo lineare, si nutre di discontinuità, esperienze collettive dolorose che lasciano tracce profonde una volta superate. Chi resta, chi sopravvive abita il mondo in modo differente da quanto aveva fatto in passato, sviluppando nuove prospettive e punti di vista. Nonostante negli ultimi anni abbiamo spesso esortato le aziende a innovare in questa direzione le modalità di organizzazione del lavoro, l’emergenza ha colto tutti di sorpresa, salvo rare e virtuose eccezioni.

Prima dell’attuale emergenza sanitaria avevamo avuto un assaggio degli effetti positivi dello smart working, in ABB e Leonardo a seguito della tragedia del ponte Morandi, occasione in cui è stato riscontrato un miglioramento della produttività e del benessere dei lavoratori. Quella che stiamo vivendo è una sperimentazione su larga scala di una specie particolare di smart working fai da te. Si tratta di una situazione forzata, una condizione imposta dalla pandemia da coronavirus.

Prima di tutto, il lavoro intelligente non ha nulla a che fare né con il telelavoro né con il lavoro d’ufficio svolto da remoto. Lo smart working va contrattualizzato ed è il frutto di un processo di partecipazione, dal basso, guidato non da bisogni di sicurezza e sopravvivenza, ma dalla necessità di cambiamento e benessere del lavoratore. Con Franco Amicucci e Raoul Nacamulli abbiamo elaborato un Manifesto per lo smart working pubblicato a marzo su Il Sole 24 Ore, dove abbiamo formulato proposte concrete per utilizzare questa emergenza come opportunità di “scongelamento” delle mentalità e delle abitudini esistenti.

Ma lo scongelamento da solo non è sufficiente a gettare le basi per una trasformazione organizzativa i cui effetti durino nel tempo. Per fare in modo che ciò accada bisogna tener conto della natura del lavoro agile, una modalità emergente di organizzazione del lavoro fondata sul principio di responsabilizzazione delle persone e dei gruppi, su processi di open leadership, sull’engagement e sulla collaborazione.

Le opportunità offerte dallo sviluppo delle Ict hanno reso possibile lo smart working ma per arrivare a forme realmente democratiche di organizzazione del lavoro bisogna porre al centro le persone, valorizzarne il potenziale di autonomia e di sviluppo. Ovvio che elemento essenziale a questa rivoluzione è una cultura dinamica fondata su collaborazione, fiducia reciproca e senso di scopo.

Che fare allora? Per attuare il vero smart working e non quello fai da te, è essenziale potenziare infrastrutture e piattaforme digitali ma prima bisogna agire su un cambiamento culturale, investire cioè su una cultura della responsabilità e dell’autonomia e su sistemi organizzativi evoluti fondati sulla definizione degli obiettivi, sulla comunicazione e sul miglioramento continuo.

L’attuazione del lavoro agile su larga scala implica la gestione di un cambiamento in grado di generare nuovi valori e nuove competenze. All’interno di un tale contesto il coronavirus può rappresentare un acceleratore ma lavoratori e aziende non devono essere lasciati soli in questa tempesta bensì accompagnati verso nuovi obiettivi, valori e modelli comportamentali. In altri termini, la transizione allo smart working deve essere monitorata, guidata, indirizzata attraverso un processo pluralistico e partecipato in cui va valorizzato il ruolo dei corpi intermedi più coraggiosi: le associazioni d’impresa, i sindacati, i fondi interprofessionali, le università, le scuole di formazione e le società di consulenza che dovranno lavorare in modo sinergico.

Quello che faremo adesso sarà decisivo per la ripartenza, che diventerà il campo d’azione di chi avrà il coraggio di cambiare davvero. Più che di rifondazione del futuro del lavoro su base innovativa, bisogna infatti parlare di riprogettazione del lavoro immaginando soluzioni che diano sicurezza all’economia reale, senza lasciare indietro nessuno. Le aziende si sono scoperte vulnerabili in questa crisi e anche per le norme sulle distanze nei luoghi di lavoro saranno invogliate ad accelerare i loro processi di innovazione, automazione e utilizzo delle tecnologie 4.0.

Così si mette in campo al più presto una rete nazionale per l’innovazione, e un gigantesco piano di reskilling dei lavoratori, o saranno guai. E la disoccupazione che ne scaturirà non sarà colpa della tecnologia, ma dell’ennesimo appuntamento mancato con la storia dei gruppi dirigenti italiani, molto spesso eccessivamente conservatori dei loro status quo e per questo incapaci di giocare d’anticipo.

