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Mario Draghi può abbozzare un mezzo sorriso. D’altronde, è proprio lui il gran teorico del debito comune, l’uomo che da anni va predicando la necessità di emettere bond europei, pietra angolare di quell’unione dei mercati più sognata che realizzata. Certo, sono lontani gli anni in cui il più grande pacchetto di stimoli economici mai finanziato in Europa, il Recovery plan, con oltre 2 mila miliardi di euro stanziati, veniva finanziato per gran parte proprio dai titoli comunitari con un rischio condiviso tra i Paesi membri. E poi la Germania è tornata un po’ frugale, come dimostra l’ultima uscita in materia del cancelliere Friedrich Merz, che pochi giorni fa ha respinto l’idea di nuovo debito europeo.  

Tutto ciò premesso, la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di emettere fino a 80 miliardi di euro di obbligazioni Ue nella seconda metà del 2026. Ciò porterà l’emissione totale di obbligazioni europee prevista per il 2026 a 180 miliardi di euro. I proventi saranno utilizzati per finanziare i programmi politici finanziati tramite prestiti sui mercati dei capitali. Questi includono erogazioni agli Stati membri nell’ambito del programma NextGenerationEU, il sostegno all’Ucraina (compresi i pagamenti nell’ambito del nuovo prestito di sostegno all’Ucraina), le erogazioni nell’ambito dello strumento SAFE (Security action for Europe) e i contributi ad altri programmi.

Più nel dettaglio, da qui a dicembre la Commissione prevede di emettere obbligazioni comunitarie attraverso quattro sindacazioni e sei aste di obbligazioni. Le aste continueranno a svolgere un ruolo importante nel programma, con tranche a tre stadi e assegnazioni non competitive successive a ciascuna asta di bond, a supporto di un’attuazione flessibile ed efficiente del piano di finanziamento. Anche i finanziamenti a breve termine, inclusi i buoni del Tesoro Ue, continueranno a integrare le emissioni di obbligazioni della Commissione, rafforzandone la capacità di gestire il fabbisogno di finanziamento, indica una nota comunitaria.

Ma per un debito comune davvero strutturale, i cui rischi sono totalmente a carico dei governi, la strada è ancora lunga. “Non voglio nascondere il fatto che abbiamo anche un tema molto difficile, ovvero la questione del futuro quadro finanziario dell’Unione europea. Dovremo discuterne intensamente nel corso dell’anno. Ho chiarito dal mio punto di vista che non ci può essere nuovo debito europeo, il bilancio deve essere in pareggio”. Così dixit Merz. Due settimane fa.

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