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Il satrapo nordcoreano, Kim Jong-un, ha detto durante il suo discorso alla nazione che presto interromperà la moratoria sui test balistici intercontinentali auto-dichiarata dopo gli incontri con Donald Trump. La moratoria è stata il più importante elemento negoziale raggiunto tra i due Paesi durante i colloqui che vanno avanti da oltre un anno e mezzo.

Contatti diplomatici che hanno avuto nei tre faccia a faccia tra leader il massimo picco, alternato da fasi di stanca e stallo nei negoziati. L’andamento incerto del dialogo ha spinto Kim ad assumere — da maggio 2019 — una postura via via più rigida, ricominciando a testare armamenti minori e riavviando la retorica aggressiva.

La Corea del Nord ha un’economia strozzata dalle sanzioni e Kim sperava che i negoziati gli facessero riprendere fiato. L’intento del leader asiatico era riuscire a strappare l’avvio del sollevamento delle misure restrittive, che per Pyongyang sarebbe dovuto partire da subito. Kim raccontava le relazioni intavolate col nemico esistenziale americano come la via per portare “prosperità” (parola trumpiana) nel Paese.

Gli Stati Uniti però hanno tenuto la linea: niente eliminazione delle sanzioni senza prima vedere passi sostanziali sulla denuclearizzazione. Che per Washington deve essere immediata e completa, mentre per Pyongyang diventa complicato smantellare il programma nucleare che per lunghi anni è stato un pozzo che ha assorbito i soldi del bilancio pubblico ed è stato raccontato come il valore aggiunto che avrebbe permesso al Nord di poter usare leve di deterrenza strategica, e dunque forza, contro i nemici.

“In certe condizioni, non c’è più motivo per noi di rimanere unilateralmente vincolati all’impegno, impegno a cui non corrisponde una parte opposta, e questo sta raffreddando i nostri sforzi per il disarmo nucleare mondiale e la non proliferazione”, così  l’agenzia di stampa KCNA cita Kim, che ieri ha anche ammesso che le sanzioni hanno “colpito” l’economia del Paese e che difficilmente verranno eliminate a breve, per questo ha chiesto ai suoi cittadini di “stringere la cinghia”. Una richiesta che significa anche che i nordcoreani dovranno fare sacrifici per permettere che il paese investa fondi nel settore militare.

L’annuncio era una possibilità tra quelle attese, anche perché da quattro giorni il plenum del partito era riunito – un evento insolito per questo periodo dell’anno, e dunque foriero di novità. Da settimane la satrapia appariva nervosa, il leader faceva sapere che per gli Usa era pronto un “regalo di Natale”. Era stretto dalla necessità di tenere una posizione forte e spinto anche dall’influenza esterna di Russia e Cina.

Le due “rival powers” americane si sono incuneate nel dossier non appena hanno trovato spiragli e adesso, in mezzo alla crisi dei negoziati, hanno fatto sapere di aver pronto un piano da presentare al Consiglio di Sicurezza Onu per accontentare le richieste sull’anticipo dell’abbattimento delle sanzioni nordcoreane.

Kim ha comunque lasciato la porta aperta agli Stati Uniti, dicendo che tutto dipenderà da quello che Washington decide. Pyongyang sa che Trump sta per entrare nelle fasi calde della campagna elettorale per la rielezione, e per questo cerca di stressare il dossier. Kim sa che lo sforzo negoziale americano, lo spin politico con cui la Casa Bianca ha voluto avvolgere i negoziati, la forte intenzione di Trump di chiudere un accordo con un nemico dell’America, sono tutti elementi sensibili. Un eventuale test sarebbe un potenziale elemento di imbarazzo e per questo il Nord cerca di spingere adesso per strappare qualche concessione.

Non ci sono indicazioni che l’amministrazione statunitense possa permettersi di allentare con i nordcoreani. Trump ha commentato le intenzioni di Kim durante un evento a cui ha partecipato in Florida per Capodanno dicendo che “[abbiamo] firmato un deal, parlando di denuclearizzazione. Penso che sia un uomo di parola” – anche se in realtà non ci sono accordi nero su bianco firmati tra i due Paesi. Anche Mike Pompeo, il segretario di Stato che ha seguito i vari follow up negoziali dopo i meeting tra leader, ha detto alla CBS che “se Kim rinnega gli impegni assunti con il presidente Trump sarebbe profondamente deludente”. “Ha preso quegli impegni […] accettando di non condurre esercitazioni militari su larga scala. Abbiamo rispettato i nostri impegni. Continuiamo a sperare che [Kim] sia all’altezza [di rispettare] i suoi”.

Kim minaccia Trump di riavviare i test balistici

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