Skip to main content

Diecimila, forse dodicimila. Esattamente come le sardine. Bologna risponde all’appello di Stefano Bonaccini, attuale governatore dell’Emilia Romagna e candidato a guidarla nuovamente. Piazza Maggiore ieri era gremita. Per la partita che vedrà il suo esito dopo il 26 gennaio, il candidato ‘dem’ sceglie di puntare più che sul suo partito, su se stesso. Niente simboli (e neanche qualcosa che possa lontanamente richiamare alla tradizione piddina, tanto che la scritta con l’hashtag #unpassoavanti è in verde), niente esponenti politici, salvo un Romano Prodi in veste di semplice uditore.

La scelta de verde, dice Bonaccini, “richiama al colore del simbolo della nostra Emilia Romagna”. Un modo non troppo velato per tentare di smorzare la polemica che si era innescata dopo l’uscita dei manifesti e del materiale elettorale scelti dal governatore. Il discoro di Bonaccini fa leva su lessico che piace alla piazza bolognese. Sì perché “partire da piazza Maggiore, è stata di per sé una sfida”.

La posta in gioco è quella “dell’identità della nostra regione, una terra dove essere felici di far crescere i nostri figli”. La terra delle persone che «preferiscono fare piuttosto che dire”. In questo senso, più che proporre, il candidato si dilunga (non poco) nell’elencare “i risultati raggiunti in una regione che è leader ad esempio nel comparto sanitario”. Le infrastrutture, la manifattura, le eccellenze, il territorio. Quasi ad intestarsi il merito di tutto. Ma la campagna elettorale, i sondaggi e i cambi di casacca che sono stati registrati in alcuni comuni del territorio accendono un campanello d’allarme nella testa di Bonaccini. Un campanello d’allarme che scaturisce in una strategia ben precisa: l’appello ai civici, il voto disgiunto e l’apertura al movimento 5 Stelle, alleato di governo a Roma. “Ho già raccolto tante candidature di amministratori locali – gongola Bonaccini – perché credo che si debba partire da loro. Spesso questi sindaci civici alle ultime elezioni hanno sconfitto il centrosinistra. Eppure per la guida di questa regione non vogliono passare dall’altra parte”.

Dalla parte di chi “dice di voler liberare l’Emilia Romagna, dimenticandosi che noi siamo già liberi grazie al sangue dei nostri nonni”. Un po’ di accenni alla resistenza “che qui è stata forte e determinata alla lotta all’antifascismo” non può che riscaldare i cuori di una piazza che batte i denti. Abbandonata la lotta partigiana, Bonaccini s’immerge nel mare del pesce azzurro, salutando “Mattia (Santori) che assieme alle sardine ha riempito le piazze in maniera gentile, senza rabbia e senza rancore”. Chiaro il messaggio, anche elettorale: l’interlocutore delle sardine (che stando agli ultimi sondaggi pubblicati proprio oggi sul Quotidiano Nazionale a cura di Antonio Noto, varrebbero il 12% se si dovessero costituire come figura partitica), è lui.

L’ottica è quella di evitare che l’ultimo retaggio dell’anima movimentista della sinistra vada disperso. Chiaramente perché Bonaccini è ben conscio del fatto che i primi a vedersi erosi nei consensi sarebbero lui e il suo partito. Rimarcando poi il fatto che “l’Emilia è una regione di ponti e non di muri”, il candidato si rivolge ai pentastellati: “Confrontiamoci e non isolatevi col rischio di non avere più rilevanza”. L’ultima freccia che scocca dal suo arco Bonaccini la rivolge urbi et orbi, “anche chi vota Lega”: “Si può scegliere una lista, facendo poi la croce su un altro candidato senza dover rinunciare alla propria appartenenza”. Carpire gli indecisi, quelli che non sono ancora sicuri, anche nel centrodestra, di votare per Lucia Borgonzoni, candidata avversaria, leghista della prima ora. Questo, in definitiva, l’obiettivo più ambizioso.

