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La mozione di sfiducia con cui il Parlamento rumeno ha fatto cadere il primo ministro 57enne Ilie Bolojan, di fatto avvia una nuova stagione di tensioni e instabilità nei paesi dell’Europa orientale, con precisi riverberi in seno all’Ue e alla Nato, anche per via della estrema vicinanza all’Ucraina, a meno di un anno dal varo dell’esecutivo di coalizione filo-europeo. Non sfuggirà che si tratta di un paese delicato, considerato il crescente peso specifico geopolitico della Romania, il paese più popoloso dell’Europa sudorientale e in quella stessa area il membro più importante dell’Ue e dell’alleanza atlantica. Inoltre ha un ruolo di “prossimità” strategica nella guerra dal momento che ha il confine nazionale più lungo d’Europa.

La situazione politica

La mossa a tenaglia contro il governo porta la firma dei socialdemocratici del Psd, il partito di sinistra più grande della Romania, in questo caso alleato con l’estrema destra. I sì sono stati 281 sui 464 seggi. I liberali di Bolojan (Pnl) e i suoi sodali dell’Usr erano presenti, ma non hanno votato. Il Psd ha abbandonato il governo il mese scorso e si è alleato con l’Aur, il principale partito di estrema destra rumeno, per presentare la mozione. Non a caso il numero uno dell’Aur, George Simion, ha scritto su X che “oggi è stata ascoltata la voce del popolo” e ha invocato la “riconciliazione nazionale”. Non è più una sorpresa Simion, classe 1986, alla testa del partito rumeno di destra Aur. Alle elezioni presidenziali del 2025 era il gran favorito, dopo l’annullamento delle urne del novembre 2024 a causa di potenziali interferenze russe, quando il sovranista Calin Georgescu fece scalpore.

Alla base del malcontento verso il premier ci sono le misure di austerità decise dal governo al fine di ridurre il deficit, il più alto dell’Unione Europea. Solo un anno fa i liberali di Bolojan, il Psd e altri due partiti filo-europei avevano raggiunto un accordo di coalizione per formare un governo, dopo che alle urne era risultato vincitore il partito di estrema destra con un terzo dei seggi, un risultato senza precedenti. Al momento l’opzione più praticabile dovrebbe essere quella di elezioni anticipate, anche se il presidente potrebbe sciogliere il parlamento solo dopo due tentativi falliti di formare un nuovo governo.

La situazione economica

Lo stallo politico fa il paio con la difficilissima congiuntura economica/finanziaria del paese. Dall’inizio della crisi, i tassi di interesse ai quali la Romania prende in prestito denaro sono aumentati e la valuta, il lei, si è deprezzata rispetto all’euro, che martedì ha raggiunto il massimo storico di 5,21 lei rumeni. Nel quarto trimestre dello scorso anno ha registrato un deficit pari al 7,9% del Pil, inoltre si trova sotto procedura per disavanzi eccessivi dell’Ue dal 2020. La Romania è entrata in recessione tecnica, presenta un tasso di inflazione di poco inferiore al 10%, ma i tagli alla spesa pubblica e gli aumenti delle tasse non sono gestibili dalla popolazione.

Scenari

C’è dell’altro in Romania, oltre ai conti in disordine e alle contrapposizioni politiche. Ad esempio le controverse nomine di vari dirigenti apicali sta spaccando società e partiti: è il caso del procuratore capo, dei vertici dei servizi segreti, fino al dossier sull’annullamento delle elezioni con la promessa del presidente Dan di pubblicare presto un rapporto finale, passando per i numerosi casi di corruzione legati ai fondi del Pnrr e arrivando al dossier energetico, che va considerato attentamente all’interno delle nuove politiche intraprese. Quest’anno sono iniziate le trivellazioni nel Mar Nero per il progetto Neptun Deep, che si prevede sarà il più grande progetto di estrazione di gas in Europa, inoltre la centrale a carbone di Mintia, dismessa nel 2021, è in fase di conversione in una centrale elettrica a gas che dovrebbe essere tra le più grandi d’Europa.

Tutti elementi che andranno valutati complessivamente, anche alla luce del primo punto che ha causato la crisi politica: le tasse e l’austerità, elementi che potrebbero fomentare il sentimento anti-Ue nei paesi vicini, come Ucraina e Moldavia.

Debito, energia, tasse. La tempesta perfetta si abbatte sul governo rumeno

C’è dell’altro in Romania, oltre ai conti in disordine e alle contrapposizioni politiche. Ad esempio le controverse nomine di vari dirigenti apicali sta spaccando società e partiti: è il caso del procuratore capo, dei vertici dei servizi segreti, fino al dossier sull’annullamento delle elezioni con la promessa del presidente Dan di pubblicare presto un rapporto finale, passando per i numerosi casi di corruzione legati ai fondi del Pnrr e arrivando al dossier energetico, che va considerato attentamente all’interno delle nuove politiche intraprese

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