Skip to main content

Il Giappone si prepara a raggiungere un nuovo record per la spesa militare, con una richiesta di bilancio per l’anno fiscale 2027 che raggiunge 8.900 miliardi di yen, circa 55,5 miliardi di dollari, il livello più alto mai indicato dal ministero della Difesa. Una cifra che potrebbe aumentare ulteriormente, considerando che circa 160 programmi sono stati inseriti nella richiesta senza un costo definitivo. Dentro questa crescita, la componente navale occupa uno spazio rilevante, con nuove fregate e sottomarini affiancati da investimenti nei sistemi senza equipaggio e nelle capacità di attacco a distanza.

Nuove fregate e sottomarini

Tra le voci ancora da quantificare ci sono altre New FFM, evoluzione delle fregate classe Mogami. Finora sono state finanziate sei delle dodici unità previste. Le nuove navi avranno un dislocamento standard di 4.800 tonnellate e capacità rafforzate nella difesa antiaerea e nella lotta antisommergibile. Numero di unità e risorse saranno definiti durante la preparazione del bilancio. Lo stesso vale per i nuovi sottomarini classe Taigei. Più definito è il finanziamento delle due Aegis System Equipped Vessels già in costruzione, per le quali vengono richiesti 68,9 miliardi di yen più una quota ancora da stabilire. La prima dovrebbe entrare in servizio entro il FY2027, la seconda nel FY2028.

Il salto sui sistemi unmanned

Una delle voci più consistenti riguarda i droni. Tokyo chiede 292,2 miliardi di yen per 17 Mq-9b SeaGuardian, oltre a costi ancora da quantificare. I velivoli saranno impiegati per missioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione e acquisizione degli obiettivi, con particolare attenzione alle rotte marittime del Pacifico.

L’investimento nei sistemi senza equipaggio riguarda anche l’ambiente subacqueo. Il ministero prevede risorse, ancora da definire, per studiare moduli destinati agli Unmanned underwater vehicles, con la possibilità di farli operare in rete e di equipaggiarli con missili stand-off.

Più capacità di attacco a distanza

Sul fronte missilistico, la richiesta comprende 56,2 miliardi di yen per la versione navale dell’Improved Type 12, prevista sul cacciatorpediniere Js Teruzuki nel FY2027. Altri 16,3 miliardi sono destinati a nuovi missili guidati lanciabili dai tubi lanciasiluri dei Taigei e progettati contro bersagli navali e terrestri.

Tra i programmi ancora senza un costo definitivo compare anche lo sviluppo di un missile ipersonico lanciabile da una piattaforma subacquea. Altri 1,1 miliardi serviranno invece a integrare i Tomahawk su Js Kongo, Js Ashigara e Js Maya, portando questa capacità su tutti gli otto cacciatorpediniere Aegis della Marina giapponese.

Gli 8.900 miliardi rappresentano dunque una richiesta ancora incompleta. Il valore definitivo dipenderà anche dalla quantificazione di programmi importanti come nuove fregate, sottomarini e alcune delle capacità subacquee previste per il FY2027.

Più risorse per fregate, sottomarini e droni. Tutti i numeri della difesa giapponese

Il ministero della Difesa giapponese ha chiesto 8.900 miliardi di yen per l’anno fiscale 2027, il livello più alto mai raggiunto, ma il valore finale potrebbe aumentare perché circa 160 programmi devono ancora essere quantificati. Una parte rilevante della richiesta riguarda la componente navale, dalle nuove fregate e dai sottomarini ai SeaGuardian, fino ai missili stand-off e alle nuove capacità subacquee

Cosa rende una riforma elettorale accettabile. Il commento di Pasquino

Con quale criterio si deve valutare la bontà di una legge elettorale? Certamente non quello del potere che conferisce ai dirigenti dei partiti. La mia proposta, che emerge dalla conoscenza dell’imponente letteratura scientifica e politica in materia, è che il criterio dominante deve essere la quantità di potere che quella legge attribuisce agli elettori. Il commento di Gianfranco Pasquino, socio dell’Accademia dei Lincei, professore emerito di Scienza politica, UniBo. In libreria con “Il bello della politica” (il Mulino 2026)

Tra sogni di nuovo ordine e maxi ferrovie. La Sco di Xi Jinping

A Bishkek, capitale del Kirghizistan, il leader cinese punta a pesare il Dragone nel continente asiatico, in vista del summit indiano dei Brics e dell’incontro con Trump di fine mese. Ma il primo test è la gigantesca ferrovia Cina-Uzbekistan

La moschea di Mestre e il rischio di una città nella città. La riflessione di Vas Shenoy

Mestre ha oggi la possibilità di stabilire le regole prima che vengano posati i mattoni. Trasparenza assoluta sui finanziamenti. Governance verificabile. Controllo sull’educazione religiosa. Partecipazione delle donne. Centralità della lingua italiana. Regole chiare sugli imam e sui predicatori stranieri. E nessuna zona grigia nei rapporti con organizzazioni politiche e religiose estere

Perché l'Italia è un bersaglio primario della guerra cognitiva russa. Parla Germani

Un ecosistema di influenza russa radicato in Italia da oltre un decennio, capace di muoversi dalla politica alla cultura, dal pacifismo ai social. Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani, legge i casi di Vagli di Sotto e Formello come possibili tasselli di una più ampia strategia di guerra cognitiva di Mosca, alimentata anche dalla propaganda nucleare e dalla narrazione dei legami storico-culturali tra Italia e Russia

Anche le imprese tedesche sono stufe della Cina. Tutti i guai di Merz

La Francia ha da tempo dichiarato guerra alla manifattura cinese dopata dai sussidi pubblici, l’Italia ha fatto altrettanto. Mentre l’Europa è pronta a mettere alle strette Pechino se non ridurrà il deficit commerciale con l’Unione. Ora anche l’industria tedesca ne ha abbastanza. E va in pressing sul cancelliere

Colpire la finanza per fermare l'Iran. Il nuovo piano d'attaco Usa

Il Tesoro americano ha deciso di mettere nel mirino il sistema finanziario iraniano, con l’obiettivo dichiarato di asfissiarne l’economia. Con la Russia, seppur lentamente, ha funzionato. E anche gli istituti cinesi potrebbero finire nella lista nera

L'arma invisibile della Casa Bianca contro la Cina passa dalle supply chain. Scrive Preziosa

Il nuovo rapporto della Casa Bianca sul transshipment va oltre la lotta all’elusione dei dazi e mette al centro il controllo delle reti produttive globali. Con il Detective Border, Washington punta a usare dati e intelligenza artificiale per mappare dipendenze, anomalie e relazioni lungo le supply chain. Ma vedere una rete non significa possedere le capacità necessarie per sostituirla, e ricostruire ecosistemi industriali richiede tempo, capitale e competenze. L’analisi del generale Pasquale Preziosa

Go, poker o dadi. Dimmi a cosa giochi e ti dirò come governi

Di Nicola Bonaccini

Dal Go di Xi al poker di Trump, dai dadi di Teheran al banco del Golfo: viaggio nelle mentalità strategiche che si affrontano sul tavolo del mondo. L’analisi di Nicola Bonaccini, esperto di comunicazione alla presidenza del Consiglio dei ministri, già consigliere di due ministri della Difesa

Fare ragionare Putin o essere travolti con lui. L’interrogativo dell’intelligence russa

Sarebbero molto più sottili e concrete le motivazioni del faccia a faccia moscovita dei vertici dello spionaggio Usa e russo. Apparati che “leggono” il presente e prefigurano gli sviluppi futuri. L’analisi di Gianfranco D’Anna

×

Iscriviti alla newsletter