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Mentre una delegazione istituzionale e imprenditoriale taiwanese incontrava a Milano il sistema produttivo lombardo per rafforzare la cooperazione economica, un altro meeting aiuta a leggere il significato più profondo di quella visita. Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, ha incontrato nei giorni scorsi l’ex presidente di Taiwan Tsai Ing-wen, in Italia per partecipare a un’iniziativa dedicata alla leadership femminile. Al faccia a faccia con la leader taiwanese hanno preso parte anche il collega leghista Eugenio Zoffili, vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, e alcuni membri delle forze di opposizione.

Un colloquio che, racconta Formentini, è andato ben oltre il tema dei semiconduttori. “È stato un confronto molto franco e molto aperto”, spiega a Formiche.net. “Senza entrare in dettagli troppo specifici, possiamo dire che abbiamo parlato di un’ampia gamma di questioni, partendo innanzitutto dalla necessità di preservare la stabilità dello status quo nello Stretto di Taiwan, perché oggi non è più una questione che riguarda esclusivamente l’Asia. L’Europa ha un interesse diretto alla sicurezza di quell’area, dei corridoi marittimi e dei principali chokepoint attraverso cui transitano merci, tecnologie e componenti essenziali per la nostra economia”.

Lo Stretto di Taiwan è uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo: secondo diverse stime, vi transita ogni anno circa il 40-50% del traffico container globale e una quota significativa del commercio marittimo dell’Asia-Pacifico, inclusa gran parte delle forniture di semiconduttori avanzati. L’Europa ha poco controllo su una eventuale crisi, legata alle volontà di annessione cinese, ma ne subirebbe i costi. Bloomberg Economics ha stimato fino a 2.000 miliardi di dollari di impatto nel primo anno. La Germania sarebbe tra le più colpite, con un calo del PIL intorno al 14%.

È chiaro che il tema, sottolinea il vicepresidente della Commissione Esteri, non riguarda soltanto la produzione di chip. “Tuttavia è chiaro che i semiconduttori sono ormai parte integrante della competizione geopolitica, perché abilitano intelligenza artificiale e tecnologie critiche. Ed è per questo che oggi la sicurezza economica passa anche dalla capacità di costruire catene di approvvigionamento resilienti e affidabili”.

È proprio in questa prospettiva che si inserisce il convegno “Italia-Taiwan, non solo tecnologia ma opportunità economiche e scambio culturale”, ospitato in questi stessi giorni a Palazzo Pirelli su iniziativa della Commissione Attività produttive di Regione Lombardia. La delegazione proveniente da Taipei, guidata dal ministro degli Esteri Lin Chia-Lung, comprendeva rappresentanti delle principali istituzioni tecnologiche e industriali dell’isola, tra cui l’Industrial Technology Research Institute (ITRI), la Taiwan Electrical and Electronic Manufacturers’ Association e l’HCG Corporation.

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Secondo Formentini, il dialogo con Taipei dimostra che l’Italia può giocare un ruolo più importante rispetto al passato. “Ho trovato una forte attenzione verso il nostro Paese e la volontà di intensificare la collaborazione. Credo che l’Italia possa essere molto più presente di quanto non sia stata finora, valorizzando le complementarità industriali che già esistono”.

Tra queste, il parlamentare indica innanzitutto l’opportunità lombarda. “Taiwan vede nella Lombardia un interlocutore naturale. Da una parte c’è uno dei principali ecosistemi mondiali dei semiconduttori; dall’altra una regione che rappresenta un’eccellenza europea nella meccanica avanzata, nell’automazione e nella manifattura. Sono filiere complementari che possono crescere insieme”.

Nel colloquio con Tsai Ing-wen è emerso anche un altro elemento, meno noto ma significativo. “Taiwan sta affrontando un problema crescente di disponibilità di manodopera qualificata. È un’economia estremamente dinamica che ha bisogno di nuove competenze e nuove risorse. Anche questo apre spazi di collaborazione con partner come l’Italia, sia sul piano industriale sia su quello della formazione”.

Per Formentini, tuttavia, la cooperazione tra Roma e Taipei non può essere letta soltanto in chiave economica. “Lavorare tra democrazie avanzate significa costruire filiere più sicure e resilienti, ma anche difendere un modello di sviluppo fondato sulla libertà economica, sulla fiducia reciproca e sulla condivisione di regole comuni. È un obiettivo che va oltre la questione dell’approvvigionamento dei chip: ha un valore strategico ed esistenziale”.

In un momento in cui l’Europa cerca di ridurre le proprie vulnerabilità e perseguire nuove diversificazioni senza rinunciare all’apertura dei mercati, il rafforzamento dei rapporti con Taiwan indica una direzione precisa: costruire nuove partnership industriali tra economie innovative e affidabili, trasformando la cooperazione tecnologica in uno strumento di competitività e sicurezza.

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