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Edward Snowden, ex National Security Agency e cittadino russo dal 2022, è comparso in un servizio della televisione di Stato Rossiya-1 dedicato a una presunta operazione dei servizi occidentali contro telefoni e comunicazioni di funzionari russi.

A riportarlo è United24 Media, che ne analizza la narrazione. La tesi sostenuta da Mosca, indica il sito d’inchiesta, sostiene l’idea secondo la quale le grandi società tecnologiche occidentali e i loro servizi cloud o infrastrutture di rete, sarebbero tutti dispositivi dell’intelligence statunitense. Nel servizio russo vengono citate Microsoft, Apple e Google, indicate come partner della Nsa e dell’Fbi, mentre Cloudflare e Fastly sono presentate come nodi tecnici attraverso i quali sarebbe transitata la raccolta informativa.

Qui arriva Snowden, inserito nel racconto come figura di legittimazione. Le sue rivelazioni del 2013 sul programma Prism vengono richiamate per stabilire una continuità tra la sorveglianza statunitense emersa oltre dieci anni fa e l’attuale campagna russa contro l’uso di tecnologie straniere negli apparati dello Stato.

Nel servizio, come riporta United24 Media, Snowden parla delle infrastrutture globali di telecomunicazione e della vulnerabilità dei dati che attraversano reti e dispositivi. Successivamente, le argomentazioni sostenute dall’americano, oggi cittadino russo, collegano la questione alle evoluzioni della sorveglianza digitale, sostenendo che l’intelligenza artificiale consenta di raccogliere prima grandi masse di informazioni e di identificare solo in seguito i bersagli d’interesse, identificando la tecnologia occidentale come un potenziale ambiente ostile, da cui l’amministrazione russa deve progressivamente sganciarsi.

La scelta di utilizzare Snowden, in questo senso, conserva ancora un forte valore simbolico: l’uomo che nel 2013 mise in difficoltà Washington sulle pratiche di sorveglianza viene oggi impiegato dalla comunicazione russa per dare credibilità a un messaggio di segno diverso, funzionale alla chiusura tecnologica e alla diffidenza verso l’ecosistema digitale occidentale. È una torsione politica della sua immagine pubblica, più che una semplice apparizione televisiva.

Mosca presenta la dipendenza da tecnologie occidentali come una minaccia alla sicurezza nazionale e, al tempo stesso, giustifica il rafforzamento dei propri strumenti di controllo digitale. Il tutto con il sostegno di un prestigiosissimo teste, ex sicurezza nazionale americano e oggi russo.

Così, Apple, Google, Microsoft, Cloudflare e Fastly diventano asset di un’infrastruttura globale descritta come penetrabile dall’intelligence americana e dunque incompatibile con la sovranità russa che, una volta fornite le adeguate giustificazioni, procederà a “proteggere gli apparati”, a isolare progressivamente l’ambiente digitale interno e ad alimentare l’idea che la tecnologia occidentale sia, per definizione, un’estensione del potere statunitense.

Snowden nella campagna dell’Fsb contro Big Tech e smartphone Apple

La televisione di Stato russa ha usato l’ex Nsa per rafforzare la narrazione dei servizi di Mosca sulla sorveglianza occidentale e su Apple, Google, Microsoft e alcune infrastrutture del web globale. Più che una rivelazione tecnica, la costruzione discorsiva del Cremlino sembra voler necessariamente saldare sicurezza digitale, controllo del Runet e sfiducia verso le piattaforme occidentali

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