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Giornalista confessore di Pontefici, scrittore ed apologeta, Vittorio Messori lascia una profonda eredità spirituale, oltre che culturale. Allievo di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, intellettuale indipendente, appartato, refrattario alle mode, Messori ha attraversato più di mezzo secolo di vita ecclesiale e civile scandagliando il rapporto tra ragione, storia e rivelazione. Messori è stato il primo giornalista a intervistare un Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, intervista seguita dal saggio Rapporto sulla fede, e soprattutto il primo e unico a scrivere un libro-intervista con Papa Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, che é stato tra i maggiori bestseller della storia editoriale.

Quella a Karol Wojtyła, é la prima intervista moderna a un Pontefice, ed il libro scritto in occasione dei quindici anni di pontificato nel quale si dibattevano le basi della fede, il rapporto con le altre religioni ed il futuro del Vangelo, valse allo scrittore il Premio internazionale medaglia d’oro al merito della cultura cattolica. Considerato il più noto apologeta cattolico del secondo Novecento, Messori col saggio Ipotesi su Gesù, che ha superato il milione di copie in Italia ed è stato tradotto in 22 lingue, portò il cristianesimo al centro del dibattito culturale italiano e internazionale.

Lo scrittore parte tuttavia da una iniziale formazione razionalista e agnostica culminata nel 1965 nella laurea in Storia del Risorgimento, ma l’immedesimazione nell’intensa lettura dei Vangeli lo condusse alla conversione al cattolicesimo, esperienza che segnò profondamente la sua vita e orientò la sua ricerca intellettuale, volta a conciliare ragione e fede. Timoroso della notorietà acquisita come scrittore e giornalista del quotidiano La Stampa, ad un certo punto Messori si ritirò per alcuni mesi nel Monferrato, dedicandosi alla meditazione e allo studio.

Nel 1978 lasciò La Stampa per fondare il mensile Jesus, edito dalle Edizioni San Paolo, che divenne un laboratorio di dialogo tra credenti e non credenti. Esperienza dalla quale nacquero libri di successo come Inchiesta sul cristianesimo, Patì sotto Ponzio Pilato? e Dicono che é risorto . Pur critico verso il clericalismo, difendeva la Chiesa, definendosi portatore di un “anticlericalismo cattolico” che rivendica libertà di giudizio e autonomia intellettuale. Come un segno del destino il cuore di Vittorio Messori si é fermato ieri sera, nella sua casa di Desenzano del Garda, alle 21,45 del Venerdì Santo, dopo la memoria di quella Passione che lui aveva indagato con grande onestà intellettuale nel libro Dicono che é risorto. Un’esistenza, la sua, da autentico credente. Talvolta più di qualche Papa e di parecchi fra Cardinali e Vescovi. Una mistica esistenza che evidenzia come la fede intimamente pensata e vissuta sia tutto e all’opposto non sia niente.

Addio a Vittorio Messori, autentico credente. Il ricordo di D'Anna

Cronista della fede ha intervistato e sfidato Pontefici, dato voce a Ratzinger e confrontato col progressismo ecclesiale Vittorio Vittorio Messori, uno dei più autorevoli scrittori della saggista cattolica negli ultimi 50 anni scomparso alla vigilia di Pasqua. Il ricordo di Gianfranco D’Anna

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Fra la richiesta al Congresso di aumentare le spese per la Difesa di 1,5 trilioni di dollari, licenziamenti di ministri e generali, la Casa Bianca è sempre più impelagata nella guerra all’Iran con risvolti che cominciano ad allarmare l’Amministrazione. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Vi racconto "Il Vaticano e l’Intelligence". Il libro a cura di Mario Caligiuri

“Il Vaticano e l’intelligence. Osservatore e osservato nella storia politica della santa Sede” è il titolo dell’ultimo libro curato da Mario Caligiuri, edito da Rubbettino. L’autore, professore dell’università della Calabria dove dirige il Master in Intelligence, sintetizza così i contributi contenuti nel volume

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Di Massimo Panizzi

Il senso ultimo di questa Via Crucis non è una fuga dal mondo, ma un attraversamento del mondo. Non una consolazione, ma una forte chiamata alla responsabilità. Nel mettere a nudo la sofferenza, le viene conferito un significato profondo. La lettura del generale Massimo Panizzi

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