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Prima la visita di Giorgia Meloni al cimitero di Seul che onora i soldati caduti per la Nazione, in particolare durante la Guerra di Corea. Poi un punto stampa sul tema della Groenlandia e quindi l’incontro con le imprese italiane, in attesa del bilaterale con il presidente Lee Jae Myung. Dopo 19 anni un premier italiano torna a Seoul, a dimostrazione di una spiccata attenzione verso l’Indopacifico, per una serie di ragioni geopolitiche, economiche, commerciali (e anche personali).

Non è una novità il fatto che Giappone e Corea del Sud nelle logiche di Palazzo Chigi siano visti come due attori non solo affidabili, ma con cui rafforzare il livello delle relazioni di medio-lungo periodo. Si tratta ovviamente di un fazzoletto di mondo gravido di sfide e opportunità: accanto al macro tema geopolitica rappresentato dalle mire cinesi su Taiwan, spicca il link tra Mare Cinese e Mediterraneo e la questione delle terre rare accanto a chip e semiconduttori. Un paniere di temi altamente strategici che il capo del governo intende affrontare di petto, a maggior ragione dopo l’uscita dell’Italia dalla Via della Seta, senza dimenticare un elemento di supporto oggettivo: le società giapponesi e sudcoreane presentano numerose affinità con l’Italia sotto molteplici punti di vista (economici, commerciali e demografici), oltre a condividere i medesimi valori.

LO SHOWROOM HIGH STREET ITALIA

Il made in Italy a quelle latitudini è particolarmente apprezzato, ciò si trasforma in potenziali nuove opportunità legate al nostro export che può contare su questo valore aggiunto rispetto alla produzione di altri paesi. Le filiere interessate sono la moda, la pelletteria, il calzaturiero, il settore alimentare e vitivinicolo, senza dimenticare l’interior design. A proposito di prodotti e fiere, a Seoul nel 2019 ha visto la luce l’High Street Italia, uno showroom di quattro piani aperto in una delle zone più frequentate dello shopping della capitale, nella Garosu-gil, che rappresenta una vetrina per le aziende italiane che qui possono presentare la vasta gamma dei propri prodotti al mercato coreano. Realizzato dall’ICE col supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e in collaborazione con l’ambasciata d’Italia, l’iniziativa rientra nel piano più generale della promozione straordinaria del Made in Italy nella Corea del Sud, che include anche della diffusione di cultura e lifestyle italiani

Le relazioni tra Roma e Seoul sono iniziate nel 1884 e hanno visto da poco il 140° anniversario, celebrato con un Anno dello Scambio Culturale. A tal fine infatti lo scorso 26 giugno l’ambasciata in Italia della Corea del Sud ha illuminato il Colosseo per celebrare le relazioni diplomatiche con Italia.

IL RUOLO DELLA COREA DEL SUD

Oltre a essere un player mondiale nel campo dell’innovazione tecnologica, la Corea è famosa in tutto il mondo anche per la cultura popolare legata a videogiochi, gruppi musicali e film. Settori spesso sottovalutati ma che possono contribuire, in nome della soft diplomacy, a rafforzare intese e cooperazioni. Cultura, conoscenza e qualità sono i tratti in comune tra i due paesi. La Corea del Sud incamera l’1% dell’export italiano per un valore di oltre 5 miliardi di euro, è il terzo mercato in Asia.

Corea del Sud fa rima con semiconduttori, per questa ragione il governo pensa di fare un ulteriore passo in avanti con la costruzione di una fonderia da 3 miliardi di dollari per incrementare la produzione e quindi confermare la propria posizione di leader globale nel settore dei chip grazie a marchi come Samsung Electronics e SK Hynix.

(Foto: Governo.it)

Meloni a Seoul, tra geopolitica, semiconduttori e made in Italy

Taiwan, Indopacifico, export: un paniere di temi altamente strategici che la presidente del Consiglio intende affrontare di petto, a maggior ragione dopo l’uscita dell’Italia dalla Via della Seta, senza dimenticare un elemento di supporto: le società giapponesi e sudcoreane presentano numerose affinità con l’Italia sotto molteplici punti di vista (economici, commerciali e demografici), oltre a condividere i medesimi valori

Dal Trattato del 1920 alla Nato, l’evoluzione della presenza italiana nell’Artico. Scrive Caffio

