Skip to main content

Dopo tre settimane dall’inizio del conflitto che vede Israele e gli Usa contrapposti all’Iran, l’Italia sottoscrive un documento con Regno Unito, Francia, Giappone, Germania e Olanda con riferimento alla libera navigazione degli Stretti di Hormuz e chiede, a premessa del possibile invio di unità navali nell’area, una legittimazione da parte dell’Onu.

Questa fatto, se non intervengono ripensamenti, sempre possibili nella caotica situazione che stiamo vivendo, dal punto di vista del posizionamento internazionale italiano segna un importante accadimento: un allontanamento dalla linea Maga e sovranista che, ad oggi, ha condizionato il Governo e un ritorno al tradizionale approccio onusiano e europeo dell’Italia. Lo fa anche evitando di rompere con gli Stati Uniti per tre ragioni. Le prime due sono arcinote: i legami in campo economico ed in quello militare; la terza riguarda il forte interesse nazionale per il Media Oriente e per il Mediterraneo orientale: un’area nella quale, lo stiamo vedendo, non si può prescindere dal rapporto con gli Stati Uniti.

Per un Paese manifatturiero, il Medio Oriente è fonte di materie prime ed è mercato di export. Questo legame a doppia via è andato via via crescendo nel tempo e lo testimonia un interscambio commerciale costantemente in crescita.

Ciò che succede in questa vasta area geopolitica, che i documenti nazionali chiamano Mediterraneo allargato, non solo non può vederci indifferenti, ma ci chiede un ruolo attivo. Per queste ragioni, sottoscrivere un documento che fa riferimento al multilateralismo, unitamente ai nostri partner europei ed al Giappone, è un fatto rilevante.

Ovviamente, nell’equazione di sicurezza non si può prescindere dalla Nato e, proprio in riferimento all’Alleanza, bisogna sottolineare un altro accadimento che il succedersi degli eventi internazionali e italiani ha fatto scomparire dai media e dai tavoli degli analisti: la prossima assegnazione all’Italia del Comandante del comando Nato per il Mediterraneo (Nato joint force command Naples). Non si tratta solo del riconoscimento del ruolo italiano nell’Alleanza; soprattutto, e l’attribuzione al Paese di una precisa responsabilità sulla sicurezza del fianco Sud dell’Europa e sulla garanzia di libera navigazione tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. Anche questa è una ragione per la quale l’Italia non può semplicemente osservare quanto accade nel Golfo Persico; la credibilità internazionale non ammette né distrazioni né, a maggior ragione, chiamate fuori. Se non ci sei, gli altri faranno senza di te e gli assenti hanno sempre torto.

Ovviamente, come e con chi esplicare questo ruolo e garantire l’interesse nazionale è un fatto rilevante. Onu, Ue e Nato sono da 80 anni i tre pilastri della politica estera italiana e da loro non si può prescindere.

Su Hormuz tornano i tre pilastri della politica estera italiana. Serino spiega perché è rilevante

Di Pietro Serino

Dopo settimane di tensione tra Israele, Stati Uniti e Iran, l’Italia firma con alcuni partner europei e con il Giappone un documento sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, chiedendo però una cornice di legittimazione Onu per eventuali iniziative militari. È un segnale politico rilevante: Roma torna a muoversi nel solco di Ue, Nato e Nazioni Unite, riaffermando il proprio ruolo nel Mediterraneo allargato. L’analisi del generale Pietro Serino

Umberto Bossi e il come eravamo della Lega. Il racconto di D'Anna

“Trasformò protesta in proposta, malumore in politica” così la politica, tutta la politica, acclama lo scomparso leader della Lega Umberto Bossi, riconoscendogli il merito di aver individuato nella “questione settentrionale”, il disagio di un Nord ormai stanco della Dc, e insofferente verso i partiti romanocentrici. Il ricordo di Gianfranco D’Anna

Vi racconto lo storico rapporto tra Italia e Iran. L'intervento dell'amb. Beltrame

Di Stefano Beltrame

Il volume “Italia e Iran 1857-2015. Diplomazia, Politica ed Economia”, (Editoriale Scientifica), curato dagli storici dell’Università di Bari Rosario Milano, Federico Imperato, Luciano Monzali e Giuseppe Spagnulo, racconta la relazione di lunga data fra Italia e Iran, anche durante periodi complessi. Pubblichiamo un estratto del capitolo scritto da Stefano Beltrame, ambasciatore d’Italia nella Federeazione Russa, che si sofferma sull’origine dell’interesse di Agip per risolvere il blocco al petrolio iraniano nazionalizzato

La politica come passione comunitaria. Ippolito ricorda Umberto Bossi

Con la morte di Umberto Bossi si chiude una stagione che ha segnato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Il “Senatur” ha rotto gli schemi della politica tradizionale, imponendo un modello fondato su leadership carismatica, comunicazione diretta e centralità dei territori. Tra federalismo, critica al centralismo e difesa delle identità locali, la sua eredità resta decisiva per comprendere le trasformazioni del sistema politico italiano e le successive evoluzioni del populismo. Il ricordo di Benedetto Ippolito 

Dalla crisi di Hormuz al buyback. Il realismo del nuovo piano Eni

Il Cane a sei zampe presenta al mercato una strategia che guarda al 2030 che poggia su 5 miliardi di investimenti all’anno e su una spinta all’esplorazione e alla produzione di idrocarburi. E con un valore aggiunto dato dalla capacità di adattamento a un contesto energetico mai così fluido. Il ceo Descalzi, comunque, rassicura su Hormuz

La Polonia sta valutando di entrare nel programma Gcap. Tutti i dettagli

Varsavia testa il terreno per entrare nel Gcap e cambiare posizione nella filiera della difesa europea. Mentre il progetto Fcas perde slancio, la Polonia cerca accesso a tecnologie e partnership che contano. I primi contatti con gli interlocutori italiani e giapponesi sono già avvenuti e le possibili modalità di ingresso come sarebbero già allo studio. I dettagli

Così l'Ucraina toglie risorse alle ambizioni artiche del Cremlino

L’Artico resta un pilastro della sicurezza russa, tra deterrenza nucleare, risorse energetiche e rotte commerciali. Ma il peso della guerra in Ucraina riduce le risorse disponibili, rallentando la proiezione del Cremlino nel grande Nord. Ecco cosa dice l’Annual Threat Assessment 2026

Ue e Giappone, fronte comune per il cessate il fuoco nello stretto di Hormuz

Nel manifestare profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto, Italia, Giappone, Regno Unito, Germania, Olanda e Francia hanno espresso la loro ferma condanna contro i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Chiedono all’Iran di cessare immediatamente le minacce

Vivere più a lungo non basta. La vera partita è la sostenibilità della longevità

L’invecchiamento della popolazione sta ridisegnando le priorità dei sistemi sanitari. La longevità non è più solo una questione demografica, ma una variabile economica e strategica. Tra prevenzione, sostenibilità e innovazione biotech, la sfida è trasformare più anni di vita in anni di salute, evitando che diventino una pressione strutturale sul sistema

Per il Dragone una grana chiamata alluminio (e c'entra l'Iran)

Pechino è il primo produttore mondiale ma la chiusura dello stretto di Hormuz e l’impennata dei costi stanno causando un accumulo spropositato di scorte nei depositi cinesi. Il rischio è una bolla industriale con conseguente crollo dei prezzi. E così il Paese timidamente spalleggiato diventa un problema per Xi Jinping

×

Iscriviti alla newsletter