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Franco Marini non c’è più da cinque anni ma la modernità del pensiero, della cultura e della tradizione del cattolicesimo sociale restano intatti.

Anzi, proprio di fronte alla perdurante crisi culturale di una politica sempre più autoreferenziale, personale e leaderistica, rileggere il magistero politico – nonché culturale, sociale ed istituzionale – di chi ha saputo imprimere un segno nel dibattito politico italiano, è un esercizio utile se non addirittura indispensabile.

E questo per la semplice ragione che, ieri come oggi, la politica ha un senso e può svolgere una reale funzione solo se è ancorata ed espressione di una cultura politica.

Dopodiché, come ovvio e persino scontato, sono necessari altri ingredienti: da una robusta, qualificata ed autorevole classe dirigente ad un progetto e ad una visione da mettere in campo; da un riconosciuto radicamento territoriale ad una chiara ed esplicita rappresentatività sociale e culturale.

Quelli che un tempo si chiamavano semplicemente “pezzi di società” da rappresentare nell’agone politico.

Ora, e partendo proprio dalla concreta esperienza prima e a lungo nel sindacato Cisl come dirigente nazionale e poi come leader politico di partito e di governo e anche come esponente di primo piano delle istituzioni, il leader abruzzese ha saputo imprimere una sterzata decisiva ai fini di una presenza attiva, protagonista e mai gregaria del pensiero cattolico sociale nelle dinamiche concrete della vita pubblica italiana.

E cioè, difendere e promuovere i ceti popolari e meno abbienti nelle sedi politiche ed istituzionali deputate; rafforzare la qualità della democrazia difendendo i principi costituzionali dove il contributo della tradizione e della cultura del cattolicesimo popolare e sociale è stato decisivo nonché significativo; rafforzare la democrazia nel sindacato e nei partiti dove l’hanno visto per molti anni protagonista e leader indiscusso e, infine, una modalità laica e sempre rispettosa nel declinare concretamente l’ispirazione cristiana nelle dinamiche politiche.

Principi, valori e uno stile chiari ed inequivoci che hanno fatto di Marini, come di altri leader e statisti di quella cultura politica, da Carlo Donat-Cattin a Guido Bodrato, un punto di riferimento importante e miliare nella storia e nel cammino concreto del cattolicesimo sociale.

Una cultura, un pensiero, una storia ed una tradizione, quelli del cattolicesimo sociale, che non possono essere banalmente e qualunquisticamente archiviati.

Anche di fronte al “nulla della politica”, per dirla con una felice espressione di Mino Martinazzoli pronunciata molti anni fa e che, purtroppo, continua ad essere quantomai attuale.

Ma, per ridare smalto ed un ruolo a questa cultura e a questa tradizione, e per ricordare anche la concreta esperienza di un uomo come Franco Marini, non ci si può ridurre a giocare un ruolo gregario, politicamente ininfluente e culturalmente irrilevante.

“I cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” non erano il suo modello preferito come, del resto, non lo erano le presenze passive e del tutto testimoniali in altri partiti. Amava dire che nella politica, come nel sindacato, “o si è protagonisti o si è gregari”.

Un protagonismo, però, né arrogante e né presuntuoso. Ma, al contrario, un protagonismo politico, culturale e sociale.

Questa è la lezione concreta che dobbiamo trarre, oggi, da una persona che ha saputo segnare da protagonista la storia, il cammino e Il percorso difficile ma entusiasmante del cattolicesimo sociale nella vita pubblica del nostro paese.

Franco Marini, la modernità di un pensiero. Il ricordo di Giorgio Merlo

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