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Non chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo, ma condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del governo per la pace. Il ministro degli esteri Antonio Tajani lo spiega subito, sin dall’inizio dell’audizione assieme al collega Guido Crosetto dinanzi alle commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato. Una mattinata in cui se da un lato i titolari di esteri e difesa hanno disteso auspici e progettualità della strategia governativa sulla crisi in Iran, dall’altro non sono mancati momenti di strumentalizzazione politica, come quando Tajani è stato più volte interrotto da un esponente dell’opposizione a cui ha replicato duramente.

Impegno e condizioni

Il sunto della lunga audizione può essere circoscritto su due direttrici di marcia: l’impegno italiano, in un quadro di coalizione internazionale, potrà essere tale solo dopo il cessate il fuoco, per questa ragione il governo sta predisponendo “due unità cacciamine” in maniera precauzionale.

Sul primo Tajani ripete, come sostenuto dall’esecutivo sin dall’inizio del conflitto, che l’approccio del governo è quello di “mantenere un raccordo costante” con il Parlamento. Per cui dialogo e collaborazione restano immutate, anche dinanzi ad alcune provocazioni, a cui ha replicato: “Credo che sia veramente molto difficile parlare di fronte ad atteggiamenti che non hanno nulla a che vedere con il confronto parlamentare. Sono parlamentare dal 1994, non mi sono mai comportato in questa maniera: interrompere continuamente… se uno fa delle domande, io rispondo”.

La cornice internazionale

Il tema principale emerso è che diversi Paesi a livello ministeriale, militare e tecnico sono orientati a “costruire un’alleanza mondiale per surrogare all’impossibilità delle Nazioni Unite per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha sottolineato Crosetto. Per cui se è vero come è vero che un’alleanza di tipo multilaterale potrebbe anche diventare “un modello” da usare in altri contesti, è altrettanto vero che ciò si concretizzerà solo in presenza di tre date condizioni: “un cessate il fuoco non temporaneo ma tregua vera, credibile e stabile, meglio ancora se pace definitiva; una legittima cornice giuridica internazionale; e l’accordo di tutte le parti interessate”.

In questo senso si inseriscono le due iniziative pratiche sul campo, ovvero quella attivata dai Paesi europei per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e quella degli Stati Uniti: Crosetto le definisce “distinte ma che dovranno scambiarsi informazioni e coordinarsi”. Sono coinvolti vari Paesi europei e non, come Germania, Regno Unito, Spagna, Nuova Zelanda, Australia, Lituania, Canada, Estonia, Lettonia, che si sono detti “disponibili a offrire capacità operative”.

I tempi di reazione

Ma non sarà sufficiente decidere cosa fare, bensì andrà valutato attentamente quando e in che modo: i tempi di reazione saranno decisivi secondo Crosetto, perché “laddove scoppiasse la pace servirebbe un mese per raggiungere il Golfo, ecco perché ci stiamo organizzando per avvicinarci pur restando a una distanza sicura”. Dunque pianificazione e posizionamento diventano elementi “essenziali” nell’economia complessiva del ragionamento, anche perché trattasi di “shock globale” e di una crisi che “incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo”. Tajani lo mette nero su bianco anche per spiegare alle opposizioni che non s tratta di un tema elettorale, dal momento che coinvolge tutti i paesi di area euro e non: per cui si rendere necessario fare squadra e immaginare conseguenze che “sono di fronte agli occhi di tutti”, come l’insicurezza delle rotte commerciali e il rincaro dell’energia che pesano sulle famiglie e sulle imprese.

Il dato che tocca l’Italia, evidentemente, è quello relativo a un export che vale il 40 per cento del Pil e nel 2025, nonostante i dazi, è cresciuto del 3,3 per cento. Una rivendicazione da cui Tajani è partito per ricordare gli interventi messi in campo sostegno delle imprese, la strategia per l’export e gli accordi commerciali in ambito europeo come quello con il Mercosur, con l’Australia, l’India e quello in arrivo con il Messico.

Il fattore Hezbollah

Infine due considerazioni ad hoc. Il governo libanese secondo Tajani “deve arrivare ad esercitare la propria sovranità su tutto il territorio del Paese e devono cessare gli attacchi di Hezbollah verso il nord di Israele”. Al contempo i cristiani in Medio Oriente non devono più essere oggetto di violenze dei coloni estremisti. E il ruolo del dialogo, che non deve mai venire meno: “anche se “le prime reazioni ufficiali degli Stati Uniti alla risposta iraniana sono state negative, il negoziato deve continuare, questa occasione non va sprecata”. E tra i potenziali soggetti con una influenza in loco cita la Cina, per questo l’impegno di Pechino per la pace “è fondamentale”, al pari dei Paesi del Golfo “interlocutori chiave” per costruire “una soluzione diplomatica, stabile e duratura”.

Crosetto-Tajani, così il governo fa rotta sulla sicurezza a Hormuz

Non sarà sufficiente decidere cosa fare, bensì andrà valutato attentamente quando e in che modo: i tempi di reazione saranno decisivi: pianificazione e posizionamento diventano elementi “essenziali” nell’economia complessiva del ragionamento, anche perché trattasi di “shock globale” e di una crisi che “incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo”

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