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Ospitato dall’Operazione EuNavFor Med Irini presso il suo quartier generale nella base aerea di Centocelle a Roma, l’incontro a porte chiuse riunisce la leadership delle missioni dell’Ue nel Mediterraneo (Irini, appunto), nell’Oceano Indiano occidentale (Atalanta) e nel Mar Rosso (Aspides).

L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra teatri sempre più considerati interconnessi dai pianificatori europei, in un contesto di frizione persistente in mare che coinvolge attività navali russe, traffici della cosiddetta “shadow fleet” e attacchi alle rotte commerciali.

L’ammiraglio di divisione Marco Casapieri, comandante di Irini, ha descritto la riunione come un’opportunità per allineare le risposte alle sfide comuni che interessano tutte e tre le missioni, dagli attori non statali all’uso di navi civili per scopi militari. “La nostra priorità comune è rafforzare la sicurezza marittima e restare uniti nell’affrontare le sfide del nostro tempo”,  ha dichiarato all’apertura dei lavori.

L’incontro si svolge in un momento di maggiore vigilanza marittima nel Mediterraneo. Nelle ultime settimane unità navali della Nato, dell’Ue e italiane hanno intensificato il monitoraggio di navi e sottomarini russi in transito – o in sosta – nella regione, evidenziando le preoccupazioni per le minacce ibride e la protezione delle infrastrutture critiche lungo le rotte che collegano l’Europa al Medio Oriente e all’Asia.

Un arco di instabilità sempre più ampio

I responsabili europei considerano sempre più il Mediterraneo non come un teatro isolato, ma come l’ancora occidentale di un corridoio marittimo che attraversa il Canale di Suez fino al Mar Rosso e all’Indo-Pacifico. Questo corridoio collega le rotte commerciali ed energetiche europee all’Asia, rendendo strategicamente rilevanti eventuali interruzioni. L’instabilità in Libia e gli attacchi alle navi vicino a Bab el-Mandeb hanno rafforzato la necessità di un maggiore allineamento operativo tra le missioni navali dell’Ue.

L’ammiraglio di squadra Ignacio Villanueva, comandante dell’Operazione Atalanta, ha affermato che la missione continua a sostenere il traffico commerciale e a proteggere le linee di comunicazione marittime nella propria area di operazioni. L’incontro di Roma, ha osservato, offre l’opportunità di rafforzare le sinergie tra i dispiegamenti navali europei impegnati in obiettivi comuni.

L’ammiraglio di divisione Vasileios Gryparis, che guida l’Operazione Aspides, ha descritto la presenza navale dell’Ue come un impegno di lungo periodo per la libertà di navigazione e la stabilità marittima, piuttosto che una risposta temporanea a una crisi. Le operazioni europee nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, ha aggiunto, mirano a garantire che le rotte commerciali vitali restino aperte nonostante l’aumento dei rischi per la sicurezza.

I temi sul tavolo

L’incontro di due giorni è strutturato in panel tematici pensati per passare dalla consultazione al coordinamento pratico.

Il primo panel è dedicato alla consapevolezza del dominio marittimo, con particolare attenzione alla cosiddetta “shadow fleet” russa e alla protezione delle infrastrutture marittime critiche come cavi sottomarini e asset energetici offshore. Il tema riflette la crescente preoccupazione che reti di navigazione opache e movimenti navali ambigui possano minacciare i flussi energetici e le comunicazioni nel bacino mediterraneo.

Un secondo panel esamina le sfide al di fuori delle acque dell’Ue, incluse minacce ibride e rischi strategici lungo le principali rotte marittime dal Mar Rosso all’Oceano Indiano. Le discussioni affrontano come le tensioni geopolitiche e gli attacchi alle navi commerciali stiano ridefinendo le missioni di scorta navale e la protezione delle linee di navigazione.

Il terzo panel si concentra sui meccanismi di supporto reciproco, sull’interoperabilità e sulle migliori pratiche tra le tre operazioni. I comandanti e i loro staff stanno esaminando addestramento, esercitazioni e protocolli comuni per consentire alle forze dispiegate sotto mandati diversi di operare in modo più integrato.

Interoperabilità come obiettivo centrale

Se c’è un filo conduttore dell’incontro di Roma, è l’interoperabilità – migliorare il modo in cui missioni separate condividono informazioni, coordinano i dispiegamenti e rispondono alle crisi in uno spazio marittimo vastissimo.

Le operazioni navali europee hanno tradizionalmente operato in parallelo, ciascuna focalizzata sul proprio mandato. Ma la diffusione dell’instabilità lungo rotte marittime interconnesse ha evidenziato la necessità di una postura più integrata. Rafforzare la condivisione delle informazioni e la compatibilità operativa potrebbe consentire all’Ue di reagire più rapidamente quando emergono minacce.

Come ha evidenziato Casapieri, una cooperazione più stretta tra le missioni contribuirebbe a proteggere non solo il traffico marittimo ma anche la sicurezza complessiva dei cittadini europei. “Ogni sforzo che facciamo insieme aiuta a proteggere le nostre persone, i nostri mari e il nostro futuro comune”, ha affermato.

La riunione di Roma rappresenta il primo tentativo di istituzionalizzare il coordinamento a livello di comandanti operativi. Resta da vedere se porterà a una pianificazione congiunta più permanente. Il messaggio, tuttavia, è chiaro: le forze navali europee si stanno preparando a operare come parti di un’architettura di sicurezza più coesa nel Mediterraneo e oltre.

(Foto: X, @EUNAVFORMED)

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