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Cosa fa oggi la Cina nello stretto di Hormuz? L’interrogativo è pregnante, soprattutto perché ha fatto capolino da giorni la meganave spia che potrebbe aiutare l’intelligence di Teheran, passaggio che si intreccia ai flussi petroliferi che passano nonostante il blocco. Il dragone anche in questa partita è apparentemente silente, ma presente. Sui media del Golfo si parla molto del fatto che questa guerra rappresenti un capitolo della rivalità tra Stati Uniti e Cina, con Washington impegnata a controllare le risorse energetiche e le rotte marittime per impedire a Pechino di raggiungere il predominio. Tesi, controtesi e opinioni che si stanno mescolando in queste ore a fatti oggettivi.

Le iniziative cinesi con l’Iran e nello stretto

Dal punto di vista militare Teheran ha detto di ricevere la cooperazione da parte di Cina e Russia. Non va sottaciuto che Pechino da tempo sostiene Teheran a eludere le sanzioni statunitensi, mentre riceve dall’Iran petrolio a costi relativamente bassi, oltre che avere una solida partnership tramite organizzazioni multilaterali alternative come i Brics e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). Inoltre negli ultimi anni la cooperazione sino-iraniana in materia di sicurezza si è concentrata verso la vendita di tecnologie a duplice uso e trasferimenti di tecnologie legate alla difesa, comprese quelle per sviluppare i droni usati in questo conflitto. Pochi giorni fa due navi iraniane di proprietà statale sono partite dal porto cinese di Gaolan dirette in Iran: potrebbero contenere perclorato di sodio, usato nel carburante solido per razzi per missili.

Pechino-Teheran: la convergenza energetica

La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran e il principale acquirente di petrolio iraniano. Dal punto di vista energetico gli Stati Uniti restano la principale potenza che garantisce la sicurezza delle rotte energetiche globali, mentre la Cina non possiede basi, flotte o società di produzione e trasporto paragonabili a quelle americane. Inoltre solo una piccola parte del petrolio viene scambiata in yuan. Per cui la supremazia degli Stati Uniti in queste regioni è acclarata, quindi non si comprende perché dovrebbero intraprendere una guerra per controllare ciò che già controllano. Ma poche ore fa Washington ha revocato le restrizioni e agevolato l’acquisto di petrolio iraniano e russo da parte della Cina per prevenire un collasso economico globale.

Lo stesso Donald Trump, rimandando di un mese il suo viaggio a Pechino inizialmente previsto per la fine di marzo, ha detto che la Cina ricava circa il 90% del suo petrolio dallo stretto, mentre gli Stati Uniti ne ricevono una quantità minima e si è rifiutato di commentare se la Cina si unirà o meno alla coalizione per Hormuz. Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato di essere “in dialogo” con alcuni dei paesi menzionati in precedenza da Trump, aggiungendo di aspettarsi che la Cina “sarà un partner costruttivo” nella riapertura dello stretto. Scettica la stampa cinese, come il Global Times, secondo cui “si tratta davvero di ‘condividere la responsabilità’ o si tratta di condividere il rischio di una guerra che Washington ha iniziato e non può portare a termine?”, si è chiesto in una lunga analisi.

Scenari

È questo un elemento fondamentale, visto che se lo stretto rimarrà chiuso e la guerra continuerà, Trump potrebbe trovarsi in una posizione di svantaggio al suo prossimo incontro con Xi. Va ricordato che nei giorni scorsi alcuni rappresentanti di Stati Uniti e Cina si sono incontrati a Parigi per negoziare su tematiche altamente sensibili come dazi e sanzioni, raggiungendo un consenso su alcune questioni, come dichiarato dal rappresentante commerciale cinese Li Chenggang. Ma non è tutto, perché quando gli attacchi cesseranno Teheran potrebbe chiedere verosimilmente l’aiuto della Cina per la ricostruzione militare, mettendo sul tavolo la carta del petrolio come moneta di scambio. A quel punto come si giocherà la partita energetica?

Dragone silente. Così Xi studia le contromosse a Hormuz

Se lo stretto rimarrà chiuso e la guerra continuerà, Trump potrebbe trovarsi in una posizione di svantaggio al suo prossimo incontro con Xi. Inoltre quando gli attacchi cesseranno Teheran potrebbe chiedere verosimilmente l’aiuto della Cina per la ricostruzione militare, mettendo sul tavolo la carta del petrolio come moneta di scambio. A quel punto come si giocherà la partita energetica?

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