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Agire a livello locale per un impatto globale”. È questo lo slogan proposto quest’anno dal Segretariato della Convenzione sulla Diversità Biologica per la Giornata mondiale della Biodiversità, proclamata dalle Nazioni Unite nel 2010 allo scopo di aumentare la comprensione e la consapevolezza delle problematiche legate agli ecosistemi naturali.

Un invito a tutti ad agire nel proprio ambiente per arrestare o invertire la perdita di biodiversità. La volontà da parte delle organizzazioni sovranazionali di tutelate la vita del Pianeta viene da lontano, da quell’anno, il 1992, quando, dopo la pubblicazione del Rapporto Bruntland, “Our Common Future”, si tenne a Rio de Janeiro, in Brasile, il primo “Summit della Terra”, organizzato dall’Onu, dove i 178 Paesi che vi parteciparono sottoscrissero, oltre alla Convenzione sui Cambiamenti Climatici, anche quella sulla Biodiversità.

La biodiversità, conviene ricordarlo, è la grande varietà di tutti gli organismi viventi presenti sulla Terra. Essa è fondamentale per garantire l’equilibrio del pianeta e fornire risorse essenziali come acqua, cibo e aria. Tutti queste specie rappresentano un patrimonio inestimabile perché creano un equilibrio fondamentale non solo per la Terra, ma anche per la nostra stessa esistenza. La biodiversità serve a mantenere il nostro pianeta sano e forte: più la natura è ricca di specie diverse, più è capace di superare le sfide che stiamo affrontando, come, ad esempio,  il cambiamento climatico.

Ad oggi sono 193 i Paesi che hanno aderito alla Convenzione. Ogni Paese deve “sviluppare delle strategie nazionali, piani o programmi per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica”. Deve, inoltre, “integrare, per quanto più possibile ed appropriato, la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica nei piani di settore rilevanti, nei programmi e nelle politiche”. Una parte rilevante dei piani d’azione dei Governi è quella di mettere in relazione la produttività di un ambiente naturale con la sua biodiversità. La Convenzione, infatti, parte dal presupposto che il mantenimento della biodiversità di un ecosistema sia fondamentale per la sua produttività e della sua capacità di fornire servizi che servono all’uomo.

L’obiettivo di quest’anno è quello di implementare gli obiettivi delineati dal Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal, adottato  nel 2022,  un piano d’azione globale per fermare e invertire la perdita di biodiversità. Il cuore del piano è il traguardo del cosiddetto “30×30”. Ossia, entro il 2030 tutti i Paesi firmatari si impegnano a: proteggere e conservare in modo efficace almeno il 30% delle terre emerse e delle acque interne; proteggere almeno il 30% delle aree marine e costiere; ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi degradati.

Il Quadro  stabilisce, anche quattro obiettivi a lungo termine per raggiungere  lo stato di “vivere in armonia con la natura” entro la metà del secolo. Si tratta di: arrestare l’estinzione delle specie provocata dalle attività dell’uomo; gestire e utilizzare le risorse naturali in modo che possano continuare a fornire i servizi essenziali per l’umanità (aria, acqua, suolo fertile); condividere in modo equo i benefici derivanti dalle risorse genetiche; garantire risorse finanziarie e tecnologiche, specialmente per i Paesi in via di sviluppo, per attuare le politiche di tutela ambientale.

Su questi pilastri si innesta la Strategia dell’Unione Europea sulla biodiversità per il 2030. Le azioni previste riguardano la creazione di una rete di aree protette di almeno il 30% della superficie terrestre e marina dell’Ue; il ripristino degli ecosistemi degradati con una serie di impegni e misure specifici e l’impianto di 3 miliardi di alberi; lo stanziamento di 20 miliardi di euro l’anno per la promozione della biodiversità; la creazione di un quadro globale ambizioso per riportare la natura nella nostra vita.

Dall’incipit della strategia: “Dalle grandi foreste pluviali ai piccoli parchi e giardini, dalla balena azzurra ai funghi microscopici, la biodiversità è la straordinaria varietà della vita sulla Terra. Noi esseri umani siamo una maglia di questa rete di vita, da cui dipendiamo per tutto: per il cibo di cui ci nutriamo, per l’acqua che beviamo, per l’aria che respiriamo. La natura è importante non solo per il nostro benessere fisico e mentale, ma anche per la capacità della nostra società di far fronte ai cambiamenti globali, alle minacce per la salute e alle catastrofi. La natura ci è indispensabile”.

Nonostante la sua importanza fondamentale, economica e ambientale, la natura versa in uno stato di profonda crisi. Le principali cause della perdita di biodiversità vanno ricercate nei cambiamenti dell’uso del suolo e del mare, nello sfruttamento eccessivo delle risorse, nel cambiamento climatico, nell’inquinamento e nelle specie esotiche invasive. “È un fenomeno che tocchiamo con mano, ricorda la Commissione,  gli spazi verdi sono cancellati da colate di cemento, le riserve naturali scompaiono sotto i nostri occhi e il numero di specie a rischio di estinzione non è mai stato così alto. Negli ultimi 40 anni la fauna selvatica del pianeta si è ridotta del 60% a causa delle attività umane e quasi tre quarti della superficie terrestre ha subito alterazioni che hanno relegato la natura in un angolo sempre più ristretto”.

La perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi, insieme ai cambiamenti climatici,  sono tra le minacce che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi anni. E la crisi della biodiversità e quella climatica sono intrinsecamente legate, I cambiamenti climatici, attraverso siccità e inondazioni, accelerano la distruzione dell’ambiente naturale che a sua volta, insieme all’uso non sostenibile della natura, è uno dei fattori alla base del cambiamento del clima. Se, dunque, le crisi sono legate, lo sono anche le soluzioni. È la natura che regola il clima e le soluzioni basate su di essa saranno determinanti per la riduzione delle emissioni e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Tutti sono chiamati a fare la loro parte, istituzioni, imprese, cittadini. Lo scorso febbraio, a Manchester , alla riunione plenaria dell’Ipbes, il Consiglio mondiale della biodiversità, è stato presentato il rapporto “Business and Biodiversity”, per valutare l’impatto e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e il contributo della natura alle persone. Il rapporto, si legge in una nota di Ispra, i cui esperti, insieme a quelli del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica hanno partecipato ai lavori, “colma un vuoto cruciale nel dialogo tra scienza, politiche pubbliche e mondo economico, offrendo per la prima volta un quadro metodologico integrato per comprendere gli impatti delle imprese sulla biodiversità e i benefici che questa offre alle persone e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e dagli stessi benefici e giungere a gestire in maniera più sostenibile le interazioni tra imprese, biodiversità e benessere umano”.

Il contributo più innovativo del rapporto è l’individuazione di azioni concrete che possono essere intraprese da governi, aziende, attori finanziari e società civile. Ma occorre un contesto favorevole costruito su cinque pilastri basilari: politiche, leggi e regolamenti; sistemi economici e finanziari; valori sociali, norme e cultura; tecnologia e dati; capacità e conoscenze. Il messaggio finale è chiaro: in assenza di un cambiamento innovativo, il business as usual continuerà ad alimentare i rischi. Occorre cambiare rotta “per allineare ciò che è economicamente conveniente per le imprese con ciò che è positivo per la natura e per la società, trasformando imprese e istituzioni in agenti di cambiamento verso un’economia più giusta e sostenibile”.

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