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Forse sarebbe meglio evitare queste dispute in Parlamento tra maggioranza e opposizione. Quelle vere e proprie disfide che non solo non risolvono alcunché, ma che lasciano strascichi amari tra spettatori sempre più disincantati e perplessi. Naturalmente il momento è quello che è. Ormai ad un passo dalle prossime elezioni. Un clima sempre più arroventato dove demagogia e reciproche accuse cedono il passo rispetto a qualsiasi ragionevolezza. Intendendo, con questa espressione, l’unico modo possibile per affrontare una posizione complessa com’è quella che è di fronte ai nostri occhi.

Ci sono due guerre in atto: una ai confini dell’Europa, l’altra endemica tra Israele ed i suoi nemici, con l’aggiunta di quel che capita nello stretto di Hormuz: dove tutto sembra drammaticamente possibile. Con una situazione di stallo o di “reciproco assedio” se si preferisce, che taglia le ali di qualsiasi possibile compromesso, ma non i costi legati alla mancata apertura di quel braccio di mare. Da lì transitava il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del gpl globale. Ma anche il 19% del gnl e dei prodotti raffinati. Oltre a prodotti di vario genere destinati agli usi più diversi. La sua chiusura rappresenta un cataclisma.

Secondo l’Energy Information Administration (EIA) degli Stati Uniti, ciò ha portato a marzo a un taglio nella produzione di greggio di 7,5 milioni di barili al giorno tra i Paesi del Golfo: dato destinato ad aumentare in aprile, con stime sui tagli da 9,1 milioni di barili (secondo EIA) a 14,5 milioni (secondo Goldman Sachs); sul lato merci, secondo PwC, ben 500 mila TEU sarebbero rimasti bloccati nei porti del Golfo e solo parzialmente re-indirizzati tramite percorsi alternativi. Dati che spiegano il salto nei prezzi del petrolio che dall’inizio dell’anno sono raddoppiati.

Bisognerebbe solo avere il coraggio di ricordare cosa avvenne, negli anni passati, durante crisi di minore intensità, riguardanti le forniture di prodotti energetici. La guerra del Kippur nel 1973 produsse un rialzo minimo del prezzo del petrolio da 3 a poco più di 12 dollari al barile. Ma fu sufficiente per aprire in Italia le porte alla stagflazione: quel micidiale mix di inflazione e stagnazione destinato a colpire ogni segmento della società.

Fu l’elemento che favorì, di lì a pochi anni, il governo delle larghe intese nel solco tracciato da Enrico Berlinguer lungo l’asse del “compromesso storico”. I risultati, purtroppo, non corrisposero poi alle speranze iniziali. Ma almeno vi fu un tentativo corale di governare una realtà quanto mai complessa, determinata da uno shock esterno di cui, in Italia, maggioranza ed opposizione non avevano alcune responsabilità.

Oggi assistiamo invece al trionfo della più volgare faziosità. Al tentativo di mettere in mora il governo a prescindere dalle ragioni reali che potrebbero giustificare un simile atteggiamento. Non è la solita bagarre che è tipica della storia di tutti i Parlamenti. Ma l’esistenza di un vuoto pneumatico che si certa di colmare alzando il tono della voce. Ed i risultati si vedono nel rumore di fondo che questo cicaleccio produce, costringendo il più delle volte il telespettatore a cambiare canale.

Siamo quindi ben lontani da quel costume che coniugava politica e pedagogia secondo un’antica tradizione della cultura italiana. E l’effetto non è dei migliori. Produce, infatti, confusione e travisamento della realtà. Durante il dibattito, Giorgia Meloni, è stata accusata di aver aumentato le tasse, creando un certo imbarazzo tra le fila della sua stessa maggioranza. Il rilievo non può essere confutato.

Il 2025, secondo i dati certificati anche in sede europea, si è chiuso con una pressione fiscale pari al 43,1% del Pil. Con una crescita dello 0,7%. Sennonché anche le uscite sono aumentate della stessa percentuale, raggiungendo il 51,1%. Mentre il deficit è sceso dal 3,4 al 3,1%. Con una riduzione di 0,3 punti. Risultato non disprezzabile. E allora un po’ di coerenza. Si può criticare il governo per l’aumento della pressione fiscale e, al tempo stesso, chiedere più spesa per la sanità, l’aumento dei salari, il prezzo della benzina e via dicendo?

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