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La Relazione Annuale sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza 2026 analizza come la minaccia ibrida abbia ormai assunto la forma ordinaria della competizione tra potenze. In questo grande gioco, disinformazione, operazioni cibernetiche, spionaggio tecnologico e possibile strumentalizzazione dei flussi migratori convergono all’interno di campagne coordinate, tutte orchestrate per operare sotto la soglia del conflitto armato, sfruttando vulnerabilità cognitive, finanziarie, tecnologiche, politiche e demografiche. Russia e Cina declinano questa postura con modalità differenti ma convergenti nell’obiettivo di erodere i margini di autonomia, capacità decisionale e coesione delle democrazie occidentali.

La normalizzazione della minaccia ibrida

La forza militare rimane estremamente presente, preceduta, accompagnata e (talvolta) sostituita da operazioni che non varcano formalmente e volutamente sottosoglia, al di sotto della soglia del conflitto armato. Qui, evidenzia la Relazione, la caratteristica qualificante è l’integrazione, la convergenza. Strumenti informativi, cyber, economici e politici vengono coordinati lungo traiettorie di pressione graduale ma sistemica, per l’erosione progressiva di stabilità, fiducia e capacità decisionale. In questo scenario, la distinzione tra sicurezza interna ed esterna perde nitidezza, così come le differenziazioni concettuali come guerra e pace, verità, verosimiglianza e falsità. Le vulnerabilità domestiche, infrastrutturali, sociali, demografiche entrano a pieno titolo nel perimetro della competizione internazionale e, di conseguenza, in quello della sicurezza nazionale.

La disinformazione e la leva cognitiva

La manipolazione informativa rappresenta uno dei vettori più presenti ed efficaci, anche grazie allo sviluppo e alla pervasività dello strumento tecnologico, della minaccia ibrida, capace di alterare percezioni, amplificare fratture, alimentare sfiducia, rabbia, paura.

Attaccare è diventato più economicamente vantaggioso e tecnicamente agile rispetto ai costi che richiede difendersi. Le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale multimodale, abbassano drasticamente i costi di produzione di contenuti sofisticati e verosimili nei quali la combinazione di testo, audio e immagini rende più arduo distinguere tra comunicazione autentica e costruzione artificiale ad hoc. Ne risulta una saturazione dell’ecosistema informativo funzionale all’indebolimento del consenso, alla paralisi del dibattito pubblico e all’erosione della coesione democratica.

Dalla Russia pressione integrata e opzioni cumulative

Il conflitto in Ucraina, giunto al suo quarto anno, offre un quadro esemplare della logica ibrida.

La Federazione Russa, sottolinea la Relazione, combina azione militare, operazioni cibernetiche e campagne di influenza in un unico impianto strategico alimentato dalla continuità operativa di gruppi Apt contigui ad apparati statuali e dalla pratica del pre-posizionamento all’interno di reti critiche, presenze silenti, pronte a essere attivate in funzione dell’evoluzione geopolitica. 

Insieme alla dimensione tecnica, permane quella informativa. La narrazione conflittuale viene esportata nello spazio digitale occidentale attraverso canali ufficiali e attori para-statali col duplice effetto di delegittimare le scelte politiche dei governi europei e alimentare fratture interne.

La Cina tra competizione tecnologica e influenza sistemica

Differente è la postura della Repubblica Popolare Cinese. L’attribuzione pubblica della campagna Apt “Salt Typhoon” ha dichiarato, chiarisce l’analisi, un livello di competizione tecnologica ormai esplicito.

L’approccio di Pechino privilegia l’acquisizione di vantaggio strutturale tramite spionaggio industriale, accesso a dati strategici, penetrazione in infrastrutture digitali e influenza sugli standard tecnologici globali, che costituiscono leve di lungo periodo. 

La strategia cinese lavora per la costruzione di dipendenze e asimmetrie nelle quali la sovranità tecnologica, così come delineata nella Relazione, diventa fattore critico di sicurezza, laddove la dipendenza può trasformarsi in vulnerabilità ed il controllo massivo di dati e piattaforme è leva di potere.

Migrazioni, ibridazione e la pressione demografica come leva

All’interno di un quadro geopolitico globale mutevole e conflittuale, la Relazione si concentra anche sulla possibilità che l’immigrazione irregolare assuma connotazioni ibride, configurandosi come leva di pressione politica.

Il fenomeno migratorio resta innanzitutto questione umanitaria e geopolitica complessa; tuttavia, lo stesso può essere sfruttato e strumentalizzato in chiave strategica.

In aree caratterizzate da instabilità cronica e transizione demografica accelerata, la gestione delle rotte e dei flussi può essere orientata in modo funzionale al raggiungimento di obiettivi politici. L’arrivo nei Paesi di destinazione ha infatti un forte impatto sul dibattito pubblico, alimentando polarizzazioni, ridisegnando agende mediatiche e politiche, soprattutto in Europa.

A questo si aggiungono campagne di disinformazione tese ad amplificare la percezione emergenziale, intrecciando il fattore demografico con quello cognitivo.

L’ibridazione, in questo caso, non consiste nell’invenzione del fenomeno, ma nella sua strumentalizzazione.

La questione dell’attribuzione e la tenuta della deterrenza

Un ulteriore elemento di fragilità riguarda la difficoltà di attribuire con certezza le condotte ostili. L’uso di reti di anonimizzazione, infrastrutture intermedie e attori proxy rende opaca la catena di responsabilità, rendendo la necessità di attribuzione delle operazioni ostili un ulteriore elemento di complessità e di vulnerabilità.

La deterrenza classica presuppone infatti una chiarezza di attribuzione. Nel dominio ibrido, l’ambiguità diventa parte integrante della strategia. Così,  l’attore ostile mantiene la negabilità plausibile, mentre il target è costretto a reagire, decidere e muoversi in un contesto di incertezza, di nebbia percettiva. 

Le società democratiche sono società aperte, oggi sistematicamente esposte a minacce e pressioni continue, che operano ricercando l’erosione graduale e l’ambiguità strategica. L’analisi e la comprensione di queste minacce sono i primi passi per una deterrenza cognitiva, culturale e informativa che permetta di riconoscerle senza subirle.

 

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