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Nessuna rivoluzione, dice a Formiche.net Antonio Padellaro, fondatore del Fatto Quotidiano. Il M5S da movimento si fa (semplicemente) partito, per cui il passo indietro di Luigi Di Maio è solo l’antipasto degli Stati Generali, che saranno un vero e proprio congresso. “E lì, come nella Dc, chi prende il centro vince”.

M5s, è rivoluzione copernicana con il possibile passo indietro di Luigi Di Maio?

Penso proprio di no. Semplicemente il M5S da movimento si fa partito e, come tale, sceglie la strada di un cambiamento che passa da una nuova guida. Il passo indietro di Luigi Di Maio è solo l’antipasto dell’appuntamento vero, ovvero gli Stati Generali del prossimo marzo che saranno un vero e proprio congresso a cui parteciperanno i passatisti come i nostalgici movimentisti alla Di Battista e i nuovi come Patuanelli, oltre allo stesso Di Maio che non penso uscirà definitivamente di scena. E lì, come accadeva nella vecchia Dc, chi prenderà il centro vincerà.

Ha avuto una qualche influenza la nuova veste, politica, del premier Conte nella decisione di Di Maio?

Un po’ Conte gli ha fatto ombra, è giusto ricordarlo, ma poi alla fine credo che sia tutto da collocare all’interno di un normale avvicendamento, senza troppo clamore.

Gli Stati generali potranno dare una nuova fase nel movimento? E improntata al centrosinistra di domani?

Bisognerà valutare come si approcceranno i vari leader. Se vincerà la linea dei nostalgici o quella nuova incarnata dalla nuova classe dirigente che ha espresso il movimento e che oggi è al governo con ministeri importanti.

Che bilancio fare secondo lei della sua guida del movimento?

Dimentichiamo sempre che la guida di Di Maio ha portato il movimento allo straordinario successo del 2018 con le percentuali del 30% (e anche oltre) note a tutti, un fatto che spesso passa in secondo piano nella analisi generali. Lo scorso anno il M5s da movimento di opposizione si è fatto forza di governo: questo è stato un passaggio significativo dell’esperienza grillina che ha interessato la politica italiana. Poi è ovvio che tutti leggiamo i sondaggi che oggi lo danno al 15%, ma vorrei precisare che tale percentuale non è proprio insignificante nel quadro generale.

Come commentare le parole del Segretario Pd Nicola Zingaretti (che sul passo indietro di Di Maio ha detto “abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo”)?

Fisiologicamente Zingaretti teme per la tenuta del governo. Aveva con Di Maio un patto di maggioranza tramite il quale il Pd ha stretto l’alleanza con il M5s durante la scorsa crisi agostana. In caso di avvicendamento con un altro capo le cose potrebbero cambiare.

twitter@FDepalo

Nessuna rivoluzione: il Movimento si fa partito. Padellaro spiega il M5S

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