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Alzare le tasse non è quasi mai una buona idea. Se poi il risultato è anche controproducente, allora è pessima. I prodotti da fumo sono tradizionalmente il parafulmine di ogni governo, ogni qualvolta servono soldi da mettere al servizio di questa o quella misura. Il problema è che chi fuma, bionde o tabacco riscaldato, difficilmente smette di farlo. Semmai passa al mercato illegale, privando lo Stato di quelle stesse risorse di cui avrebbe bisogno. I dati presentati da Logista, principale distributore in Europa di prodotti e servizi per i punti vendita, in collaborazione con Ipsos Doxa e incastonati nella terza edizione dello studio Prodotti da fumo e non da fumo: studio sul fenomeno dell’illegalità, raccontano più o meno questo.

Nel 2025 il valore del mercato illecito di prodotti da fumo e da inalazione è risultato di circa 1,2 miliardi di euro, pari al 4,8% del mercato totale. Le perdite dirette per il Paese, in termini di mancato gettito, ammontano a 690 milioni di euro, con un potenziale impatto occupazione per 5.900 posti di lavoro e una perdita in termini di fatturato pari a 630 milioni di euro. E anche nelle modalità di acquisto si confermano le tendenze degli anni precedenti. Per il tabacco tradizionale circa due terzi delle vendite non ufficiali passano attraverso canali fisici, mentre nel caso delle sigarette elettroniche l’illegalità corre soprattutto online, da cui proviene circa il 61% degli acquisti illeciti.

Ed ecco il punto. L’analisi stima che solo gli aumenti per il tabacco tradizionale previsti dalla direttiva Ue sulle accise sul tabacco potrebbero portare a perdite erariali per lo Stato pari a oltre 1 miliardo di euro e un potenziale impatto occupazionale negativo complessivo che aumenterebbe a 6.400 posti di lavoro. E questo perché nonostante gli aumenti previsti, la ricerca mostra che un intervistato su 10 ricorrerebbe all’acquisto di prodotti da fumo e non da fumo attraverso i canali non ufficiali. Ci sono casi concreti a sostegno di questa tesi.

Un altro studio, curato da Euromonitor, spiega come l’aumento di tasse sui prodotti da fumo si sia concentrata in un numero limitato di Paesi, guidati dalla Francia, insieme a Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Paesi Bassi. Paesi dove si è assistito a un aumento dei differenziali di prezzo associati ad accise e Iva, aggravati dalle interruzioni legate al Covid, dall’incremento dell’inflazione, dalla guerra tra Russia e Ucraina, da una regolamentazione dei prodotti più restrittiva e da lacune nei controlli e nell’applicazione delle norme. In questo contesto, le reti criminali organizzate hanno saputo sfruttare l’opportunità, sviluppando attività produttive più sofisticate all’interno dell’Unione europea e ampliando rapidamente l’offerta.

Ora, la proposta di revisione della citata direttiva europea sulle accise, avanzata dalla Commissione europea, ha l’obiettivo di armonizzare le norme fiscali tra Stati membri attraverso un aumento della tassazione dei prodotti da fumo e non da fumo e ridurre l’accesso da parte dei consumatori ai mercati illeciti. Un errore perché, come detto, i fumatori si sposterebbero dal mercato legale a quello illegale. Nel complesso, insomma, forti disallineamenti tra Paesi e interventi regolatori possono aumentare il rischio di espansione del mercato illecito. Per questo motivo, risulta essenziale un approccio coordinato a livello europeo che bilanci gli obiettivi di salute pubblica con la sostenibilità economica della filiera e il rafforzamento delle attività di contrasto alla criminalità organizzata.

Marco Osnato, presidente Commissione Finanze della Camera, ha dichiarato in tal senso come la ricerca di Logista e Ipsos racconti “un settore dinamico, capace di crescere e adattarsi ai cambiamenti normativi, fiscali e nelle abitudini di consumo. In Europa si discute la nuova direttiva Accise: pur condividendone gli obiettivi, contiene disposizioni non sempre favorevoli al mercato italiano, che siamo impegnati a migliorare insieme ai colleghi di Strasburgo. I risultati del comparto permettono di reinvestire risorse nella tutela della salute, con attenzione a sicurezza e legalità. La ricerca segnala però un aumento dell’illegalità: servono quindi ulteriori interventi normativi. Un punto di partenza potrebbe essere l’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione Finanze, le cui conclusioni presenteremo a breve”.

 

Perché aumentare le tasse sul fumo può non essere una buona idea

Dalla notte dei tempi, quando si ha bisogno di soldi, si aumenta il peso del fisco sui prodotti da fumo, tradizionali e non. Una scelta che spesso e volentieri porta più svantaggi che benefici, a cominciare dall’alimentare il mercato illegale. Semmai, servirebbe maggiore uniformità a livello europeo. I risultati e gli spunti dallo studio Logista-Ipsos Doxa

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