La sfida di Bonaccini tra apertura ai civici, appello ai 5 Stelle e Sardine

Di Federico Di Bisceglie

Diecimila, forse dodicimila. Esattamente come le sardine. Bologna risponde all’appello di Stefano Bonaccini, attuale governatore dell’Emilia Romagna e candidato a guidarla nuovamente. Piazza Maggiore ieri era gremita. Per la partita che vedrà il suo esito dopo il 26 gennaio, il candidato ‘dem’ sceglie di puntare più che sul suo partito, su se stesso. Niente simboli (e neanche qualcosa che possa…

Vi spiego gli effetti della plastic tax sulle imprese. Parla Panucci (Confindustria)

Di Marcella Panucci

Le considerazioni degli ultimi tempi in merito al futuro della plastica impongono una riflessione significativa, soprattutto quando vengono avanzate proposte restrittive, vincolanti e che impongono oneri ingiustificati al sistema produttivo. È il caso della plastic tax che, così come proposta nella Legge di bilancio 2020, non ha finalità ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione…

Lavoro, una settimana in piazza prima di Natale. Il punto di Di Mario

Doveva essere una mobilitazione per il lavoro, nell’arco di una settimana, decisa dai sindacati confederali. Ed è diventato uno spazio di tempo dedicato a tante vertenze che si stanno complicando, soprattutto nel settore dell’industria. Parliamo dei giorni che vanno dal 10 al 17 dicembre. L’arena politica che si caratterizza per temi come il Mes e la prescrizione; quella sindacale che…

L'aspirazione all'uomo forte e la paralisi della politica. Il commento di Capozzi

Davvero non si comprendono le reazioni preoccupate o scandalizzate ad uno tra i dati statistici emersi nell'annuale rapporto Censis 2019 "sulla situazione sociale del Paese": quello secondo cui il 48,2% degli italiani (con incidenza ben maggiore tra le fasce più povere e meno istruite della popolazione) vorrebbe al potere un "uomo forte" che "non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni".…

L'antisemitismo? Fa paura in Europa ma l'Italia ha gli anticorpi. Parla Meotti

Inneggiare a Hitler è una vergogna, ma colpiamo anche chi esalta Stalin. Così Giulio Meotti, giornalista de il Foglio, saggista (tra i più recenti ‘Il suicidio della cultura occidentale – Lindau e ‘Notre Dame brucia. L’autodistruzione dell’Europa – Giubilei & Regnani), profondo conoscitore della cultura ebraica e strenuo difensore dello stato d’Israele commenta con Formiche.net la vicenda di Emanuele Castrucci, il professore…

Che ne è dell’Europa, se lascia sola Atene contro la Turchia

La Grecia, che ancora deve recuperare, economicamente e a livello di coesione sociale, i dieci anni di crisi del debito e delle politiche di austerity, è stata lasciata sola al suo destino. Almeno dall’Unione Europea. Sta di fatto che, dopo essere diventata oggetto delle brame cinesi e di quelle americane, che si contendono sempre di più il controllo dei gioielli…

Da Tienanmen un messaggio a Hong Kong. Il capo della polizia a rapporto a Pechino

Il capo della polizia di Hong Kong, Tang Ping-keung, eletto meno di un mese fa, venerdì e sabato era a Pechino per incontri con alti ufficiali cinesi — i suoi capi, tra questi il ministro della Pubblica sicurezza Zhao Kezhi. C’è da gestire la crisi per niente risolta nel Porto Profumato, e la Cina vuole spiegare la strategia e la tattica ai suoi uomini.…

L’arma dei social media nello scontro fra Hong Kong e Pechino

Di Lucía Morales

Per comprendere i conflitti latenti tra Hong Kong e Pechino, è necessario esaminare le loro relazioni storiche. Il Regno Unito restituì la città alla Cina nel 1997, dopo 150 anni di controllo britannico. Negli anni 50 la città era divenuta un trafficato porto commerciale e si sviluppò economicamente, divenendo una colonia prospera e democratica, uno dei più importanti hub portuali…

Kim non farà scherzi per le presidenziali. Trump accetta il gioco delle parti

La denuclearizzazione è “già” fuori dagli argomenti di discussione tra Stati Uniti e Corea del Nord, dice il rappresentante di Pyongyang alle Nazioni Unite, dunque “non sono necessari colloqui così lunghi”. È l’ultima di una serie di posture (dichiarazioni, messaggi, fatti, come i test militari) con cui il Nord sta dimostrando il proprio nervosismo per il non-procedere dei colloqui con…

Guerra dei cieli in Libia. Le forze di Misurata abbattono un Mig di Haftar

Un Mig-23 delle forze aeree haftariane è stato abbattuto mentre bombardava l’hinterland di Tripoli nell’ambito della campagna lanciata otto mesi fa dal signore della Cirenaica per conquistare la Capitale. [caption id="attachment_1235609" align="alignnone" width="300"] Immagino via Twitter[/caption]   La rivendicazione arriva dalla pagina Facebook dell'operazione "Vulcano di rabbia" con cui le milizie della Tripolitania — guidate da quelle di Misurata — contrastano…

×

Iscriviti alla newsletter