Un sistema elettorale, senza preferenze, non fa altro che aumentare la dipendenza. Sia che si tratti di garantire al sesso debole un’adeguata rappresentanza, sia di difendere le prerogative degli incumbent maschi contro ogni outsider che non sia un predestinato, designato dalle segreterie di partito. Tutto bene, per carità. Ma poi non ci si meravigli se la metà dell’elettorato non va a votare. Il commento di Gianfranco Polillo
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L’incubo della guerra senza fine torna a Washington
Di cosa parleranno lunedì alla Casa Bianca, se non della ripresa di una guerra totale all’Iran, Benjamin Netanyahu e Donald Trump? Sul tavolo del vertice fra il Premier israeliano e il Presidente americano ci sarebbero anche i piani di un eventuale intervento diretto sul territorio iraniano. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Perché gli italiani vedono la Cina più favorevolmente degli Stati Uniti. Sondaggio Pew
Il dato italiano si inserisce in una tendenza più ampia: in 25 dei 37 Paesi analizzati, la Cina gode oggi di un livello di predilezione superiore a quello degli Stati Uniti. Secondo Pew, il sorpasso è dovuto soprattutto al deterioramento dell’immagine americana, più che a una crescente fiducia nel modello cinese
Chi è Felix Plasencia, il nuovo ministro degli Esteri venezuelano (che piace a Trump)
Con studi in Belgio e in Regno Unito, questo diplomatico di carriera ha il compito di ricucire i rapporti con gli Stati Uniti e attrarre gli investimenti stranieri. L’importanza della sua esperienza come ambasciatore venezuelano a Pechino
Le preferenze negate, quando autoconservazione e populismi prevalgono sul popolo
Il vero paradosso è che, nell’epoca in cui quasi tutte le forze politiche rivendicano un rapporto diretto con il popolo e fanno della sovranità popolare uno dei cardini della propria narrazione, quando si tratta di restituire agli elettori una maggiore capacità di scegliere i propri rappresentanti prevale la logica della conservazione. È in questa contraddizione che si misura la distanza tra la retorica e la pratica della politica. Ed è proprio in queste dinamiche che i populismi finiscono per prevalere sul popolo. Il commento di Salvo Di Bartolo
Lo stop ai data center a New York riaccende lo scontro negli Usa (e non solo)
New York è il primo Stato americano che si appresta a varare una moratoria sugli impianti di AI. Durerà un anno, durante cui verranno effettuate tutte le valutazioni del caso. C’è da capire l’impatto ambientale ed economico che queste strutture hanno sulle comunità dove sorgono. Di richieste simili in giro per gli Usa ce ne sono sempre di più
Cyber-spie russe, l’Ue sanziona la rete dell’Fsb dietro Turla
L’Unione europea ha sanzionato nove individui e quattro entità legati all’ecosistema cyber russo. Al centro c’è il 16° Centro dell’Fsb, accusato di controllare gruppi come Turla e di aver colpito governi, industrie strategiche e infrastrutture critiche in Europa e Ucraina. La mossa, coordinata con Londra e accompagnata dalla reazione francese, conferma il salto di qualità nella risposta occidentale alle operazioni ibride di Mosca
Il caso del sismologo che indagava su test nucleari nordcoreani
Cittadino americano di origine cinese, Youlin Chen è residente a Boston ed è stato arrestato quasi due anni fa a Pechino con l’accusa di spionaggio. Sarebbe stato interrogato più di 100 volte sui suoi lavori che indagano la possibilità di migliorare il monitoraggio e identificazione dei test nucleari con i dati sismici. La denuncia, per la prima volta, della moglie e l’ombra del possibile allargamento della capacità nucleare cinese
Concorrenza sleale, ecco lo scacco Ue alla Cina sugli appalti pubblici
Il concetto alla base della decisione di Bruxelles non riguarda solo il semplice ammontare dell’appalto, ma abbraccia il macro tema della sicurezza nazionale, delle dipendenze strategiche, dei comportamenti scorretti adottati da parte di Paesi terzi. Una sorta di sveglia (seppur tardiva) che è stata suonata nei confronti di decisori e controllori che, se fatta suonare prima, avrebbe potuto far risparmiare tanto denaro e altrettante tensioni ai soggetti europei coinvolti
Il voto sulle preferenze non cambia nulla, ma serve il ballottaggio. Parla Petruccioli
Per Claudio Petruccioli il voto che ha bocciato l’emendamento sulle preferenze non modifica gli equilibri politici né apre una crisi di governo. L’ex presidente della Rai su Formiche.net legge quanto accaduto come l’ennesima prova di un sistema bloccato dalle convenienze dei partiti e rilancia la necessità di restituire agli elettori un ruolo nella scelta dei parlamentari. La vera riforma, sostiene, resta il ritorno del ballottaggio, indispensabile per costruire maggioranze stabili e contenere gli estremismi
















