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La situazione politica contemporanea non si può dire che abbia in sé note di grande novità rispetto a quanto era già emerso nei mesi scorsi: l’attuale stato di crisi assomiglia piuttosto allo scivolare nell’ineluttabile delle conclusioni ridondanti di un ragionamento banale rispetto a premesse evidenti a tutti da molto tempo.
Tale tautologia politica è stata molto bene enucleata in Senato da un mirabile intervento di Stefania Craxi: siamo davanti allo sgretolarsi di una maggioranza che non ha mai avuto consonanza interna e ad una sorta di imponente lotta per edulcorare la realtà effettiva con ipocrite e poco convincenti narrazioni probabili.

CONTE ARBITRO TRA LEGA E M5S 

Per un conservatore tutto questo, prima ancora che sbagliato, appare sostanzialmente ridicolo. Veniamo ai fatti però. L’intervento in aula del presidente Conte è forse la migliore sintesi del malessere che si è detto e la formula perfetta dell’illusione ottica falsante cui si vorrebbe dare eroicamente credito.

Un primo ministro, che non ha un sostegno politico elettorale suo, che ha accettato fin dall’inizio un ruolo arbitrale, ha difficoltà a legittimarsi ora con un discorso il cui taglio vorrebbe invece essere da statista provvidenziale. Parliamoci chiaramente. Chi tiene le redini in questa complessità e chi ha in mano il destino ultimo della presente legislatura è una sola persona: Matteo Salvini. Il Movimento 5 Stelle, infatti, rappresenta l’anello debole di un contratto di governo che si sta mostrando per i grillini unicamente un’ossessione formalistica per la lettera del contratto, fatta di chiacchiere e distintivo. La gente ha percepito l’esaurirsi di prospettiva del Movimento, nonché l’assoluta non spendibilità di iniziative recessive come la no-tav o il mai attuato, grazie a Dio, e orrendamente dispendioso reddito di cittadinanza.

Per contro la Lega è forte ma non immune da sue difficoltà intrinseche. Da un lato, infatti, è robusta nella sua linea, fedele allo scopo, incentrata su nazione, sicurezza e lotta all’immigrazione, ma, dall’altro, ha difficoltà a completare tutto questo con una valida strategia economica veramente di destra, fatta di impresa, produzione e sviluppo antirecessivo. L’ostacolo, qui è il punto, non viene dal Pd, di cui parlerò appresso, ma proprio dal Movimento 5 Stelle, alla ricerca perduta di un’identità compatibile con la concreta esigenza dei cittadini italiani, in pieno tumulto di contraddizioni.

UNA CRISI DI MAGGIORANZA STRUTTURALE

Ecco perché è legittimo dire che la crisi della maggioranza si pone come dato strutturale irrisolvibile. Oltretutto, dalle parole di Conte traspare una vecchia storia e un insopprimibile istinto malevolo, già vissuta da Giuliano Amato e da Mario Monti in precedenza: quello di costruire un partitino a vocazione responsabile, che abbia la funzione, mai popolare per altro, di sottrarre a destra e a manca qualche punticino di consenso per darsi credito individuale.

Non preoccupa questa velleità, a ben vedere. È invece molto seria la crisi della sinistra italiana, nella fase Zingaretti. Allarma perché il Pd, necessario come opposizione moderna al centrodestra di domani, si offre avvitato nei suoi tic secolari, fatti di giustizialismo e di denigrazione moralistica dell’avversario: prima Berlusconi, male imprenditoriale italiano, oggi Salvini, truce espressione dell’anti modernità sdegnata, a cui si cerca di dare fama di famelico corrotto con tanto di rubli sporchi in tasca.
Ma via! La sinistra dovrebbe, piuttosto, abbandonare lo stalinismo latente e ritrovare le sorgenti del suo autentico progressismo, le quali aspettano di avere una voce nuova, prospettica, libera da antichi e nuovi livori.

Ciò nondimeno, non è plausibile che vi sarà presto una crisi di governo, semplicemente perché questo è il governo della propria crisi. E, quasi come titolo di coda, a Salvini è opportuno ricordare, e consigliare, di abbandonare velocemente la casa ostile in cui da ospite di lusso può fare il padrone per tornare ad affrontare di petto la costruzione di un centrodestra conservatore e liberale di cui il popolo italiano ha tanto bisogno, e che mai e poi mai potrà fare a meno della sua energica potenza personale.

Vi spiego perché non ci sarà (presto) una crisi di governo. L'analisi di Ippolito

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