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Nei giorni successivi alla scelta del suo successore, arrivata a Copenaghen durante la conferenza annuale del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone è tornato a parlare delle minacce che l’Alleanza deve affrontare. Nella capitale danese, i capi di Stato Maggiore dei 32 Paesi membri hanno eletto il generale tedesco Carsten Breuer, che assumerà la presidenza nell’estate del 2027. In un’intervista a Tgcom24, Cavo Dragone ha fatto il punto sulla pressione russa, sulla prontezza militare e sul ruolo dell’intelligenza artificiale.

Sotto la soglia dell’Articolo 5

La Nato non considera gli alleati in guerra, ma neppure in una condizione pienamente di pace. Cavo Dragone ha richiamato violazioni dello spazio aereo, incidenti con i droni e attività ibride attribuite alla Russia, descrivendole come tentativi di saggiare la determinazione alleata senza superare la soglia che porterebbe a una risposta collettiva. La reazione della Nato, ha spiegato, resta difensiva, proporzionata e visibile.

Tra le minacce indicate dall’ammiraglio c’è soprattutto la propaganda russa, considerata capace di interferire nei processi democratici e minare l’unità tra i Paesi membri. L’Articolo 5, in ogni caso, non scatta automaticamente. Prima ci sono l’Articolo 4, che consente di chiedere consultazioni, e l’Articolo 3, legato alla resilienza nazionale e alla preparazione delle società alle crisi.

Prontezza e mobilità

Per Cavo Dragone la prontezza non dipende soltanto dalla rapidità con cui verrebbe invocata la difesa collettiva. Servono attribuzione veloce, opzioni militari già preparate e infrastrutture capaci di reggere una crisi. Qui entra anche la mobilità militare europea. Autorizzazioni nazionali, regole non uniformi e limiti infrastrutturali possono rallentare il trasferimento di uomini e mezzi. Ridurre i tempi amministrativi non basta se ponti, gallerie e collegamenti non sono adeguati.

Dalla spesa alle capacità

Sul fronte industriale, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato la spesa di circa 139 miliardi di dollari rispetto allo scorso anno. Altri 40 miliardi distribuiti su cinque anni sono destinati ai sistemi senza equipaggio di Drone Edge. Per l’ammiraglio, però, gli stanziamenti contano quando diventano capacità disponibili all’impiego. Da Copenaghen è arrivata quindi la richiesta all’industria di accelerare i tempi di consegna.

L’IA e il fattore tempo

L’altra accelerazione riguarda l’intelligenza artificiale. Difese, gestione e fusione dei dati possono essere automatizzate, secondo Cavo Dragone, mantenendo l’uomo al centro e responsabile delle decisioni. In questo quadro, diventa centrale la velocità dell’avversario e, di conseguenza, la capacità della Nato di ridurre il tempo necessario per individuare una minaccia e reagire.

Sul tema delle capacità si è discusso anche a Roma, dove il 21 e 22 settembre la seconda European Chods/Nads conference ha riunito Capi di Stato Maggiore della Difesa e Direttori nazionali degli Armamenti. Il confronto ha ribadito la complementarità tra Nato e Unione europea e il legame tra requisiti operativi e capacità da portare sul campo.

Come si prepara la Nato alle minacce sotto soglia. Le sfide secondo Cavo Dragone

Dalle attività ibride attribuite alla Russia alla mobilità militare, fino alla necessità di trasformare gli investimenti in capacità disponibili. In un’intervista a Tgcom24, Giuseppe Cavo Dragone fa il punto sulle priorità della Nato e sul ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, destinata ad accorciare ulteriormente i tempi della risposta militare

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