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Il Congresso chiama, la Casa Bianca risponde. L’emergenza coronavirus negli Stati Uniti non ha messo in sordina la partita per la sicurezza del 5G. Martedì il presidente Donald Trump ha firmato la legge Secure 5G and Beyond Act, una riforma approvata con un ampio consenso bipartisan di Camera e Senato che richiedeva al presidente di adottare una strategia per “garantire la sicurezza dei sistemi di telecomunicazione mobile di prossima generazione” e di “assistere alleati e partner strategici” nella massimizzazione della sicurezza del 5G. A sole ventiquattro ore di distanza, la Casa Bianca ha pubblicato la “Strategia nazionale per mettere in sicurezza il 5G”.

Il documento programmatico si apre con un appello di Trump. “La rete wireless di quinta generazione, o 5G, sarà un vettore primario della prosperità e della sicurezza della nostra nazione nel ventunesimo secolo – scrive il presidente – quest’innovazione, però, dischiude anche nuovi rischi e vulnerabilità”. L’obiettivo della strategia è dunque quello di “facilitare l’installazione domestica del 5G”, ma anche di “valutare i rischi e identificare i principi di sicurezza chiave” e “promuovere una diffusione globale responsabile” della rete.

Una parte sostanziale del documento è dedicata all’assessment dei rischi per la rete 5G. L’amministrazione Trump è da tempo impegnata a trovare una soluzione alternativa al 5G offerto da aziende cinesi come Huawei e Zte accusate di spionaggio per conto del Partito comunista cinese (Pcc). Un ordine esecutivo (13873) del presidente emanato il 15 maggio 2019, tutt’ora non entrato in vigore, dispone il divieto per le compagnie americane di acquistare prodotti delle suddette aziende.

La promessa della Casa Bianca, si legge nel documento, è che quell’ordine sarà implementato, attraverso una serie di attività di controllo affidate al Cfius (Committee on foreign investments of the United States), al Fasc (Consiglio federale per la sicurezza degli acquisti) e alla Fcc (Federal Communication Commission). “Il governo degli Stati Uniti farà leva su queste importanti attività per far fronte al pericolo di fornitori ad alto rischio dell’infrastruttura 5G”.

Attraverso il Fasc, spiega la strategia, il governo assolverà a due funzioni. La prima: vigilare perché non si verifichi un’eccessiva dipendenza delle agenzie federali americane da tecnologia estera, “impedendo l’uso e la vendita di prodotti o altro equipaggiamento, anche nella rete 5G, nei sistemi informativi delle agenzie”. Una misura che è già in vigore, ad esempio, per le forze armate americane, e che ora sarà estesa a tutta la pubblica amministrazione.

Per una mappatura dei rischi cibernetici il governo federale collaborerà con il settore privato, annuncia la strategia, in modo da “individuare e circoscrivere continuamente i rischi all’economia, alla sicurezza nazionale e di altro tipo posti dalle minacce cyber e dalle vulnerabilità nell’infrastruttura 5G”.

Quanto all’implementazione della rete, la Casa Bianca sembra voler proseguire sulla strada non facile di una soluzione “domestica” per il 5G con il coinvolgimento delle principali aziende del settore telco americane e di altri Paesi alleati per mettere alle strette la concorrenza cinese. “L’amministrazione continuerà a lavorare con decisione insieme al settore privato, ma anche con partner e alleati affini per implementare e promuovere ricerca e sviluppo, sperimentazione e valutazione delle nuove tecnologie e dell’architettura che possa avanzare lo stato dell’arte del 5G”. Su questa scia era stato preannunciato un mese fa, con la regia del Consigliere economico di Trump Larry Kudlow, un meeting a Pennsylvania Avenue con le più importanti aziende tech della Silicon Valley ma anche con le europee Nokia ed Ericsson e la coreana Samsung per valutare una soluzione made in Usa (o meglio, made in West) per il 5G.

Per ovvie ragioni, il meeting è stato rimandato. Ma l’attenzione del governo rimane altissima, perché quella per il 5G è una sfida globale su cui l’amministrazione Trump ha scommesso parte del suo mandato. Ad oggi la realizzazione della rete, che la Fcc promette di ampliare estendendo lo spettro delle frequenze “per usi commerciali”, sconta gravi ritardi. Nel report sullo stato dell’arte del 2019 la Fcc parla di 21.3 milioni di americani che vivono in zone senza accesso a una “rete di alta qualità”. Ma secondo un recente studio della Microsoft citato da Bloomberg, sarebbero 163 milioni i cittadini americani che attualmente non usano una rete ad alta velocità.

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