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L’Italia prosegue la sua marcia verso il 5G. Gli operatori delle telecomunicazioni stanno portando avanti i rispettivi progetti e investimenti per portare il Paese a regime in termini di tecnologia 5G. Il tutto sotto il controllo dell’Organo di Vigilanza (Odv) sulla parità di accesso alla rete, l’ente guidato da Maurizio Mensi e che dal 2008 si occupa di vigilare sul rispetto degli impegni presi dall’allora Telecom Italia, oggi Tim, che questa mattina ha presentato a Roma nella cornice di Palazzo Colonna la relazione annuale (qui il testo). Presenti all’incontro, oltre allo stesso Mensi, il ceo di Tim Luigi Gubitosi, il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani, il presidente di Asstel Pietro Guindani e il presidente della commissione Poste e Trasporti della Camera in quota Lega, Alessandro Morelli.

A TUTTO 5 G

Il numero di Tim ed ex commissario Alitalia, Gubitosi ha aperto i lavori a Palazzo Colonna, partendo proprio dalla questione del 5 G. “Tim è al fianco dell’Italia per lo sviluppo del digitale. L’azienda ha una grandissima responsabilità verso il Paese e proprio per questo abbiamo la necessità di potenziare la divulgazione digitale”. In questo senso Gubitosi ha chiamato in causa anche il governo, “che deve impegnarsi per far risalire il Paese nelle classifiche internazionali sulla trasformazione digitale della Pa. l’Italia deve andare avanti con la tecnologia che non può rimanere qualcosa da iniziati e deve migliorare la vita delle persone”.

IL REBUS PREZZI

La partita del 5G nasconde tuttavia delle ombre. Ombre che lo stesso Gubitosi ha portato all’attenzione della platea accorsa per la relazione dell’Organo di Vigilanza. “Attenzione a non abbassare troppo i prezzi delle tlc. Sul 5G – ha detto – dobbiamo fare divulgazione, penso a collaborazione con la Rai e altri enti pubblici. Tra l’altro abbiamo speso cifre non banali, i tedeschi si stanno lamentando della loro asta ma sono a un livello molto al di sotto di quello pagato da noi. Inoltre in Italia i prezzi delle tlc sono tra i più bassi d’Europa, con questi prezzi bisogna fare attenzione all’inflazione, a forza di stare attenti è arrivata la deflazione. In tutto ci deve essere una misura. Non siamo più negli anni 90, questa è la decade del 5G”.

IL RUOLO DELLA VIGILANZA

Qualunque processo di avanzamento della rete deve comunque passare sotto la lente dell’Organismo di Vigilanza, che anche quest’anno ha fatto il punto della situazione sull’attività svolta nel 2018. “La rete di accesso e la sua natura di infrastruttura critica”, ha spiegato Mensi, “rendono essenziale una governance e una vigilanza accurata, anche e soprattutto in vista dell’imminente rivoluzione del 5G che richiederà maggiori sinergie tra le reti di accesso fisse e mobili”.

Secondo Mensi “la rete di accesso e la sua natura di infrastruttura critica rendono essenziale una governance e una vigilanza accurata, in un assetto in cui concorrenza e accesso non discriminatorio si rivelano profili strettamente collegati, oltre che condizioni necessarie per assicurare qualità dei servizi insieme a efficienza, integrità e sicurezza della rete, a salvaguardia degli interessi strategici nazionali e a tutela dei dati, sensibili e personali, su di essa veicolati”. Mensi ha fatto notare inoltre che “la specifica disciplina degli impegni rende concreta la possibilità di una nuova stagione regolatoria, basata sul dialogo tra pubblici poteri e imprese, nel rispetto rigoroso dei rispettivi ruoli e competenze, attraverso l’assunzione volontaria di obblighi da parte di queste ultime, secondo le regole antitrust e un modello di vigilanza ‘partecipativa’ già collaudato proprio dall’Organismo”.

L’AGCOM CHIUDE IL CERCHIO

Oltre all’Organismo di Vigilanza, anche l’Agcom dovrà vigilare sull’avanzata del 5G ma soprattutto sull’effettiva parità di accesso alla rete Tim. “L’analisi di mercato sull’accesso alla rete che l’Autorità garante per le comunicazioni sta mettendo a punto avrà due scenari”, ha spiegato Cardani e sarà pronta entro fine luglio. La nostra analisi ha due scenari alternativi: uno prevede la separazione della rete, l’altro considera la situazione attuale, rebus sic stantibus. In modo che – ha spiegato Cardani – qualunque sia la decisione di Tim, che è un’azienda privata, il nostro lavoro non sia da buttar via”. Sui tempi di chiusura dell’ analisi, Cardani ha detto: “Voglio chiuderlo entro il mandato della consiliatura che è il 25 luglio”.

5G TRA PUBBLICO E PRIVATO

Non è mancato il punto di vista della politica. “Il 5G sarà una grande rivoluzione, alla Camera stiamo lavorando proprio perché vogliamo promuovere al meglio il mondo delle telecomunicazioni, abbiamo iniziato un percorso per conoscere il nostro futuro, incontrato professori, aziende ed enti che ci illustrano gli obiettivi dei prossimi anni, e spesso mi ritrovo a ricordare che l’Italia ha delle incredibili eccellenze ma è ancora indietro in alcune realtà”. La realtà “è che se il legittimo interesse privato si può interconnettere con l’interesse pubblico, noi faremo di tutto perché l’interesse pubblico prevalga e contestualmente ci sia il valore aggiunto per le aziende.

Ecco come avanza l'Italia a 5G. Ma Gubitosi (Tim) lancia l'allarme prezzi

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