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Oltre alle operazioni e alla sua applicazione pratica, la pressione ibrida russa sull’Europa prende forma anche dentro una macchina politica e amministrativa che negli ultimi dieci anni si è allargata attorno all’Amministrazione presidenziale del Cremlino. È qui che si incrociano apparati, società, programmi di influenza, strumenti digitali e strutture incaricate di tradurre gli indirizzi politici in operazioni concrete. A ricostruirne le dimensioni e funzionamento è “The Architecture of Repression. Russia’s Emerging System of Indoctrination, Digital Surveillance & Foreign Interference, il nuovo rapporto” della Swedish Psychological Defence Agency, che mette a fuoco il ruolo assunto da Sergej Kirienko nella saldatura tra gestione del consenso interno e proiezione dell’influenza russa all’estero.

Al centro dell’analisi c’è, appunto, Sergej Kirienko, primo vicecapo dell’Amministrazione presidenziale russa e, secondo gli autori, uno degli uomini che più hanno contribuito a trasformare la gestione della politica interna in un sistema nel quale educazione, controllo dell’informazione, formazione delle élite e influenza all’estero tendono progressivamente a sovrapporsi. Il rapporto individua almeno cinquanta entità sulle quali Kirienko eserciterebbe un controllo diretto o indiretto e oltre venti programmi di lungo periodo. Il budget complessivo viene stimato prudentemente tra 132 e 171 miliardi di rubli l’anno, equivalenti secondo il calcolo adottato dagli autori a circa 1,3-1,7 miliardi di euro.

Da qui, gli autori individuano tre pilastri: educazione patriottica, sorveglianza digitale e interferenza ibrida all’estero. Ambiti formalmente differenti, ma tenuti insieme da una struttura di gestione fondata sulla raccolta dei dati, sulla misurazione dei risultati e su una catena di comando che tende a riportare attività diverse verso uno stesso centro politico.

Il controllo esercitato all’interno della Russia e l’attività condotta oltre i suoi confini sono due facce della stessa medaglia, l’una intesa come la naturale continuazione dell’altra. Gli strumenti sviluppati per gestire il consenso, monitorare la popolazione o manipolare il processo politico interno possono essere adattati a operazioni rivolte verso l’esterno. Il rapporto sostiene esplicitamente che tecniche di manipolazione elettorale, gestione dei flussi di lavoro e produzione e diffusione di disinformazione vengono sperimentate sul terreno domestico prima di essere impiegate nelle operazioni di influenza internazionale.

Dal consenso interno alla proiezione esterna

La traiettoria descritta dagli autori parte dalla politica interna. Kirienko arrivò nell’Amministrazione presidenziale nel 2016 con il compito di gestire la stabilità politica del sistema, il rapporto con i governatori, l’opinione pubblica e i processi elettorali. Con il tempo, secondo il rapporto, il suo perimetro si è ampliato verso l’educazione, la mobilità sociale, l’infrastruttura digitale e la comunicazione pubblica. L’obiettivo non sarebbe semplicemente quello di preservare il consenso nell’immediato, ma di costruire un ecosistema capace di formare le future classi dirigenti e condizionare progressivamente gli spazi nei quali si sviluppano identità e partecipazione politica.

Il rapporto utilizza l’espressione “cradle to grave”, dalla culla alla tomba, per descrivere l’ampiezza di questo modello. Scuola, università, organizzazioni giovanili, opportunità professionali, industria culturale, servizi pubblici e ambiente digitale diventano parti dello stesso sistema. Nella ricostruzione degli autori, la sua rilevanza non riguarda soltanto l’attuale configurazione del potere russo: l’architettura sarebbe stata progettata per produrre effetti nel lungo periodo e per sopravvivere alle singole fasi politiche.

La guerra contro l’Ucraina avrebbe accelerato questo processo. Kirienko ha assunto un ruolo crescente nella gestione dei territori occupati, nei programmi di integrazione, nella propaganda e nei processi elettorali organizzati da Mosca. Parallelamente, il suo portafoglio si sarebbe esteso verso strumenti utili a ostacolare il sostegno occidentale a Kyiv, attraverso operazioni informative, cyber e più ampie attività ibride.

Il nodo delle interferenze europee

E l’Europa? Secondo il rapporto, l’apparato riconducibile a Kirienko avrebbe assunto un ruolo sempre maggiore nel coordinamento di operazioni di influenza che coinvolgono attori diversi. Gli autori indicano Centre S come uno dei punti di raccordo del sistema e collegano al suo ecosistema campagne già note agli apparati e agli analisti europei, tra cui Doppelgänger, Matryoshka/Overload, Undercut, Another Ukraine, Reliable Recent News e War on Fakes.

Nella classificazione proposta dal rapporto, il terzo pilastro dell’architettura di Kirienko comprende un vario ventaglio di strumenti: interferenze elettorali, cattura delle élite, attività cyber e sabotaggio. Una capacità internazionale – pensata per intervenire sul processo decisionale dei Paesi bersaglio – che può contare, assieme a Centre S e alle società Social Design Agency e Structura, anche su campagne di manipolazione informativa e riferimenti ad attività cyber e ibride.

Lo studio – che combina fonti aperte, documenti fuoriusciti, reporting russo e occidentale, banche dati specialistiche e tecniche di giornalismo investigativo, poi sottoposto alla valutazione di esperti e a peer review accademica, con conclusioni formulate secondo livelli di probabilità – sostiene che intorno alla figura di Sergej Kirienko sia cresciuta una struttura capace di mettere in comunicazione strumenti di politica interna, controllo digitale e proiezione esterna e che questa struttura abbia ormai un peso significativo nella capacità russa di interferire nello spazio europeo.

Niente (e nessuno) è infallibile

Gli autori non descrivono un apparato privo di debolezze. La macchina è vasta, ma proprio questa estensione genera sovrapposizioni, competizioni burocratiche e tensioni con altri centri di potere, compresi gli apparati di sicurezza. La capacità di coordinare molti strumenti non equivale automaticamente alla capacità di ottenere il risultato desiderato.

La rilevanza per l’Europa risiede dunque nella possibilità di mappare il sistema, individuandone nodi, risorse, persone e interdipendenze. La prefazione del rapporto individua proprio nella conoscenza dell’architettura dell’influenza un elemento della difesa: rendere visibile la macchina consente di ridurne l’opacità e costruire risposte coordinate, in modo tale da collegare e leggere i singoli episodi, tracciando le linee di un modello organizzativo che fonde politica interna e politica estera, propaganda e gestione dei dati, controllo sociale e interferenza.

Il sistema Kirienko e la nuova architettura dell'influenza russa

Oltre cinquanta entità, più di venti programmi di lungo periodo e risorse stimate fino a 1,7 miliardi di euro l’anno. Un nuovo rapporto della Swedish psychological defence agency ricostruisce il sistema cresciuto intorno a Sergej Kirienko e il raccordo tra propaganda interna, sorveglianza digitale e operazioni di influenza all’estero. L’analisi aiuta a leggere in modo unitario una parte crescente delle attività ibride russe

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