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Nel giro di quarantotto ore la città adriatica ospita tre iniziative che, osservate insieme, raccontano molto della fase che sta attraversando la geopolitica della connettività europea. Tra il 16 e il 17 marzo il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia diventa infatti il punto di incontro di tre diverse dimensioni della cooperazione regionale: l’integrazione infrastrutturale dell’Alto Adriatico e dei Balcani, la strategia italiana sul corridoio India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC) e il rilancio della cooperazione dell’Europa centrale attraverso la Central European Initiative.

Non è una coincidenza di calendario. La sequenza degli eventi suggerisce una narrativa più ampia: il tentativo dell’Italia di valorizzare Trieste come punto di intersezione tra la connettività europea continentale e le nuove rotte che collegano il Mediterraneo all’Indo-Pacifico.

Il primo appuntamento, organizzato dall’associazione Trieste Summit, di cui Formiche e Decode39 sono media partner, ha posto la lente dell’analisi su quella “Upper Adriatic interoperability” e sui collegamenti con i Balcani occidentali che stanno diventando sempre più strategici. La riflessione ha messo insieme operatori logistici, autorità portuali, infrastrutture ferroviarie e rappresentanti istituzionali con l’obiettivo di discutere gli investimenti necessari per rafforzare il sistema dei porti dell’Alto Adriatico e migliorare i corridoi di trasporto verso l’Europa centrale e sud-orientale.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un aggiornamento sul progetto IMEC da parte dell’inviato speciale italiano per il progetto, l’ambasciatore Francesco Maria Talò, che nell’ottica di trasformare il corridoio in un più ampio concetto di “network”, ha anche evidenziato il legame tra la dimensione regionale della connettività adriatica e la strategia più ampia che mira a collegare India, Medio Oriente ed Europa attraverso nuove infrastrutture commerciali, energetiche e digitali.

Il giorno successivo, martedì 17 marzo, la prospettiva si sposta su un piano più istituzionale. Il forum promosso dalla Farnesina, intitolato Developing an Indo-Mediterranean Perspective through the IMEC Network, riunisce rappresentanti governativi, organizzazioni economiche e istituzioni internazionali per discutere il ruolo dell’Italia nel corridoio e le opportunità per il sistema portuale nazionale. L’apertura è affidata al governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre tra gli interventi figurano esponenti europei e mediorientali, tra cui la ministra degli Esteri romena, Oana Țoiu, e il ministro di Stato degli Emirati Arabi Uniti, Saeed Alhajeri.

La giornata sarà articolata in due momenti principali: un segmento istituzionale dedicato alla presentazione di Trieste come potenziale hub europeo del corridoio IMEC e una serie di panel economici che affronteranno i temi della logistica delle merci, delle infrastrutture energetiche e della connettività digitale.

Nelle stesse ore Trieste ospita anche un’altra iniziativa di rilievo internazionale: la conferenza per il trentesimo anniversario del Segretariato esecutivo della Central European Initiative (CEI, o secondo l’acronimo italiano “InCE”), organizzazione regionale nata all’inizio degli anni Novanta per promuovere cooperazione politica ed economica tra Europa centrale, Balcani e Paesi dell’Europa orientale.

L’evento riunisce i ministeri degli Esteri di diversi Paesi della regione – tra cui Romania, Serbia, Ucraina, Moldova, Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina – insieme a rappresentanti di istituzioni europee e organizzazioni internazionali. L’intervento principale è affidato anche in questo caso al ministro Tajani, a conferma del ruolo dell’Italia come Paese ospitante del Segretariato della InCE e promotore storico dell’iniziativa.

Se considerati insieme, i tre appuntamenti delineano una geografia politica precisa. Trieste emerge come punto di contatto tra tre cerchi concentrici di cooperazione: quello dell’integrazione europea orientale, incarnato dalla InCE; quello della connettività regionale adriatica e balcanica; e infine quello più ampio che collega Mediterraneo, Golfo e Indo-Pacifico attraverso il corridoio IMEC.

In un momento in cui la competizione geopolitica si gioca sempre più sulle infrastrutture, sulle rotte commerciali e sui corridoi logistici, la città adriatica torna così a occupare una posizione che richiama la sua storia. Porta marittima dell’Europa centrale fin dall’epoca asburgica, Trieste si propone oggi come nodo di una rete più ampia che attraversa il Mediterraneo e si estende fino all’Asia.

Per l’Italia, che negli ultimi anni ha cercato di rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo allargato e nelle strategie di connettività euro-asiatiche, il messaggio politico è chiaro: la partita delle nuove rotte globali non si gioca soltanto nei grandi porti oceanici, ma anche nei nodi infrastrutturali dove le diverse reti regionali si incontrano. E in questi giorni Trieste sembra voler rivendicare proprio questa funzione.

Trieste laboratorio delle nuove rotte tra Europa e Indo-Mediterraneo

Tre eventi internazionali in due giorni trasformano Trieste in un laboratorio della nuova connettività europea, dove si intrecciano integrazione dei Balcani, cooperazione centro-europea e strategie indo-mediterranee legate al corridoio Imec. L’Italia insiste nel posizionamento del porto adriatico come snodo tra le reti infrastrutturali continentali e le nuove rotte che collegano Mediterraneo, Medio Oriente e Indo-Pacifico

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