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I Marines statunitensi accelerano sul fronte dei droni da combattimento collaborativi e fissano una prima tappa concreta, ovvero quella del 2029. È entro quell’anno, infatti, che il Corpo prevede di ricevere i primi esemplari operativi dell’Mq-58 Valkyrie sviluppato da Kratos, destinata a operare in sinergia con i caccia con equipaggio, in particolare gli F-35. Un passaggio chiave non solo per aumentare la letalità in ambienti ad alta minaccia, ma anche per costruire un ponte verso la futura architettura del combattimento aereo, che potrebbe includere piattaforme di sesta generazione.

A delineare tempi e ambizioni è stato il colonnello Scott Shadforth, responsabile del programma presso l’Expeditionary and Maritime Aviation Advanced Development Team, intervenuto alla conferenza Modern Day Marine a Washington. In base a quanto detto dal militare, la prima fase del programma ruoterebbe attorno a una versione dell’Mq-58 dotata di carrello di atterraggio e capace di operare da piste convenzionali; un cambiamento significativo rispetto alle precedenti sperimentazioni, che utilizzavano varianti lanciate con razzi (Rato), prive di capacità di recupero su pista. L’obiettivo è aumentare il tasso di riutilizzo e rendere il sistema più sostenibile operativamente. Il primo volo della variante Ctol è atteso già entro l’estate di quest’anno, mentre la consegna dei prototipi operativi è prevista per il 2029, quando verranno assegnati allo squadrone Vmx-1 in Arizona per test tattici e sviluppo dei concetti operativi. Sarà in quella fase che i Marines inizieranno a definire concretamente come impiegare questi sistemi accanto agli assetti esistenti.

Ma accanto al progetto sul Valkyrie, il Corpo dei Marines sta esplorando soluzioni alternative insieme ad altri attori industriali come General Atomics, Anduril e Northrop Grumman. L’idea è ampliare progressivamente la famiglia dei Cca impiegati (Collaborative Combat Aircraft), includendo anche piattaforme con capacità di decollo corto o verticale, in linea con le esigenze operative dei Marines, che fanno ampio affidamento sugli F-35B a decollo corto e atterraggio verticale.

In questo senso, la ricerca di maggiore flessibilità operativa è centrale. Sistemi capaci di operare senza lunghe piste, o addirittura senza piste, permetterebbero un impiego più coerente con la dottrina expeditionary del Corpo, riducendo la dipendenza da infrastrutture vulnerabili e aumentando la dispersione delle forze.

Sul piano delle missioni, la priorità iniziale è assegnata alla guerra elettronica. I primi Mq-58 dovrebbero infatti essere configurati come piattaforme per disturbo, supporto e saturazione dello spazio elettromagnetico, ma le opzioni non si fermano qui. Il Valkyrie ha già dimostrato la capacità di trasportare munizioni aria-aria, bombe a piccolo diametro e persino mini-missili da crociera come il Ragnarok, oltre a poter fungere da “mothership” per il lancio di droni più piccoli.

Resta tuttavia una forte componente sperimentale. Il programma non è ancora entrato in una fase di acquisizione formale e molte delle scelte (dalle configurazioni tecniche ai concetti operativi) saranno definite attraverso test ed esercitazioni nei prossimi anni.

La cavalcata delle Valkyrie. I Marines vogliono il Cca entro il 2029

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