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Una telefonata “apoplettica”. Così il Financial Times ha definito la lunga conversazione telefonica che questo giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto con il premier britannico Boris Johnson. Una sfuriata tanto veemente contro l’inquilino di Downing Street da aver pietrificato i suoi collaboratori all’ascolto, “è stata una chiamata difficile”, hanno confidato alla stampa.

La ragione? Huawei. Il governo inglese ha disposto un bando parziale del colosso della telefonia mobile cinese dalla sua rete 5G accusato di spionaggio per il Partito comunista cinese da parte di governo e intelligence americana. Un’esclusione dalla parte “core” della rete, e un tetto massimo del 35% nella parte “non-core”, cioè alberi, antenne radio, fibra. La Casa Bianca l’ha letto come un affronto: da mesi il Dipartimento di Stato Usa invita gli alleati a escludere Huawei e le altre aziende cinesi da tutta la rete 5G.

Alla prima occasione Trump non ha dimenticato di ricordarlo al suo alleato d’oltreoceano. La Casa Bianca non ha confermato il retroscena ma nella freddezza del comunicato che dà conto della telefonata c’è tutto il gelo fra Washington e Londra: “I due leader hanno discusso tematiche cruciali, regionali e bilaterali, inclusa la sicurezza nelle telecomunicazioni”.

L’episodio non è isolato. Altri pezzi da ’90 dell’amministrazione, dal vicepresidente Mike Pence al segretario di Stato Mike Pompeo, avevano espresso in queste settimane lo sconcerto per lo strappo di Londra, che potrebbe lasciare impronte non indifferenti sui rapporti bilaterali. Pompeo, che all’indomani dell’annuncio inglese aveva preso un volo-lampo per Londra incontrando Johnson, lo ha detto senza mezzi termini. Se Huawei entra nella rete 5G, le informazioni sensibili fra alleati (a partire da quelle scambiate fra Paesi membri della Nato) sono a rischio: “Non permetteremo mai che le informazioni americane di sicurezza internazionale siano scambiate su una rete di cui non possiamo fidarci”.

La doccia fredda ha messo sull’attenti il governo di BoJo, che di tutto ha bisogno fuorché di una frattura diplomatica con gli Stati Uniti, con cui balla un maxi-accordo commerciale da rivendicare come primo successo dell’era post-Brexit. Tant’è che il governo inglese, senza tornare sui suoi passi, si è detto disposto a collaborare con i suoi alleati per trovare una soluzione alternativa a Huawei per la rete 5G.

Potrebbe non bastare. Quando i cronisti questo venerdì hanno chiesto a Pence se l’accordo commerciale con Londra è a rischio, ha risposto “vedremo”. “Semplicemente non crediamo che utilizzare asset e tecnologie di Huawei sia coerente con gli interessi alla sicurezza e alla privacy del Regno Unito, né degli Stati Uniti– ha commentato il numero due della Casa Bianca – questo rimane un problema serio fra i nostri due Paesi”. Le aziende americane, ha chiosato Pence, non devono essere costrette a un “compromesso sulla privacy e sulla sicurezza che deriva naturalmente da Huawei e dal controllo del Partito comunista cinese”.

Due sono i nomi in grado di fare concorrenza al colosso cinese: la svedese Ericsson e la finlandese Nokia. I prezzi non competono, Huawei ha un’offerta imbattibile, secondo un’inchiesta del Wall Street Journal dovuta a sovvenzioni, esenzioni fiscali e sussidi dal governo cinese, ma sotto il profilo della sicurezza le due aziende europee sono ritenute affidabili dagli 007 occidentali.

Come farle subentrare alle sfidanti cinesi? È un problema di non facile soluzione che ha innescato un dibattito anche in Europa. L’idea, aveva confidato il presidente della Commissione Esteri del Bundestag Norbert Röttgen a Formiche.net, consiste nella promozione di un mercato europeo del 5G, nel rispetto della normativa Ue sulla concorrenza, anche perché, per il momento, la Commissione Ue non si è schierata a favore di un bando delle aziende cinesi dalla banda ultralarga, limitandosi a pubblicare delle linee guida non vincolanti (il “5G Eu toolbox).

Una soluzione alternativa è stata avanzata questo giovedì dal procuratore generale degli Stati Uniti William Barr durante un incontro al Center for strategic and international studies (Csis) di Washington Dc. “Alcuni propongono che questi timori sulla sicurezza potrebbero venir meno se gli Stati Uniti si allineassero con Nokia ed Ericsson con una partecipazione di controllo, o diretta o attraverso un consorzio privato di aziende americane e di Paesi alleati”. Le due compagnie nordeuropee non hanno commentato la proposta del numero uno della Giustizia Usa, che tuttavia ha invitato i Paesi europei a “considerare seriamente questo approccio”.

Mentre si studiano soluzioni governative in Europa il settore privato ha preso l’iniziativa. Due tra i principali operatori della telefonia mobile europea, la francese Orange (ex France Telecom) e la britannica Vodafone, hanno deciso rispettivamente di non utilizzare e di escludere Huawei dalla costruzione e gestione della rete 5G. L’azienda francese ricorrerà a Nokia ed Ericsson, che già hanno costruito la sua rete 4G. Vodafone invece, a seguito del bando parziale di Downing Street, disporrà lo smantellamento dell’equipaggiamento Huawei dalla parte core del 5G in tutti i Paesi europei.

Huawei e 5G, Washington gela Londra. Accordo commerciale a rischio

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