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Con questo nuovo saggio, La necessità di una leadership europea (pag. 522 € 25 su Amazon), Maria Teresa Manuela Ruggieri prosegue e approfondisce una riflessione avviata con Europa Nazione, affrontando il nodo decisivo della crisi europea: l’assenza di una leadership politica capace di dare al continente una reale unità politica e strategica.

Maria Teresa Manuela Ruggieri è un’analista economico-politica che da tempo ha posto al centro della sua riflessione il tema dell’Europa. La sua esperienza la porta a “navigare” tra i marosi del Vecchio continente non accontentandosi di descriverne la crisi culturale oltre a quella finanziaria. L’inconsistenza politica europea, ci fa capire, viene da molto lontano come ha scritto nel precedente saggio sull’argomento, del quale quest’ultimo volume è non solo un approfondimento, ma è il cuore del problema della crisi europea: la mancanza di una autentica e riconoscibile leadership continentale capace di porsi al centro dell’Europa per unificarla dopo i vani tentativi degli ultimi settant’anni.

Non si può certo dire, come fa capire la Ruggiero, che l’Europa sia l’amalgama di convergenti interessi: le nazioni da tempo hanno ingaggiato una guerra fratricida che nascondono nei vertici della Commissione europea o in deliberazioni inconsistenti nell’ambito di sinedri come il Parlamento europeo dove invece di trovare la necessaria coesione tra gli Stati, ci si occupa per lo più di materie futili e lontane dagli interessi reali dei cittadini europei ai quali poco importano le “materie” che vengono trattati.

Mentre, come scriveva Paul Valery, gli Stati europei si fanno una continua guerra sottile, lo squinternato Continente muore per inedia, incapace com’è di trovare una vera leadership che abbia l’intenzione di unirlo politicamente come presupposto della creazione di una vera potenza in grado, nel mondo multipolare, di non farsi prendere a schiaffi da Stati Uniti, Russia, Cina e perfino dai Brics, nuovi arrivati alla mensa del potere mondiale.

Molto realisticamente, la Ruggieri apre questo suo libro con due interrogativi ineludibili. “Come può l’Europa tornare ad essere padrona del proprio destino? Riacquisendo il proprio ruolo storico, o semplicemente sviluppando e creando una Europa più forte, una Europa Stato Unita, divenendo una Nazione-Stato?” E si dà una risposta dalla quale nessuno degli europeisti di facciata potrebbe o dovrebbe prescindere: “In ogni caso l’Europa deve riappropriarsi della sua geopolitica, risaldando la sua nazione di 450 milioni di cittadini, implementando il suo Pil, mai inferiore a quello statunitense, e cercando di far fronte alle minacce delle multinazionali cinesi, alle crisi determinate da aggressori non minoritari come la Russia, e persino fronteggiare con grande maestria e diplomazia il moderno modello americano trumpiano, con fughe verso Musk, nuovo imprenditore avanzato non solo tecnologicamente ma anche politicamente con una grande fame di futuro”.

La leadership che nelle pagine di questo libro viene delineata, non è soltanto politica in senso stretto. Attiene alle classi dirigenti europee culturali, economiche e perfino morali. È utopico discuterne adesso? Credo che se in uno dei momenti più cruciali della storia contemporanea che stiamo vivendo, la consapevolezza del pericolo e la necessità di superarlo agiscano nei governanti ed in coloro che danno il tono al nostro tempo, si riuscirà a porre le basi del nuovo mondo e dunque a riconsiderare l’Europa come soggetto attivo e non subalterno della politica mondiale. Ma occorre, per dare un senso a questa ipotesi, di un realismo che oggettivamente manca al momento e soprattutto manca il senso del bene comune, di quell’equilibrio del quale parlava Edmund Burke, capofila dei conservatori.

E a proposito di conservatori, di questa straordinaria scuola di pensiero e di visione del mondo, di sentimento morale e di accensione di sempre nuovi fuochi piuttosto che attardarsi a contemplare la morente cenere del passato, scrive la Ruggieri: “Abbiamo bisogno di una visione politica, fortemente identitaria, che non annulla le nostre esigenze nazionali, in un’ottica di superamento di una forma nazionalistica, ma che si inserisca in una pragmatica programmazione economica che possa migliorare e apportare beneficio alle nostre peculiari culture economiche nazionali, diverse e differenti per connotazione non solo geografica ma anche geopolitica. Il rispetto, e l’essere uniti nelle diversità, deve generare una visione e un centro politico riformista, che consolidi le nostre identità, in un’ottica Europea, al fine di guardare ad un nazionalismo sovranazionale Europeo, foriero di un sovranismo identitario, di una Europa Nazione dove le peculiarità nazionali europee siano il fulcro della sovranità ritrovata”.

