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Sono trascorsi 4 anni da quando la Russia ha aggredito l’Ucraina. Una aggressione iniziata nel 2014 quando Mosca ha occupato militarmente e annesso unilateralmente la Crimea. Una guerra che ha causato centinaia di migliaia di vittime e devastato un intero Paese per la cui ricostruzione serviranno secondo la Banca Mondiale 600 miliardi di dollari.

Di fronte a una tragedia così grande si intensificano gli appelli alla pace, tutti affermando che deve essere “giusta e sicura”.

Pur sapendo tutti che una pace giusta in assoluto non c’è, che sempre anni di conflitto mutano lo scenario iniziale e che una pace comporta compromessi e concessioni, tuttavia perché una pace sia accettabile e accettata occorrono alcune essenziali condizioni: non sia frutto di imposizioni, sia condivisa tra le parti, rispetti la sovranità di ogni nazione. Condizioni che fino ad oggi non si sono verificate.

Putin, infatti, persegue una pace fondata su una vittoria militare e su una resa umiliante per gli ucraini, ponendo condizioni inaccettabili: la cessione alla Russia delle regioni del Donbass, la smilitarizzazione dell’Ucraina, la non adesione di Kiev a alleanze internazionali sgradite a Mosca. In altri termini la sottoposizione di Kyiv a un regime di “sovranità limitata”. E per ottenerla, mentre dichiara di voler negoziare, in realtà Putin ordina la brutale intensificazione di bombardamenti, colpendo indiscriminatamente popolazione civile, scuole, ospedali, reti ferroviarie, centrali energetiche e infrastrutture essenziali per la vita quotidiana.

Una pace giusta e sicura è altra cosa da quel che vuole imporre Mosca.

Una pace giusta significa che non possono essere dimenticati, né amnistiati i crimini di guerra, i massacri e le gravissime violazioni dei diritti umani compiute dalle truppe russe e di cui i dirigenti russi devono rispondere, perché non vi è pace sicura senza giustizia e verità.

Così come non ci può essere pace giusta senza il ritorno alle loro famiglie di migliaia di bambine e bambini rapiti e deportati e senza la liberazione di tutti i prigionieri civili e militari.

Una pace giusta significa il rifiuto dell’occupazione russa di territori ucraini, la loro annessione de facto alla Federazione Russa e le azioni di russificazione volte a cancellare l’identità ucraina in quelle regioni.

Una pace sicura significa che l’Ucraina va garantita nella sua indipendenza e sovranità, respingendo la pretesa russa di sottometterla a una “sovranità limitata”, garantendo che Kyiv sia libera di scegliere il proprio destino e le proprie alleanze.

Pace sicura significa mettere l’Ucraina al riparo da nuove aggressioni con garanzie internazionali quali quelle indicate dalla “Coalizione di Volenterosi”. E agli Stati Uniti si deve chiedere di essere parte integrante della tutela della sovranità e indipendenza ucraina, non sacrificando Kyiv sull’altare dei rapporti bilaterali di Washington con Mosca.

Pace giusta e sicura significa condurre rapidamente in porto la piena integrazione dell’Ucraina nella Unione europea, corrispondendo così alla volontà ripetutamente manifestata dai cittadini ucraini.

Una pace giusta e sicura è essenziale perché oggi è in gioco la sicurezza e la stabilità dell’intero continente europeo, chiamato ad assumere decisioni impegnative per la propria sicurezza e la propria libertà. E pace giusta significa dire no alla destabilizzazione del sistema multilaterale di governance per sostituirlo con equilibri fondati solo sui rapporti di forza, dando legittimazione a ogni atto unilaterale.

Per queste ragioni pieno e continuo deve essere il sostegno europeo alla resistenza ucraina, non già per ottenere una vittoria militare, ma per consentire a Kyiv di andare ad un tavolo negoziale in condizioni di parità con Mosca.

Quattro anni di guerra ci hanno dimostrato che è in gioco la pace, la sicurezza, la stabilità non solo dell’Ucraina, ma anche dell’intera Europa e dobbiamo essere consapevoli che gli ucraini combattono anche per noi. Per questo non possono essere lasciati soli.

ukraine ucraina

Una pace giusta per Kyiv. L'intervento di Fassino

Di Piero Fassino

Quattro anni di guerra ci hanno dimostrato che è in gioco la pace, la sicurezza, la stabilità non solo dell’Ucraina, ma anche dell’intera Europa e dobbiamo essere consapevoli che gli ucraini combattono anche per noi. Per questo non possono essere lasciati soli. L’intervento di Piero Fassino, deputato del Partito democratico e vicepresidente della Commissione Difesa della Camera

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