Skip to main content

C’è un’Europa che rischia di svegliarsi troppo tardi, quando le decisioni sul suo destino saranno già state prese altrove. Stretta tra le ambizioni di Mosca, la potenza di Pechino e un’America che riscrive le regole delle relazioni internazionali, l’Unione si trova davanti a una scelta che non ammette scorciatoie: diventare finalmente un soggetto politico oppure rassegnarsi a essere un territorio conteso. Pier Ferdinando Casini, con il garbo di chi conosce i tempi lunghi della politica e il peso delle sue parole, affida a Ferrara un messaggio che attraversa i confini nazionali e arriva fino alle contraddizioni del centrosinistra.

Perché se l’Europa è il terreno sul quale si gioca il futuro dell’Occidente, l’Ucraina è il banco di prova sul quale si misura la credibilità di chi aspira a governare l’Italia.

Il senatore, eletto nelle liste del Pd da indipendente, interviene a Palazzo Barbantini-Koch, nella cornice di un incontro dedicato al pensiero europeo di Guido Carli. Ma il passato, in questa riflessione, non è un rifugio nostalgico. È una lente attraverso cui leggere un presente che sembra aver smarrito alcune delle proprie coordinate. “Il salto politico che deve fare l’Europa passa dalla politica estera comune e dalla Difesa”.

Poche parole, una direzione precisa. Perché il continente che ha saputo trasformare le macerie del Novecento in un progetto di pace rischia oggi di scoprire quanto sia fragile una costruzione economica priva di una piena sovranità politica e strategica.

“O l’Europa è unita o non è”. La formula di Casini non concede molto spazio alle zone grigie. L’integrazione dei mercati, una politica estera comune e una difesa condivisa non sono capitoli separati di un’agenda comunitaria: sono le condizioni perché gli europei possano decidere del proprio destino.

L’intuizione di Carli, in questo senso, conserva una forza quasi profetica. Gli europei non devono diventare sudditi. “Né di Xi né di Putin“.

E neppure di Donald Trump, che, nella lettura del senatore, sta sostituendo la trama multilaterale delle relazioni internazionali con una diplomazia costruita sui rapporti di forza. In un mondo in cui il linguaggio della potenza torna a prevalere su quello delle regole, la debolezza europea rischia di diventare una condizione permanente.

È però sull’Ucraina che il ragionamento abbandona il terreno delle architetture istituzionali e diventa una questione immediatamente politica. Perché dietro il conflitto non c’è soltanto il destino di Kyiv, ma la tenuta dell’intero sistema di sicurezza europeo.

Casini affronta il tema senza cercare riparo nelle formule prudenti: “Smettiamola di fare la domanda più stupida alle persone: preferite i soldi in sanità o sulla Difesa?”. E chiarisce: “Noi, al momento, siamo indifesi. Ed essere al fianco dell’Ucraina, anche militarmente, significa difendere l’Europa”.

È un messaggio che arriva anche al campo largo, dove il sostegno militare a Kyiv continua a rappresentare una delle linee di frattura più difficili da ricomporre. Casini non si limita a richiamare la collocazione internazionale dell’Italia: mette in discussione la possibilità stessa di separare la sicurezza dal resto delle politiche pubbliche, come se la difesa fosse un lusso da concedersi soltanto dopo aver soddisfatto ogni altra necessità.

La questione, invece, è quale spazio possa rivendicare un’Europa incapace di proteggersi e quale credibilità possa avere una coalizione che ambisce a governare senza una posizione condivisa sui principali conflitti internazionali.

Il punto non è cancellare le differenze, ma stabilire dove debba passare il confine tra il legittimo pluralismo e l’indecisione strategica. È qui che la lezione europea diventa un problema italiano. Perché una coalizione può trovare un’intesa su molte questioni interne, ma è davanti alle grandi crisi internazionali che si misura la solidità di una visione comune. E l’Ucraina, per Casini, non è una parentesi lontana dalla vita quotidiana degli italiani: è il luogo in cui si decide anche la sicurezza del continente nel quale vivono.

C’è poi un’altra fragilità, meno visibile ma altrettanto insidiosa. Alla politica, osserva il senatore, manca una funzione pedagogica: la capacità di spiegare le scelte, costruire consapevolezza, accompagnare i cittadini dentro la complessità anziché inseguirne soltanto le paure.

La difesa europea, in questa prospettiva, non è soltanto una questione di stanziamenti o armamenti. È anche la prova della maturità di una classe dirigente chiamata a raccontare perché il destino di una nazione non possa essere separato da quello dei suoi vicini.

Da qui lo sguardo si sposta sull’Italia e sul governo guidato da Giorgia Meloni. Casini, che rivendica il proprio ruolo di parlamentare di opposizione, riconosce il valore della continuità istituzionale: “La stabilità è un fatto importante: lei ha governato per gli ultimi quattro anni. È un dato di fatto, ed è positivo”. E aggiunge che dal 2022 il Paese è guidato da un esecutivo politico. I governi tecnici, osserva, sono come gli antibiotici: necessari in determinate circostanze, ma rischiosi se diventano la soluzione abituale.

Il principio è semplice: “La gente che va a votare vuole vedersi il governo politico”. Non un’investitura in bianco all’esecutivo, ma il riconoscimento del valore della responsabilità democratica, che impone a chi governa di rispondere delle proprie scelte e a chi si oppone di costruire un’alternativa credibile.

