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Per la Difesa nazionale servono risorse, italiane ed europee. Parola del ministro Lorenzo Guerini, che oggi da Napoli è tornato a rilanciare gli investi per il settore promuovendo l’inversione del trend in Italia e aderendo all’appello per evitare un taglio ai fondi attesi dall’Unione europea. Lo ha fatto intervenendo agli “Stati generali dello Spazio, Sicurezza e Difesa”, organizzati a Napoli dal Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Commissione europea, l’Agenzia spaziale europea (Esa) e l’Agenzia spaziale italiana (Asi).

UNA CULTURA “SERIA” DELLA DIFESA

La priorità, ha detto Guerini, è promuovere un “dibattito maturo, responsabile e serio che sappia parlare al Paese”. È la “cultura della Difesa”, su cui l’Italia registra un “ritardo” che frena scelte strategiche, investimenti e posizionamento internazionale. Ne è esempio evidente il programma F-35, con la nuova tornata di polemiche dopo il recente avvio della Fase 2 da parte di Guerini. Polemiche che hanno origine nella difficoltà “di rappresentare e spiegare al Paese e all’opinione pubblica scelte importanti”. Nel caso del caccia di quinta generazione si tratta di “un’esigenza” per le Forze armate, frutto della consapevolezza che il Paese è chiamato a operare in un contesto internazionale in profonda evoluzione, denso di sfide e di minacce.

IL NODO DELLE RISORSE

Il “salto” richiesto da Guerini riguarda però l’insieme degli investimenti per la Difesa. Il noto obiettivo del 2% del Pil definito in ambito Nato ne è ulteriore dimostrazione. Guerini ha ribadito che “non è realizzabile entro il 2024”, ma anche che l’incremento delle risorse non risponde a obblighi internazionali, ma “a esigenze prioritarie nazionali”. Riguarda “il continuo ammodernamento dello strumento militare” da corrispondere “al ruolo che il Paese vuole avere sullo scenario internazionale”. L’obiettivo è dunque “la media dei Paesi europei”, pari all’1,55%, comunque ambizioso considerando l’attuale 1,2%. Ecco secondo Guerini “l’orizzonte su cui dobbiamo lavorare con serietà e impegno, immaginando di abbinare tutti gli strumenti necessari”. L’incremento delle risorse è solo un tassello. Un altro è il supporto all’industria nell’export dei propri prodotti, sbocco necessario per un mercato interno piuttosto limitato. Qui c’è “la soddisfazione” per l’inserimento della normativa G2G nel decreto fiscale, novità a lungo attesa dal settore che permetterà al dicastero della Difesa di supportare le aziende svolgendo per esse attività contrattuale all’estero.

LA PARTITA EUROPEA

Un’altra partita riguarda la difesa europea. Da Bruxelles potrebbero arrivare 13 miliardi per il settore per il periodo 2021-2027. Si tratta di “opportunità da cogliere” su cui però aleggia ora l’ombra di tagli. Difatti, il progetto presentato ieri dalla presidenza finlandese del Consiglio Ue (base per i negoziati tra i Paesi membri sul budget complessivo) mostra un dimezzamento del Fondo europeo di Difesa. “Il taglio delle risorse – ha chiarito Guerini – è un rischio che non possiamo correre”. Anche per questa ragione “è un’esigenza poter presidiare al meglio gli snodi decisionali è esigenza”, ha detto il ministro. Il riferimento è in particolare alla nuova Direzione generale Industria, Difesa e Spazio della Commissione europea. Rientra nelle competenze del commissario francese per il Mercato interno Thierry Breton e potrebbe essere guidata da un direttore tedesco. Servono dunque “rappresentanti italiani che possano contribuire a portare competenze e serietà, ma anche la capacità di guardare al nostro interesse nazionale”.

DIFESA EUROPEA E NATO

D’altra parte, ha aggiunto il titolare di palazzo Baracchini, “bisogna avere consapevolezza che il Paese non è un’isola solitaria, ma che invece si muove dentro i due contesti di riferimento, complementari: Nato e Unione europea”. La linea italiana sul punto è chiara da tempo: avanti tutta con la Difesa europea, ma a condizione che non produca sovrapposizioni con l’Alleanza Atlantica. Su questo Guerini ha ricordato la conferma arrivata dal recente vertice di Londra tra i capi di Stato e di governo. Un appuntamento delicato, viste le critiche pungenti di Emmanuel Macron sulla “morte cerebrale”, che tuttavia ha confermato la solidità della Nato. “L’Alleanza ha dimostrato la capacità di affrontare l’invito alla riflessione strategica in chiave di rafforzamento”. Da quello stesso vertice è uscito anche un altra conferma importante per l’Italia, ha detto concludendo Guerini: “la riconferma dell’elemento strategico del fianco sud”.

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