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“Non c’è un modo giusto o un modo sbagliato”, ha detto Luigi Di Maio in un video su Facebook alla vigilia del voto su Rousseau. A meno di 24 ore dal verdetto della piattaforma online del M5S, il cui voto darà il via o lo stop al nuovo governo giallorosso, la posizione di alcuni esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle appare ancora piuttosto fumosa. E fa specie che a non rendere pubblica alla base la sua posizione sia proprio il leader pentastellato (e non solo). Il governo Conte 2 potrebbe morire in culla? Probabile. Ecco perché.

Se domani gli iscritti a Rousseau sceglieranno di non confermare l’accordo con il Partito democratico (il quesito è il seguente “Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”) si riparte dal via. Lo ha detto chiaro e tondo questa mattina Luigi Di Maio nell’incontro a Palazzo Chigi con ministri e sottosegretari uscenti del Movimento.

Mentre è chiara la posizione di alcuni grillini, il sì di Manlio Di Stefano, Carla Ruocco, Marta Grande, Francesco D’Uva, Alberto Airola (e altri) e il no, scontato, di Gianluigi Paragone, non è solo Di Maio a non manifestare le sue intenzioni di voto.

Lo stesso può dirsi di Alessandro Battista, che, mentre lasciava la zona dove ha incontrato oggi Di Maio, a chi gli chiedeva cosa voterà domani sulla piattaforma Rousseau si è limitato a rispondere: “Non ho mai dichiarato in vita mia cosa voto”. Molto vago anche Stefano Buffagni, sottosegretario uscente M5S che su Facebook ha scritto: “Domani, 3 settembre, si svolgerà la consultazione online su Rousseau.?Si potrà votare solo nella giornata di domani dalle 9.00 alle 18. Potranno partecipare gli iscritti al MoVimento 5 Stelle da almeno sei mesi, con documento certificato. Da noi le decisioni importanti si prendono insieme, e noi portavoce ci adeguiamo alle decisioni degli iscritti”.

Tutti fedeli agli iscritti insomma, ma con la bocca cucita.

Categorico anche il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli intervistato da Radio Capital: “Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa”.

Quel che si sa è che Di Maio ha rinunciato intanto alla poltrona da vice premier: “Noi non svendiamo le nostre idee e come capo politico sento sempre il dovere difendere la dignità mia e degli eletti. Avevamo due strade, la prima tornare al voto, la seconda provare a verificare se c’era qualcuno a realizzare il nostro programma. Abbiamo guardato alle soluzioni, non alle poltrone”. E ha chiarito: “Il problema del vicepremier non esiste più. Il punto era diverso: il presidente del Consiglio è super partes, quindi se c’era un vicepremier del Pd doveva essercene un altro del M5S. Una volta che il Pd ritira il suo, non si pone più il problema, potevano pensarci prima”.

La consultazione, che si terrà domani, è dunque la spada di Damocle che pende sulla testa di Giuseppe Conte. Il Quirinale resta in attesa di una risposta dal premier con riserva. Sempre che voglia Rousseau

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