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Da quest’estate un grido d’allarme si leva da diversi uffici scolastici regionali, a tutte le altitudini dello Stivale. L’ultimo, quello del Veneto per bocca dell’assessore Elena Donazzan: mancano gli insegnanti di sostegno. L’ultimo grande nodo del capitolo irrisolto della scuola. Non c’è probabilmente spazio ora per affrontare il tema dalla sua origine, ma un dato è certo: nel sistema attuale i pochi e insufficienti posti vengono assegnati sulla base del criterio di anzianità e non su quello di competenza specifica degli insegnanti chiamati a coprire un ruolo di sostegno. Due sono gli effetti drammatici conseguenti: a) bambini con esigenze specifiche non verranno seguiti in modo corretto e b) sono ancora di più quelli i cui genitori si stanno probabilmente sentendo dire dalla scuola “Lasci a casa suo figlio, perché manca l’insegnante”.

Un diritto costituzionalmente garantito viene così gravemente tradito. Eppure la risposta, ora, non può ancora farsi attendere. Perché la scuola statale non può garantire di svolgere il proprio dovere e la scuola paritaria non è messa in condizioni di essere veramente tale, scaricando sulle famiglie tutto l’onere pratico ed economico. Cosa che, peraltro, avviene in parte anche già per i genitori dei bambini frequentanti le scuole statali.

Bene hanno fatto i deputati Matteo Dall’Osso e Giusy Versace a sollevare il problema alla Camera. “Ad oggi non esistono ancora corsi per specializzare gli insegnanti di sostegno – si legge in una nota dei due parlamentari di Forza Italia – e il DL dignità non ha fatto altro che complicare tutta la procedura per la richiesta e l’assegnazione di insegnanti ad hoc per affrontare le difficoltà dei singoli studenti con disabilità. Secondo le regole attuali, infatti, il posto di insegnante di sostegno spetta a chi ha il punteggio più alto in graduatoria per anzianità e titoli e tutto questo, evidentemente, va a discapito delle competenze e delle specificità necessarie per un ruolo così delicato. Prima, ad esempio, c’era la possibilità di richiedere insegnanti adeguatamente preparate per le difficoltà dei singoli studenti: se un disabile aveva problemi con la matematica, poteva almeno chiedere il professore di matematica. Invece adesso non c’è questa opportunità. E non esiste neanche più la possibilità di chiedere la riconferma di un supplente, creando così una evidente discontinuità didattica a danno degli studenti disabili”. (clicca qui per le Agenzie)

La questione è, nella pratica, sintetizzata dalle dichiarazioni del preside dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, Carlo Braga: «L’istituto ha 40 ragazzi con problemi più o meno gravi, e io sulla carta avrei bisogno di 36 insegnanti-spiega il preside Carlo Braga- Peccato che di questi i 9 che fanno parte dell’organico di diritto, ovvero sono fissi, mi hanno già fatto richiesta di assegnazione provvisoria. E gli altri sono tutti posti in deroga, ovvero posti decisi sulla base delle richieste delle famiglie e delle Asl, e quindi sono tutte supplenze. Praticamente ora mi tocca convocare circa 500 insegnanti, sperando entro l’inizio dell’anno di trovare quelli disposti a venire qui per un anno». Il dirigente non parla di docenti adatti, ma di docenti disponibili e non a caso: perché non esistono attualmente corsi per specializzare gli insegnanti di sostegno, e le nuove regole (adottate per facilitare gli spostamenti dei prof da una regione all’altra) permettono a chiunque di diventare insegnante di sostegno pur di prendere il contratto di supplenza.

E, per un disabile, la mancanza dell’insegnante di sostegno può significare dover accettare un orario ridotto di lezioni o, addirittura, un inizio dell’anno posticipato.

Ad un cittadino coraggioso anzitutto e, quindi, ad un politico serio, deve stare a cuore che realmente principi di rispetto e tutela quali sono quelli pronunciati:

  1. dall’art. 3 comma 2 della Costituzione “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”;
  2. dalla legge n. 62/2000.“4. La parità è riconosciuta alle scuole non statali che ne fanno richiesta e che, in possesso dei seguenti requisiti, si impegnano espressamente a dare attuazione a quanto previsto dai commi 2 e 3: e) l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio”;
  3. dalla legge 67/2006 sulla non discriminazione per una tutela rapida del diritto allo studio degli alunni con disabilità. Art. 2: “Il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità”, siano puntualmente applicati.

Dalla disposizione in questione si evince anche, che il costo dell’insegnamento di sostegno è posto a carico dello Stato e giammai potrebbe essere posto dagli istituti scolastici paritari a carico dei genitori degli alunni portatori di handicap. In questa prospettiva, ove mai vi fossero dubbi interpretativi, si imporrebbe comunque una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina alla luce dell’art. 33, comma 4, Costituzione, in base al quale “la legge, … deve assicurare ad esse [scuole paritarie] e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. (Ordinanza 2122/13, emessa il 14 novembre scorso dal Tribunale Civile di Roma).

Continuiamo così a chiedere instancabilmente alla classe politica, soprattutto oggi, in questa Italia cosi confusa e frammentaria, di posizionarsi al cuore del problema. Al bivio di ogni scelta si abbia il coraggio di guardare ai diritti dei più deboli, dei cittadini, della civitas. 

Attendiamo risposte concrete.

 

 

 

 

SCUOLA/DISABILI/INSEGNANTI SOSTEGNO: Scende in campo Giusy VERSACE

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