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Il dato politico emerso dall’incontro informale dei Capi di Stato e di Governo Ue di Alden Biesen è il prevertice Meloni-Merz, ovvero la cabina di regia pragmatica e snella che serve all’Unione europea per “pensare in grande”, con in cima alle priorità condivise il tema della competitività, “perché non c’è più tempo da perdere”.

Per questa ragione il nuovo gruppo di lavoro informale ha cerchiato in rosso tre priorità delineate nel documento orientativo predisposto da Italia, Germania e Belgio: il completamento del mercato unico, la semplificazione regolatoria e la riduzione dei prezzi dell’energia, oltre ad una politica commerciale ambiziosa e pragmatica. Tutti indirizzi che sono stati presenti nei Consigli europei sin dalla nascita del governo italiano e che il prossimo consiglio europeo di marzo dovrà approfondire.

Nel mezzo ci sono gli spunti, personali e politici, lanciati da Meloni. Quando la premier dice che il “lavoro” che alcuni Paesi membri fanno, organizzandosi prima dei summit, “aiuta tutti”, spiega senza polemiche che la comune visione su metodo e merito è un valore aggiunto, non un elemento ad escludendum. Piuttosto le attenzioni generali dovrebbero concentrarsi su altro, ovvero sul fatto che spesso le indicazioni fornite alla commissione non sono chiare “si perdono, per lo strapotere della burocrazia, perché c’è il trilogo, perché il funzionamento” delle istituzioni Ue “è molto complesso”. Per cui si tratta di un lavoro che “non va contro nessuno e che, anzi, aiuta tutti”.

La presenza del motore tedesco-italiano sui temi (di cui Politico ha più volte scritto negli ultimi giorni) esiste ed è un’oggettività positiva, “ma non è qualcosa che si fa contro qualcuno altro”. Il prevertice è stato molto partecipato, segnale di una “sensibilità ampia sul tema e di un ruolo che l’Italia può giocare in una fase particolarmente importante e delicata”. Tutto ciò cade a poche ore dalla 62a Conferenza sulla sicurezza di Monaco (MSC) dove il piatto principale saranno le relazioni transatlantiche e la situazione in Ucraina.

Certamente, come ha sottolineato Meloni, in Europa spesso le alleanze sono variabili, ci sono materie sulle quali si fa gruppo con alcune nazioni, ma non bisognerà commettere l’errore di considerare la competitività alternativa alla coesione, “perché senza coesione tu lasci indietro interi territori, non ci sono le infrastrutture adeguate e dunque mini la competitività, e su quello ci troveremo d’accordo con i Paesi del Sud piuttosto che con i Paesi del Nord”. Nei fatti un altro elemento programmatico condiviso con Berlino e che foraggia la tesi della cosiddetta maggioranza Giorgia.

Il non paper belga, dunque, come cartina di tornasole per questi e per altri dossier, a poche ore dalla partenza della premier per l’Etiopia. Dal canto suo Macron prova a riproporre l’attualità dell’allineamento franco-tedesco contro la frammentazione dei capitali dell’Unione, ma il messaggio che viene inviato agli Stati membri da Alden Biesen è un altro.

Dal prevertice Meloni-Merz un nuovo paradigma per l'Ue

La presenza del motore tedesco-italiano sui temi esiste ed è un’oggettività positiva, “ma non è qualcosa che si fa contro qualcuno altro”, afferma Meloni da Alden Biesen. Il prevertice è stato molto partecipato, segnale di una “sensibilità ampia sul tema e di un ruolo che l’Italia può giocare in una fase particolarmente importante e delicata”, ha continuato la premier. Tutto ciò cade a poche ore dalla 62a Conferenza sulla sicurezza di Monaco dove il piatto principale saranno le relazioni transatlantiche e la situazione in Ucraina

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