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Mentre Donald Trump annuncia su Truth una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina, sul fronte orientale della Nato si moltiplicano gli incidenti aerei e navali che coinvolgono mezzi russi. Coincidenza o strategia? Formiche.net ha posto la domanda al generale Vincenzo Camporini, che invita a leggere gli ultimi episodi non come fatti isolati, ma come tasselli di una pressione russa che dura ormai da mesi.

Ancora una volta, un drone proveniente dalla Russia ha violato lo spazio aereo europeo. E per contrastarlo, è stato fatto decollare un caccia della nostra aeronautica. Crede che sia una risposta esagerata e poco efficiente, soprattutto dal punto di vista di costi?

Partiamo dalla definizione di drone. Il Global Hawk che vola a 70.000 piedi, a 0.8 di Mach, è un drone. Il giocattolo quadricottero che costa 1.000 euro al supermercato o attrezzato per portare una bomba è un drone, e viaggia a 60 km all’ora a 50 metri da terra. Quando si dice drone, si dice un qualche cosa che in termini navali va dal gommone alla porta aerei. In questo caso non so che tipo di drone sia stato intercettato, ma in quel teatro operativo ci sono dei droni che viaggiano attivati da motore a reazione che viaggiano intorno a 650 km all’ora con un notevole carico utile e che quindi costituiscono un obiettivo per cui l’uso di macchine sofisticate come un intercettore Eurofighter non è così sconsiderato.

L’episodio in questione è avvenuto nelle stesse ore in cui due bengala lanciati da una fregata russa ha rischiato di colpire un elicottero danese. Facile vedere una linea rossa che collega i due eventi, così come una volontà del Cremlino nell’osare sempre di più…

Diciamo che da quando è scoppiata questa crisi nel febbraio del 2022, ci sono state una serie di azioni che sono riconducibili a un continuo testare la capacità di reazione operativa delle forze dell’Alleanza Atlantica. E di testare anche la reazione politica, perché è ovvio che il disegno russo vedrebbe con enorme piacere una frammentazione della coalizione occidentale dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea, in qualsiasi forma, che costituisce nell’ottica di Mosca un avversario pericoloso.

E c’è un modo, secondo lei, per contrastare efficacemente questi tentativi russi, oltre le dichiarazioni contingenziali? 

Io non userei la parola tentativo, perché qui si tratta di un approccio sistematico che fa ricorso a mezzi di varia natura, che va dalla campagna della disinformazione alla campagna cyber sui social, a tentativi di varia natura, di cui abbiamo visto l’esempio più recente a Lipsia. Quindi è una volontà russa di tenere alta la tensione per mettere sotto pressione i nostri governi, sperando, evidentemente nell’ottica di Mosca, di incrinare la solidarietà. Fino ad adesso le risposte dal punto di vista operativo ci sono state, anche se ovviamente il problema della reattività si pone proprio perché è molto diversificata questa campagna di guerra ibrida e quindi anche la risposta deve essere necessariamente molto diversificata. Io non ci vedo nulla di strano, nulla di nuovo, ci vedo un atteggiamento preoccupante da parte di Mosca, che apparentemente vuole tenere alta la tensione e quando c’è una tensione così alta il rischio di un incidente serio può capitare. 

Nel corso di questi mesi, episodi simili sono stati tendenzialmente registrati in occasione di un rinnovato slancio nel processo negoziale. Difficile pensare che sia una casualità…

Diciamo che questo atteggiamento di Mosca è andato via via crescendo man mano che diventava evidente l’atteggiamento “accomodante”, per usare un eufemismo, di Trump per quel che riguarda la questione ucraina. Quindi è chiaro che da un lato Putin si sente abbastanza tranquillo circa la possibile reazione americana e dall’altro questa Europa che viene gradualmente lasciata a se stessa costituisce un obiettivo proprio dal punto di vista politico prima ancora che dal punto di vista operativo. Quindi questo credo che sia abbastanza importante. Sul fatto che al momento si stia parlando di trattative, seguiamo quello che sta accadendo con molta attenzione, prendiamo atto che comunque Mosca non fa altro che ripetere esattamente quello che diceva all’inizio di questa crisi quando ha invaso l’Ucraina. I suoi obiettivi non sono cambiati e rimangono quelli della presa di possesso di territori dell’Ucraina ben al di là di quello che le loro truppe sono riuscite finora a conquistare.

Sapendo che nei prossimi mesi le tornate elettorali in Europa potrebbero garantirgli un terreno molto più favorevole per negoziare un accordo politico, si può pensare che Putin stia lavorando per mantenere le trattative in una situazione di stallo?

Lo scenario che lei ha dipinto è un scenario assolutamente credibile, la solidarietà del club dei volenterosi dipende dall’atteggiamento dei singoli governi. I singoli governi dei principali membri di questo gruppo di volenterosi o hanno dei momenti di fragilità come la Germania o cambieranno per fatti elettorali come in Francia e in Italia e quindi è chiaro che la Russia ha tutto l’interesse a procrastinare eventuali trattative, probabilmente perché si attende un clima politico più favorevole nei prossimi mesi.

Ieri Trump ha annunciato una “tregua energetica”, dentro alla quale entrambe le parti coinvolte nel conflitto si impegnano a non attaccare infrastrutture energetiche, come gli impianti petroliferi o le centrali energetiche. A chi porta più vantaggio questa tregua? E quanto è credibile che venga rispettata da parte di ambo le parti?
Io credo che una tregua del genere farebbe comodo ad entrambi, sicuramente l’Ucraina si attende un nuovo inverno particolarmente difficile per l’attacco a tutte le infrastrutture energetiche che la Russia ha dimostrato di sovraffare negli anni passati. Da parte della Russia c’è sicuramente un problema di gestione delle risorse energetiche petrolifere e della loro trasformazione in merce di possibile utilizzo e poi c’è Trump che evidentemente deve vedere la macchina come la vive. Io sono a diesel e probabilmente anche lui è preoccupato di fare il rifornimento alla sua.

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Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, ci sono state una serie di azioni “riconducibili a un continuo testare la capacità di reazione operativa delle forze dell’Alleanza Atlantica. E di testare anche la reazione politica, perché è ovvio che il disegno russo vedrebbe con enorme piacere una frammentazione della coalizione occidentale dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea, avversari pericolosi per Mosca“. Intervista a Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa

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