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Nella competizione tecnologica tra grandi potenze è naturale che emergano con una certa ciclicità eventi o situazioni che vadano a stressare la tensione tra le parti interessate. In questa categorie rientra anche un memorandum inviato alle agenzie federali dall’Office of Science and Technology Policy (Ostp) della Casa Bianca, in cui la Cina (assieme ad altri attori stranieri) viene accusata di condurre campagne “deliberate e su scala industriale” per estrarre valore dai modelli di AI più avanzati sviluppati negli Stati Uniti.

La denuncia si concentra principalmente sul cosiddetto model distillation, una tecnica che consente di replicare parte delle capacità di un sistema di IA attraverso un numero massiccio di interrogazioni: sul piano pratico un attore sottopone un modello avanzato a milioni di richieste, raccoglie le risposte e le utilizza per addestrare una versione “derivata” più economica. Secondo l’Ostp, queste pratiche permettono a soggetti stranieri una sorta di “estrazione sistematica” dell’innovazione americana grazie alla quale sviluppare prodotti che, pur non raggiungendo le performance complete degli originali, appaiono competitivi su specifici benchmark a una frazione dei costi.

Il documento non citerebbe aziende specifiche, ma si inserisce in un contesto dove le accuse dirette non mancano. Due mesi fa la società americana Anthropic ha denunciato tre aziende cinesi (DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax) per aver generato circa 16 milioni di interazioni fraudolente con il modello Claude, utilizzando decine di migliaia di account falsi; nello stesso periodo OpenAI ha segnalato al Congresso segnali di tentativi sistematici da parte di DeepSeek di distillare modelli di frontiera, anche attraverso metodi sempre più sofisticati e difficili da rilevare.

Per contrastare il fenomeno, l’amministrazione Trump intende rafforzare la cooperazione con il settore privato, aumentando la condivisione di informazioni sugli attacchi, sviluppando linee guida comuni e valutando nuove misure per chiamare a responsabilità gli attori coinvolti. Tra le opzioni sul tavolo figurano controlli alle esportazioni, restrizioni tecnologiche mirate e iniziative diplomatiche.

Misure, queste, che si inseriscono nel più ampio AI Action Plan pubblicato dalla Casa Bianca nel luglio 2025, che pone tra le priorità la necessità di impedire agli avversari strategici di “free-riding” sull’innovazione statunitense. Un obiettivo che assume una valenza ancora più critica alla luce delle implicazioni di sicurezza nazionale legate ai modelli più avanzati, sempre più capaci anche in ambito cyber.

Il tema sarà probabilmente al centro del prossimo vertice tra il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping, previsto a Pechino il mese prossimo. Tra i dossier in agenda figurano anche i controlli all’export di semiconduttori e il furto di proprietà intellettuale, segnali di una competizione tecnologica che si fa sempre più sistemica e sempre meno regolata.

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