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C’è da domandarsi se l’unanime cordoglio che la politico sta indirizzando alla memoria di una personalità così fuori da quel coro che oggi viene intonato dal trap politicante quotidiano, sia anche toccato, al di là del giusto galateo, da un minimo di consapevolezza di cosa Emma Bonino significasse veramente. Si, una donna in politica, certamente, anzi una delle prime italiane a raggiungere posizioni di rilievo sul piano internazionale, non si discute. Ma con un approccio del tutto originale. Emma fu una militante femminista che seppe disegnare una postura alternativa nell’esercizio del potere, lontano dagli stilemi mutuabili dalla consolidata tradizione maschilista.

Che rappresentano spesso il modello su cui spesso anche le donne di potere si attestano con qualche pigrizia, perché cercare strade nuove in quel mondo non è per niente comodo. Basterebbe ricordare, per capire quanto diversa era la sua visione, la sua esperienza di Commissaria europea per la pesca, che seppe interpretare come impegno a tutela dei pesci, con una netta scelta contro la depredazione dei nostri mari, e dei pescatori europei, molti dei quali ancora ricordano le sue incursioni in elicottero sui pescherecci per dialogare e capire. Un tocco umano, certamente eccentrico rispetto al poco attrattivo burocraticismo delle istituzioni europee, quelle che intendono risolvere i problemi ambientali imponendo l’attaccatura del tappo di plastica alle bottiglie di acqua minerale.

Poi il suo internazionalismo, che la portò a vivere in Egitto per meglio capire il senso profondo di popoli che spesso anche i politici più scrupolosi interpretano in modo pregiudiziale o al più libresco. Con Marco Pannella, suo mentore e padre politico, di cui rappresentò, come nella filosofia cinese, il Yin mentre Marco fu il suo Yang, due entità dialettiche ma indissolubili, Emma condivise la dimensione transnazionalista del Partito Radicale, proiettandolo anche prima che nel mondo si cominciasse a balbettare di globalizzazione, nel dibattito politico. Marco aveva capito da sempre che non esiste per nessun paese al modo il piccolo riparo di una piccola politica autarchica, perché il cordone ombelicale col resto del mondo è nell’ordine naturale delle cose.

Emma seguì la traccia convintamente. Emma Bonino, a differenza di Marco che non abbandonò mai il tracciato movimentista capace di usare le risorse della democrazia liberale per fare le sue battaglie- ricordiamo il ricorso al referendum abrogativo- cercandone sempre di nuove solo dopo un giorno averne combattute, vinte o perse, altre, ebbe un percorso che cercò anche di segnare qualche punto fermo nella stanza dei bottoni. Fu tre volte ministro della Repubblica, nove volte parlamentare, vice-presidente del Senato, come si ricordava, Commissaria europea e quattro volte europarlamentare oltre che consigliere regionale e comunale in più ambiti territoriali.

Emma Bonino incarnò, soprattutto dopo la morte di Pannella, l’idea stessa del radicalismo italiano, un misto di liberalismo e di solidarismo, di europeismo e di pragmatismo, erede dei migliori filoni del laicismo politico italiano del novecento, in particolare degli azionisti, partito di pensiero ma non di popolo che però svolse un ruolo fondamentale contribuendo alla costruzione della repubblica democratica. I radicali seguirono quella scia anche nelle fortune elettorali riservate a piccole “nicchie”, ma furono capaci di farsi lievito in un tempo in cui la politica si misurava anche per la qualità delle proposte e non solo per la quantità dei seggi schierati in parlamento.

Ecco: in quel tempo anche un partito piccolo come il Radicale che agiva in un contesto in cui si misuravano colossi come la Dc e il Pci, poteva incidere significativamente nella politica nazionale. Bonino e prima di lei Pannella, hanno fatto politica, persino con il loro corpo, seguendo l’insegnamento del Mahatma Gandhi e del suo Satyāgraha, la disobbedienza civile intesa come strumento di lotta politica anche attraverso scioperi della fame e della sete. Una politica alta che oggi ha lasciato il posto ad un cicaleccio continuo da social, schiacciata dai numeri arroganti di un bipolarismo bellicista. Al posto del Satyāgraha, basta un giro di Intelligenza Artificiale.

Phisikk du role - L'inattualità (purtroppo) di Emma Bonino

Bonino, e prima di lei Pannella, hanno fatto politica persino con il loro corpo, seguendo l’insegnamento del Mahatma Gandhi e del suo Satyāgraha, la disobbedienza civile intesa come strumento di lotta politica anche attraverso scioperi della fame e della sete. Una politica alta che oggi ha lasciato il posto ad un cicaleccio continuo da social. La rubrica di Pino Pisicchio

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