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A 48 ore dalla domenica che potrebbe aver riscritto equilibri e perimetro del sistema bancario nazionale, da Londra arriva tutto l’apprezzamento per la discesa in campo di Intesa, accompagnata per l’occasione da Bper, per acquisire a mezzo Opas da 30,6 miliardi il Monte dei Paschi e dunque Mediobanca, già parte integrante di Rocca Salimbeni. Un’operazione, come raccontato da questo stesso giornale, gradita a Palazzo Chigi e un po’ di alta sartoria e un po’ dall’anima italiana nonché protesa a salvaguardare le Generali (di cui Piazzetta Cuccia è azionista al 13%, mentre l’altro socio forte è Unicredit con il 9% del Leone) e il loro patrimonio fatto di risparmio e titoli di Stato. Prospettiva che invece con la vittoria di Banco Bpm, i cui soci di riferimento sono i francesi del Crédit Agricole, verrebbe meno.

Di qui una sorta di placet da parte del Financial Times, per il quale “L’offerta di Intesa per Mps ripristina un po’ di buon senso nel panorama del M&A italiano”, premette il quotidiano della City dalla sua famosa rubrica Lex column. Il messaggio di fondo è quello di far emergere il ruolo di Intesa quale attore primario del consolidamento bancario in Italia, ma anche di stabilizzatore della finanza italiana sia privata (con riferimento alla quota di Generali in pancia a Mediobanca) sia pubblica (con riferimento al debito pubblico finanziato e custodito in portafoglio dalle varie entità bancarie coinvolte). “L’M&A italiano spesso ha tanto a che fare con la politica e le personalità quanto con la massimizzazione del profitto. Ciò rende la proposta di acquisizione da 30 miliardi di euro del Monte dei Paschi di Siena da parte di Intesa Sanpaolo una gradita rarità”.

Intesa, secondo il FT, ha scelto “il bersaglio giusto, nel senso che le prospettive individuali dell’istituto di credito toscano Mps non sono grandi ed è alle prese con la complessa integrazione dell’arrogante rivale Mediobanca, acquisita lo scorso anno”. Inoltre, “la sua governance è fragile quanto mai: gli azionisti hanno recentemente estromesso e reintegrato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio in una rapida successione”. Al contempo, Intesa “è in un’ottima posizione per acquistare. La più grande banca italiana per asset ha collaborato con la compagnia assicurativa Unipol per spartirsi la rete di vendita al dettaglio si Siena nella speranza di evitare problemi di concorrenza”. Pensando così anche di poter tagliare 1,1 miliardi di euro di costi sovrapposti dalle parti che sta acquisendo, oltre ai 400 milioni di euro che Mps sperava già di risparmiare in spese e costi di finanziamento dall’acquisizione di Mediobanca.

Per fare un riferimento “il rivale di fascia media del mercato Banco Bpm, che domenica ha scritto al consiglio di amministrazione di Mps per proporre una fusione tra pari, pensa di poter tagliare solo 650 milioni di euro dalla combinazione. Ciò rende l’operazione proposta da Intesa un’operazione che crea molto valore, anche escludendo qualsiasi beneficio derivante dal cross-selling di prodotti e simili”. Attenzione, però, a Unicredit. “Se Intesa riuscirà a portarsi via Mps a questo prezzo dipenderà in gran parte dal collega Unicredit, la banca guidata dal veterano banchiere del M&A Andrea Orcel, ora impegnata in una tortuosa battaglia per acquistare la tedesca Commerzbank”. Ma Orcel “potrebbe essere tentato di lanciarsi anche lui in questa battaglia (per Mps, ndr), piuttosto che vedere i rivali italiani crescere nel suo mercato interno. Anche Intesa sarà difficile da battere: potrebbe addolcire la sua offerta di un paio di miliardi senza distruggere valore”. Di sicuro, “una vittoria di Intesa potrebbe piacere anche al primo ministro italiano Giorgia Meloni, in quanto riduce le possibilità che Generali cada in mani straniere”.

Tutto questo mentre, nel giorno in cui i titoli delle tre banche in corsa per Siena sono schizzati in Borsa, il ceo di Ca’ de Sass, Carlo Messina, è tornato a ribadire la bontà dell’operazione su Mps. Per Intesa il “vero valore consiste nel 50% di Monte dei Paschi di Siena che rimarrà con Intesa. E su questa quota possiamo creare un grande valore grazie alle sinergie in termini di ricavi e costi. Dall’altro lato c’è anche Mediobanca, che può portarci asset in gestione ma anche credito al consumo, settore in cui non siamo leader di mercato, ma possiamo diventarlo. E poi c’è la potenzialità di realizzare sinergie di costo grazie alla forza che abbiamo in Intesa”.

Una scelta saggia. Il Financial Times promuove l’Opas di Intesa su Mps

Il quotidiano britannico loda l’operazione da 30,6 miliardi congegnata da Carlo Messina per acquisire il Monte dei Paschi e salvaguardare al contempo le Generali. Attenzione, però, a Unicredit che potrebbe decidere di essere della partita

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