Skip to main content

Le alchimie, dice a Formiche.net il vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon, non fanno parte della cultura della destra italiana che, anche dopo il voto referendario, ha scelto di andare avanti con coerenza, impegno e lavoro. Lo dimostrano i viaggi di Giorgia Meloni nel Golfo e in Algeria oltre ai provvedimenti varati da governo su energia e carburante per alleviare le conseguenze del blocco di Hormuz per famiglie e imprese. “Fatti e non parole, magari pronunciate da qualche località balneare a favore di social. Il governo c’è, è solido e lavora per gli italiani”.

Ripartenza, fase due, rimpasto. Nelle ultime settimane sono circolate varie opzioni politiche. Facciamo chiarezza.

La coscienza del governo è a posto, come spiegato da Giorgia Meloni nel suo intervento in Parlamento. Noi non siamo tifosi delle alchimie di palazzo, come vorrebbero far credere certe strampalate ricostruzioni del voto referendario che vengono ripetute costantemente. Hanno un po’ scocciato, devo dire, perché fanno parte di un mondo distante anni luce da noi, nel quale non intendiamo far ripiombare l’Italia. Le nostre linee programmatiche si trovano nel programma di governo con cui abbiamo vinto le elezioni tre anni e mezzo fa e intendiamo rispettarle.

Il centrosinistra sostiene che nelle urne referendarie sia nata l’alternativa al centrodestra. E’ così?

No e sbaglia ad illudersi. Si è trattato di un voto con una grande polarizzazione, che non si è tradotto in un confronto sul merito, ma che noi abbiamo accettato e rispettato. Detto questo, non mi sembra che in questa delicatissima congiuntura internazionale l’armata brancaleone della sinistra italiana abbia le carte in regola per fare meglio del centrodestra, tutt’altro. Se ci fossero loro al governo, con i soliti bonus “gratuiti” (cioè a carico del contribuente) e le solite proposte ultraideologiche, diventeremmo una nave alla deriva e senza la credibilità internazionale necessaria. Invece, grazie alla volontà espressa dagli elettori nel 2022, al timone dell’Italia c’è una guida salda che in queste settimane si è attivata notevolmente per non far pagare a imprese e famiglie il costo della crisi a Hormuz. Ricordo che il governo ha varato un decreto per diminuire il costo dell’energia, iniziativa che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di adottare, e sul costo del carburante il primo provvedimento ha tagliato di 25 centesimi al litro il prezzo di diesel e benzina, apportando un meccanismo anti-speculazione. Tutte iniziative prorogate fino al 1° maggio. Fatti e non parole, magari pronunciate da qualche località balneare a favore di social. Il governo c’è, è solido e lavora per gli italiani.

C’è il rischio di una campagna elettorale permanente che duri più di un anno?

Stando al tenore delle dichiarazioni delle opposizioni pronunciate giovedì scorso in Parlamento sì, mentre la Nazione ha bisogno di serietà e lavoro. Dai banchi del centrosinistra non è giunta una sola proposta di merito, solo spunti confusi, dettati dalla foga di qualcuno di mettersi in mostra in vista delle primarie e nulla più. A ciò va aggiunta la consapevolezza che la crisi internazionale richiede competenza, autorevolezza e pragmatismo di valutazioni e scelte. Lo dimostrano, una volta di più, i recenti viaggi del premier, primo leader occidentale a visitare il Golfo e impegnata in Algeria (e a breve anche in Azerbaigian) per perorare le nostre esigenze di approvvigionamento energetico. Altri, a differenza di Meloni, farfugliavano in passato nei consigli europei mostrando assenza di visione e di leadership.

Anche il vicepresidente della commissione europea, Stephane Séjourné, apre alla sospensione del patto di stabilità per contrastare la crisi energetica dopo la strozzatura di Hormuz. Che ne pensa?

Significa che si tratta di un’emergenza parificabile alle altre del recente passato, come la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. La posizione espressa da Séjourné è la stessa del presidente del consiglio italiano, assunta nella consapevolezza che occorra una risposta europea alla chiusura dello stretto di Hormuz. Per cui non sia tabù riflettere non su una deroga per singolo stato membro, ma su un provvedimento di respiro generalizzato che metta in condizione le nostre economie di superare anche questa crisi.

