Skip to main content

Continuano le proteste a Hong Kong, dove per il quindicesimo fine settimana di manifestazioni ha portato a decine di arresti. Ma ora l’attenzione è anche sulle strategie dei grandi gruppi presenti sull’isola, che subiscono le pressioni di Pechino per dissociarsi pubblicamente dai manifestanti e isolarli.

LE MANIFESTAZIONI

In video pubblicato dalla Cnn si vede che, dopo un breve ma acceso dibattito, un cittadino viene lasciato sanguinante sul ciglio della strada. In verità si trattava di una marcia pacifica ma non autorizzata, con partenza da Causeway Bay fino agli uffici del governo dell’Ammiragliato, con l’obiettivo scandito dai soliti slogan, ovvero la richiesta avanzata al governo di rispondere alle istanze del movimento di protesta. Gli agenti di polizia hanno risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, usando il colorante blu progettato per contrassegnare i manifestanti e renderne più facile l’identificazione e l’arresto in un secondo momento.

SCENARI

I feriti sono una trentina, di cui 11 in gravi condizioni ricoverati ancora in ospedale. In tutto, con gli 89 arresti di ieri, il totale ammonta a 1.453 dal giugno scorso, mentre 9 sono gli agenti feriti durante le operazioni.

Conseguenze sono previste anche sul versante finanziario, con Moody’s che ha deciso di mantenere invariato il rating di Hong Kong ad ‘Aa2’, tagliando però l’outlook a ‘negativo’ da ‘stabile’. Il motivo? Le prospettive negative “riflettono il crescente rischio che le proteste in corso rivelino un’erosione nella forza delle istituzioni di Hong Kong, con una efficacia governativa e politica minori a quelle precedentemente valutate da Moody’s, e si minino così i fondamentali del credito di Hong Kong danneggiando la sua attrattiva come centro commerciale e finanziario”.

LE PRESSIONI SULLE AZIENDE

Ma c’è un altro tema a infiammare la già delicata questione: mentre a Hong Kong i dipendenti nascondono le loro inclinazioni politiche per non subire ritorsioni, Pechino costringe le aziende a prendere una posizione. Con il rischio di un altro corto circuito questa volta anche professionale, oltre che sociale ed emotivo.

Lo dimostra il caso di quelle imprese che devono i propri profitti alla terraferma e che versano in grandi difficoltà, dal momento che Pechino esige chiaramente che neghino qualsiasi appoggio al popolo di Hong Kong, arrivando persino a punire i lavoratori che hanno legami con i manifestanti, così come osservato sul Time da Alexander Zwagerman, docente senior presso la Arnhem Business School. Sembra inoltre che diversi dipendenti della Cathay Pacific siano stati licenziati per motivi legati alla protesta e alcuni membri dello staff senior, tra cui il Ceo e il presidente, dimessi. Anche il colosso spagnolo del fashion, Zara, sarebbe stato obbligato a diffondere una dichiarazione ufficiale in cui manifestava il proprio sostegno alla sovranità cinese su Hong Kong.

twitter@FDepalo

L'aut aut di Pechino alle aziende per isolare i manifestanti di Hong Kong

Continuano le proteste a Hong Kong, dove per il quindicesimo fine settimana di manifestazioni ha portato a decine di arresti. Ma ora l'attenzione è anche sulle strategie dei grandi gruppi presenti sull'isola, che subiscono le pressioni di Pechino per dissociarsi pubblicamente dai manifestanti e isolarli. LE MANIFESTAZIONI In video pubblicato dalla Cnn si vede che, dopo un breve ma acceso dibattito,…

Tutti i sospetti su Pechino per il cyber attacco alle istituzioni australiane

Ci sarebbe la mano di Pechino dietro gli attacchi informatici che nei mesi scorsi, prima delle elezioni generali dello scorso maggio, hanno colpito il parlamento e i tre maggiori partiti politici di Canberra. A giungere a questa conclusione, secondo informazioni raccolte e pubblicate in esclusiva da Reuters, che cita funzionari a conoscenza del dossier, sarebbero stati gli stessi servizi di…

