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La posizione espressa da Giuseppe Conte sull’Ucraina è insostenibile nel merito e nel metodo. Per quanto riguarda il metodo affidare alle primarie di coalizione per la leadeship le decisioni sull’Europa e sulla politica estera è una assurdità. Giorgio Gori ha dichiarato: “Alleanza testardamente SI, ma non ad ogni costo”.

Difficile dargli torto; senza un programma comune sull’Europa e sulla politica estera la coalizione semplicemente non può esistere. A meno che non si vogliano ripetere le divisioni del centrodestra con le posizioni filo russe di Matteo Salvini, per non parlare di quello giallo-verde, il governo Conte 1, con le porte spalancate alla Cina. Elly Schlein ha fatto bene a respingere la proposta di Conte: “Non funziona così, prima il programna, poi le primarie”. 

Per quanto riguarda il merito l’impressione è che il leadet dei 5 Stelle non sappia bene di cosa sta parlando quando propone di bloccare gli aiuti miltari a Kyiv. Per impedire che i missili, le bombe e i droni russi uccidano i ragazzi nelle scuole, i malati negli ospedali e i cittadini nelle loro case l’Italia e l’Unione Europea non solo non dovrebbero interrompere gli aiuti, al contrario dovrebbero aumentare il supporto ai sistema di difesa aerea dell’Ucraina che – come è evidente dalle quotidiane immagini di distruzione – non ha ancora raggiunto gli standard tecnologici di cui avrebbe bisogno. Ciò che è in ballo non è l’invio di armi offensive. Intercettare e distruggere gli ordigni di morte lanciati dalla Federazione Russa è un dovere umanitario, ancora prima che di solidarietà politica perché è il modo più efficace di salvare la vita ai civili. Giuseppe Conte vuole forse aumentare il numero dei morti nei condomini, nei mercati, sugli autobus o nelle piazze? Il leader e i 5 Stelle hanno idea di cosa produrrebbe il blocco degli aiuti nel comparto cruciale della difesa aerea?

Ridurre gli effetti devastanti dei bombardamenti russi non è in contraddizione con la diplomazia. Anzi potrebbe almeno in astrattto spingere Mosca al tavolo negoziale. A questo proposito Giuseppe Conte ha candidamente ha affermato: “… Io chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale”. Lasciamo decidere ai lettori se con questa frase Conte rivendica di avere più carte da giocare dei presidenti degli Stati
Uniti e della Cina o se più banalmente si tratta di ordinaria demagogia tesa a lisciare il pelo all’elettorato.

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