E aggiunge: “I Conservatori sono giustamente consapevoli di una nuova sfida nascente, l’Europa sta subendo una trasformazione strutturale, la complessità del decisionismo politico non può essere più relegato a nazioni maggioritarie, ma deve spalmarsi in un quadro parlamentare diffuso, dove la pluralità delle forze e dei gruppi politici devono essere il fulcro Europeo. Nessun cambiamento politico può prescindere dalla conservazione del suo passato valoriale, dalla sua storia, dalle sue memorie, nessun fenomeno sociale può guardare avanti in un processo di riforme senza tenere conto dei fatti e degli eventi, una evoluzione in senso conservatore, porta con sé sentimenti che si sostanziano in valori a-temporali, l’inclusività di questi valori consente una crescita tale da sostenere un nuovo soggetto politico, un nuovo movimento conservatore, moderno e avanguardista, riformista dove il nazionalismo in chiave europea diviene l’elemento di sviluppo della stessa sovranità sovranazionale”.

Parole chiare, progetti comprensibili, definizioni che non aprono la strada agli equivoci. Certo, il conservatorismo come “visione del mondo” può essere l’ispirazione di un progetto innovativo, ma non esaurisce il problema della leadership europea se questa non trova nelle radici della sua storia e nella preconizzazione del tempo nuovo da coniugare con la propria tradizione, tutto sarà vano.

Lo spirito del tempo, come sappiamo, non è dei migliori, ma noi avvertiamo il dovere di proteggere quanto abbiamo ereditato da millenni e di cui non possiamo fare a meno. La riscoperta è la difesa della sovranità europea, primo obbligo al quale dobbiamo dedicare i nostri sforzi. Un’Europa nella quale possiamo credere, come ci ricordarono gli intellettuali conservatori, capeggiati da Roger Scruton, il più influente pensatore contemporaneo (1944-2020) secondo il New Yorker, riuniti il 7 ottobre 2017, i quali scrissero nella Dichiarazione di Parigi, al primo punto: “L’Europa ci appartiene e noi apparteniamo all’Europa. Queste terre sono la nostra casa; non ne abbiamo un’altra. Le ragioni per le quali l’Europa ci è cara superano la nostra capacità di spiegare o di giustificare la nostra lealtà verso di essa. Sono storie, speranze e affetti condivisi. Usanze consolidate, e momenti di pathos e di dolore. Esperienze entusiasmanti di riconciliazione e la promessa di un futuro condiviso. Scenari ed eventi comuni si caricano di significato speciale: per noi, ma non per altri. La casa è un luogo dove le cose sono familiari e dove veniamo riconosciuti, per quanto lontano abbiamo vagato. Questa è l’Europa vera, la nostra civiltà preziosa e insostituibile. L’Europa è la nostra casa”.

Noi, come europei, non possiamo lasciarci confiscare la nostra casa. Ma abbiamo bisogno di chi la protegge, l’accudisce, la ama. Perciò una leadership europea è indispensabile. E chi pensa in queste nostre contrade di farsi vassallo, valvassore o valvassino di qualche nuovo potente, noi abbiamo il dovere di scagliarci contro gli assedianti, da qualsiasi parte provengano, con la forza della nostra volontà e della tradizione che nessuno dovrà cancellare.

L’autrice sostiene che la debolezza dell’Europa non sia soltanto economica o finanziaria, ma anzitutto culturale e politica. Le istituzioni comunitarie, nate per favorire l’integrazione, appaiono spesso incapaci di esprimere una visione comune, mentre gli interessi nazionali continuano a prevalere su quelli collettivi.

In un mondo sempre più multipolare, questa frammentazione rischia di relegare l’Europa a un ruolo marginale nei confronti delle grandi potenze globali.

Da questa analisi nasce una domanda fondamentale: come può l’Europa tornare protagonista del proprio destino? La risposta della Ruggieri è chiara: recuperando una propria autonomia geopolitica, rafforzando la coesione tra i popoli europei e costruendo una leadership in grado di coniugare identità, sviluppo economico e responsabilità internazionale.

Qual è il destino dell’Europa senza leadership?

Come può l’Europa tornare protagonista del proprio destino? La risposta nel volume “La necessità di una leadership europea” di Maria Teresa Manuela Ruggieri: recuperando una propria autonomia geopolitica, rafforzando la coesione tra i popoli europei e costruendo una leadership in grado di coniugare identità, sviluppo economico e responsabilità internazionale

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