Se lo smart working non è smart. Parla Bentivogli (Fim Cisl)

Di Marco Bentivogli

Negli ultimi 13mila anni, malattie e guerre sono state catalizzatori dei principali processi di innovazione della storia. L’emergenza dovuta alla pandemia non fa eccezione e ci sta insegnando moltissimo, soprattutto sul nostro modo di vivere il lavoro e cioè che alcune realtà sono ferme a cinquant’anni fa, talvolta prigioniere di una mentalità tecnofoba all’italiana, figlia del mantra “si è sempre…

Phisikk du role - Primo maggio e felicità

Qual è il fine ultimo della politica una volta liberata dalle sovrastrutture ideologiche che l’hanno strangolata nel ‘900 e che la soffocano oggi in forma di cascami inerti e inconsapevoli, ripetuti da attori politici stralunati senza sapere perché? A ben pensarci l’unico fine possibile non può che essere il ben-essere dell’uomo: la sua felicità. Riflettiamo, seguendo la scia dei filosofi…

Ecco il Primo maggio (povero) dell'Italia. Il commento del prof. Nappi

Di Severino Nappi

Se Totò fosse ancora tra noi rivendicherebbe il copyright: 50 anni fa in Miseria e Nobiltà Don Felice, scrivano sotto la galleria del San Carlo, cacciava il contadino dopo aver scoperto che era talmente in difficoltà da non poter pagare nemmeno lui. A parte l’elegante pochette, il nostro premier purtroppo sta replicando quella scena. Dopo innumerevoli Consigli dei ministri -…

Il dilemma del turismo, assistenza o sviluppo strategico? L'analisi di Pasanisi

Il turismo, settore tra i più colpiti dalla pandemia, sarà oggetto dei prossimi provvedimenti che il governo varerà. Interventi che, secondo le anticipazioni del ministro della Cultura Dario Franceschini, saranno incentrati su azioni assistenziali di varia natura, volte al sostegno di imprese e addetti. Probabilmente si andrà dalla proroga della cassa integrazione a interventi a favore della domanda interna, quale…

L’industria del farmaco contro il coronavirus. Scaccabarozzi spiega come

Di Massimo Scaccabarozzi

Solo poche settimane fa nessuno immaginava che un virus, il Covid-19 ci avrebbe fatto temere per il nostro futuro e per quello dei nostri figli. O per la vita dei nostri genitori. Nelle fasi di incertezza, tutela della salute e stabilità economica sono fondamentali e l’industria farmaceutica dimostra di essere una grande risorsa per l’Italia, dando risposte concrete alle esigenze…

Vaccinare la Difesa europea contro il virus. Ecco come

Evitare tagli ai budget della Difesa, aumentare il coordinamento nell’Ue e rinsaldare i rapporti con gli Stati Uniti. È la ricetta per evitare che il Vecchio continente soccomba nel mondo post-Covid-19 secondo Claudia Major (a capo della divisione Sicurezza internazionale del think tank tedesco SWP) e Christian Mölling (research director del German Council on Foreign Relations). L’editoriale, pubblicato sulle pagine…

Cieli del nord affollati. I bombardieri russi e la risposta della Nato

Cresce l’attivismo di Mosca sui cieli del nord Europa. Nel giro di due giorni, i voli dei bombardieri russi hanno fatto scattare per ben tre volte l’intervento rapido dei velivoli della Nato, pronti a scortarli fuori dalle aree di interesse dell’Alleanza. LE ATTIVITÀ RUSSE… Martedì è scattato lo scramble (il decollo immediato su allarme) per due caccia polacchi impegnati nella…

Il Pil crolla, ma i nostri conti pubblici terranno. Firmato Istat e Bankitalia

Pil italiano a picco, causa coronavirus. La nostra ricchezza nazionale, secondo le stime provvisorie dell'Istat, calerà nel primo trimestre 2020 del 4,7 per cento. Il calo su base annua sarà invece del 4,8%. Laconico il commento dell'Istituto di statistica. "Si tratta di un calo è di un’entità mai registrata dall'inizio del periodo di osservazione dell’attuale serie storica che ha inizio nel…

L’Fbi ha incastrato Flynn per colpire Trump? Torna il Russiagate

“Loro insieme ad altri, dovrebbero pagare un alto prezzo per quello che hanno fatto di proposito a quest’uomo e alla sua famiglia. Quello che è successo al generale Flynn, un eroe di guerra, non dovrebbe essere permesso che accada mai più a un cittadino americano. Non copriranno nemmeno le grandi notizie su questa truffa!”. Con questo tweet, accompagnato da una…

Ramadan ai tempi del coronavirus. La ribellione dell’Islam radicale

Così come Piazza San Pietro durante il rito della Via Crucis, l’immagine della Grande Moschea de La Mecca praticamente vuota durante la preghiera del venerdì ha colpito milioni di musulmani in tutto il mondo questo mese di Ramadan. La comunità islamica si è unita alle misure di contenimento della pandemia da coronavirus, vietando il pellegrinaggio al luogo di culto e…

×

Iscriviti alla newsletter