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L’Europa accelera sulle materie critiche per bypassare la dipendenza dalla Cina e impedire all’industria continentale di essere ostaggio geopolitico di un monopolista. Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la revisione mirata del Critical Raw Materials Act, al contempo verrà creato un Centro europeo per le materie prime critiche. I conservatori di Ecr hanno proposto il Governing Board che garantisca il pieno coinvolgimento degli Stati membri nelle decisioni strategiche.

La plenaria di Strasburgo ha detto sì con 441 voti favorevoli, 83 contrari e 108 astenuti: di fatto ripercorrendo le posizioni più volte espresse dal governo italiano sul tema. Passaggio ripreso da Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, secondo cui i riferimenti sono sia alla limitazione delle esportazioni di rottami e rifiuti contenenti magneti permanenti, sia all’istituzione di un centro europeo per le materie prime critiche. Secondo il ministro di FdI “questa è la strada giusta per realizzare l’autonomia strategica europea, alla quale il nostro Paese sta dando un contributo decisivo, lo dimostra la candidatura italiana a ospitare il primo deposito strategico europeo di materie prime critiche e la recente selezione di cinque progetti italiani tra i 46 individuati dalla Commissione europea nell’ambito della seconda call prevista dal Crma”.

L’Italia ha proposto di istituire a Porto Marghera, in Veneto, il centro di stoccaggio europeo per le materie prime critiche. Si tratta di un polo che è connesso alla rete logistica del nord-est che ha tutte le carte in tavola per essere il principale centro europeo per lo stoccaggio e la gestione strategica di terre rare.

Entrando nello specifico, è prevista anche una “clausola condizionale sul controllo delle esportazioni” tramite la quale la Commissione europea potrà limitare “le esportazioni di rottami e rifiuti contenenti magneti permanenti”, al fine di riciclare i materiali e riutilizzarli all’interno dell’Ue. La Commissione quindi potrà individuare le grandi imprese che utilizzano materie prime critiche come batterie, droni, satelliti o chip per poi far scattare i cosiddetti obblighi di resilienza.

“Mentre Cina, Stati Uniti e Giappone rafforzano le proprie strategie di approvvigionamento, l’Europa deve dotarsi di strumenti altrettanto concreti – ha commentato l’eurodeputato di Ecr/FdI Mariateresa Vivaldini – Il nuovo Centro dovrà sostenere investimenti, acquisti congiunti, accordi di lungo periodo e stock strategici, rafforzando le capacità europee lungo tutta la filiera, dall’estrazione alla trasformazione e al riciclo”.

Come è noto, il Critical Raw Materials Act è stato adottato dal Parlamento europeo nel dicembre di tre anni fa per garantire all’industria l’accesso alle materie prime essenziali per le transizioni verso l’energia pulita: per questa ragione la legge prevede una tabella di marcia serrata come il limite del 2030 entro cui estrarre almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche, trasformarne almeno il 40% e riciclarne almeno il 25%. Verrà inoltre garantito che non più del 65% del consumo annuo di qualsiasi materia prima strategica provenga da un singolo Paese terzo.

Scatto Ue sulle materie critiche. Al lavoro per un Centro europeo in Veneto

Approvata a larga maggioranza la posizione del Parlamento europeo sulla revisione mirata del Critical Raw Materials Act. I conservatori di Ecr hanno proposto il Governing Board che garantisca il pieno coinvolgimento degli Stati membri nelle decisioni strategiche. Verrà inoltre garantito che non più del 65% del consumo annuo di qualsiasi materia prima strategica provenga da un singolo Paese terzo

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