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Ieri il premier Giuseppe Conte ha incontrato ad Ankara il presidente turco Recep Tayyip Erdogan mentre  i ministri degli Esteri di Grecia e Cipro, Nikos Dendias e Nikos Christodoulides, siglavano un memorandum d’intesa sulle consultazioni politiche e sulla cooperazione tecnica. Tema centrale del loro bilaterale, il Mediterraneo orientale, su cui è intervento anche dal Cairo il ministro del Petrolio egiziano, Tarek El Molla, che nel corso di una conferenza organizzata dall’Osservatorio sull’energia nel Mediterraneo ha definito l’area come un bacino di gas a livello mondiale con delle enormi potenzialità.

Oggi, invece, a Roma, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini incontrerà l’omologo cipriota Savvas Angelides. Al centro dei loro colloqui, gli ultimi sviluppi nella regione del Mediterraneo orientale e le attività illegali portate avanti dalla Turchia all’interno della zona economica esclusiva cipriota. “All’ordine del giorno anche il futuro dei rapporti e della cooperazione bilaterale in materia di difesa e sicurezza”, si legge nel comunicato stampa relativo alla visita che arriva a cinque giorni di distanza dalla firma i ministri degli Esteri di Cipro, Egitto, Francia e Grecia (l’Italia si è tirata indietro) hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui veniva sottolineata la “profonda preoccupazione” per le recenti attività della Turchia nel Mediterraneo orientale. Nello specifico, le parti hanno invitato Ankara ad “agire in maniera responsabile”.

L’osservazione cipriota, a difesa del gasdotto EastMed, è molto netta, come si legge nel comunicato: il memorandum di intesa tra Turchia e Libia, volto a delimitare la giurisdizione marittima nel Mediterraneo, viola i diritti sovrani dei Paesi terzi, non è conforme alla legge del mare e non può produrre conseguenze legali. Come nota Agenzia Nova, nel comunicato i ministri ribadiscono la necessità del pieno rispetto della sovranità e dei diritti sovrani di tutti gli Stati nelle loro zone marittime nel Mediterraneo e condannano a questo proposito le continue azioni turche nella zona economica esclusiva di Cipro e le sue acque territoriali. Per queso, hanno invitato la Turchia a cessare immediatamente tutte le attività di esplorazione illegale, concordando di proseguire le consultazioni e convocare il prossimo incontro a Creta, in Grecia, in una data da concordare.

L’asse Roma-Nicosia si sta rafforzando nelle ultime settimane. A inizio dicembre la fregata Federico Martinengo della Marina Militare italiana aveva effettuato una sosta nel porto di Larnaca, a Cipro. Si trattava di un’operazione di pattugliamento nel Mar Mediterraneo Orientale per svolgere attività di presenza e sorveglianza degli spazi marittimi, in rispetto del diritto internazionale e a tutela degli interessi nazionali. Durante la sosta, il comandante e una rappresentanza dell’equipaggio avevano perfino partecipato alle celebrazioni di San Nicola, patrono della Marina cipriota.

Di che interessi nazionali si parla? Di quelli dell’Eni, in primo luogo. Infatti, la zona è la stessa in cui la flotta di Erdogan – deciso a bloccare il gasdotto concorrente EastMed con il TurkStream per portare gas russo all’Europa dalla Turchia – portava avanti le ricerche di petrolio nei giacimenti assegnati al Cane a sei zampe. Non va dimenticato che lo scorso anno, Ankara impedì le attività della nave Saipem 12000 noleggiata dall’Eni, mentre lo scorso ottobre, al largo di Cipro, una nave di perforazione turca era stata inviata in una zona concessa in licenza da Nicosia a Eni insieme alla compagnia francese Total.

Ma al tema EastMed è collegato quello libico visto che, come scrivevamo alcuni giorni fa, “l’interesse italiano è su entrambe le sponde, sia libiche che del Mediterraneo”. È sufficiente il caso dell’Eni, che ha una presenza molto forte in Libia, ma anche nuovi e più forti interessi nell’area del Mediterraneo orientale, dove ha accordi con l’Egitto (sostenitore in Libia del generale Khalifa Haftar) per la gestione di super-pozzi Zohr e Noor, con Nicosia (rivale turco) per quelli dell’off-shore cipriota su cui Ankara ha interessi.

Per questo scrivevamo che in Libia “l’equilibrismo è dunque questione necessaria”, poiché che da una parte ci sono le esigenze energetiche e migratorie (governo di Tripoli), mentre dall’altra sta nascendo un nuovo, sistema geopolitico tra Grecia, Egitto, Cipro e Israele sempre più importante per l’Italia. Un equilibrismo che, a giudicare dall’incontro tra Guerini e Angelides, sul dossier EastMed – a differenza di quello libico – si vuole dimostrare anche con le fregate.

Guerini vede l’omologo cipriota. L’asse a Difesa di EastMed

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