Il governo va avanti (senza alchimie). Speranzon smonta le illusioni delle sinistre

“Sbaglia il centrosinistra a illudersi che nelle urne referendarie sia nata l’alternativa al centrodestra. La crisi richiede competenza, autorevolezza e pragmatismo di valutazioni e scelte. Meloni nel Golfo e in Algeria per perorare le nostre esigenze di approvvigionamento energetico. Sì alla sospensione del patto di stabilità”. Conversazione con il vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon

Iran-Usa, tregua in bilico. Washington annuncia il blocco navale a Hormuz

Il fallimento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad apre a una nuova fase di escalation, con Washington che annuncia un blocco navale. La tregua vacilla mentre lo Stretto di Hormuz torna al centro di una crisi a rischio globale

Imprese di Stato cinesi e cattura dei mercati africani. Ecco cosa significa per il Piano Mattei

Le imprese statali cinesi non si limitano a costruire strade e ferrovie in Africa. Stanno ridisegnando i mercati e, sempre più, l’ambiente politico dei Paesi in cui operano. Ecco cosa dice un rapporto pubblicato di recente dall’Africa Center for Strategic Studies

Così la guerra in Iran crea crepe tra Trump e Vaticano

La guerra in Iran apre una frattura crescente tra Trump e il Vaticano, divisi tra logica militare e criteri etici sulla legittimità del conflitto. La convergenza tra Papa e parte dell’episcopato Usa segnala un dissenso più ampio, con implicazioni anche sul piano politico interno americano

La sicurezza cognitiva come nuova frontiera strategica

Di Antonio Scala

Quando la realtà condivisa si frammenta, il problema non è più solo informativo: diventa una vulnerabilità strategica. Correggere singoli messaggi non basta. Serve una capacità pubblica di osservazione e intervento sull’ecosistema cognitivo, quello che oggi manca. L’analisi di Antonio Scala, dirigente di ricerca presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr

Le ragioni di Giancarlo Giorgetti e i torti della Commissione europea. Scrive Polillo

Ci sono ragioni oggettive dietro la richiesta del ministro dell’Economia di pensare a una deroga dal “Patto di stabilità” – nel caso in cui la crisi internazionale dovesse aggravarsi – che bisognerebbe prendere in considerazione. Sempre che la Ue voglia dimostrare, con i fatti, che le continue accuse di Donald Trump nei suoi confronti sono infondate. Il commento di Gianfranco Polillo

L'Ue apre alla sospensione del patto di stabilità per la crisi a Hormuz?

Giorgia Meloni lo aveva chiesto intervenendo in Parlamento e anche il vicepresidente della Commissione Stephane Séjourné non lo ha escluso se la situazione dovesse peggiorare. Lo chiede la ragionevolezza dei numeri: la metà dei 27 Stati membri del blocco supera attualmente il tetto fiscale del 3%, in 13 superano la soglia del debito del 60%. La chiusura di Hormuz non potrà essere assorbita alle attuali condizioni, ma si renderà necessario una manutenzione straordinaria

Una guida pratica per trattare con il Papa. Gli appunti di Sisci

La lunga esperienza dell’Italia può essere utile agli Stati Uniti nel rapportarsi con la Chiesa. Il vescovo di Roma non cederà alle pressioni, ma sarà d’aiuto a un peccatore. Il commento di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute

Per migliorare l'Università bisogna guardare anche fuori dagli Atenei. Il commento di Monti

Tenendo conto delle specificità del nostro territorio potrebbe essere corretto iniziare ad immaginare lo scenario universitario nazionale nella sua interezza, e definire delle linee di governo in grado di equilibrare le attuali disparità, siano esse endogene o esogene, con l’obiettivo di migliorare la qualità complessiva totale della nostra offerta. Il commento di Stefano Monti

Occhio ai data center. La guerra in Iran espone a una vulnerabilità cruciale

La crescente centralità dei data center nei sistemi militari basati sull’intelligenza artificiale sta creando nuove vulnerabilità, anche finanziarie. Negli Stati Uniti il peso del rischio si sposta dalle assicurazioni ai mercati privati, segnalando un possibile collo di bottiglia strategico nella competizione tra grandi potenze

×

Iscriviti alla newsletter