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“Solo il prestigio internazionale e la credibilità di Giorgia Meloni hanno consentito questo risultato, nessun altro ci sarebbe riuscito. È questa la differenza tra un governo forte e autorevole, che può contare su una rete diplomatica di spessore, e altri del passato”. Lo pensa Gabriele Checchia, già ambasciatore in Libano, presso la Nato, vicedirettore dell’Unità Russia e Paesi dell’area ex-sovietica alla Direzione Generale Affari Politici e Consigliere Diplomatico di vari ministri, che in questa articolata conversazione con Formiche.net racconta anche gli “altri” aspetti del dossier carburanti. Punto di partenza la protogenia dell’appello. L’adesione di Q8 al price cap, dopo Eni e IP ha una valenza geopolitica, oltre che economica?

“Direi di sì – spiega l’esperto diplomatico – soprattutto in termini di conferma della credibilità che l’Italia con questo governo ha acquisito in un’area per noi fondamentale, sotto il profilo geopolitico e degli approvvigionamenti energetici. Tale risultato si somma agli altri, due non secondari, che hanno avallato la proposta di contenimento dei prezzi della benzina, Eni e Socar. Avere a bordo anche il Kuwait mi sembra un risultato significativo e in qualche modo in questa maniera il nostro governo e la presidente del Consiglio colgono i frutti di un’attenzione riservata allo scacchiere mediorientale del Golfo, che ha trovato numerose espressioni dal momento del suo insediamento”.

Il riferimento, secondo l’ambasciatore Checchia, si ritrova anche nel messaggio che la presidente Meloni ha inteso indirizzare nei giorni scorsi al Gulf Forum che si è tenuto a New York a margine dell’Assemblea generale, in cui ha sottolineato che con lo Stretto di Hormuz ancora bloccato e con un nuovo fronte di stabilità in Arabia Saudita, l’Europa vede accrescere gli interessi comuni con il Golfo.

“Ha ragione la premier quando sostiene che la nostra sicurezza energetica dipende da una pace durevole, da un commercio aperto, da collegamenti sicuri, da regole condivise, da libertà di navigazione senza balzelli o discriminazioni. Inoltre l’Italia, non va dimenticato, è stata ospite d’onore al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo e del Gulf Forum a Costa Natalino in Grecia, senza dimenticare altre iniziative ospitate a Roma come la Future Investment Initiative”. Ma non è tutto, perché secondo Checchia va messa in risalto anche la disponibilità dell’emiro a rispondere positivamente all’appello di Roma: “Ciò conferma l’autorevolezza che Meloni si è guadagnata in questa regione del mondo, che per noi è decisiva”. Un’azione che è stata portata avanti di concerto con ministeri chiave, come quello dell’energia (Pichetto), dell’industria (Urso), passando per la Farnesina (Tajani) e la rete diplomatica italiana che stanno creando quel sistema-Paese indispensabile per ottenere i risultati sperati, “tanto che io credo si debba parlare di un felice gioco di squadra di cui premier e governo hanno dato ampia dimostrazione, anche in questa occasione”.

Checchia mette l’accento sul “forte apprezzamento” non solo nei confronti di players stranieri come IP e Q8, ma anche della nostra Eni. La premier ha rivolto un appello e c’è chi ha risposto, ma non era scontato che fosse così. O no? “Ciò che è successo lo si deve ai rapporti internazionali creati in questi 4 anni e al fatto che l’Italia ha recuperato un certo prestigio internazionale. Cito anche per completezza di analisi altre tappe di questa attenzione all’area mediorientale e direi anche caucasica. Ho in mente per esempio il viaggio di Giorgia Meloni in Azerbaigian, la recente telefonata con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, nella quale ha anche confermato la solidarietà italiana al Regno, posto sotto attacco. Si tratta di un momento difficile e mi è sembrata tempestiva questa indicazione di vicinanza italiana al partner saudita. Per cui la politica complessiva di contenimento dei prezzi è il frutto di un lavoro che è iniziato nel 2022 e che riflette il nostro accresciuto peso nella regione. Direi che abbiamo dato tante dimostrazioni di volontà di aiutare la stabilizzazione anche con la nostra partecipazione alla missione Aspides, senza dimenticare i rapporti che manteniamo con tutti i partner regionali importanti. Ho citato l’Azerbaigian ma potrei citare lo stesso Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman”.

L’ambasciatore Checchia infine tocca anche un altro punto, che si intreccia con la questione dei carburanti: “Ho bene in mente le linee di intervento di Roma per correggere il caro energia e correggere il meccanismo degli ETS, il famoso sistema europeo di scambio delle quote di emissioni che tra l’altro Meloni ha definito con il premier ceco Babis durante la visita a Praga, in vista di proposte operative congiunte da portare al prossimo Consiglio europeo del 15 ottobre. Vedo, quindi, un’Italia propositiva anche a livello europeo e tutto questo mi fa mi induce a ritenere che le tesi di quanti sostengono che siamo isolati in Europa sia davvero poco credibili e senza fondamento nella realtà”.

Energia e geopolitica, vi spiego i frutti della proiezione italiana nel Golfo. Parla Checchia

La premier ha rivolto un appello e c’è chi ha risposto, ma non era scontato che fosse così. Ciò che è successo lo si deve ai rapporti internazionali creati in questi 4 anni e al fatto che l’Italia ha recuperato un certo prestigio internazionale. Per cui la politica complessiva di contenimento dei prezzi è il frutto di un lavoro che è iniziato nel 2022 e che riflette il nostro accresciuto peso nella regione. Conversazione con l’esperto ambasciatore

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