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Le regole della politica internazionale non sono fissate da leggi con sanzioni, giudici e tribunali. Sono fatte di rapporti di forza, di promesse, di impegni rispettati o meno, di preoccupazioni e di unità o differenze di intenti. Non c’è chi ha ragione o torto in termini morali, come già 500 anni fa avvertiva Machiavelli. Ma non è manco pura immoralità, barbarie. Sono una chimica quasi magica di equilibri delicati.

L’attuale polemica tra la premier italiana Giorgia Meloni e il suo partner straniero di gran lunga più importante, il presidente americano Donald Trump, è proprio questo.

Innanzitutto, bisogna capire il punto dell’America che, piaccia o non piaccia, è l’attore con maggior forza nel rapporto. Con l’elezione del presidente americano, Meloni si è tuffata mani e piedi nel rapporto con Trump, considerato con timore e freddezza da altri leader europei. Si è mostrata in tutte le salse con Elon Musk, alleato principale di Trump, e con Trump stesso.

Ne ha ricevuto in cambio un credito enorme in Europa che l’ha portata a contare più di altri leader italiani del passato tra i suoi colleghi continentali.

Sembrava una scommessa vinta. Ma in politica talvolta le cose sono diverse da quelle che appaiono.

Meloni si è trovata disorientata quando Musk è caduto in disgrazia e poi ancora di più quando Trump ha tolto appoggi all’Ucraina e ha sostenuto invece Israele a Gaza e Medio Oriente. Su entrambi i dossier la Ue aveva posizioni diverse e lei ha cercato di barcamenarsi.

Gli Usa, nel frattempo, chiedevano un aumento delle spese militari al 5% del Pil, ma l’Italia nicchiava, temendo di urtare sentimenti pacifisti nel paese. Né è andata meglio con le basi americane in Italia. Il governo ha negato l’uso di Sigonella ad aerei Usa diretti a missioni di Iran, cosa che ha pestato più di un callo. Né il governo è stato chiaro e deciso quando l’America ha chiesto la presenza, politicamente significativa, di cacciamine italiani a Hormuz.

Su tutte queste richieste l’Italia ha e aveva le sue molteplici ragioni (giuste o sbagliate): deve mantenere rapporti con la Ue, sente ruggine con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, mantiene fili, forse preziosi, con l’Iran.

Sono motivi legittimi, ma che però un anno fa non hanno impedito l’abbraccio fisico e politico con Trump, e Trump ha ripagato subito quell’abbraccio dando un credito a Roma maggiore che a Londra, Berlino o Parigi.

Per Washington forse è un po’ come se al ristorante il cliente Roma chiede il pranzo. Gli viene servito primo, secondo e dolce, e al momento di pagare il cliente fa questioni sul totale. Forse non avrebbe dovuto sedersi o ordinare così tanto, forse… forse… Ma è passato. Il pranzo è stato già mangiato. Si possono non pagare i conti?

Trump forse ce l’ha con Meloni e non altri leader europei, perché altri non hanno chiesto e avuto l’appoggio che invece lei ha ricevuto? Senza quell’appoggio un anno fa che ne sarebbe stato oggi di Meloni?

Senza essere nella testa di Trump, forse la situazione tra America e Italia è un po’ questa? Forse Meloni al recente vertice del G7 ha cercato di ricucire mandando in giro immagini di cordialità con Trump e gli Usa si sono sentiti presi in giro?

Non lo so. Di certo la rampogna di Trump contro Meloni con le sue dichiarazioni non è stata feroce, come sa essere a volte il presidente Usa. Di fronte a questo forse Meloni avrebbe dovuto gettare acqua sul fuoco, smorzare i toni. Invece forse sul fuoco ha buttato benzina ed ora potrebbero bruciarsi in tanti. Forse il ministro degli esteri Antonio Tajani che ha cancellato una visita a Washington per la polemica, neppure ha aiutato. Ma chi lo sa?

Forse è il momento per Meloni, il suo governo e l’intero Parlamento di riflettere.

Meloni getti acqua sul fuoco americano. La versione di Sisci

In politica non c’è chi ha ragione o torto in termini morali, come già 500 anni fa avvertiva Machiavelli. Ma non è manco pura immoralità, barbarie. Sono una chimica quasi magica di equilibri delicati. L’attuale polemica tra la premier italiana Giorgia Meloni e il suo partner straniero di gran lunga più importante, il presidente americano Donald Trump, è proprio questo…

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