La strategia artica italiana è volta a preservare l’Artico come zona di pace, cooperazione e prosperità. Di fronte alle molte minacce che caratterizzano la regione, il nostro Paese segue un approccio basato sul diritto internazionale facendo perno sul ruolo della Nato di deterrenza e difesa per il libero uso dei mari polari. Sullo sfondo si intravede il pericolo di una Russia pronta ad arroccarsi nei suoi vastissimi possedimenti del Grande Nord, sino ad oggi inaccessibili ma ora destinati ad aprirsi alla navigazione internazionale ed alla competizione energetica

Solo senza escalation si giunge a un’intesa sulla Groenlandia. L’invito di Meloni

Il messaggio che giunge dalla Corea del Sud è rafforzare il ruolo della Nato e fermare tutte quelle azioni che potrebbero innescare una escalation. Come? Con un dialogo costruttivo per meglio comprendere i parametri di analisi e di azioni. Il tutto tenendo ben presente un passaggio che, secondo Meloni, è nevralgico: da parte americana c’è la preoccupazione per l’eccessiva ingerenza esterna su una zona strategica e, al contempo, da parte europea vi è la volontà di contribuire ad affrontare questo problema. Che investe, gioco forza, i destini dell’Ue

Groenlandia, responsabilità tra Usa e Ue per evitare di favorire Russia e Cina

La crisi sulla Groenlandia entra in una fase politica acuta con la riunione straordinaria degli ambasciatori Ue dopo l’annuncio di nuovi dazi statunitensi, riaprendo una frattura transatlantica tra commercio, sicurezza e Artico. La necessità che emerge è una convergenza verso una linea di responsabilità e dialogo: né annessione né deterrenza simbolica, ma un compromesso che tuteli la centralità strategica dell’isola, tenga fuori Cina e Russia e consenta a Washington ed Europa di salvare obiettivi e status quo

Sulla Groenlandia si possono abbassare i toni. Fontaine spiega perché

Richard Fontaine (Cnas) analizza punto per punto la narrativa secondo cui gli Stati Uniti dovrebbero annettere la Groenlandia, mostrando come sicurezza, deterrenza e contrasto a Cina e Russia possano essere garantiti senza cambiare lo status dell’isola. Trasformare il dossier groenlandese in una crisi artificiale distrae dalle vere priorità strategiche e rischia di indebolire alleanze e ordine internazionale

La riforma della giustizia e le ragioni democratiche del sì. Il commento di Ippolito

Il voto del prossimo referendum è molto più di una scelta tecnica: è un voto di fiducia nel futuro. Un “Sì” rappresenta un passo coraggioso verso una democrazia più forte, più giusta e un servizio giustizia finalmente più efficiente e vicino alle esigenze reali dei cittadini. L’opinione di Benedetto Ippolito

Usa-Cina, vertice sul futuro del mondo. Gli scenari di Francesco Sisci

La competizione tra Stati Uniti e Cina entra in una fase cruciale. Tra rallentamenti economici, pressioni politiche e rivalità strategiche, il prossimo incontro tra Xi e Trump potrebbe orientare gli equilibri globali, influenzando commercio, sicurezza e futuro dell’ordine internazionale. L’analisi di Francesco Sisci

Storia e senso del Premio Letterario del Corpo Diplomatico della Santa Sede

Di Gianni Todini e Francesco Nicotri

Il Premio Letterario del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede valorizza opere dedicate a cultura cristiana, dialogo interreligioso e storia delle Chiese. Nato per promuovere spiritualità e confronto, coinvolge ambasciatori di 93 Paesi e si distingue per finalità, giuria e vocazione al dialogo

Gaza e Nilo. Cosa significa lettera di Trump ad al-Sisi

Gaza, il Mar Rosso e il Corno d’Africa non sono più dossier separati. La lettera ad al‑Sisi mostra come l’amministrazione Trump stia cercando di gestirli come parti di un’unica scacchiera, in cui l’Egitto funge da snodo tra Medio Oriente e Africa, e l’Arabia Saudita da architetto di una nuova cooperazione regionale

Catene più corte, così Meloni e Takaichi uniscono Mediterraneo e Indopacifico. Parla Checchia

“Diversificare le partnership e rafforzare il ruolo italiano come principale collegamento tra l’Europa, il Golfo e l’Asia è il centro dell’azione del governo e di viaggi come questo, che mi pare il più rilevante in assoluto”, spiega l’esperto ambasciatore. Quella in Oman, Giappone e Corea non è “una missione di cosmetica o di puro cerimoniale, ma una missione per l’Italia globale che riflette un mondo in rapida evoluzione”. Conversazione con Gabriele Checchia

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