Dieci buone ragioni per sbloccare l’End of Waste. L'intervento di Medugno

C’è una cosa molto seria nel programma del nuovo governo, cioè quella del “Green New Deal”. A conferma di ciò in un’intervista di venerdì scorso, pubblicato su un importante quotidiano nazionale, il ministro Gualtieri metteva sul tavolo l’idea di scorporare dal deficit gli investimenti per l’ambiente. Più umilmente anche su Formiche (“Tra riforma ambientale e sussidi ambientalmente dannosi”) si proponeva…

Arriva Pompeo a Roma, in missione per conto di Trump. Perché e come

Di Francesco Bechis e Giacomo Pugliese

Tutte le strade portano a Roma. O almeno ci passano. Da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca nessun segretario di Stato aveva fatto visita ufficiale in Italia. Ora, finalmente, è la volta di Mike Pompeo che peraltro ha proprio nel nostro Paese le sue origini. La visita dell’ex direttore della Cia ed attuale plenipotenziario della politica estera…

L’Europa di von der Leyen non dimentichi l’Artico. Il focus del Martens Centre

Il circolo polare artico sta subendo una trasformazione senza precedenti. Il cambiamento climatico e i nuovi equilibri fra le grandi potenze a livello globale appesantiscono le sfide che questo non-continente deve fronteggiare. Se l’Unione europea non cambia immediatamente la propria politica estera - recita l’appello lanciato dal Martens Center di Bruxelles - e se non si riconosce appieno la rilevanza…

Il prof. Pennisi spiega perché l’attacco al petrolio saudita colpisce (anche) noi

Non è semplice fare a caldo previsioni quantitative, pur approssimative, sulle implicazioni dell’attacco iraniano ai maggiori impianti petroliferi sauditi sulla politica economica europea ed italiana, anche per chi, come me, si è occupato a lungo di questioni analoghe prima per una società di consulenza in materia di olii minerali e successivamente in Banca mondiale. C’è nel mondo una vasta capacità…

Eni, Enel, Leonardo & co. Così Gualtieri boccia le privatizzazioni in salsa Capricorn

Roberto Gualtieri allontana lo spettro svendita del patrimonio pubblico. Il neo titolare di via XX settembre ha sfruttato le prime due uscite pubbliche da ministro (l’intervista a Repubblica e la conferenza stampa dell’Ecofin di Helsinki) anche per rispondere alle varie indiscrezioni sulla volontà della nuova maggioranza M5S-Pd di vendere asset pubblici. Prima la Lega (si veda lo scambio di Tweet…

Ocone spiega perché la virata di Renzi al centro non lo convince

Tracce, indizi, prove. Ora quasi una sicurezza: Matteo Renzi, riscaldati i motori, è pronto alla scissione dal Pd per creare il suo gruppo parlamentare e, in prospettiva, un “partito personale”. In verità già Ilvo Diamanti aveva denominato PdR, “partito di Renzi”, il Pd ai tempi d’oro in cui il senatore di Rignano era segretario e presidente del Consiglio. Poi è…

L’eredità di Mario Draghi, fra Bruxelles e Roma. Il pungolo di Polillo

La scelta di Mario Draghi, a un passo dalla fine del suo mandato, ha fatto rumore. Dissociazione postuma, dopo il voto a favore nel board, da parte di Jens Weidmann e Klaas Knot, rispettivamente presidente della Bundesbank e della Banca centrale olandese, una volta a rientrati in patria. Timorosi di non incontrare il favore di un pubblico fin troppo restio…

Uniti contro il polo Ursula. La sfida di Pontida 2019 secondo Fedriga

La Lega riparte da Pontida. Dallo storico raduno nel Bergamasco Matteo Salvini ha lanciato la sfida dell’Italia del sì. Tasse, autonomie, referendum per il maggioritario i banchi di prova per sfidare il governo giallorosso. “Con i Cinque Stelle è finita, hanno fatto le loro scelte e dovranno renderne conto di fronte agli italiani – spiega a Formiche.net Massimiliano Fedriga a…

×

Iscriviti alla newsletter