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Come sta crescendo la Via della Seta non solo dal punto di vista degli investimenti cinesi, ma soprattutto della ricettività mostrata dall’area mediterranea? Può il “delta” rappresentato dalla Turchia essere altamente invasivo per i progetti orientali, mescolandosi al dibattito sorto in Europa su sicurezza, 5G, geopolitica e cono di influenze? E quali riverberi di natura internazionale verranno innescati nel breve e nel medio periodo anche in considerazione delle paure di Pechino e Ankara sui dibattiti sorti attorno all’opportunità del nuovo vettore?

QUI ANKARA

Arriva ad Ankara il primo treno merci cinese che viaggia sulla linea China Railway Express dalla città di Xi’an verso l’Europa. Il treno utilizzerà la linea turca Marmaray sotto lo stretto del Bosforo e proseguirà per l’Europa. Il suo arrivo è in linea con la visione della Turchia di “migliorare la connettività tra est e ovest”, ha commentato il governo turco in una nota ufficiale. Ma di fatto la primizia apre a una serie di valutazioni a ventaglio, di natura geopolitica ed economica.

Punto di arrivo la stazione ferroviaria di Kazlıçeşme a Zeytinburnu, Istanbul. I container sono stati trasportati tramite due vettori: 21 di essi trainati da una locomotiva delle ferrovie di stato turche e il resto da una locomotiva cinese. Ieri il ministro turco delle Infrastrutture, Cahit Turhan, ha dichiarato che la linea, già in funzione dal 30 ottobre 2017, ha ridotto i tempi di trasporto merci tra Cina e Turchia da un mese a 12 giorni, con un vantaggio significativo per entrambi i soggetti coinvolti, aggiungendo che di fatto la via della seta “di ferro” potenzialmente può raggiungere 5 miliardi di persone e 60 paesi.

LA STRATEGIA TURCA

Quale il ruolo della Turchia dunque? In primis quello di una sorta di corridoio centrale sull’asse ideale Pechino-Londra, che comprende altre tratte secondarie ma comunque significative come quella tra Turchia e Kazakistan. Dal punto di vista turco questo abbattimento dei tempi di trasporto tra l’Estremo Oriente e l’Europa occidentale è il punto di svolta per un convoglio che attraversa due continenti, 10 paesi, due mari e 11.483 chilometri in soli in 12 giorni.

C’è però un altro risvolto dell’eccezionale innovazione, ed è legato ai riverberi generali della Via della Seta, come dimostra il caso di Cosco dopo la privatizzazione del porto greco del Pireo. La penetrazione nel Mediterraneo, accanto ad una nuova quantità di merci e opportunità, ha fisiologicamente aumentato il problema legato all’arrivo massiccio di prodotti contraffatti e di nuovi quantitativi di stupefacenti, attenzionati anche dalla Dea che ha aperto una sede proprio in Grecia per monitorare questi nuovi flussi.

LE PAURE DI ANKARA E PECHINO

Pechino e Ankara però mostrano in qualche misura di temere le analisi e i dibattiti sorti attorno all’opportunità che una invasività simile possa intrecciarsi pericolosamente con temi strategici come la sicurezza nazionale. Per questa ragione Turchia e Cina hanno annunciato di voler lavorare assieme contro quella che hanno definito “propaganda diffusa attraverso i media”. Il messaggio è emerso da un bilaterale tra il direttore delle comunicazioni della presidenza turca, Fahrettin Altun, e Gao Jianmin, direttore cinese della Radio National Television and Television Administration.

Altun ha annunciato che i due paesi dovrebbero lavorare in stretto coordinamento su media e comunicazioni nell’ambito della nuova filosofia di cooperazione, sottolineando che la Turchia punta molto in questa cooperazione tra i due “paesi amici” nei settori dei media, della comunicazione e della diplomazia pubblica. Il motivo? Turchia e Cina, ha detto, sono state l’obiettivo della propaganda internazionale, aggiungendo: “Possiamo combattere questa propaganda indebita e sfavorevole, in particolare conducendo attività congiunte di diplomazia pubblica e progetti mediatici”.

twitter@FDepalo

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