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Da un lato i timori, più volte sollevati da Washington, sui rischi per la sicurezza derivanti da un ruolo di compagnie cinesi come Huawei e Zte nello sviluppo delle nuove reti 5G occidentali. Dall’altro la risposta italiana, che – senza mai menzionare direttamente le società – farà leva innanzitutto su un rafforzamento del Golden Power, ovvero la normativa sulle prerogative ‘speciali’ che lo Stato può usare a difesa degli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica in ambiti come l’energia, i trasporti e le comunicazioni (comprese le nuove reti mobili ultraveloci).

IL DECRETO LEGGE

Per il governo, che ieri ha approvato un decreto legge in materia pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale (l’esame inizierà al Senato, con il testo che dovrà essere convertito in legge entro il 9 settembre), si tratta di una misura, parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che “delimita ancora più efficacemente le verifiche spettanti al governo in caso di autorizzazioni di atti e operazioni societarie riguardanti le nuove reti di infrastrutture tecnologiche”.

I CAMBIAMENTI

Nel provvedimento, che di fatto aggiorna il decreto 21 del 2012 e che si affiancherà ad altri passi come la creazione di un “perimetro di sicurezza cibernetica nazionale“, sono inclusi diversi cambiamenti. Il dl interviene innanzitutto sulle misure di controllo. Entro dieci giorni dalla conclusione di un contratto o un accordo per l’acquisto di beni e servizi portato a termine con una realtà extra Ue, le aziende che si muovono nei settori sopramenzionati, ciò dovrà essere notificato alla presidenza del Consiglio. Come scritto ieri da Formiche.net, al governo l’acquirente dovrà sottoporre “una informativa completa, in modo da consentire l’eventuale esercizio del potere di veto o l’imposizione di specifiche prescrizioni o condizioni”. Sarà poi sempre la presidenza a esercitare i suoi poteri di veto o a imporre “specifiche prescrizioni o condizioni”. Per farlo avrà 45 giorni. In caso di richieste, queste dovranno tornare al governo in massimo un mese (con la possibilità, in caso di esercizio dei poteri speciali da parte dell’esecutivo, che “la situazione anteriore” sia ripristinata a spese della società acquirente e della controparte eventuale.

Le compagnie che non procederanno alla notifica saranno colpite, si apprende dal testo, da “una sanzione amministrativa pecuniaria fino al doppio del valore dell’operazione e comunque non inferiore all’uno per cento del medesimo valore”.

Novità anche per gli obblighi di notifica riguardanti acquisizioni di partecipazioni rilevanti in compagnie di settori ritenuti di rilevanza strategica (allargato anche a acquisizioni di partecipazioni in società non quotate). Si specifica in tale frangente che “nel caso in cui l’acquisizione abbia a oggetto azioni di una società ammessa alla negoziazione nei mercati regolamentati, la notifica deve essere effettuata qualora l’acquirente venga a detenere, a seguito dell’acquisizione, una partecipazione superiore alla soglia del 3 per cento”, e “sono successivamente notificate le acquisizioni al superamento delle soglie del 5 per cento, 10 per cento, 15 per cento, 20 per cento, 25 per cento e 50 per cento”.

Infine, l’esecutivo potrà esercitare un potere di veto rispetto “l’adozione di delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione di un’impresa” che riguardano “la fusione o la scissione della società, il trasferimento dell’azienda o di rami di essa o di società controllate, il trasferimento all’estero della sede sociale”, bloccando nel caso anche “atti o operazioni”.

L’APPROCCIO ITALIANO AL 5G

Per quanto riguarda il 5G, Roma ha finora deciso di non escludere a priori le aziende della Repubblica popolare cinese (sospettate di potenziale spionaggio da parte di Washington, soprattutto a causa di un articolo della Legge nazionale sull’intelligence che le obbliga a collaborare con le autorità di Pechino).
Nonostante non siano mancati negli anni gli avvertimenti da parte dell’intelligence e, più recentemente, siano giunti diversi allarmi provenienti dall’altra sponda dell’Atlantico, il governo ha smentito l’intenzione di precludere alle aziende cinesi lo sviluppo della nuova tecnologia in Italia. Ha però proceduto nel frattempo all’istituzione di un nuovo Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvcn) presso l’Iscti del Mise – che dovrebbe occuparsi proprio di analizzare la sicurezza di software e hardware -, e ai citati estensione e rafforzamento del Golden power.

L'Italia rafforza il Golden Power (pensando alle cinesi Huawei e Zte)

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