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Oute adikein oute antadikein” (Οὔτε ἀδικεῖν οὔτε ἀνταδικεῖν) è un celebre caposaldo della morale socratica che significa: “Né commettere ingiustizia, né ricambiare l’ingiustizia”. Esposta da Platone nel dialogo Critone (rappresenta il cuore dell’etica di Socrate. Per non incorrere in interpretazioni sbagliate e irriverenti ci piace pensare che il Presidente Sergio Mattarella avesse in mente questo principio etico quando si è recato irritualmente a presiedere il plenum del Csm convocato per l’ordinaria amministrazione, allo scopo di chiedere il rispetto dovuto ad un organo di rilevanza costituzionale di cui è presidente lo stesso capo dello Stato.

Chiunque segua i telegiornali ha capito a chi erano rivolti questi moniti ovvero al ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non si sottrae – contravvenendo alla morale socratica – a rispondere ad una provocazione con un’altra.  Non avrebbe molto senso andare alla ricerca dei casi in cui il Presidente non ha dimostrato altrettanta severità (anche se in questa caccia in tanti si eserciteranno). Nordio ha sbagliato e non può giustificarsi dicendo che in realtà rammentava un’espressione di Nino De Matteo, énfant prodige del partito delle procure. Magari a Mattarella sarebbe stato più opportuno ricordare che un suo precessore Francesco Cossiga, suo compagno di partito e forse anche di corrente all’interno della compianta balena bianca, mandò al Palazzo dei Marescialli un reparto di Carabinieri in tenuta antisommossa, bastone, elmetto, gas lacrimogeni, armi da fuoco e scudi. Cossiga era una personalità bizzarra, ma conosceva l’ambiente. Qualcuno sottolineerà il silenzio del Quirinale quando Nicola Gratteri, il capo della procura di Napoli e candidato al premio Oscar dei talk show non ha solo insultato milioni di italiani che il 22- 23 marzo voteranno Si nel referendum, ma ha fornito – urbi et orbi – un’idea della giustizia in cui non trova posto la presunzione di innocenza perché, a suo avviso, basta essere indagati, imputati o massoni per transitare nel novero dei delinquenti.

Ma il Capo dello Stato ha diritto di avere e manifestare una propria scala di valori a cui attenersi. Del resto due torti non fanno mai una ragione. Non è il caso allora di contrapporre due caciare di segno opposto allo scopo di stupire le tifoserie con chi le spara più grosse. Le forze del Si prendano i richiami di Mattarella come un segnale, quello di essere particolarmente attenzionate dal supremo magistrato della Repubblica. Gli errori dello schieramento del Sì sono sanzionati in modo più severo di quelli dei sostenitori del No, custoditi nella bambagia dell’unico regime che esiste in Italia: la sinistra e il suo deep state, i media, i legami di potere consolidati in una seconda Repubblica fondata dal partito delle procure e tenuta sotto tutela dagli ayatollah in toga, attraverso i Guardini delle rivoluzione di Maurizio Landini. Il centro destra ha collezionato una serie di errori: l’aver trasformato in un caso politico e diplomatico la tragedia di Crans-Montana; l’invito alla magistratura inquirente ad indagare per tentato omicidio i fermati dopo i fatti di Torino; aver complicato il confronto decisivo del referendum con il varo, nel decreto sicurezza, di una seria di altre norme penali spesso ripetitive e produttrici di fattispecie di reato frantumate; ritenere che il confronto si facesse nel merito della legge Nordio, quando la sinistra ha buttato tutto in politica. Poi – diciamoci la verità – chi si sta dando da fare per la vittoria del Sì fino ad ora sono gli ambienti riformisti della sinistra. Giorgia Meloni è destinata a passare alla storia come la prima donna che ha varcato la soglia di Palazzo Chigi.

Se dovesse vincere la battaglia del referendum le sarebbe riconosciuto il merito di aver restituito agli italiani la libertà da una ‘’casta’’ che si considera padrona della loro vita. Ma per passare alla storia bisogna metterci la faccia.  Per compiere un’impresa che non è mai riuscita a nessun governo non basta mandare la sorella.

Cosa significa l'intervento di Mattarella al Csm. La versione di Cazzola

“Né commettere ingiustizia, né ricambiare l’ingiustizia” è un celebre caposaldo della morale socratica. Per non incorrere in interpretazioni sbagliate e irriverenti ci piace pensare che il Presidente Sergio Mattarella avesse in mente questo principio etico quando si è recato irritualmente a presiedere il plenum dl Csm convocato per l’ordinaria amministrazione, allo scopo di chiedere il rispetto dovuto ad un organo di rilevanza costituzionale di cui è presidente lo stesso Capo dello Stato

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