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Un bando rivolto al settore privato occidentale per neutralizzare le sortite aeree russe. Questo è in due parole il senso dell’Airfield Denial Challenge, un’iniziativa promossa congiuntamente da Nato e Ucraina che mette in palio un premio di 250.000 euro destinato ad aziende, startup e gruppi di ricerca in grado di sviluppare tecnologie capaci di negare in modo persistente l’utilizzo delle basi aeree russe. L’iniziativa nasce dalla constatazione che, nonostante i numerosi raid condotti negli ultimi anni contro aeroporti militari russi, questi non sono riusciti a interrompere in maniera duratura la capacità di Mosca di generare sortite aeree contro obiettivi militari e civili in Ucraina.

Secondo il Supreme Allied Commander Transformation (Sact) della Nato, l’esperienza maturata sul campo dimostra come la possibilità della Russia di proiettare potenza aerea da aeroporti sicuri rappresenti una delle principali asimmetrie del conflitto. Da queste basi continuano infatti a partire velivoli tattici che impiegano bombe guidate, missili da crociera e munizionamento stand-off contro le forze ucraine, le infrastrutture critiche e i centri abitati. Per la Nato, ogni aeroporto costituisce un nodo vulnerabile, poiché se il suo utilizzo venisse impedito in maniera continuativa l’intera campagna aerea russa subirebbe un grave contraccolpo. Da qui l’obiettivo di individuare nuove soluzioni tecnologiche in grado di colpire non solo gli aeromobili, ma anche piste, depositi di carburante, magazzini di munizioni e infrastrutture di supporto. La competizione è volutamente aperta a un ampio ventaglio di soluzioni. Il Sact cerca proposte che comprendano droni di qualsiasi categoria, munizioni autonome o semi-autonome, sistemi a sciame, meccanismi alternativi di rilascio e approcci ibridi che combinino più tecnologie. Il ministero della Difesa ucraino, co-promotore del bando, ha invitato esplicitamente aziende del settore mil-tech, startup e team di ingegneri a partecipare alla competizione, sottolineando la necessità di sviluppare sistemi che limitino in modo permanente l’utilizzo delle infrastrutture aeronautiche nemiche.

Le capacità richieste sono particolarmente ambiziose. I sistemi dovranno operare in ambienti privi di segnale Gps e fortemente degradati dalla guerra elettronica, funzionare in ogni condizione meteorologica e stagionale e poter essere schierati rapidamente. Dovranno inoltre essere capaci di penetrare in profondità nello spazio aereo conteso, operare senza controllo umano continuo, colpire simultaneamente molteplici obiettivi all’interno di una base aerea e integrare funzioni di acquisizione automatica dei bersagli supportate dall’intelligenza artificiale, riducendo la dipendenza dall’intervento di operatori esperti.

La Nato precisa che non sono richiesti sistemi già pienamente operativi, ma tecnologie con un livello di maturità sufficientemente avanzato, dai dimostratori ad alta fedeltà fino ai prototipi prossimi all’impiego operativo. Un requisito fondamentale è però la rapidità: saranno prese in considerazione soltanto soluzioni che possano essere dispiegate entro un anno. Le candidature dovranno essere presentate entro il 20 luglio. Dieci finalisti saranno selezionati l’11 agosto e invitati a presentare i propri progetti durante un “Pitch Day”, previsto il 3 settembre, probabilmente in Polonia.

Resta tuttavia aperto un nodo importante. L’Ucraina dispone già di uno degli ecosistemi più innovativi al mondo nel settore delle tecnologie per la difesa, capace di sviluppare rapidamente droni, missili e altri sistemi d’arma direttamente sul campo di battaglia; eppure, finora tali capacità non sono state sufficienti a impedire stabilmente l’impiego delle basi aeree russe. Tra gli ostacoli figurano soprattutto la limitata disponibilità di risorse finanziarie, le difficoltà nella produzione su larga scala di sistemi complessi e la fragilità delle catene di approvvigionamento industriali. In questo contesto, il coinvolgimento diretto della Nato potrebbe rappresentare un moltiplicatore di capacità, trasformando idee innovative in programmi sostenuti anche dal fondo dell’Alleanza dedicato allo sviluppo di nuove tecnologie militari per l’Ucraina. Anche in caso di successo, tuttavia, la produzione e il dispiegamento su scala sufficiente di questi sistemi richiederanno tempo prima di poter incidere concretamente sulla campagna aerea russa.

 

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