Sul fondo rimane la lezione di una stagione politica nella quale personalità differenti riuscivano a convivere dentro una medesima comunità. Casini ricorda la Democrazia cristiana come un mosaico di sensibilità, un luogo in cui percorsi diversi potevano trovare una sintesi. Non è un invito a restaurare il passato, ma una domanda rivolta al presente: quanto è possibile costruire una visione comune senza pretendere di cancellare le differenze?

Per il campo largo, il nodo è tutto qui. La pluralità può essere una risorsa, ma non basta a diventare un progetto di governo. Servono punti fermi, soprattutto quando la politica è chiamata a scegliere tra l’isolamento e la responsabilità internazionale. Per l’Europa, invece, il tempo delle attese potrebbe essere finito. Perché, mentre le grandi potenze ridisegnano gli equilibri del mondo, il rischio più grande non è soltanto perdere influenza. È perdere la possibilità di scegliere.

Kyiv e difesa europea misurano la credibilità di governo. La lezione di Casini al centrosinistra

L’Europa al bivio tra irrilevanza e autonomia strategica, l’Ucraina come banco di prova della tenuta occidentale e il campo largo chiamato a sciogliere le proprie ambiguità sulla politica estera. Da Ferrara, Pier Ferdinando Casini rilancia la necessità di una difesa comune e di una visione politica condivisa, indicando nella coerenza internazionale una condizione imprescindibile per chi ambisce a governare. E sul governo Meloni riconosce il valore della stabilità, distinguendo il confronto con la maggioranza dalla responsabilità delle istituzioni

Stress test, così il G7 mette alla prova l'AI per evitare una crisi finanziaria

Da Bangkok, i grandi del mondo vorrebbero effettuare simulazioni contro i sistemi finanziari per capire il livello di prontezza. Le esercitazioni potrebbero includere le banche. Ma al tavolo c’è un grande assente: l’America di Donald Trump

Materie prime, il programma di riciclo di Leonardo tra i 46 progetti strategici Ue

Il progetto Crm4Defence di Leonardo entra nella lista dei 46 progetti strategici selezionati dalla Commissione europea nell’ambito del Critical Raw Materials Act. L’iniziativa punta a recuperare titanio, alluminio e magnesio dagli scarti industriali, con una produzione di 1.400 tonnellate di materiali secondari. Dopo una prima fase da 23,5 milioni di euro, il piano potrà estendersi dal 2030 alla rete dei fornitori, con investimenti stimati in 150 milioni

Guerra, cyberspazio e tecnologie emergenti. Come cambia la leadership secondo il gen. Mannino

Di Stefano Mannino

La competizione tra Stati Uniti e Cina, l’evoluzione delle minacce ibride e il ruolo delle tecnologie emergenti stanno trasformando gli equilibri internazionali e i processi decisionali. Formazione, leadership e centralità dell’essere umano diventano elementi fondamentali per affrontare queste sfide. La riflessione del generale Mannino, presidente del Centro alti studi per la Difesa, in occasione di “Navigare la complessità”, l’incontro promosso con il Cortile dei Gentili sul rapporto tra pace, sicurezza e responsabilità

Ets, il compromesso all'italiana al Consiglio europeo raccontato da Tabarelli

Nella notte i Paesi membri convergono a sorpresa sulla posizione italiana, che non chiede la demolizione del meccanismo per la tassazione del carbone, bensì una valutazione seria del suo impatto in termini di costi e benefici per l’industria e le famiglie, specialmente in un frangente di crisi energetica. I dubbi di di Davide Tabarelli

Lavoro, il ministero diventa piattaforma. L’IA pubblica premiata due volte a Cernobbio

AppLI e SIO vincono i Digital Innovation Awards nelle categorie “AI per l’Europa” e “Pubblica Amministrazione Digitale”. Oltre 60mila utenti registrati, Regioni e Inps in co-progettazione, architetture aperte: i riconoscimenti arrivano a valle di una scelta di metodo, non all’inizio

L’ordine sommerso. Chi scrive le regole del nuovo ordine internazionale?

La strategia di Ottawa, le ambizioni globali del Brasile e le partnership tecnologiche con Stati Uniti e Cina. Le medie potenze rivendicano un ruolo nella costruzione degli equilibri internazionali, mentre le istituzioni tradizionali faticano a rappresentarli. Se ne è discusso alla Sioi in occasione della presentazione dell’ultimo numero della rivista Formiche insieme a Riccardo Sessa, Elissa Golberg, Marco Ricceri, Raffaele Nocera ed Emanuele Rossi

Theory of Victory, cosa c’è davvero di nuovo nella strategia Nato. Parla Gilli

La Nato è pronta, ma resta da capire per quanto tempo e con quale intensità, tra scorte di munizioni, abilitatori americani e coesione politica. Sul no first use, poi, l’ambiguità resta. Intervista ad Andrea Gilli, docente di Studi Strategici presso l’Università di St Andrews

Terre rare ed energia, perché all'Europa serve una vera politica industriale. Report Iai

Non ci può essere vera autonomia strategica senza una propria industria dei minerali critici, unitamente a un’indipendenza degli approvvigionamenti energetici. Il problema è che l’Europa lascia a desiderare su ambedue i fronti. Ecco che cosa dice l’ultimo report dell’Istituto per gli affari internazionali

Etiopia-Eritrea, l’escalation minaccia il Mar Rosso. Cosa c’è in gioco per l’Italia

La nuova avanzata militare etiope nel Tigray alimenta il timore di un confronto più ampio con la vicina Eritrea, con il rischio che le ambizioni di Addis Abeba per l’accesso al Mar Rosso si traducano in una nuova escalation militare in una regione già attraversata da profonde tensioni

×

Iscriviti alla newsletter