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“Il tema dello spionaggio russo all’interno della cornice europea è il titolo che abbiamo scelto per questo evento. Perché?”. Con questa domanda retorica la deputata di Azione Federica Onori ha aperto la conferenza da lei organizzata che si è tenuta venerdì 17 luglio presso la sala stampa della Camera dei deputati, dedicata appunto alla minaccia dello spionaggio per l’Italia e per l’Europa. Alla domanda segue una risposta, strutturata su due principali motivazioni: la prima è che “quello della sicurezza nazionale è un tema che va affrontato sempre di più come una sicurezza europea” e che “la collaborazione innanzitutto tra Paesi europei, tecnicamente anche tra Paesi Nato, è un fronte che va fatto avanzare ancora di più”; l’altra è invece relativa al fatto che i recenti casi emersi sia in Italia che all’estero dimostrano che quella della penetrazione ibrida russa riguarda l’intero continente.

Quel che è certo è che Mosca non manca di attenzioni verso il nostro Paese. La ricostruzione fatta dal giornalista del Sole 24 Ore Antonio Talia evidenzia chiaramente come “le infiltrazioni spionistiche russe e in generale le minacce che la Russia reca al territorio italiano sono sistemiche e continuative”. Il giornalista esperto in sicurezza ed intelligence ricorda infatti che l’episodio dei due ex agenti dell’Aisi arrestati nei giorni scorsi è solo l’ultimo di una lunga serie di vicende che comprendono sabotaggi, attività di intelligence e acquisizione di tecnologie sensibili, dal sabotaggio delle condotte energetiche a Tolmezzo al passaggio della nave russa Sparta 4 al largo della Sardegna, passando per i vari casi di spionaggio emersi negli ultimi anni, dal funzionario portoghese Federico Carvalhão Gil al capitano Walter Biot fino alla vicenda di Aleksander Koršunov. Tutti epifenomeni che, asserisce Talia, si incastrano in modo naturale nella strategia di guerra ibrida condotta dal Cremlino verso i Paesi occidentali già da prima dell’invasione dell’ucraina del febbraio 2022.

Un legame ripreso anche nell’intervento del senatore di Azione Marco Lombardo, che ha ribadito come la politica dovrebbe affrontare la questione con maggiore decisione. “Secondo i dati dell’Intelligence nel 2022 si parlava di circa 87 spie russe presenti in Italia ma noi sappiamo che probabilmente ad oggi anche solo i 200 dipendenti a vario titolo dell’ambasciata russa probabilmente compiono attività di spionaggio in Italia”, ha affermato, aggiungendo poi che “sia inaccettabile che nel nostro territorio italiano ci siano delle persone che possano coprirsi di fatto con le immunità per svolgere attività ostili al nostro Paese”, e che il tema non debba essere confinato solo alle attività del Copasir o della magistratura, ma al contrario debba diventare un argomento di dibattito pubblico, perché “la tutela e la tenuta della democrazia liberale” passano anche dalla capacità di comprendere “la pervasività dello spionaggio in Italia e della guerra ibrida e della guerra cognitiva”.

Sulla stessa linea il senatore del Partito democratico Filippo Sensi, il quale ha sostenuto che le attività di spionaggio e disinformazione russe fanno parte di una strategia più ampia. “Sono atti di guerra”, ha detto, riferendosi alle operazioni di influenza, aggiungendo che “questa roba è qui” e non riguarda un teatro lontano. Per il senatore del Pd, definire quella russa una semplice minaccia non è più sufficiente: “Una minaccia è qualcosa che può succedere, questo sta succedendo, questo accade ogni giorno”. Da qui l’invito a “documentare, illuminare, dare voce, seguire le piste” per rafforzare la consapevolezza dell’opinione pubblica.

A chiudere la conferenza è stata ancora Onori, che ha richiamato l’attenzione sulle movimentazioni finanziarie segnalate dall’Unità di informazione finanziaria tra il 2022 e l’ambasciata russa in Italia, ricordando di avere presentato interrogazioni parlamentari senza ottenere chiarimenti dal governo. “Questa è una circostanza che dovrebbe interpellare le nostre coscienze”, ha affermato, sostenendo che “tutto quello che abbiamo detto finora conferma che la Russia è una minaccia. E questa è la nostra responsabilità: innanzitutto saperlo, e poi fare qualcosa in tutte le sedi necessarie”.

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