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Il commercio globale di armamenti non è mai stato così vivace dalla fine della Guerra fredda. Il volume dei trasferimenti internazionali di armi pesanti è cresciuto del 9,2% tra il 2021 e il 2025 rispetto al quinquennio precedente, secondo i dati pubblicati dallo Stockholm international peace research institute (Sipri). È l’aumento più rapido dal periodo 2011-2015, ed è quasi interamente spiegabile con ciò che accade in Europa.

L’Europa in prima fila, con l’Ucraina come epicentro

Il continente ha più che triplicato le proprie importazioni di armamenti, scalzando Asia e Medioriente dalla prima posizione e assorbendo oggi il 33% del totale globale, contro il 12% del quinquennio 2016-2020. Parte di questo dato è direttamente riconducibile all’Ucraina, il maggiore importatore mondiale nel periodo, che da sola ha rappresentato il 9,7% di tutti i trasferimenti. La guerra ha accelerato forniture che molti Paesi avevano già avviato dopo il 2022, trasformando un’urgenza militare in una domanda strutturale.

Ma la spinta non si esaurisce con il conflitto. Tra i paesi Nato europei, le importazioni sono aumentate del 143%, con la Polonia in testa, seguita da altri paesi dell’Europa orientale che hanno rivisto al rialzo i propri programmi di acquisizione. Il quadro complessivo riflette una percezione diffusa della minaccia e una volontà politica, trasversale alle diverse capitali europee, di colmare decenni di investimenti insufficienti nel settore della difesa.

L’Italia al sesto posto

In questo scenario, l’Italia compie un salto di categoria che non ha precedenti recenti. Le sue esportazioni di armamenti sono aumentate del 157% rispetto al quinquennio precedente, portandola dal decimo al sesto posto mondiale, con più della metà delle forniture, il 59%, dirette verso il Medioriente. Nel complesso, i ventisette paesi dell’Unione europea hanno aumentato le proprie esportazioni del 36%, un ritmo superiore a quello degli Stati Uniti (+27%) e della Cina (+11%), e le forniture europee rappresentano oggi il 28% del mercato globale.

La posizione dell’Italia riflette una capacità industriale che si è consolidata proprio mentre la domanda esplodeva. Sul fronte delle importazioni, l’Europa continua a fare affidamento in misura significativa sugli Stati Uniti, che coprono il 48% del totale, con 466 caccia F-35 ordinati da dodici paesi europei. È un dato che misura sia l’intensità del riarmo in corso sia la profondità dei legami transatlantici nel settore della difesa.

Il mercato globale degli armamenti cambia forma. E l'Italia accelera

Il nuovo report dello Sipri certifica una svolta nel commercio globale delle armi. L’Europa è diventata il primo mercato di importazione mondiale, con volumi triplicati rispetto al quinquennio precedente. Trainata dalla guerra in Ucraina e da un riarmo diffuso tra i paesi Nato, la domanda europea ridisegna le gerarchie del settore. In questo contesto, l’Italia scala la classifica degli esportatori fino al sesto posto mondiale

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