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La tregua richiesta dal Cremlino in vista delle celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio sembra orami essere affossata completamente. L’Ucraina ha infatti respinto la proposta russa di cessate il fuoco temporaneo dopo aver accusato le forze di Mosca di aver violato oltre 1.800 volte la tregua proposta unilateralmente dal presidente Volodymyr Zelensky nelle prime ore successive alla sua entrata in vigore.

Zelensky aveva annunciato il 4 maggio l’intenzione ucraina di avviare un cessate il fuoco a partire dal 6 maggio, sostenendo che una pausa reale nei combattimenti avrebbe potuto rappresentare un banco di prova per verificare la possibilità di un negoziato più ampio. Tuttavia, già poche ore dopo l’inizio della tregua, il presidente ucraino denunciava 1.820 violazioni da parte russa entro le 10 del mattino.

Secondo quanto riferito da un alto funzionario ucraino al Kyiv Independent, Kyiv “non vede il senso” di aderire a una pausa delle ostilità finalizzata unicamente a consentire lo svolgimento indisturbato della tradizionale parata militare del 9 maggio sulla Piazza Rossa. La posizione ucraina riflette un crescente scetticismo verso le tregue temporanee annunciate dal Cremlino durante ricorrenze simboliche o festività religiose, tregue che nel corso della guerra non hanno mai retto sul piano operativo.

La dinamica si inserisce in un modello ormai consolidato. Anche la tregua pasquale annunciata da Mosca lo scorso aprile era stata, secondo lo Stato maggiore ucraino, violata oltre 10.000 volte in appena 32 ore. Per questo motivo, osservatori e analisti internazionali tendono a interpretare le proposte russe più come strumenti di comunicazione strategica che come reali aperture diplomatiche.

Jenny Mathers, docente di politica internazionale presso l’Università di Aberystwyth nel Regno Unito, ha sottolineato come il rifiuto di Kyiv indichi che “l’Ucraina non si lascia più ingannare dalle dichiarazioni russe di moderazione”. Allo stesso tempo, la scelta ucraina potrebbe essere percepita a Mosca come una dimostrazione di forza e determinazione.

Una lettura ancora più netta arriva da Oleksandr Merezhko, presidente della commissione Esteri del parlamento ucraino. Secondo il deputato, il vero obiettivo di Vladimir Putin sarebbe evitare qualsiasi possibile incidente o attacco durante la parata del 9 maggio, evento dal forte valore simbolico per il Cremlino. Merezhko definisce la proposta russa un “segno di debolezza e panico”, sostenendo che il timore principale di Putin sia quello di apparire incapace di garantire la sicurezza interna proprio nel giorno che celebra la vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale. Nonostante ciò, diversi analisti ritengono improbabile che Kyiv tenti operazioni spettacolari contro Mosca durante le celebrazioni del 9 maggio. Un eventuale attacco diretto alla capitale russa rischierebbe infatti di provocare una pesante rappresaglia contro obiettivi civili ucraini e potrebbe avere costi politici elevati anche sul piano internazionale.

Nel frattempo, Mosca continua ad accusare l’Ucraina di aver violato il cessate il fuoco attraverso attacchi contro la Crimea occupata e la regione russa di Bryansk. Accuse alle quali Kyiv, al momento, non ha replicato ufficialmente.

ukraine ucraina

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