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A margine della presentazione della nuova piattaforma digitale pensata per rendere più ordinato il rapporto tra Difesa, imprese, Pmi e start-up, Guido Crosetto ha tracciato la mappa delle urgenze del suo dicastero. L’Italia vuole farsi trovare pronta nei teatri di crisi, ma deve sciogliere nodi politici, finanziari e internazionali che non dipendono solo da Palazzo Baracchini.

Hormuz, la prudenza come leva

Come aveva già ribadito ieri in Parlamento, il ministro ha confermato la disponibilità italiana a far avvicinare cacciamine allo Stretto di Hormuz, dove la crisi resta appesa a un equilibrio ancora fragile. Ha però tenuto a precisare che, pur essendo già in Sicilia e pronti a muoversi, il loro impiego sarà possibile solo in presenza di condizioni di sicurezza adeguate, non essendo navi attrezzate per operare in un teatro di guerra. Per questo, ha ricordato Crosetto, avrebbero bisogno di una nave di supporto logistico e di una nave di protezione.

Secondo il ministro, il momento cruciale per capire l’evoluzione del dossier potrebbe arrivare dal bilaterale tra Stati Uniti e Cina. Infatti, sono infatti i due attori con maggiore capacità di incidere sugli equilibri internazionali e, allo stesso tempo, due potenze direttamente esposte ai contraccolpi economici della crisi. Da un loro possibile allineamento potrebbe nascere una pressione sufficiente a favorire un’intesa con l’Iran o almeno a riaprire uno spazio negoziale.

Libano, una missione da ripensare

Crosetto si è soffermato anche sul futuro della missione Unifil, in un Libano segnato da una cornice di sicurezza profondamente diversa rispetto a quella in cui la missione era stata concepita. Partendo dal presupposto che le condizioni attuali non sono più quelle originarie, il ministro ha ribadito che l’Italia intende giocare un ruolo centrale, anche perché “siamo uno dei paesi che conosce meglio quella situazione”.

Per questo Roma sta lavorando a un’ipotesi da portare prima all’Onu, pur sapendo che il percorso si scontrerebbe con il veto di alcuni Paesi. A quel punto l’Europa da sola non basterebbe, ma ci sarebbe la necessità di coinvolgere altre nazioni, “come l’Indonesia, nazioni islamiche”, i cui il ministro vorrebbe la presenza al fine di garantire, oltre a quanto fa già il nostro Paese, le pluralità etniche, religiose e di tutte le comunità.

Dietro il ragionamento militare c’è una valutazione politica più ampia. La stabilità libanese riguarda il Mediterraneo, quindi l’Italia, e il milione abbondante di sfollati ricordato dal ministro segnala una crisi che, se non governata, molto probabilmente si muoverà verso l’Europa.

Safe, il nodo delle risorse

Infine, il ministro è tornato sui fondi europei, in particolare sul programma Safe, su cui entro fine maggio dovrà essere presa una decisione. Crosetto ha ribadito di non considerare la difesa e l’energia come priorità alternative, ma ha chiarito che la scelta spetta al Mef. Per questo ha voluto puntualizzare di aver già scritto “una lettera a Giorgetti” e di averne rimandata “un’altra ieri per sapere qual è la decisione del Mef in merito”. Una risposta ancora attesa, ha spiegato, senza voler forzare i toni: “non sono né pessimista, né ottimista”.

Da Hormuz al Libano Crosetto mette in fila i nodi aperti della Difesa

Nel giorno della presentazione della nuova piattaforma digitale della Difesa, Guido Crosetto ha indicato anche le urgenze più delicate del momento, dalla crisi di Hormuz al futuro di Unifil fino al nodo dei fondi europei. Il quadro che emerge è quello di un dicastero chiamato a muoversi tra prudenza operativa, iniziativa diplomatica e scelte finanziarie ancora aperte, in scenari dove la tenuta italiana dipende anche da decisioni internazionali e da equilibri politici più ampi 

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