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La lezione della crisi politica inglese viene seguita in Italia con una certa apprensione. In realtà vi sono soltanto due punti di contatto fra l’avvitamento della governabilità britannica, che trae origine dalla profonda spaccatura della società provocata dalla Brexit, e le difficoltà crescenti che sta incontrando la maggioranza di governo a Roma.

Lo snodo è rappresentato innanzi tutto dalla constatazione di come un premier tanto abile e apprezzato in politica estera, come Sir Keir Starmer, sia riuscito in meno di due anni a dilapidare la seconda maggioranza più ampia nel Parlamento inglese dalla seconda guerra mondiale.

Il secondo fattore di confronto, sia pure con risvolti e modalità del tutto differenti, riguarda la faida scatenatasi all’interno del partito Laburista con quattro ministri dimissionari e 80 parlamentari che hanno firmato la richiesta di dimissioni del Primo ministro.

Una crisi interna al partito di maggioranza di tale portata da spingere riservatamente Buckingham Palace, rivela The Times, a sollecitare Downing Street a salvaguardare l’assoluta imparzialità del tradizionale discorso del Re, scritto dal premier Starmer, che Carlo III pronuncerà solennemente oggi dinnanzi al Parlamento. Discorso che stabilisce le priorità del governo per il suo programma legislativo della legislatura.

The Times scrive che Buckingham Palace ha inviato a Downing Street la versione riveduta del discorso, con le modifiche apportate dal Re. Si prevede che tra i temi centrali vi saranno le politiche in materia di immigrazione, energie rinnovabili e riforme dell’istruzione per alunni con bisogni educativi speciali e disabilità. Nonché l’approvazione della legge che consentirà al governo di revocare i titoli nobiliari ai membri della Camera dei Lord caduti in disgrazia, cioè che siano stati condannati penalmente.

Per la prima volta nella compassata tradizione parlamentare britannica si prospetta l’eventualità di un discorso del Re effimero, seguito dalle dimissioni del primo ministro e quindi dalla decadenza del programma dell’esecutivo.

“Starmer è in procinto di lasciare l’incarico“ titola The Economist in un lungo articolo che analizza le cause di quella che viene definita testualmente “la guerra civile scatenatasi in seno al Partito Laburista” e che denuncia come l’instabilità politica abbia aggravato la situazione economica già di per sé complessa. Tanto – scrive il settimanale inglese – che nonostante o proprio a causa della Brexit, “la Gran Bretagna soffre dello stesso malessere di debito elevato e bassa crescita che affligge il resto d’Europa”.

Una tregua chiarificatrice è attesa dall’incontro in programma in mattinata tra Keir Starmer ed uno dei suoi maggiori rivali per la leadership del Labur Party, il ministro della Salute Wes Streeting.

Da più parti considerato un possibile futuro leader, Streeting ha tuttavia fatto sapere che non dirà nulla dopo l’incontro che possa distogliere l’attenzione dal Discorso del Re Carlo.

Honni soit qui mal y pense, si vergogni chi insinua diversamente, recita il motto reale dell’ordine inglese della Giarrettiera.

Starmer, il Re e la lezione inglese visti da Roma

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