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Seppur incentrata sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, nella nuova enciclica “Magnifica Humanitas” promulgata nella mattina di lunedì 25 maggio da Papa Leone XIV c’è spazio anche per una riflessione sulla trasformazione del contesto politico internazionale. Riflessione dai temi tutt’altro che positivi: nelle sue parole il pontefice evidenzia come “in un tempo di notevole cecità spirituale e culturale” alcune delle più grandi conquiste del diritto umanitario siano stati messe da parte in favore di “un falso pragmatismo” dettato dalle logiche di potenza, in uno scenario in cui le atrocità che hanno caratterizzato il XX secolo riemergono in forme nuove, ma altrettanto tragiche.

A monte di tutto ciò, afferma il pontefice, sta “un falso realismo”, fondato non solo sull’invalsa logica della forza, ma anche su una convinzione culturale e antropologica […] che semina nelle coscienze e nella cultura la rassegnazione a una guerra ineluttabile, e qualifica la pace e il dialogo come posizioni utopiche o irrazionali, che ignorano i rischi in campo. Al contrario, la pace non è una speranza ingenua né soltanto un’assenza di guerra: è frutto, sempre possibile, della giustizia e della carità”.

Da una parte, il Papa punta il dito contro estremismi religiosi, fanatismi identitari ed economicismi irrazionali; dall’altra, contro una politica che “ricorre con facilità alla disinformazione, alla ridicolizzazione dell’avversario e alla costruzione sistematica di paure e risentimenti. Così la diversità dell’altro è sempre più vissuta come minaccia, alimentando desiderio di possesso, volontà di dominio, ambizioni egemoniche, abusi di potere e paura della differenza”. Parole che non sembrano essere scelte in modo casuale, soprattutto alla luce di quelle che compaiono poche righe dopo: “Ciò che un tempo era considerato inaccettabile oggi può essere messo in atto quasi senza esitazioni, mentre la reazione internazionale si adegua alla convenienza dei singoli governi più che alla gravità oggettiva dei fatti. Le decisioni sembrano ora essere guidate quasi esclusivamente da calcoli economici, difesi attraverso illusioni mediatiche, euforie artificiali e sogni che inevitabilmente si infrangono, generando frustrazione e nuova violenza. Quando ci si persuade che nulla è veramente vero e che i principi non sono che un involucro vuoto, la miccia di nuove esplosioni di intolleranza e aggressività si accende nel cuore stesso delle persone”.

Pur rimanendo implicito, il riferimento al presidente statunitense Donald Trump appare come ovvio. Soprattutto alla luce degli screzi (per usare un eufemismo) avvenuti tra l’inquilino della Casa Bianca e il Santo Padre negli scorsi mesi, prima sulla gestione del fenomeno migratorio da parte di Washington e più recentemente sul tema dell’escalation nel Golfo, con scambi di accuse reciproci e tentativi di smontare la legittimità (come fatto dall’amministrazione statunitense, che ha provato a screditare la posizione del Papa dal punto di vista teologico). Non stupisce quindi, che in un’enciclica concepita per affrontare quello che ormai appare inevitabilmente come il più grande driver di trasformazione del mondo moderno, il Papa abbia scelto di rispondere anche a una “forza minore” come quella di The Donald.

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