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C’è il meraki, il gambaru e anche il parishram. Ovvero la forma indiana per declinare il concetto di “duro lavoro”, “impegno costante”, “fatica”. Parishram è parola molto utilizzata in India, dice Giorgia Meloni nel suo intervento a Villa Pamphilj dove ha ricevuto il premier indiano Narenda Modi. E lo fa per cerchiare in rosso un concetto, su tutti: quello del duro lavoro come chiave del successo. “Noi siamo abituati a costruire così le nostre relazioni, con un duro lavoro che però alla fine diventa successo”, spiega dinanzi a un Modi che ha portato in dono un pacco di caramelle Melody. Le relazioni fra Italia e India non sono mai state così forti, come dimostra il fatto che questo è stato in assoluto il settimo incontro tra i due e che è la prima missione ufficiale nella capitale italiana di un Primo Ministro indiano negli ultimi 26 anni.

Il parishram per una sana reciprocità

Primo concetto sottolineato da Meloni è stato quello della reciprocità tra due sistemi produttivi che “dimostrano crescente interesse l’uno per l’altro, come dimostra il fatto che nell’ultimo anno abbiamo celebrato tre business forum Italia-India”. Certamente a fare da collante c’è anche un rapporto personale sui generis, caratterizzato da una forte empatia: per cui il principale obiettivo è la crescita del già solido interscambio commerciale fino a 20 miliardi di euro, dagli attuali 14 entro il 2029. Un utile strumento per raggiungere questa meta è l’accordo di libero scambio sottoscritto tra Unione europea e India.

In secondo luogo c’è la complementarietà, ovvero il legame che esiste fra la dimensione, le infrastrutture digitali, il dinamismo innovativo indiano e la forza industriale italiana, l’eccellenza manifatturiera, la capacità di integrazione tecnologica. Si tratta di una integrazione “che apre occasioni di business, investimenti, occupazione di qualità, collaborazione industriale, e siamo da questo punto di vista determinati a esplorare fino in fondo tutte queste opportunità”. Naturale prosecuzione di tali intenzioni si ritrova nell’iniziativa comune Innovit India, che prevede la nascita di un centro italiano a Nuova Delhi, in grado di favorire la collaborazione tra talenti, tra ecosistemi innovativi, tra start-up, aziende, università, istituti di ricerca. In questo senso vanno le intese siglate che puntano a rafforzare la cooperazione in uno spettro molto ampio di ambiti, per favorire le sinergie tra “campioni industriali”, tra i sistemi produttivi e, per quello che ci riguarda lato italiano, anche per attrarre – ma reciprocamente – maggiori investimenti diretti.

Due penisole che guardano al futuro

In terzo luogo l’elemento peninsulare comune: ovvero Italia e India sono due piattaforme logistiche proiettate in spazi cruciali per il mondo, come il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico. “Crediamo che rafforzare le interconnessioni tra questi due grandi spazi sia fondamentale, per questo siamo anche determinati a portare avanti l’Imec”. Si tratta come è noto del Corridoio Infrastrutturale ed Economico tra Europa, Medio Oriente e India, nata in ambito G20 che molto rappresenta per il futuro del vecchio continente. Ma non è tutto, perché oltre alla geopolitica e al business, Meloni chiama in causa il principale vettore di relazioni, la cultura. Nel 2027 verrà lanciato l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India: un’occasione unica per far dialogare le culture millenarie e renderle sempre più connesse.

Gli accordi firmati

Elevando le relazioni tra India e Italia al rango di Partenariato strategico speciale, Modi e Meloni hanno firmato 15 accordi bilaterali, il tutto incorniciato nell’attuazione del Piano d’azione strategica congiunto 2025-2029. Per cui la cooperazione verrà approfondita nei settori del commercio, degli investimenti, della tecnologia, della difesa, dell’economia blu, della connettività, dell’istruzione e dei legami interpersonali. In grande evidenza la difesa, settore in cui due Paesi hanno adottato un’agenda per sviluppare congiuntamente tecnologie avanzate, senza dimenticare il memorandum d’intesa sui minerali critici, per agevolare la cooperazione nell’esplorazione e nella catena del valore mineraria.

In ambito sanitario da segnalare il protocollo per semplificare lo scambio di infermiere indiane verso l’Italia. In agricoltura la cooperazione bilaterale sarà tra l’Autorità indiana per lo sviluppo dell’export di prodotti ittici (Mpeda) e Assoittica per la promozione dell’export di prodotti ittici indiani, che si somma ad un protocollo d’intesa nel settore della medicina ayurvedica. Inoltre è stata decisa la messa a punto di un’agenda per l’istruzione superiore e la ricerca e siglato un protocollo d’intesa per lo sviluppo del Complesso nazionale del patrimonio marittimo di Lothal, nel Gujarat, con il contributo sl know how italiano, un altro tra l’Istituto indiano di meteorologia (Iitm) di Pune e il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) italiano, uno tra lo stesso Iitm e il Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” (Ictp) di Trieste per la ricerca in scienze meteorologiche, terrestri, climatiche e matematiche, e un altro tra il dipartimento indiano per la Scienza e la Tecnologia e il centro di ricerca tropicale Elettra Sincrotrone di Trieste.

Meloni cita il parishram per celebrare il binomio Italia-India. Ecco perché

Elevando le relazioni tra India e Italia al rango di Partenariato strategico speciale, Modi e Meloni hanno firmato 15 accordi bilaterali, il tutto incorniciato nell’attuazione del Piano d’azione strategica congiunto 2025-2029

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