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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato il National Security Presidential Memorandum 11, una direttiva che definisce le priorità per l’adozione dell’intelligenza artificiale nel sistema della sicurezza nazionale americana. Il provvedimento arriva mentre a Washington aumenta la consapevolezza sull’importanza dell’AI come componente nevralgica della competizione strategica globale, risorsa destinata a influenzare capacità militari, intelligence e processi decisionali.

Il memorandum affronta una questione che accompagna da anni il dibattito tecnologico americano: la distanza tra la velocità dell’innovazione commerciale e i tempi dell’apparato federale. Le aziende che sviluppano i modelli più avanzati operano con cicli di aggiornamento rapidi; le strutture governative seguono procedure molto più lente. In un mondo in cui Anthropic dichiara che la rapidità dell’innovazione dei suoi modelli è ormai dettata da un ritmo di auto-innovazione imposto dai modelli stessi, la direttiva nasce per ridurre questo divario e favorire un accesso più rapido alle tecnologie considerate rilevanti per la sicurezza nazionale.

L’amministrazione Trump presenta la misura come uno strumento per accelerare l’adozione dell’AI senza rinunciare a requisiti di affidabilità, sicurezza e responsabilità. Nelle dichiarazioni diffuse dalla Casa Bianca, l’obiettivo è mettere a disposizione delle forze armate e delle agenzie federali i sistemi più avanzati, garantendo che il loro impiego avvenga secondo procedure definite e sotto supervisione adeguata. Qualcosa che Washington sta iniziando a gestire anche tramite altri provvedimenti legislativi.

Tra i passaggi più significativi c’è la scelta di promuovere l’utilizzo di soluzioni provenienti da più fornitori. Michael Kratsios, direttore del White House Office of Science and Technology Policy, ha spiegato che il memorandum accelera l’adozione di sistemi sviluppati da diversi vendor per evitare punti di vulnerabilità derivanti dalla dipendenza da una singola piattaforma.

La formulazione riflette una preoccupazione crescente a Washington: l’ecosistema dell’intelligenza artificiale è dominato da un numero limitato di aziende che controllano modelli, infrastrutture di calcolo e servizi essenziali. Per il governo americano, affidare funzioni critiche a un unico soggetto privato rappresenta un rischio operativo. La diversificazione delle soluzioni disponibili viene trattata come una misura di resilienza.

Lo stesso ragionamento emerge nella disposizione che impedisce la disattivazione o il degrado di sistemi AI impiegati dai warfighters americani senza preventiva autorizzazione. È una clausola che richiama il tema del controllo operativo. Con l’aumento dell’integrazione tra tecnologie commerciali e apparato militare, cresce anche la necessità di chiarire chi abbia l’autorità finale su capacità considerate essenziali per la difesa.

Il punto riguarda la continuità delle operazioni e il rapporto tra Stato e fornitori privati. Se l’Intelligenza artificiale diventa parte integrante delle funzioni di sicurezza nazionale, Washington vuole assicurarsi che decisioni esterne alla catena di comando non possano comprometterne l’utilizzo in momenti critici. Ci sono stati già precedenti dopo le operazioni sull’Iran, d’altronde.

Un altro capitolo rilevante è dedicato i sistemi d’arma autonomi. Kratsios ha indicato che la direttiva aggiorna le linee guida del Dipartimento della Guerra sull’autonomia per adeguarle all’evoluzione delle tecnologie di frontiera. Il riferimento segnala la volontà di rivedere criteri e procedure sviluppati in una fase precedente, quando le capacità offerte dall’intelligenza artificiale generativa e dai modelli più avanzati erano ancora lontane dagli standard attuali.

L’aggiornamento suggerisce che l’amministrazione considera l’AI destinata a incidere sempre di più sulle capacità operative delle forze armate. La discussione coinvolge tecnologie che possono influenzare pianificazione, sorveglianza, identificazione di obiettivi e processi decisionali in ambito militare.

La direttiva interviene anche sulle infrastrutture necessarie a sostenere questa trasformazione. Il memorandum punta a facilitare l’accesso a capacità di calcolo sicure, rafforzare gli ambienti di test e valutazione e creare meccanismi che consentano una collaborazione più stretta tra governo e settore privato. L’obiettivo è costruire un percorso che permetta alle innovazioni sviluppate all’esterno dell’amministrazione di essere integrate più rapidamente nelle strutture federali.

Nel linguaggio utilizzato dalla Casa Bianca emerge una lettura apertamente competitiva del tema. L’intelligenza artificiale viene presentata come una tecnologia strategica sulla quale gli Stati Uniti devono mantenere una posizione di vantaggio. Kratsios ha parlato di “AI dominance”, una formula che collega direttamente la leadership tecnologica alla capacità americana di difendere i propri interessi e sostenere la propria superiorità militare.

Sullo sfondo c’è una competizione che va oltre la tecnologia. Nelle recenti esercitazioni Steppe Partner 2026, la Cina ha mostrato una crescente integrazione tra soldati, sistemi autonomi, droni e strutture di comando assistite dall’intelligenza artificiale, una visione che Pechino definisce “intelligentised warfare”. Il punto, da entrambe le parti del Pacifico, non è il singolo robot o il singolo modello. La posta in gioco è la capacità di collegare sensori, software, piattaforme autonome e processi decisionali in un’unica architettura operativa. Letto in questa chiave, il memorandum firmato da Trump appare anche come una risposta alla corsa in atto per incorporare l’AI nella catena di comando militare prima che diventi un vantaggio strutturale per i rivali degli Stati Uniti.

La sfida che emerge dal documento è assorbire l’innovazione prodotta dal settore privato senza perdere controllo, affidabilità e autonomia decisionale. Per Washington, il vantaggio nell’intelligenza artificiale dipenderà sempre meno dalla disponibilità dei modelli e sempre più dalla capacità delle istituzioni di integrarli in modo stabile nelle proprie strutture operative. La competizione che si sta delineando non riguarda soltanto lo sviluppo della tecnologia: tocca piuttosto il cuore della capacità degli Stati di trasformarla in potenza organizzata, sostenibile e utilizzabile su scala nazionale.

Trump porta l’AI nel cuore della sicurezza nazionale americana

La Casa Bianca ha firmato una nuova direttiva presidenziale sulla sicurezza nazionale dedicata all’Intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è accelerarne l’adozione nell’apparato di difesa e intelligence degli Stati Uniti, rafforzando al tempo stesso controllo operativo, resilienza e affidabilità dei sistemi

Autoinnovazione e potere, perché la velocità dell’AI cambia la geopolitica globale

Anthropic sostiene che i suoi modelli stiano contribuendo in misura crescente allo sviluppo dei sistemi che li succederanno. Non è ancora la “recursive self-improvement” immaginata dalla letteratura sull’Intelligenza artificiale, ma il fenomeno descritto dall’azienda segnala una trasformazione che tocca competitività industriale, governance e sicurezza internazionale

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